10 ottobre, Giornata mondiale: la pena di morte nel mondo

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Stop alla pena di morteRiccardo Noury, Zeroviolenza
8 ottobre 2015

Nella sua costante analisi dei dati sull'uso della pena di morte nel mondo, Amnesty International rileva da almeno un paio d'anni due fenomeni contrastanti.
Da un lato, il numero dei paesi che eseguono condanne a morte rimane basso (22 nel 2014 così come nel 2013).

La pena capitale rimane dunque un’eccezione nel mondo odierno - negli ultimi cinque anni solo 11 paesi vi hanno regolarmente fatto ricorso - ed è concentrata soprattutto in Medio Oriente e Asia: Iran, Iraq e Arabia Saudita sono responsabili di tre quarti delle esecuzioni conosciute a livello globale. Se avessimo a disposizione i dati sulla Cina, la percentuale di questi quattro paesi supererebbe ampiamente il 90 per cento.

Dall’altro lato, il numero delle condanne a morte aumenta: nel 2014 le sentenze sono state almeno 2466 rispetto a 1925 dell’anno precedente. L’incremento si deve essenzialmente agli sviluppi in Egitto e Nigeria, dove centinaia di persone sono state condannate alla pena capitale nel tentativo, futile e di corto respiro, di contrastare in questo modo le minacce alla sicurezza, l’instabilità politica e il terrorismo.

In Nigeria nel 2014 sono state emesse 659 condanne a morte, con un aumento di oltre 500 rispetto alle 141 del 2013.

In Egitto le condanne a morte inflitte nel 2014 sono state almeno 509, 400 in più rispetto al 2013. Si calcola che dal colpo di stato del luglio 2013, il totale delle pene capitali emesse dai tribunali egiziani sia di circa 1700. Per fortuna, ne sono state eseguite solo sette ma centinaia di altre rischiano di essere ratificate nei prossimi mesi.

Per quanto riguarda le esecuzioni di cui Amnesty International è venuta a conoscenza, ovvero quelle rese note dalle autorità statali, nel 2014 sono state 607, il 22 per cento in meno rispetto al 2013. Ma nel 2015 arriveremo sopra il migliaio.

In Iran, tra esecuzioni rese note dal governo e quelle riscontrate dalle organizzazioni locali per i diritti umani, il totale del 2014 è stato di 743. Questo numero è stato già superato nei primi nove mesi del 2015.

In Pakistan, dopo che alla fine dello scorso anno - all’indomani del terribile attentato contro una scuola di Peshawar - il governo ha deciso di riprendere le esecuzioni, il boia ha lavorato a ritmo serrato: 240 esecuzioni da gennaio a settembre, compreso un minorenne al momento del reato.

La situazione è peggiorata anche in Arabia Saudita: nel 2014 le esecuzioni (spesso mediante decapitazione in pubblica piazza) erano state 90, mentre nei primi nove mesi dell’anno siamo già arrivati a oltre 130.

Gli Stati Uniti d’America continuano a essere l’unico paese del continente americano a eseguire condanne a morte. Il numero tende a diminuire: 39 esecuzioni nel 2013, 35 nel 2014 e 20 nei primi nove mesi del 2015, a conferma del recente declino della pena di morte a livello nazionale. Non solo: le esecuzioni hanno luogo in pochi stati (nove nel 2013, sette nel 2014, cinque finora nel 2015) e quattro di questi (Texas, Missouri, Florida e Oklahoma) sono stati responsabili dell’89 per cento delle esecuzioni dello scorso anno.

Purtroppo, a luglio, la Corte suprema federale ha perso un’importante occasione per fermare le esecuzioni, respingendo un ricorso relativo alla nuova composizione dei farmaci per l’iniezione letale, dovuta all’esaurimento di uno dei tre, l’anestetico (anche a seguito della decisione dei produttori europei di non esportarlo più negli Usa). Negli ultimi due anni, erano state eseguite condanne a morte alla stregua di veri e propri esperimenti umani, usando insiemi di sostanze o quantità non sperimentate e non rivelando l’origine dei medicinali.
 
L’uso della pena di morte è sempre più limitato nell’Africa subsahariana, dove solo tre stati (Guinea Equatoriale, Somalia e Sudan) hanno eseguito condanne alla pena capitale.
Quanto all’Europa, la Bielorussia si conferma l’unico paese della regione a eseguire condanne a morte. L’anno scorso almeno tre fucilazioni hanno posto fine a un periodo di assenza di esecuzioni durato 24 mesi. Le esecuzioni sono avvenute in segreto e familiari e avvocati sono stati informati solo dopo.

In definitiva, il 2015 sembra apparentemente segnare una pausa nel cammino del mondo verso l’abolizione della pena di morte. Tuttavia, la buona notizia è che grazie a Figi, Suriname e Madagascar è stato avvicinato, raggiunto e superato il numero di 100 paesi completamente abolizionisti.

Ultima modifica il Venerdì, 09 Ottobre 2015 07:41
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