Dove è finita la legge sulla tortura? Intervista a Patrizio Gonnella

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Polizia TorturaLuca Cardin e Monica Pepe, Zeroviolenza
3 dicembre 2015

L'Europa nell'ultimo anno ha condannato l'Italia  con due sentenze per i fatti del G8 di Genova del 2001, puntando il dito contro la mancanza di una legge sulla tortura.

Matteo Renzi aveva promesso l'introduzione del reato di tortura in tempi record, ma il testo è ancora fermo alla Camera. Ne parliamo con Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

Patrizio Gonnella, come mai il testo della legge sul reato di tortura è fermo alla Camera?
Il testo è fermo al Senato dalla scorsa primavera quando la Camera lo ha approvato. Negli ultimi mesi è tornata la melina. Il dibattito è nuovamente bloccato, anestetizzato. Resiste un luogo comune vecchio, falso come tutti i luoghi comuni, secondo cui il crimine di tortura sarebbe pensato contro le forze di polizia e di sicurezza. 


Nulla di meno corrispondente al vero. Il reato di tortura protegge tutti quei poliziotti, carabinieri che si muovono nel solco della legalità. È l’unico reato che la nostra Costituzione impone. I nostri costituenti hanno usato una sola volta il verbo ‘punire’ all’articolo 13 quando hanno voluto codificare l’habeas corpus.

Qual'è il suo giudizio sul testo?
Il testo approvato dalla commissione giustizia di Palazzo Madama lo scorso giugno è in distonia profonda dalla definizione del reato di tortura presente nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura nel 1984. In primo luogo è stato previsto che il delitto sia generico ovvero che può essere commesso da chiunque e non solo dai pubblici ufficiali così negando la specificità di un delitto che nasce all’interno dello Stato e che non riguarda fatti privati seppur gravi.

In secondo luogo secondo i senatori per esservi reato le violenze devono essere reiterate così assicurando impunità al mono-torturatore. Infine si sostiene che il trauma psichico debba essere verificabile rendendo in tal modo sempre più difficile la persecuzione dei criminali. Come si può infatti verificare un trauma ad anni dalla sua commissione o quando la vittima a causa delle violenze subite è purtroppo deceduta?

Che modifiche dovrebbero essere introdotte per renderlo un testo di legge efficace contro gli abusi che possono essere commessi dalle forze dell'ordine?
In realtà bisogna tornare al testo presente all’articolo 1 della Convenzione Onu contro la tortura, tradurlo in italiano, prevedere una sanzione ragionevole e coerente con le norme presenti nel codice penale, sancire l’imprescrittibilità. Ogni modifica al testo Onu deve essere equilibrata e non dare il segno della ricerca dell’impunità come pare oggi stia invece avvenendo. La cosa più tremenda che potrebbe accadere è strumentalizzare i fatti tragici di Parigi per far fare ancora passi indietro nella cultura dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Il terrorismo si piega con le regole dello Stato di diritto.

Nel 1988 l'Italia ratificò la Convezione delle Nazioni Unite sulla tortura. Come sarebbero stati trattati i casi Cucchi, Aldovrandi, Uva e gli altri se ci si fosse dotati allora del reato di tortura? 
Non è facile fare previsioni sui processi. Molti sono i fattori che intervengono non ultima la cultura democratica della giurisdizione che deve essere capace di emanciparsi dalle pressioni delle forze di sicurezza. Sicuramente però ci sarebbero state maggiori chance di giustizia tanto più perché sarebbero stati più lunghi i tempi di prescrizione.

Quale direzione prendere oggi?
Oggi bisogna procedere per fatti di reato per i quali è necessaria la querela di parte o che hanno tempi molto brevi di prescrizione. La tortura deve essere punita. E deve esserlo assicurando tempi di prescrizione del reato che garantiscano chance adeguate di giustizia. I processi per casi di questo genere sono difficili, lunghi. Richiedono indagini meticolose che rompano il muro dell’omertà. In molte storie di tortura mancano i testimoni. La paura di ritorsioni della persona torturata ritarda la denuncia e di conseguenza l’avvio delle indagini, rendendo le prove mediche evanescenti. 

Nei casi di violenza dei custodi nei confronti delle persone custodite la denuncia deve potere essere presentata alla fine del periodo di reclusione legale. Ciò significa che l’emersione degli episodi dall’oscuro di un carcere potrebbe avvenire anche anni o decenni dopo le violenze o le minacce subite. Lo Stato che, attraverso la tagliola della prescrizione, non lo consente diventa corresponsabile dell’impunità del torturatore. La Corte di Cassazione è stata costretta a dire di no all’estradizione in Argentina del sacerdote Franco Reverberi, accusato dai magistrati sudamericani di avere partecipato nella sua veste di cappellano militare ai ‘tormenti’ dei torturati ai tempi di Videla, in quanto in mancanza del delitto di tortura nel codice penale italiano i reati contestabili avevano tempi di prescrizione molto brevi, ampiamente superati.

Come fare prevenzione quando parliamo di tortura?
La prevenzione della tortura in primo luogo passa dalla codificazione adeguata del crimine, in assenza della quale è ben difficile sostenere la tesi che il singolo ufficiale sia una mela marcia rispetto a un corpo sano. Quell’ufficiale è avallato nei suoi comportamenti da un vuoto normativo. Le Corti internazionali, interessate alle responsabilità istituzionali e collettive più che dei singoli individui, di fronte a tale lacuna hanno ampio margine per sostenere legittimamente la tesi della correità dello Stato.

Di solito è solo la voce della società civile in Italia che squarcia il velo dell'omertà delle violenze. Perchè?
Ci vuole una rivoluzione culturale che metta al centro la persona contro il potere strabordante dello Stato. Gli Usa hanno perso a Guantanamo. Con Guantanamo hanno vinto i cultori della violenza, ha vinto il terrorismo islamico. Bisogna interrompere il circolo vizioso della violenza. La criminalizzazione della tortura lo interrompe in modo forte e simbolicamente efficace. Lo devono capire le forze politiche, lo devono capire i media.

Ultima modifica il Venerdì, 04 Dicembre 2015 11:00
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