Una foto senza pietà

Etichettato sotto
Gaza ricorda Alan con una statua di sabbia sulla spiaggiaManfredi Scanagatta, Zeroviolenza
8 settembre 2015

Foto: Gaza ricorda Alan con una statua di sabbia sulla spiaggia

Ascanio Celestini in seguito alle polemiche sul funerale zingaresco dei Casamonica ha invitato giustamente a riflettere sul senso della morte e non sull'estetica che questa comporta.

Noi l'abbiamo ascoltato e in questi giorni ci stiamo interrogando tantissimo sul significato della morte osservandola. Sii, noi la osserviamo! ma quanti di noi vorrebbero veder morire una persona davanti ai propri occhi?

Quanti altri camminando vorrebbero imbattersi in un cadavere? Eppure, quanta attrazione abbiamo verso questi corpi immobili, quante scuse e motivazioni troviamo mentre siamo interessati ad osservare una foto o un video in cui qualcuno improvvisamente, davanti ai nostri occhi - anche se in tempi e luoghi discontinui al nostro - passa dallo stato dell'essere a quello del non essere, irrimediabilmente.

Siamo terrorizzati, ma capaci di osservare il momento esatto in cui avviene la mutazione più violenta per un essere vivente, diventare morto. Da quel momento non ci son più suoni, colori, passioni, sensazioni, emozioni. Non c'è più rabbia felicità. Non esistono più figli, mariti, compagni, lavori, dolori.

Eppure siamo tutti capaci di guardare la morte negli occhi, chiaramente non nei nostri, negli occhi di un altro. Davanti a noi nessuna scacchiera, ma bensì una tastiera, e ancora più importante un monitor e dietro questo monitor, nulla, ecco, questo è importantissimo, dietro lo schermo non c'è nulla. La morte è da sempre argomento di interesse per l'essere umano, e come potrebbe non esserlo è l'unica cosa contro la quale l'uomo non può far nulla, e per di più come con la vita ne è coinvolto completamente e come per la vita può decidere di darla, ma a differenza della vita è indubbo che arriverà.

La morte la si deve accettare per quanto non ci sia possibile conoscerla, è una specie di fede, anzi no è la fede. Sia beninteso, la morte può solo esser argomento serio, scherziamo? Morire per scherzo? Non è possibile a meno che tu non sia kenny, dunque ogni volta portato alla morte tra le risate. No, la morte è serietà, e per affrontare la morte ci vuole impegno.

A noi la morte piace un sacco guardarla, anche se, ultimamente, forse, bisogna essere sinceri; tra guerre, naufragi, terrorismo e social media la morte ci ha anche un po' annoiato, sentiamo il bisogno di qualcosa di nuovo, non è facile però, il tema è giusto è il soggetto che va cambiato. Ma anche in questo siamo bravissimi, e oggi i nostri morti preferiti sono i bambini: sono perfetti.

Sono i martiri di un popolo così indifeso dall'attacco di un altro che sul terreno di battaglia rimangono bambini e non soldati, sono i morti più importanti per la retorica antimiltarista e pacifista, uso retorica e non movimento perché temo che sia difficile trovare un'accezione pienamente condivisa di “pacifismo”, e sono chiaramente i morti preferiti da un mondo della comunicazione ormai sazio dei morti adulti.

Io me la ricordo ancora la prima volta che ho visto l'immagine di un bambino morto, era sulla spiaggia da poco passato lo tsunami, accanto a lui la madre, disperata, accanto a lei il fotografo. Il fotografo non era nella foto, ma la mia mente ha immediatamente collocato visivamente lì quella figura ed ha iniziato a porsi delle domande.

Quella foto però non voleva rappresentare la morte, ma la disperazione ad essa collegata. Oggi la morte la osserviamo nuda, non ci attrae più un corpo tra le braccia di qualcuno, ci distrae la presenza di esseri viventi, noi vogliamo la morte nella sua solitudine.

Non riesco a capire se la nostra è semplicemente una nuova infatuazione voyeuristica o se nel condividere così tante volte l'immagine di un bambino con la faccia nella sabbia, ci faccia sentire socialmente utili, moralmente elevati, noi consapevoli dei mali che attraversano il nostro mondo posteremo foto di bambini morti fin tanto che le cose non cambieranno!

Quando quindi i like diminuiranno, i click scarseggeranno, le polemiche e gli articoli come questo si quieteranno. No, mi sbaglio, la morte è simbolo! Come no? È il simbolo di questo mondo degradato, è il simbolo di uomini e donne che provano ad attraversare mari, deserti, montagne.

Bisogna condividere per sostenere il nostro pensiero, quello giusto! e tu non mi puoi dire nulla ho ragione io, guarda è morto!! dunque non simbolo, ma strumento, questo è un problema però, ho già detto che il bambino morto è il martire perfetto. Però che ci possiamo fare? Il bimbo è morto, il fotografo ha scattato, la rete si è nutrita; è il ciclo della vita, come pensare di interromperlo.

Osservare la morte ci dà consapevolezza dei mali del mondo. Bugiardi! Osservare la morte ci fa essere sicuri che sia morto qualcuno di molto lontano da noi, non ci dà consapevolezza, ci aiuta a sentirci vivi e in sicuro. Il male c'è e io lo posso osservare e analizzare, dunque sono salvo. Il male c'è dunque lo posto, tu scrivi, noi viviamo loro muoiono.

Ultima modifica il Venerdì, 11 Settembre 2015 11:27
Altro in questa categoria: Le ladies del calcio inglese »
Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook