Migranti al collasso nella stazione di Crotone. Lo Stato è indifferente

Migranti alla stazione di CrotoneMarco Omizzolo, Zeroviolenza
8 luglio 2015

Spesso il razzismo assume i connotati truci e violenti delle bande, armate di bastoni, che organizzano ronde e spedizioni punitive contro gli stranieri. Altre volte invece il razzismo, la discriminazione, la violenza organizzata diventano più sofisticate, sebbene non meno pericolose. È il caso del razzismo di Stato,
delle leggi del nostro ordinamento pensate per trasformare ad esempio i richiedenti asilo in soggetti trasparenti, per emarginarli ai confini dei nostri spazi sociali e politici, usarli per scopi o lavori faticosi e pericolosi.

In Italia di casi da poter citare ce ne sono a decine. Ognuno è un paniere di discriminazioni, violenze, indifferenza, miserie e umiliazione. Da Gorizia a Milano, da Roma a Mineo, dalla Capitanata di Foggia alle campagne dell'astigiano o di Rosarno, dai campi agricoli pontini e grandi mercati ortofrutticoli del Nord, alle nostre stessi abitazioni dove spesso sono occupate donne provenienti dal Sud America o dalla Romania, esposte a ricatti e soprusi, anche psicologici, di vario genere. Tutto questo vale anche per Crotone, dove da anni vivono, se così si può dire, un centinaio circa di persone, costrette a dormire, sin dal 2013, sotto i vagoni abbandonati di vecchi treni, a lavarsi con la poca acqua a loro disposizione, a mangiare il cibo portato dalla Caritas o da qualche volenteroso.

Una vergogna che chiama in causa il nostro sistema di accoglienza e i nostri servizi sociali, evidentemente incapaci di prendersi cura, come è loro dovere, di chi necessità con urgenza di beni fondamentali alla sua sopravvivenza e dignità. Qualcuno obietterà, “prima gli italiani”, oppure “aiutiamoli a casa loro”. Alcuni tra questi “bravi italiani”, spesso i meno acculturati, i più volgari e arroganti, manifestano nei confronti dei migranti residenti reazioni nervose, dettate forse da un'incontrollabile paura. A Crotone la locale banda di Forza Nuova, un gruppetto di fanatici di estrema destra capeggiati pare da una signora in precedenza iscritta a Rifondazione Comunista (!!!), hanno dichiarato di voler organizzare le ronde.

Certo la domanda sorge spontanea: perché organizzare ronde considerando che si conosce bene il luogo dove purtroppo risiedono i richiedenti asilo? A Forza Nuova forse piace passeggiare per Crotone alla ricerca di un po' di frescura dalla canicola estiva. Probabilmente la storia della ronda è solo un escamotage per trovarsi tutti insieme, farsi coraggio vicendevolmente e andare, col calare della sera, a prendere un gelato in centro.

Poi ci sono quelli che, sebbene ugualmente volgari e arroganti, usano i migranti per ottenere consenso, per far crescere il proprio bacino di voti e vincere la corsa al potere. Allora capita che li ritrovi su una ruspa o dentro un vagone di un treno a dar “la caccia al negro”. Non a caso Salvini, alleato con Casa Pound, nei giorni scorsi è andato a Crotone a manifestare davanti al Cara di S. Anna (sulla cui gestione si auspicano presto approfondite indagini da parte della Magistratura) e poi alla stazione ferroviaria dove, mostrando il dito medio ai suoi contestatori e scattando foto ai migranti, sempre ad una distanza di sicurezza, ha trovato, ancora una volta, la sua ora di celebrità mediatica.

Per fortuna in quel territorio esistono realtà come l'associazione umanitaria Intersos e la cooperativa Agorà Kroton che non smettono di lottare al fianco dei più deboli e fragili. Che si tratti di italiani, migranti, richiedenti asilo, tossicodipendenti o donne vittime di tratta, ha poca importanza. La coop. Agorà Kroton è un esempio di resistenza, determinazione e organizzazione. Una sorta di best practice nel Terzo settore italiano, capace di orientare le amministrazioni pubbliche verso il buon senso. Ad esempio, importante è l'aver fatto comprendere all'amministrazione comunale crotonese e in particolare al suo sindaco, quanto sia importante gestire la questione profughi in modo accorto, democratico, in costante dialettica con le realtà e professionalità più sviluppate, evitando di farsi condizionare dagli umori tossici di chi ansiosamente chiede sgomberi e azioni militari. Altro che ronde.

Come afferma Intersos, la mancata previsione di un posto previsto in struttura d'accoglienza nelle more del rinnovo del permesso di soggiorno è una delle maggiori cause di questo fenomeno, che porta i migranti a soggiornare per oltre 2 mesi in attesa del rinnovo. Ciò significa che il responsabile dei tanti ghetti o posti di fortuna dove trovano un pericoloso riparo i richiedenti asilo è il nostro sistema di accoglienza, le norme che lo presiedono e le prassi consolidate che si sono sviluppate nel corso degli anni.

