Voci libere dal Ghetto

Radio GhettoGinevra Sammartino, Zeroviolenza
2 luglio 2015

"Quando arrivi alla stazione di Foggia prendi lo stradone, supera il ponte, tieniti a sinistra, prima che lo spartitraffico si apra passa attorno al cimitero e imbocca la stradina che vedi sulla sinistra,
segui la strada per una decina di minuti, poi la strada si slarga, attraversa una statale, e stai attenta perché passano parecchi Tir, e di notte corrono.

Continua sempre dritta, e non ti scoraggiare, la strada è un po' buia e passa in mezzo alle campagne ma tu continua, ti sembrerà di esserti persa ma è la strada giusta... A un certo punto attraverserai un ponticello, vai avanti e poco dopo svolta a sinistra, poi la prima strada a destra è sterrata, imbocca quella, supera un campo di ulivi e prima dei cassonetti gira a destra. Quando intravedi le luci dei locali sei arrivata al Gran Ghetto. Noi ti aspettiamo al primo ristorante sul lato destro della strada".
Le luci dei locali? Un ristorante? Ma non è una baraccopoli?

Era già da qualche anno che sentivo parlare del Gran Ghetto. Quando ancora lavoravo al C.A.R.A. (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) di Castelnuovo di Porto. Intorno a luglio erano in parecchi a lasciare il centro, quasi tutti per andare a Foggia, con o senza documento. Gli ultimi che avevo cercato di trattenere erano Samaké e Moussa. Non conoscevo ancora bene la condizione dei braccianti nelle campagne del foggiano, né quanto il caporalato fosse sistematico e capillare, ma ero certa che fosse lavoro nero e sottopagato, non diverso dal noto sfruttamento dei braccianti di Rosarno. Ma Samaké e Moussa erano irremovibili: “demain on part, ici on dorme on mange seulement, a Foggia au moins on a un peu de travail”.

Il Gran Ghetto d'estate è abitato da più di mille braccianti africani, solitamente provenienti dall'Africa occidentale: Mali, Senegal, Costa d'Avorio, Guinea Conakry, Burkina Faso, Togo. Samaké e Moussa erano ivoriani. E lavorano principalmente nei campi di pomodoro, di cipolle, di peperoni.

Ma al Gran Ghetto vengono a lavorare anche le donne: qualcuna viene per lavorare come cuoca nei ristoranti, ma la maggior parte sono nigeriane portate dalle maman per prostituirsi: se sei un bianco una “notte d'amore tropicale” ti costa 10 euro, se sei africano e bracciante tra i 5 e gli 8, ma questi sono prezzi indicativi, il resto lo fa la tua “classe di bellezza” come ci spiega Adama, Burkina Faso, alla sua terza estate di lavoro al Gran Ghetto.

Ci sono anche bambini, ad agosto saranno stati una trentina, quasi tutti nati in Italia; d'inverno frequentano le scuole statali di Milano, Napoli, Brescia, Torino, e d'estate seguono i genitori al Gran Ghetto. Mamma cucina nel baracchino che vende i bignè, o in uno dei ristoranti, e papà nei campi di pomodoro. Djeneba, per esempio, appena finita la seconda elementare a Cuneo, ormai abbonata al microfono di Radio Ghetto, è qui da fine giugno con i genitori e nonna Mariam, ed è quest'ultima a cucinare e vendere bigné fuori dalla sua baracca.
I bignè più buoni del Gran Ghetto però sono quelli di Diop, e forse è anche per questo che comincio subito a chiamarlo papà Diop. Un po' perché effettivamente potrebbe avere l'età di mio padre, un po' perché papà Diop è rassicurante, nel suo negozietto trovi tutto quello di cui hai bisogno, dal caffè alle cipolle, dalle lamette per la barba allo scotch. Ogni mattina cucina i bignè in un'enorme padella poggiata su un fornelletto a gas. E poi la sera si può cenare nel retro. Riso e pollo. Trovi tutto a tutte le ore da papà Diop.

In effetti mi aspettavano da Diop la sera che sono arrivata, il primo ristorante sulla destra è il suo. E di sera rimane aperto fino a tardi, o forse non chiude proprio.

Perché al Gran Ghetto la vita notturna di chi viene a frequentare i locali e i bordelli, anche italiani e gente dell'est Europa che abitano nei dintorni di Foggia, si confonde con quella dell'alba, quando i primi braccianti si alzano per andare a lavorare nei campi. Chi ha una bicicletta si avvia verso le 4-4.30 del mattino. Gli altri vengono accompagnati dai capi neri con le macchine o i camioncini. Il tragitto in macchina con i capi neri costa 5 euro, ma con o senza accompagno è da loro che devi passare se vuoi lavorare nei campi. Loro sono lì da tanti anni, conoscono bene l'italiano e soprattutto conoscono i capi bianchi, quindi sono loro a fare da tramite e trovarti il capo bianco per il quale lavorare.

