Matrimoni omosessuali: dieci anni fa «marito e moglie» in Spagna, diventava «coniugi»

Etichettato sotto

Il Manifesto
22 06 2015

La Spa­gna si appre­sta alla cele­bra­zione di un anni­ver­sa­rio impor­tante: i dieci anni dall’introduzione del matri­mo­nio ugua­li­ta­rio. Il 3 luglio 2005 entrava in vigore la legge 13/2005 che, in maniera giu­ri­di­ca­mente sem­plice ed ele­gante, tra­sfor­mava il paese ibe­rico nel terzo al mondo, dopo Olanda e Bel­gio, a esten­dere alle cop­pie dello stesso sesso l’istituto del matri­mo­nio: la norma si limi­tava a modi­fi­care il codice civile, sosti­tuendo le parole «marito» e «moglie» con «coniugi», e «padre» e «madre» con «pro­ge­ni­tori». Ma la festa, quest’anno, sarà un po’ meno felice, per­ché sarà orfana del prin­ci­pale ispi­ra­tore della riforma che rese il governo di José Luis Zapa­tero famoso in tutto il mondo: Pedro Zerolo, morto a 54 anni pro­prio un paio di set­ti­mane prima di poter cele­brare l’anniversario di quella che è stata la sua più grande vit­to­ria politica.

Nato a Cara­cas e cre­sciuto alle Cana­rie, Zerolo era avvo­cato, atti­vi­sta e poli­tico socia­li­sta: una sto­ria di lotte prima den­tro le asso­cia­zioni gay – dal 1998 al 2003 fu pre­si­dente della Fede­ra­zione sta­tale lesbi­che, gay, tran­ses­suali e bises­suali – e poi, dal 2003, come con­si­gliere comu­nale socia­li­sta a Madrid e mem­bro della segre­te­ria nazio­nale con il com­pito di curare il rap­porto con i movi­menti sociali. Alla fine del 2013 era stato col­pito da can­cro al pan­creas – un tipo di can­cro con una mor­ta­lità supe­riore al 95%. Nono­stante que­sto, e il cam­bio di aspetto – aveva perso i suoi pro­ver­biali ricci e molti chili – Zerolo aveva con­ti­nuato a essere un pro­ta­go­ni­sta della vita poli­tica spa­gnola e a com­bat­tere fino alla fine con l’energia e il buon umore che lo carat­te­riz­za­vano. Anzi, della vita alle prese con una malat­tia dif­fi­cile aveva fatto un nuovo fronte di lotta, «il mio secondo coming out», diceva.

Numero tre della lista socia­li­sta della comu­nità di Madrid gui­data dall’ex mini­stro Ángel Gabi­londo in que­ste ultime ele­zioni regio­nali, è morto pro­prio due giorni prima di poter pren­dere pos­sesso del suo seg­gio. Sul suo pro­filo twit­ter si defi­niva «atti­vi­sta socia­li­sta, repub­bli­cano, laico, fem­mi­ni­sta, ateo, migrante, fede­ra­li­sta, lgtb, latino, avvo­cato». Il suo ultimo tweet è stato con­tro un caso di assas­si­nio machista.

Cer­ta­mente ha lasciato in ere­dità alla Spa­gna una legge che l’ha resa più giu­sta, tra­sfor­man­dola in un porto d’approdo acco­gliente per molte per­sone omo­ses­suali per­se­gui­tate nel pro­prio paese d’origine. Ma lascia anche dell’altro. Come suc­cede solo alle per­sone fuori dal comune, a Zerolo il tempo ha dato ragione, e dieci anni dopo per­sino i suoi più acer­rimi nemici poli­tici gli hanno reso omag­gio: un rico­no­sci­mento postumo alla sua lotta. Popo­la­ris­simo anche fra chi non ha mai votato socia­li­sta, con la sua morte ha susci­tato una forte emo­zione per­sino in molti espo­nenti poli­tici del Par­tido popu­lar (Pp). Il comune di Madrid (che il giorno del decesso era ancora in mano al Pp) ha messo subito a dispo­si­zione la migliore sala per la camera ardente, il Patio de Cri­sta­les de la Casa de la Villa, e per­sino i gior­nali più con­ser­va­tori ne hanno trac­ciato un pro­filo rispet­toso e quasi affettuoso.

Un sen­ti­mento molto diverso da quello che all’epoca aveva por­tato il Pp a cer­care di fer­mare la legge in tutti i modi (anche nelle piazze), arri­vando a impu­gnarla davanti alla Corte costi­tu­zio­nale: una spada di Damo­cle sul capo di molte per­sone spo­sa­tesi nel frat­tempo. Solo nel novem­bre del 2012 arrivò final­mente il sigillo di costi­tu­zio­na­lità che diede piena cer­tezza giu­ri­dica alle circa 30mila cop­pie omo­ses­suali del Paese.

Addi­rit­tura l’arcivescovo di Madrid e vice­pre­si­dente della Con­fe­renza epi­sco­pale spa­gnola ha por­tato le con­do­glianze al vedovo di Zerolo, e l’ha fatto sapere. Nel 2005 la chiesa mobi­litò milioni di per­sone con­tro il governo Zapa­tero per que­sta legge. Ma c’è di più – e forse è que­sta la maniera migliore di cele­brarlo. In un paese in cui fino a meno di 40 anni fa l’omosessualità era un reato gra­vis­simo punito cru­del­mente, a dieci anni dall’entrata in vigore della legge sul matri­mo­nio ugua­li­ta­rio, nean­che sui media più rea­zio­nari c’è stato qual­cuno che abbia avuto remore nell’usare la parola «marito» per il com­pa­gno di vita di Zerolo. Nella prima riu­nione utile del nuovo con­si­glio comu­nale, il Psoe por­terà la pro­po­sta di inti­to­lar­gli una piazza nel cen­tro del popo­lare quar­tiere gay di Chueca a Madrid.

Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook