Ospedale Bassini: allarme interruzione di gravidanza. Scende l'età dei medici obiettori

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Donne-AbortoEleonora Cirant, Zeroviolenza
26 agosto 2015

“Grazie per il vostro servizio e per le informazioni che date, ma vi devo comunicare che il servizio di interruzione volontaria di gravidanza al Bassini è sospeso”.

E’ una donna che scrive all’indirizzo di Consultoria, un servizio autogestito da donne per donne che ha sede in via dei Transiti a Milano e che offre informazioni e momenti di confronto su contraccezione, interruzione di gravidanza, gravidanza e parto, violenza e stalking.

Sul loro blog (https://consultoriautogestita.wordpress.com) ci sono indirizzi e orari degli ospedali che fanno IVG a Milano e comuni limitrofi, compreso quello dell’Ospedale Bassini che accoglie le richieste per Cinisello Balsamo e Sesto San Giovanni.

E’ la metà di luglio quando le operatrici di Consultoria ricevono la segnalazione e si attivano per verificare. La conferma arriva dall’ambulatorio di ginecologia del Bassini: una seduta è programmata per il 14 luglio e un’altra per il 25 agosto. A questo punto lanciano l’allarme sul web, la notizia si diffonde e anche noi cominciamo ad indagare sul perché il servizio di interruzione di gravidanza che copre l’intero nord-est milanese venga sospeso per oltre un mese.

Dopo pochi giorni la direzione dell’Ospedale Bassini ci fa sapere che è tutto nella norma: “il Servizio di IVG dell’ospedale Bassini è operativo anche nei mesi di luglio e agosto. Come negli anni passati, è prevista una riduzione dell’attività, anche a fronte di una minor richiesta nei mesi estivi (– 20/30%)”. L’allarme sembra dunque rientrato, ma rischia di esplodere con il rientro di settembre.

Le due sedute aggiuntive infatti, quella del 28 luglio e quella del 5 agosto, sono possibili grazie al volontariato di Antonio Spreafico, il ginecologo che fino al mese scorso garantiva le interruzioni volontarie di gravidanza in questo ospedale. La notizia che il contratto annuale non gli sarebbe stato rinnovato è arrivata solo una settimana prima della sua cessazione. E’ lui ad aver organizzato il primo ambulatorio IVG al Bassini, nel 1978, e poi i successivi aggiustamenti. Con altri due medici ha garantito il servizio finché sono andati tutti in pensione. Da 5 anni Spreafico continuava comunque a fare le interruzioni al Bassini con incarico professionale annuale. Una funzione essenziale, visto che tutti i ginecologi e le ginecologhe del presidio ospedaliero di Cinisello e Sesto, sedi afferenti agli Istituti clinici di perfezionamento, hanno posto sulle IVG il “rifiuto di curare per motivi di coscienza” – così è definita questa pratica nella letteratura scientifica, obiezione di coscienza ai sensi della legge 194 del 1978. Ma ora il contratto di Spreafico non può essere rinnovato a causa di una legge in vigore dal primo gennaio 2015, varata per mettere un tetto alle cosiddette “pensioni d’oro”, il D.L. 90/2014.

Dato il rifiuto di curare per motivi di coscienza posto dal personale in forze all’Ospedale e data l’impossibilità di rinnovare il contratto a Spreafico, la direzione si attiva per assegnare l’incarico ad un nuovo ginecologo consulente. In gergo si chiamano “gettonisti” e sono medici che fanno interruzioni volontarie di gravidanza pagati “a gettone” dagli ospedali in cui tutti o parte del reparto di ginecologia si sottrae appellandosi alla legge 194.

I limiti della soluzione “gettonista” li spiega Spreafico. Intanto costa: 100 € per ogni IVG, che al ritmo abituale del Bassini sono minimo 4000 € al mese, pagate dai contribuenti attraverso il sistema sanitario nazionale. Inoltre un gettonista non segue tutto il processo di IVG ma si limita ad effettuare l’intervento chirurgico e fissa un tetto al numero di sedute, a fronte della gestione ordinaria che garantiva una flessibilità da 10 a 20 sedute a settimana. Spreafico, che riceveva un compenso forfettario minore, faceva anche le preparazioni, le ecografie in caso di datazione incerta, l’ambulatorio di accettazione. Una convenzione con uno studio privato, dice, sarebbe meno dispendiosa e garantirebbe qualità nel servizio più che non il ricorso al gettonista. Sarebbe comunque una soluzione di ripiego.

“Il vero problema è l’obiezione di coscienza”, dice Spreafico. “Aveva un senso quando è stata varata la legge 194, ma non oggi. Credo che chi sceglie di fare in ginecologo in ospedale non debba potersi sottrarre, proprio come avviene in altri paesi europei dove l’interruzione volontaria di gravidanza rientra nei doveri di ogni ginecologo”. E amareggiato commenta: “quando noi della nostra generazione andremo tutti in pensione, chi ci sarà a garantire il servizio? Forse allora il bubbone dell’obiezione di coscienza scoppierà e anche le donne si sveglieranno. Sembra che non si accorgano che il diritto che avevano conquistato, quello di abortire in sicurezza e legalità, sia fortemente a rischio”.

Potrebbe avere ragione. Un’indagine sistematica sull’età del personale non obiettore non è mai stata realizzata, ma già due anni fa la ricercatrice e attivista Sara Martelli smentiva i dati ministeriali su Como, Lecco, Lodi, Monza e Brianza e Sondrio. Affermando che la quota di sei obiettori su dieci attribuita alla Lombardia doveva essere corretta all’83%, otto punti in più rispetto a quella ufficiale, Martelli sottolineava anche come l’obiezione fosse diffusissima tra i più giovani e le più giovani mentre i medici non obiettori si concentravano nella fascia di età tra i 35 e i 50 anni, e che alcuni di quella percentuale già risicata di non obiettori fossero vicini al pensionamento.

Ultima modifica il Venerdì, 28 Agosto 2015 09:18
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