Lotta all'Aids: non fiocchi rossi, ma informazione e prevenzione

Keith Haring, Lotta all'AidsMassimo Oldrini*, Zeroviolenza

Per il primo dicembre chiediamo alle istituzioni programmi nazionali di informazione sull'Hiv che durino tutto l'anno. Perché la medicina ha compiuto grandi passi nella scoperta di terapie efficaci, ma lo stigma e la discriminazione contribuiscono alla diffusione del virus.

Da quando è scoppiata l'epidemia di Aids ad oggi passi enormi sono stati fatti contro l'Hiv e per la vita delle persone che vi convivono: le terapie antiretrovirali abbattono del 96 per cento la carica virale e, associate ai preservativi, permettono di avere rapporti sessuali tra persone positive e negative al virus. Per gli uomini e le donne con Hiv è anche possibile anche avere figli senza rischio di trasmissione del virus.

Tuttavia le conoscenze del pubblico sul tema sembrano rimaste agli anni 80-90. Questo comporta una grave discriminazione delle persone con Hiv nel lavoro, nella vita affettiva e anche – come è stato denunciato in un recente episodio di cronaca – nei servizi sociali e nella scuola.

La vicenda della giovane esclusa dalla scuola perché con Hiv - che nei giorni scorsi è stata resa pubblica sulla stampa - ci riporta la grande ignoranza sul tema proprio da parte di quelle istituzioni che devono occuparsi dell'istruzione e della cura dei più piccoli. Nel 2015 è accaduto che un ufficio scolastico regionale abbia invitato una bambina positiva al virus a fare lezioni a distanza e che, prima, la ragazza sia stata rifiutata da ben 35 comunità di accoglienza per minori. Si tratta di un episodio molto grave - risolto grazie alla denuncia di genitori affidatari attivi e consapevoli - che è solo la punta dell'iceberg della condizione di fortissima discriminazione in cui vivono le persone con Hiv in Italia.

L'ignoranza sull'Hiv riguarda anche il mondo dei servizi sociali e sanitari, come ci dicono le segnalazioni che riceviamo su persone rifiutate nei centri per anziani perché positive al virus. Nel caso denunciato nei giorni scorsi, come in moltissimi altri episodi di discriminazione che le persone riportano alla LILA in forma anonima, la responsabilità e l'ignoranza non riguardano un singolo ma la collettività.

Questo avviene perché in Italia non si parla più di Hiv e non esistono programmi nazionali per la prevenzione della trasmissione e il contrasto dello stigma. Per questo, in occasione del primo dicembre, chiediamo alle istituzioni non fiocchi rossi, ma programmi e azioni contro lo stigma che durino tutto l'anno.

I pregiudizi favoriscono la diffusione del virus: è noto infatti che molte persone che hanno avuto rapporti sessuali a rischio evitano di fare il test perchè terrorizzate dalla solitudine e dalla discriminazione sociale che seguirebbe un eventuale esito positivo. Oggi il virus viene trasmesso nella maggior parte dei casi da parte di persone non consapevoli di aver contratto l'Hiv che, nel periodo che intercorre tra l'infezione e i sintomi che le obbligano a fare il test, hanno modo e tempo di infettarne molte altre.

Secondo uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità, la stima delle persone inconsapevoli dell'infezione in Italia può variare dal 13% al 40% delle 94.146 accertate. Per combattere il sommerso, è necessario contrastare in modo serio lo stigma e la discriminazione che sono favoriti da titoli sensazionalistici e allarmi agli untori che tengono le persone con Hiv e Aids legate all'immaginario di terrore e morte degli anni '80.

Oggi per fermare il virus è necessario informare sul fatto che i nuovi farmaci permettono alle persone sieropositive di vivere tranquillamente un lavoro, una vita di coppia e persino la genitorialità.

* Presidente LILA (Lega Italiana Lotta all'Aids)

LILA, Giornata Mondiale Aids: aumentano le persone che non fanno il test dell'Hiv

Ultima modifica il Mercoledì, 02 Dicembre 2015 09:04
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