"Veleni, malattie e repressione. Ma in Basilicata non smettiamo di lottare contro lo Sblocca Italia". Intervista a Francesco Masi*

No Triv BasilicataMonica Pepe, Zeroviolenza
24 giugno 2015

D. Dall'Enichem alla Val D'Agri, la storia recente della Basilicata è intrecciata a doppio filo con il petrolio. Come è cambiata negli anni la vostra regione?
R. Il mio rapporto con la Val Basento (Pisticci, Ferrandina) nasce sull'onda del coinvolgimento sindacale nella lotta per i diritti dei lavoratori in un'azienda della gomma-plastica. Quella azienda, come la maggior parte delle altre, è chiusa; restano scampoli di cassa integrazione speciale.

Da allora, tra gli operai ed ex operai del “villaggio Enichem da inizi anni ’60 a metà anni ’70 il picco occupazionale era di circa 7.000 unità, oggi ridotto ad un bacino di poche centinaia, e ho imparato a riconoscere il portato dell’eredità di decenni di “sviluppo” forsennato della chimica. La Val Basento, con l’area industriale di Tito, è area SIN (Siti di Interesse Nazionale). La stessa pista Mattei è da bonificare; ma soprattutto il core business dell’area, tra fine anni ’90 ed inizi 2000, è diventata l’attività di smaltimento fanghi e produzione energetica di Tecnoparco Spa, società controllata da ENI e a compartecipazione regionale al 40%.

Oltre 100 camions al giorno di rifiuti tossici e nocivi provenienti da altre regioni ed anche dall’estero e fanghi di lavorazione petrolifera. Flusso ora ridotto a seguito dell’intensificarsi delle iniziative di lotta dei residenti -col caldo a Pisticci Scalo è impossibile aprire le finestre-, nonché dell’apertura oltre un anno e mezzo fa di un’inchiesta dell’Antimafia nei confronti di 11 alti rappresentanti e dirigenti di Tecnoparco, Eni Sud, Confindustria. Lo scorso autunno la scoperta di componenti radioattive nei reflui delle autobotti provenienti dal COVA (Centro Oli) di Viggiano ha imposto un fermo controllato.

Se Pisticci è stato definito “il terminale del tubo digerente petrolifero” a scapito del fiume Basento, degli abitanti, delle decine di ettari considerati aree 'no food', chi abita nelle vicinanze del COVA a Viggiano si deve assuefare all’aria mefitica e cancerogena. Chi può se ne va; chi può vende. Chi denunzia viene isolato. Sappiamo che Viggiano ospita il santuario della “madonna nera”, protettrice della Basilicata, ma ospita a valle anche 155 milioni di mc di acqua per dissetare e far coltivare 3 milioni di pugliesi. La diga  del Pertusillo è inquinata, adesso indaga la commissione UE.

Dalla Val d’Agri partono oltre 600 acquiferi che alimentano la diga di Serre Persano ed il Sele. La Basilicata agricola annaspa sempre più, molte aziende, la maggior parte in Val d’Agri, sono costrette a chiudere; aumenta di quasi 2000 persone all’anno un inarrestabile esodo.

D. E nel resto della Basilicata?
R. Nella zona nord ovest della regione, che ospita il 20% della produzione zootecnica, incombono diversi permessi di ricerca e molti allevatori evitano di investire. Nella zona del Vulture Alto Bradano si minacciato olivicolture e note produzioni di pregio come il vino Aglianico.

Senza giri di parole i poli produttivi sono 3: petrolio e gas, auto motive (ex Fiat Sata, ora FCA), gestione e malaffare della monnezza. La Basilicata è uno straordinario laboratorio di governance, dove alla luce del sole si rintracciano le radici della SEN (Strategia Energetica Nazionale), della “riforma” costituzionale del Titolo V, dello stesso Sblocca Italia.

