Stampa questa pagina

Burundi, la tortura per stroncare le proteste

Etichettato sotto

Le persone e la dignità
25 08 2015

La crisi in cui è precipitato il Burundi a seguito della decisione del presidente Pierre Nkurunziza di candidarsi per la terza volta alle elezioni di luglio (da lui vinte, in un clima di violenza e tra denunce di brogli), non accenna a diminuire.

Già un mese fa, Amnesty International aveva diffuso un rapporto sull’uso della forza, anche letale, con cui le forze di sicurezza avevano represso le manifestazioni a partire dal 26 aprile.

Ora, un nuovo rapporto dell’organizzazione per i diritti umani presenta una serie di agghiaccianti testimonianze sulle torture inflitte dalla Polizia nazionale e dai Servizi d’intelligence ai danni di giornalisti, attivisti per i diritti umani e semplici cittadini che prendevano parte alle proteste contro il presidente Nukrunziza.

Ecco due resoconti:

“Hanno iniziato a picchiarmi con delle sbarre d’acciaio. Poi mi hanno detto di spogliarmi. Hanno preso una latta da cinque litri, l’hanno riempita di sabbia e l’hanno lasciata legata ai miei testicoli per oltre un’ora. Dopo, mi hanno obbligato a sedermi in una pozza di acido delle batterie. Bruciava terribilmente…”

“Una sera di luglio mi hanno portato in una stanza minuscola, dove non c’era spazio neanche per stare sdraiato. Ho dormito seduto. Il mattino dopo mi hanno spostato in un’altra stanzetta, col pavimento ricoperto di sassi. Il terzo giorno, un’altra stanza piena di schegge di vetro. Mi hanno obbligato a scrivere i nomi di tutte le persone che conoscevo e a firmare una dichiarazione per cui non avrei mai più preso parte a manifestazioni”.
Molte torture sono state praticate in un centro di detenzione della polizia che ufficialmente non esiste, chiamato “Da Ndadaye”. Qui, i prigionieri sono stati picchiati con cavi elettrici e sbarre di metallo e costretti a immergere la testa in secchi d’acqua sporca.

“Mi hanno detto ‘Se non confessi, ti ammazziamo’. Io ho risposto ‘Cosa devo confessare se non so nulla? Ditemi voi cosa volete che vi dica e ve lo dico’”.
Finora, le autorità del Burundi non hanno aperto alcuna inchiesta sulle denunce di tortura.

Devi effettuare il login per inviare commenti