Appello ai lavoratori in lotta a Gela

Petrolio a GelaCoordinamento Nazionale No Triv
21 gennaio 2016

Mentre a Gela (leggi i comunicati) è in corso una straordinaria e determinata mobilitazione operaia e popolare contro lo svuotamento del protocollo d'intesa sottoscritto da governo regionale, parti datoriali ed organizzazioni sindacali a novembre 2014,
tutti si interrogano sui possibili sviluppi della lotta, che da tempo assume le caratteristiche di una battaglia per il destino di un’intera area della Sicilia.

“I lavoratori hanno fermato tutti i 65 pozzi on shore; la mobilitazione è destinata a crescere nei prossimi giorni”, ha detto Emilio Miceli, segretario generale della Filctem Cgil, aggiungendo che "avevamo avvertito l'Eni dei rischi connessi a un rallentamento degli investimenti a Gela come nel resto del Paese e che gli impegni presi con il suggello del presidente del Consiglio, arrivato di gran corsa a Gela, non venivano rispettati".

Per il leader nazionale della Filctem Cgil l'Eni "come abbiamo detto più volte, sta dismettendo la sua presenza in Italia e il Governo non può assistere a un fatto così eccezionale senza dire parole chiare".

Un comunicato sulle ambiguità e contraddizioni del protocollo di Gela a firma del Coordinamento nazionale No Triv – sez. Sicilia di fine Novembre 2014 denunziava gli effetti concomitanti degli aspetti giuridici, economici, politici, di un bluff annunziato.

Come mai i vertici nazionali e locali della stessa Fiom Cgil, oltre che della Filctem, delle rappresentanze di categoria di Cisl e Uil, si sono detti unanimemente entusiasti, siglando senza battere ciglio?

Eppure si sapeva di essere di fronte ad una crisi strutturale di settore, riguardante da una lato il calo della domanda, dall’altro (vedi allegato No Triv) l’eccedenza dei volumi di raffinazione.

Oggi che una violenta crisi complessiva di carattere politico/economico/militare sta sconvolgendo vecchi e consolidati assetti geopolitici, mettendo sotto gli occhi di tutti gli effetti speculativi e competitivi del ribasso del prezzo del barile a circa un quarto del prezzo stabilito ai tempi del protocollo di Gela, Eni svende, diversifica, elude. Crocetta e Renzi si tengono lontani dagli scenari dei conflitti sociali, mostrando in tal modo il vero grado di subordinazione alle scelte di Eni.

La recente decisione della Corte Costituzionale di dichiarare ammissibile la celebrazione del referendum No Triv crea una situazione nuova, che operai, popolazioni di Gela e siciliane, insieme con le parti più avvedute ed illuminate delle associazioni ambientaliste e sindacali locali e nazionali, auspichiamo sappiano cogliere al meglio, sapendo respingere i tentativi del governo Renzi di giustificare la crisi del settore della raffinazione ed il fallimento del protocollo del 2014 dando la colpa all’iniziativa No Triv, magari all’enciclica di papa Francesco ed alla COP 21 a Parigi, per costruire, insieme, una straordinaria vertenza improntata alla richiesta di reddito ed occupazione legati alla transizione energetica, alle bonifiche ambientali, alla riqualificazione del rapporto tra agricoltura, pesca, turismo, archeologia.

Siamo d’accordo con Maurizio Marcelli, responsabile nazionale Fiom per l’Ufficio Salute, Ambiente e Sicurezza, che in comunicato stampa afferma che “la campagna per conquistare la vittoria a questo referendum deve iniziare da subito e la Fiom, sarà con il movimento 'NoTriv' per conquistare il consenso a questa battaglia, che è anche quella di tanti lavoratori metalmeccanici” e che
“sostenere il 'no' alle trivellazioni nel mare non vuol dire solo tutelare l'ambiente, ma anche affermare che è possibile una nuova idea di sviluppo, fondata sulle energie rinnovabili che non modificano il clima e non determinano danni alla salute e in un contesto di vera democrazia, dove le istanze dei cittadini e delle persone non siano cancellate a favore degli interessi dei grandi gruppi finanziari”, ma oggi la non più rinviabile necessità di garantire reddito, salute, ambiente vivibile, servizi, dignità, ci chiama tutti a responsabilità epocali.

Se sapremo darci una mano saremo in grado di allontanare lo spettro della disoccupazione, dell’esilio, del ricatto del nuovo autoritarismo dei poteri centralizzati e separati e della mafia, contribuendo ad una nuova ed esaltante stagione di riscossa della democrazia e della solidarietà.

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