L'inefficienza della pubblica amministrazione rende fertile il terreno delle ingiustizie e colpisce duro, soprattutto e ancora una volta i più fragili ed esposti come i richiedenti asilo. Intersos proprio a Crotone ha aperto un ambulatorio (progetto Mesoghios) con lo scopo di prestare soccorso e assistenza sanitaria ai richiedenti asilo. Salvini dovrebbe inchinarsi dinanzi a questi ragazzi e mettersi a loro disposizione per fornire servizi e assistenza a uomini vittime di ingiustizia.

Secondo i dati elaborati durante l’attività ambulatoriale e dai monitoraggi effettuati all’interno della stazione di Intersos, al 17/06 si trovavano a vivere tra i binari abbandonati della stazione di Crotone verosimilmente fra le 90 e le 110 persone. Dati ad oggi sostanzialmente confermati. All'interno dell'ambulatorio, invece, che dopo 11 mesi di attività ha avuto 1355 accessi (15 giugno 2015), il 54% dei pazienti risulta provenire dalla stazione ferroviaria: sul totale delle patologie riscontrate più di una su quattro è dovuta alle condizioni abitative che essi sono costretti a vivere. È qui che si ammalano, e la responsabilità è pienamente in capo al nostro sistema di accoglienza, burocratico, formale, ottusamente concentrato sui propri vincoli e spesso foriero di emergenze strutturali che aprono le porte ai furbi imprenditori del sociale e mafiosi di casa (o cosa) nostra.

L'ampio spazio della stazione si è gradualmente diviso fra le varie etnie rappresentate. Subsahariani, Afghani, Pakistani, si ritrovano in zone distinte. Le persone provenienti dal Pakistan sono la maggioranza e dimorano nella zona dei vagoni merci dismessi. Al centro della zona abbandonata della stazione, in una ex struttura manutentiva, dormono ragazzi africani e afghani, ed altri afghani invece ancora sotto al cavalcavia che domina la ferrovia. Molti subsahariani orbitano attorno all'attuale struttura di manutenzione e all'ampio piazzale antistante.

È qui che i nostri pazienti passano le loro notti, fra animali (topi e serpenti) e insetti, su letti improvvisati. Ed è qui che si ammalano, nell'indifferenza quasi generale. Come ancora Intersos fa notare, il problema principale all'interno della stazione è l'acqua. Le fontanelle pubbliche risultano chiuse, l'accesso alla toilette della stazione è limitato, e non sono presenti alternative plausibili. Le persone in passato raccoglievano acque reflue per soddisfare, per come possibile, l'igiene personale. Oggi si forniscono di acqua arrivando alle fontane pubbliche più vicine, percorrendo lunghi percorsi a piedi.

Intersos e la cooperativa Agorà Kroton chiedono inoltre con urgenza di fornire l'area ferroviaria di dotazioni che permettano uno standard igienico-sanitario minimo, tarato su circa 100 persone, con imprescindibile fornitura idrica, bagni chimici e docce, corredate da una pulizia dell'area. Viene chiesta inoltre l'individuazione di una struttura di ricovero notturno, necessaria per garantire a quei ragazzi le condizioni minime e una dignità che è doveroso riconoscergli.

Affinché la presenza dei migranti nella stazione sia drasticamente ridotta è fondamentale infine accelerare gli iter burocratico-legali della questura, aumentando il personale destinato alla gestione delle pratiche legate ai migranti, in particolare i mediatori culturali, eventualmente utilizzando anche il canale del lavoro volontario offerto dalle direttive ministeriali.
Intersos ritiene, come anche la cooperativa Agorà Kroton, di fondamentale importanza evitare lo sgombero dell’area fino a quando non sarà individuata e organizzata al meglio un’alternativa abitativa valida.

Il confine tra la civiltà e l'inciviltà è sempre labile. È incivile come questo paese accoglie e gestisce i profughi e richiedenti asilo, sono incivili e razziste le politiche raccomandate da Salvini e dai suoi alleati. Sono incivili e sciocche alcune proposte come gli sgomberi o le ronde. È civile l'impegno di alcune associazioni e cooperative in favore dei migranti, prestando loro servizi, cure e attenzioni che invece dovrebbe essere compito delle istituzioni garantire.

È civile un sindaco che ascolta queste associazioni e cooperative, ed è civile un paese che non vuole cedere al razzismo di Stato o di partito. Ora però si attendono atti e comportamenti conseguenti da parte della Prefettura, dell'amministrazione comunale e del governo regionale. Perché la civiltà di un paese non può ricadere sulle spalle di pochi e soprattutto ha bisogno di politiche e azioni concrete. I profughi di Crotone non chiedono altro che i loro diritti e un po' di umanità.

Giovedì 9 luglio, ore 17.00
Istituto Sturzo
Via delle Coppelle 35 - Roma
Presentazione del libro Migranti e territori (Ediesse), a cura di Marco Omizzolo e Pina Sodano.

Ultima modifica il Mercoledì, 08 Luglio 2015 21:36
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