La lunga polarizzazione su idrocarburi e messianiche attese occupazionali inizia da un po’ di tempo a mostrare la corda, lasciando il passo ad una pericolosa rassegnazione sociale strisciante, alimentata dalla pervasività capillare della propaganda delle companies e dal caparbio sostegno delle principali organizzazioni sindacali al piano produttivo/occupazionale in un indotto che fa acqua da tutte le parti e che risente da una lato del calo estrattivo, dall’altro del paradosso del protocollo di Gela (6 Novembre 2014) che assegna 250 unità siciliane in esubero a rimpiazzo di altrettante unità occupate presso il COVA.

Al di fuori delle valli del petrolio lo scempio o ha già colpito nel profondo, come nell’area “Tempa Rossa” del nuovo Centro Oli a Corleto Perticara, o si sta seminando lo strano misto di paura, rifiuto, silenzio istituzionale, propedeutico al coinvolgimento dei territori di ben 95 comuni si 131. E se qualcuno nell’era di Matera capitale della cultura solleva, analisi alla mano il dubbio di inquinamento, le diffide partono in automatico a suon di milioni di Euro.

D. L'Eni afferma di estrarre attualmente in Val D'Agri 82 mila barili di petrolio e di poter arrivare a 154 mila per effetto di un’intesa tra Stato e Regione stipulata dagli anni ’90. Che ruolo ha lo Sblocca Italia?
R. Sì, questo è il refrain istituzionale su cui batte il mix di blandizie e minacce di Pittella. Per questo sono in dirittura di arrivo le autorizzazioni per altri 2 pozzi in Val D’Agri e il pozzo Pergola 1 è già, conto osservazioni, ricorsi al Tar dell’autorità di bacino del Sele, in fase di prospezione. Se dal prossimo anno dovesse andare in produzione Tempa Rossa, si potrebbe arrivare a circa 175 mila barili al giorno.

Qualcosa sta però accadendo, visto che la stessa vice ministro del MISE Vicari solo pochi giorni fa affermava davanti a Pittella, Eni, Shell, Confindustria, che lo sblocco del 3% di royalties del biennio 2014/15 (c.a. 130 milioni di Euro) firmato a Marzo scorso e la destinazione del 30% di Ires saranno condizionati dalle produzioni aggiuntive. Se l’intesa del ’98 parlava di 104 mila b.g., l’Unmig registra, nei primi 4 mesi del 2015 un calo del 7,4% in Val d’Agri. Finita la costruzione della quinta linea che lega il COVA alle raffinerie di Taranto, da Settembre si prevedono 600 posti in meno.

Tra drastico abbassamento dei tassi di remuneratività internazionale e profitti attesi, la lobby più potente al mondo chiede il totale via libera per bocca del governo nazionale in carica, atteso che dalla Basilicata si estrae  l’80% delle quote complessive del paese. Il paradosso dello Sblocca Italia è che, nonostante le “concessioni” sbandierate da Pittella in Materia di artt 36 e 36 bis, nella congiuntura internazionale si è trasformato in campo di contesa tra 2 schieramenti ed interessi strategici principali.

Da un lato chi spinge per ottenere la capitolazione totale “tutto e subito” (indicativa al riguardo la dichiarazione di Rockhopper Italia, subentrata a Medoil da pochi mesi, di entrare in produzione sul pozzo incidentato di Brindisi di Montagna dal 2016!); dall’altro chi, cautamente utilizzando i tempi del ricorso alla Corte Costituzionale sull’art 38 e sul disciplinare tipo dello Sblocca Italia, fa opera di riposizionamento e di auto legittimazione cercando di articolare la politica del consenso e del limite. E' il caso di Federpetroli, che tramite il suo a.d. ha definito la Basilicata “pozzo nero irreversibile”.

D. Come è cambiato il livello di contaminazione ambientale e lo stato di salute della popolazione?
R. E’ di questi giorni l’ordinanza plurima di divieto di approvvigionamento da importanti sorgenti a valle del pozzo incidentato Serra S. Bernardo, emanata dal sindaco di Brindisi di Montagna. Da qualche tempo cittadini ed associazioni No Triv locali si stanno attivando autonomamente per commissionare a laboratori indipendenti e fuori regione analisi delle acque, del suolo, dell’aria, a volte dei prodotti alimentari e di animali.

