"Pasolini metteva il corpo in ascolto." Intervista a Dacia Maraini

Pier Paolo Pasolini e Dacia MarainiMonica Pepe, Zeroviolenza
2 novembre 2015

Dacia Maraini, cosa rimane di inesplorato di Pasolini a quarant'anni dalla sua morte?

"Prima di tutto il significato della sua morte, ancora misteriosa e oscura. Sembra incredibile che a 40 anni dalla sua morte, ancora non si sappia chi l’ha veramente ucciso e perché."

"L'importante è una sola cosa: che non trapeli nulla di men che rassicurante. L'ideale piccolo borghese di vita tranquilla e perbene -le famiglie giuste non devono avere disgrazie: ciò è disonorevole davanti agli altri- si proietta come una specie di film implacabile in tutti i programmi televisivi e in ogni piega di essi". Pasolini attaccò più volte la televisione come mezzo di pervasione di massa. Come è cambiato in questi anni il rapporto tra individuo, potere e televisione?

"Direi che oggi quello che viene trasmesso in TV più che rassicurazione, è paura, diffidenza, aggressività. Affidatevi al grande mercato che vi soddisferà, sembrano dire per consolare gli inquieti. Ma si sa che il mercato può dare potere, soldi, ma non sicurezza interiore".

Settanta intellettuali italiani mesi fa hanno detto che la minaccia più grande per la libertà d'espressione in Italia è l'autocensura e il politicamente corretto. Cosa ne pensa?

"Non direi che i pericoli stiano nell'autocensura e nel politicamente corretto. Semmai nella volgarizzazione, nel convincere che tutto si può vendere e comprare, dai senatori ai corpi delle minorenni, dal pensiero alla fede politica".

Pasolini nel 1975 previde chiaramente la paralisi dei rapporti sociali quando il passaggio del capitalismo da produzione di beni primari a produzione di beni effimeri si fosse consolidato...

"Una società che non produce più ma si affida solo alla finanza è votata all'autoannullamento. Stiamo distruggendo il lavoro e questo comporta dei gravi pericoli per il futuro".

Dove nasceva la capacità di Pasolini di vedere prima degli altri?

"Pasolini metteva il suo corpo in ascolto. Aveva una straordinaria capacità di intercettare i cambiamenti. Ma come tutti i profeti, era destinato a essere odiato e calpestato -pensiamo a Cassandra- per poi, dopo il compimento delle profezie, essere esaltato e rimpianto".

Indelebile il ricordo delle parole di Moravia al funerale di Pasolini: "Io so che voi sapete cosa era Pasolini...". Come avete vissuto il periodo successivo alla sua morte?

"Come una ferita che stentava a rimarginarsi".

L'omosessualità oggi non è più un tabù. Pasolini pagò allora per l'aver testimoniato la sua omosessualità non come colpa ma come libertà dal potere. Ne parlavate insieme?

"L'omosessualità di Pasolini era diversa da quella solita, fatta di due uomini o due donne che si incontrano e si amano, tanto da arrivare a volere mettere su famiglia insieme. Quel genere di omosessualità gli era estranea. Lui era ossessionato da un erotismo tormentoso, ma di tipo materno, che lo portava all’accoglienza.
Come spinto da un desiderio cieco di farsi riempire il grembo per dare vita a un bambino nuovo, un bambino ingrato che lo avrebbe aggredito anziché amato. Tante volte Pier Paolo parlava -e lo scrive chiaro in Petrolio- di un corpo maschile che si trasforma in corpo femminile, con grossi seni e una vulva accogliente. Una madre tenera, dolcissima e incestuosa che disperatamente cerca il figlio che ha perduto. Ma quella madre era lui e anche il figlio era lui, paradossi di uno spirito inquieto e disperato".

Qual è il ricordo della sua amicizia con Pasolini che più la accompagna?

"I lunghi viaggi, il silenzio mite di una compagnia silenziosa e tenera. Era l'uomo più mite e dolce che io abbia conosciuto. Solo quando scriveva, diventava crudele e rabbioso, ma era l’espressione di un sogno verbale".

Ultima modifica il Martedì, 03 Novembre 2015 12:54
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