La settimana amara

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Europe NightmareFranco Berardi "Bifo", Zeroviolenza
17 luglio 2015

Domenica 5 luglio la vittoria del No ci diede l'illusione che fosse possibile rompere la catena finanzista. Una settimana dopo scopriamo che la catena è più stringente che mai. La settimana dell'umiliazione del governo greco è stata la settimana dell’umiliazione della democrazia e della solidarietà umana. Per la terza volta nello spazio di un secolo la Germania ha distrutto l’Europa.

La prima lezione da apprendere da questa settimana amara: coloro che credono nell’unità europea hanno perduto. Coloro che disprezzano l’idea di Europa hanno vinto. I Greci hanno accettato la miseria e l’umiliazione perché sono rimasti legati dall’idea d’Europa. I tedeschi non hanno mai accettato l’idea di solidarietà europea, sono sempre stati convinti che quegli sporchi meridionali vogliono solo i loro soldi.

Il loro rifiuto di condividere il peso dell’immigrazione che viene dal Mediterraneo, il loro rifiuto di pagare le compensazioni di guerra alla Grecia, la violenza contro il governo Tsipras sono la prova del loro assoluto disprezzo per l’idea di solidarietà europea.
Per questo vincono, e dobbiamo imparare la lezione: cancelliamo il nome di Europa dalle nostre menti e dai nostri cuori.

La seconda lezione che dobbiamo imparare è che la sinistra politica è morta. La sconfitta di Syriza è l’ennesima prova dell’impossibilità di battere il capitalismo finanziario in maniera democratica. La strada delle elezioni è stata chiusa dagli atti di terrore tedesco. Spagnoli Italiani Portoghesi ora sanno (i Francesi già l’hanno imparato con la patetica figura di François Hollande) che votare per la sinistra è
inutile o pericoloso, dato che li espone alla rappresaglia finanzista.

In Italia come in Francia la sola alternativa all’oppressione colonial-finanziaria è il nazionalismo: Lega Nord in Italia, Front National in Francia, UKIP in Inghilterra sono le sole forze che godono oggi di credibilità e la useranno per aizzare una rivolta nazionalistica contro il colonialismo.

Ora vediamo con chiarezza che l’Unione Europa porta insieme l’imposizione dell’impoverimento dei lavoratori e della società, e l’imposizione coloniale della predazione finanziaria. So bene che l’odio per il colonialismo generalmente stimola il nazionalismo dei paesi colonizzati. Questo è sempre stato il limite dei movimenti anti-coloniali: il pericolo di essere intrappolati nell’identificazione nazionale, e l’incapacità di vedere nel capitalismo la vera fonte dell’oppressione coloniale.

Eppure non possiamo nasconderci che il nazionalismo economico tedesco è la forza oppressiva che impoverisce i paesi colonizzati del continente. Il motore dell’impoverimento è il capitalismo finanziario, ma l’agente che esegue la predazione è il nazionalismo economico tedesco.

E’ anche difficile nascondere che il nazionalismo tedesco non è un nazionalismo come gli altri. E’ fondato sull’insensibilità per la sofferenza dell’altro, e sul primato assoluto della regola automatica. Lo sterminio del disfunzionale è scritta nella storia culturale di questo nazionalismo.

Per anni abbiamo cercato di non vedere l’evidenza dicendo a noi stessi: Schauble e Merkel non stanno uccidendo milioni di persone. Vero, ma purtroppo non abbiamo ancora visto l’ultimo atto della tragedia, e in ogni caso non dovremmo dimenticare che il suicidio è schizzato alle stelle in Grecia, e che il massacro jugoslavo degli anni ’90 fu anzitutto l’effetto della provocazione tedesca. Non mandano più le SS. Mandano denaro, e qualche Ustascia locale (o magari qualche anti-tedesca Alba Dorata) si occupa del lavoro sporco.

Il futuro d’Europa è assai scuro. Che ci possiamo fare?

Per commentare la sconfitta di Syriza i miei amici della bellissima rivista online Euronomade scrivono: We’ll fight again. Sono parole patetiche, perché non si capisce di che stanno parlando. Abbiamo forse occupato le ambasciate tedesche durante il martirio dei greci? Abbiamo organizzato scioperi di massa? Abbiamo distrutto qualche vetrina della BMW? Non ho visto nessuna lotta nelle strade italiane o francesi. La cosa più triste è stato proprio il silenzio delle città d’Europa: impotenza e depressione altro che we’ll fight again. Perché dobbiamo negare la semplice verità?

Penso che sarebbe meglio accettare la lezione dell’umiliazione, dovremmo partire da questa lezione, e dovremmo costruire qualcosa a partire da qui. Il movimento sociale, in primo luogo deve pensare a se stesso come un ospedale da campo, come Francesco ha detto della sua Chiesa: creare spazi di auto-cura, di solidarietà per gli umiliati, come sta facendo la popolazione di Lampedusa e di molte città meridionali con i migranti mediterranei.

In secondo luogo dobbiamo lanciare una potente offensiva degli impotenti: insolvenza, ritiro, sottrazione, abbandono della scena politica, disfattismo generalizzato. Disfattismo nella guerra che ormai si diffonde in ogni nicchia del mondo.

E durante la sottrazione, durante la devastazione che la guerra sta producendo, preparare le condizioni per il comunismo futuro che emergerà dalla guerra se sapremo abbandonare il terreno della politica e trasferire le nostre energie sul terreno dell’invenzione del sabotaggio e dell’immaginazione tecnica.

Uscire dall’Unione europea è impossibile, come abbiamo visto, perché l’Europa è una prigione ben protetta. La sola uscita dall’Europa è l’uscita dal capitalismo.

Ultima modifica il Sabato, 18 Luglio 2015 09:06
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