Sulle rotaie della Macedonia sta avvenendo una mattanza di migranti

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Frontiere news
24 06 2015

di Mirjana Najcevska

Il continuo aumento del numero di persone che entrano illegalmente in Macedonia e che restano uccise sulle rotaie ha attirato l’interesse dei media. Alcuni di questi hanno focalizzato la loro attenzione – con una prospettiva più ampia – sull’approccio che lo Stato ha nei confronti delle persone che cercano asilo o che semplicemente tentano di attraversare la Macedonia e andare oltre. Questo problema riguarda uno dei gruppi più emarginati al mondo, composto da rifugiati, migranti irregolari, richiedenti asilo. L’atteggiamento medio del pubblico verso queste persone è caratterizzato dal rifiuto, dall’indifferenza o – nel migliore dei casi – dal compatimento. I media nella Repubblica di Macedonia non incitano direttamente al rifiuto o all’indifferenza verso queste persone, anche se alcuni messaggi diffusi dai media possono essere interpretati in quella maniera. Per esempio, l’articolo “È triste, scappano dalla morte per migliaia di chilometri per poi morire a Veles” dichiara:

“C’è qualcuno di guardia sul confine macedone, oppure è davvero così semplice passare dalla Grecia alla Macedonia a piedi, via auto o via treno?
I migranti – principalmente da Siria o Afghanistan – spinti dalle loro difficoltà attraversano da tempo la Macedonia a ondate; viaggiando verso i paesi europei, mostrano che chiunque può entrare qui se lo vuole.
Anche se le autorità stanno recentemente scoprendo centinaia di migranti caricati sui vagoni come i nazisti facevano con gli ebrei, sembra che i nostri confini siano come una free movement zone.” (Leggi anche: “La Grecia dovrebbe coprire meglio il confine”)
Comunque, sono pochi i media che si pongono delle domande. E ancora meno quelli che fanno analisi e che contestualizzano nel quadro delle leggi esistenti e degli accordi internazionali o che chiedono allo Stato di prendersi le proprie responsabilità e agire. Anche in situazioni dove c’è una chiara infrazione delle convenzioni ratificate (ad esempio, la Convenzione dei diritti del fanciullo), i media non si pongono domande sulle misure prese dallo Stato per proteggere queste persone, sottolineando invece la questione della protezione dei confini nazionali:

Morti sette migranti – tra cui un bimbo di 45 giorni – nelle rotaie macedoni in due settimane: “Il 5 novembre, sul tratto Skopje-Gevgelija all’altezza di Javorica, un afgano tra i 20 e i 25 anni è morto insieme a suo figlio, di soli 45 giorni”.
Il non interesse dei media macedoni verso l’analisi di queste situazioni da una prospettiva legale e criminologa, è ancora più impressionante. Per esempio, nessun media si è chiesto se questi siano effettivamente incidenti su rotaia. Soltanto un’indagine sui singoli casi e una dettagliata autopsia potrebbero confermare se la causa della morte di un essere umano sia stato l’impatto con un treno, o se al contrario se questa persona sia stata assassinata, pestata a morte, rapinata o stuprata per poi essere lasciata priva di vita sui binari, o sballottata nei paraggi. Questo è il tipo di analisi da applicare, specialmente quando si ha a che fare con la morte di bambini, di anziani o di donne. Consideriamo l’esempio di una giovane nigeriana trovata in un canale vicino ai binari di Demir Kapija. Molti media hanno così descritto il caso:

“Ieri il corpo di una giovane migrante dalla Nigeria è stato trovato in un canale accanto alle rotaie nei pressi di Demir Kapija. Secondo un annuncio del Ministero degli Interni delle 10:30, un impiegato delle Ferrovie macedoni stava lavorando a 200 metri dalla stazione di Miravci, sul tratto Skopje-Gevgelija, quando ha notato un cadavere in un canale. L’indagine sulla scena del crimine è stato compiuto dalla stazione di polizia di Negotino. Hanno scoperto che il corpo appartiene alla nigeriana Grace E. (29 anni), che ha subito ferite alla testa e una frattura da impatto, molto probabilmente dal treno. Per ordine del PM, il corpo è stato consegnato alla camera mortuaria di Negotino, per essere seppellito nel cimitero comunale”.
Il termine “probabilmente” è stato usato da tutti i media che hanno parlato del caso. Comunque, nessun media ha espresso interesse nel chiedere alla polizia come hanno confermato che la donna non sia stata uccisa, rapinata, che non sia stata stuprata prima di essere buttata nel fosso. E la cosa interessante è che la maggior parte dei media ha ripetuto la frase:

“L’indagine sulla scena del crimine è stato compiuto dalla stazione di polizia di Negotino. Hanno scoperto che il corpo appartiene alla nigeriana Grace E. (29 anni), che ha subito ferite alla testa e una frattura da impatto, molto probabilmente dal treno. Per ordine del PM, il corpo è stato consegnato alla camera mortuaria di Negotino, per essere seppellito nel cimitero comunale”.
Inoltre, nessun media si è chiesto come mai la polizia ha condotto le indagini, essendo questo un compito del Pubblico Ministero. Quali sono state le basi che hanno motivato la decisione del PM di ordinare la sepoltura immediata? E perché non è stata fatta alcuna autopsia, anche se questa è obbligatoria in caso di morte violenta? Questo fa capire che le donne che entrano illegalmente in Macedonia possono essere tranquillamente violentate e assassinate senza alcuna conseguenza, se i loro corpi sono gettati nei pressi delle rotaie. Uno dei ruoli dei media è quello di identificare i problemi. Nel caso degli immigrati che sono stati recentemente uccisi in “incidenti ferroviari” in Macedonia, ci sono diverse questioni che dovrebbero suscitare il loro interesse. Ci sono esempi positivi di analisi sviluppate in più livelli, su queste problematiche, come i seguenti:

“Macedonia, assassina di migranti”,
“Inchiesta esclusiva di Telma: il Golgota dei migranti”,
“Rotaie insanguinate”.
Domande che pretendono risposte:

Perché all’improvviso sono diventati così tanti i migranti morti tra i binari della Macedonia? Perché prima il numero delle vittime era molto più basso? Cosa è cambiato?
La breve analisi di TV Sitel “In un anno è raddoppiato il numero dei migranti irregolari in Macedonia” va in questa direzione.

Sono state condotte opportune indagini e autopsie forensi? La causa di morte è stata determinata per ciascuna delle persone trovate sui binari o nei suoi pressi?
Possono esistere dei dubbi quando abbiamo a che fare con potenziali omicidi?
In ognuno di questi casi, è stata mandata una segnalazione al relativo stato della vittima (in presenza di documenti di identità)?
Come le autorità hanno determinato la religione del defunto, per poter procedere al seppellimento in maniera opportuna?
Dopo aver ricevuto domande a queste risposte, bisognerebbe chiedere allo Stato di procedere con azioni appropriate, rispondendo alla realtà e non a qualche problema immaginario. Perché, secondo la Costituzione della Repubblica di Macedonia:

Il diritto umano alla dignità fisica e morale è irrevocabile. (Art. 11)
La Repubblica protegge in modo particolare le madri, i figli e i minori. (Art. 42)
Inoltre, secondo la Legge sulla salute:

Non un singolo deceduto, neanche un feto, può essere seppellito prima di aver condotto un esame medico e un’autopsia che determini la causa di morte. (Art. 267)
Dove c’è un ragionevole dubbio o è ovvio che la causa di morte non dipende da cause naturali, il corpo della persona deceduta deve essere sottoposta ad autopsia forense ed esami specifici da due dottori, di cui almeno uno specializzato in medicina forense. (Art. 275)

 

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