Tutti sanno che l’Arpab non è affidabile, non è dotata dei necessari accrediti e di adeguate strumentazioni. Soprattutto, dopo anni di scandali ed inchieste partite dal taroccamento di dati dell’inceneritore “Fenice” a S. Nicola di Melfi e di finto e parziale servizio di registrazione dati a Viggiano (anche i boati e le alte sfiammate al Cova registrano il “non incidente” ed il “tutti i valori sono nella norma”); dopo le accuse istituzionali di procurato allarme e le condanne (casi Di Bello e Colella) a chi si paga le analisi e le vuole divulgare a difesa del bene comune, semplicemente la fiducia nelle istituzioni non c’è più; è rimasto il volto minaccioso e sadico di un potere ricattatorio e distante.

Lo stesso presidente Pittella, in occasione di un incontro a fine Aprile scorso al Lions Club di Potenza, dichiara che "si sta accelerando per la riforma della legge istitutiva dell'Arpab (Agenzia regionale per la Protezione dell'Ambiente), in modo da rendere l’Agenzia più autonoma e all'avanguardia dal punto di vista tecnologico, così da garantire controlli sicuri sulla qualità dell'ambiente e sui pericoli per i cittadini”; che il registro tumori della Basilicata, il protocollo sanitario a cui sono sottoposti i dipendenti del Centro Oli di Viggiano e le tecniche di monitoraggio da satellite della Val d'Agri messe in campo dall'Università della Basilicata, sono da dettagliare ed aggiornare.

Secondo i dati dell’Associazione Italiana Registro Tumori, la Basilicata ha una percentuale di morti per tumore più alta della media nazionale, che riguarda, stando agli ultimi dati, soprattutto le donne. La Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti afferma che ci sono oltre 400 siti contaminati dalle attività estrattive. Essi si sommano ai pozzi nel perimetro del parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, nei siti Rete Natura 2000 (ZPS e ZSC)  a ridosso di un ospedale (Alli 2 a Villa d’Agri), ad almeno 8 pozzi incidentati, ai pozzi di reiniezione, presso centri abitati e a ridosso di sorgenti d’acqua, in spregio al patrimonio naturale e dei beni culturali.

D. Come stanno i "quattro comitatini" lucani che Renzi ha cercato di sminuire lo scorso anno? E soprattutto quali iniziative metterete in campo per fermare interessi economici di questa portata?
R. Lo scorso anno in occasione dell’incontro in Regione tra il ministro del Mise Guidi e Pittella sorse il Coordinamento 4 Giugno, che riuscì a portare in piazza circa 500 persone. Al termine del ciclo di mobilitazione per sollecitare Pittella ad impugnare l’art. 38 dello Sblocca Italia, il 4 Dicembre hanno manifestato 10.000 persone, in gran parte studenti, cittadine/i di ogni paese.

Significativa fu la presenza di allevatori ed agricoltori, giunti a dare man forte all’assedio della sede regionale coi trattori. Quel giorno il M5S aveva allestito un palco in una piazza adiacente, a seguito di una valutazione errata. La mobilitazione ricompose le 2 piazze. Dopo il 4 Dicembre ci sono state numerose iniziative, col sorgere di comitati No Triv locali anche in paesi ed in zone che non ne sapevano nulla in precedenza.

Pittella è stato contestato più volte e da un paio di mesi prova ad uscire dal suo fortino, mentre si scatena l’attività di recupero dei sindaci che hanno deliberato per l’impugnazione e va avanti la repressione preventiva fatta di convocazioni presso i carabinieri e controlli vari. La proposta di referendum abrogativo potrebbe costituire un valido terreno di ricomposizione possibile, così come ha dimostrato la mobilitazione del 7 Giugno a Montegrosso.

* Insegnante Cobas, militante del Coordinamento nazionale No Triv – sez Basilicata
Ultima modifica il Giovedì, 25 Giugno 2015 07:32
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