Solo che, per questo lavoro di intermediazione, devi versargli anche parte del tuo guadagno, 1 euro e 50 ogni 5 euro, dove 5 euro significa che hai riempito una cassa da 350 chili di pomodori, circa un'ora di lavoro. Insomma se lavori dieci ore al giorno, togliendo il costo del passaggio e la quota per il capo nero, guadagni una ventina di euro. Ma se sei forte, davvero forte, e davvero rapido, una cassa di pomodori invece che in un'ora puoi riempirla in 20 minuti, e allora cambia tutto. Nascono così gli “eroi leggendari” di questo Ghetto sperduto nel sud Italia, uomini neri che raccolgono anche 48-50 casse di pomodori al giorno portando a casa ben altri guadagni e una schiena ben più malconcia.

E' anche di questo che si parla a Radio Ghetto. Di com'è andata la giornata, se sei più o meno stanco di ieri, se sei riuscito a lavorare le dieci ore che avresti voluto oppure sei dovuto tornare prima perché stai facendo Ramadan e senza bere hai retto solo 6-7 ore. Oppure se hai bucato la bici.

Ma se non hai voglia di chiacchierare stasera possiamo mettere solo un po' di musica, o cantare, o leggere il giornale. Magari intanto metti in carica il cellulare, se è rimasta qualche presa della ciabatta libera. Radio Ghetto ha un generatore, quindi è facile che qualcuno si avvicini solo per ricaricare il cellulare, però nel frattempo ti chiede come ti chiami e tu puoi chiedere da dove vieni, da quanti anni sei in Italia, o se riesci a mandare qualche soldo ai familiari. E se non parli l'italiano la chiacchiera te la puoi fare con Ibrahim in bambarà. A Ibrahim piace chiacchierare, piace tenere il microfono e fare interviste qua e là, scherza sempre e parla un perfetto italiano con forte accento bresciano. E' in Italia da molti anni ma d'estate viene a lavorare con lo zio a Foggia. Poi c'è Mohamed, che è ciadiano, parla bene solo arabo ma sta imparando l'italiano attraverso un piccolo vocabolario, quindi non conosce la parola zaino ma sa declinare il verbo stupirsi all'imperfetto.

Comunque oggi hanno riempito i cassoni d'acqua quindi forse conviene metterne da parte qualche tanica, no?
La Regione Puglia manda un'autocisterna d'acqua potabile a riempire i cassoni del Gran Ghetto un paio di volte al giorno. Scambio due parole con il tipo che guida il camion della Regione. E' convinto di fare una buona azione. Gli offro un bignè di papà Diop. Dice che è buono, solo un po' troppo dolce per i suoi gusti.
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Radio Ghetto è la radio del Gran Ghetto di Rignano Garganico (FG). Creata nell’estate del 2012 grazie al lavoro della Rete Campagne in Lotta, ha portato nella baraccopoli pugliese la strumentazione necessaria per l’avvio delle trasmissioni. Ha poi continuato a trasmettere durante le estati successive cercando di diventare uno strumento di comunicazione e dibattito privilegiato tanto all’interno del Ghetto, tra i suoi abitanti, quanto all’esterno, verso la cittadinanza italiana.

Durante le trasmissioni radio interamente curate dai braccianti africani che vivono e lavorano al Gran Ghetto di Rignano Garganico si discute delle condizioni di vita e di impiego nelle campagne, si ascoltano musica e radio-giornali, si condividono le problematiche relative al proprio personale percorso migratorio e alla vita quotidiana in Italia, si organizzano contest per i rapper e i cantanti che vivono al Ghetto.
Radio Ghetto è diventata così nel corso di questi suoi anni di attività uno spazio libero in cui dibattere e rilassarsi, scherzare, arrabbiarsi e immaginare alternative possibili.

Questi tre anni di trasmissioni sono stati possibili grazie all’impegno e al sostegno di tutti gli abitanti del Gran Ghetto che, ritornando stanchi dal lavoro, decidono comunque ogni estate di animare la radio; degli attivisti e i volontari, sempre nuovi, che hanno scelto di impegnarsi in quest’esperienza; del Campo Io Ci Sto e di SOS Rosarno che hanno sempre supportato attivamente Radio Ghetto nel suo lavoro e grazie al supporto della fondazione olandese XminY che ci ha dato un suo contributo nel 2013 e nel 2015.

Quest'anno aderiranno alle iniziative di Radio Ghetto e diffonderanno le trasmissioni anche molte radio italiane e africane e per la prima volta il Gran Ghetto ospiterà anche dei volontari internazionali attraverso un campo di volontariato dello SCI (Servizio Civile Internazionale). Parallelamente, per riuscire a facilitare l'ascolto dei programmi della radio agli abitanti del Gran Ghetto abbiamo lanciato un appello per raccogliere radio (alimentate a batteria)  e batterie che nel corso dell’estate distribuiremo gratuitamente tra le baracche del Ghetto.

Per maggiori info:
radioghettovocilibere.wordpress.com

Appello radio e nuovi volontari:
radioghettovocilibere.wordpress.com/news-ed-eventi
www.facebook.com/events/483319385158396/

Link approfondimenti:     
http://amisnet.org/agenzia/luogo/rignano-garganico/
http://www.vice.com/it/read/ghetto-rignano-puglia
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/06/03/news/reportage_radio_black-59970318/


Ultima modifica il Lunedì, 06 Luglio 2015 08:15
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