Il premier croato ferma le trivelle e investe sull'efficenza energetica

Trivelle in CroaziaCoordinamento Nazionale No Triv
26 gennaio 2016

La Croazia intende proclamare "una moratoria al progetto di esplorazione ed estrazione degli idrocarburi", gas e petrolio, nell'Adriatico. Lo ha annunciato il premier incaricato Tim Oreskovic nella presentazione del suo programma di governo in parlamento lo scorso 22 gennaio.

In un'intervista rilasciata al blog poslovni.hr il 4 gennaio scorso, prima che il Parlamento votasse la fiducia al nuovo Governo, Oreskovic aveva già dichiarato "Dio non voglia che ci sia alcun tipo di incidente; L'Adriatico è un mare quasi chiuso".

"A differenza del nostro Presidente del Consiglio" - dichiara Roberta Radich del Coordinamento Nazionale No Triv - "il Primo Ministro croato conosce bene la geografia e conosce bene i rischi connessi allo sviluppo delle attività petrolifere in un mare chiuso come l'Adriatico".

Il programma di governo del nuovo Primo Ministro croato Orešković, non prevede la trasformazione della Croazia in una nuova Norvegia bensì una radicale revisione "green" della politica energetica nazionale, con tanto di moratoria temporanea per le attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi nel Mare Adriatico.

Il programma di governo di Orešković contempla anche una moratoria sulla costruzione di centrali termoelettriche, il rilancio delle energie rinnovabili e la ristrutturazione della compagnia elettrica statale HEP, che forse prelude alla sua privatizzazione.

Il Governo croato fa dunque dietro-front e decide di lasciare in fondo al Mare Adriatico croato, già spezzettato in 29 concessioni, qualcosa come 3.000.000.000 di barili.

Resterà deluso Romano Prodi che, in un'intervista di qualche tempo fa, sosteneva che "La gran parte delle trivellazioni si trova lungo la linea di confine delle acque territoriali italiane, al di qua delle quali ogni attività di perforazione è bloccata. Si tratta di giacimenti che si estendono nelle acque territoriali di entrambi i paesi ma che, se non cambierà la nostra strategia, verranno sfruttati dalla sola Croazia".

La decisione del Premier Croato Orešković avrà ripercussioni importanti sui piani di investimento che le compagnie petrolifere, tra cui l'Eni, hanno portato avanti per diversi anni. Il nuovo clima, sfavorevole allo sviluppo delle attività petrolifere off shore, renderà meno attrattivo l'Adriatico agli occhi degli investitori stranieri.

La Croazia intanto non sembra temere le eventuali azioni legali da parte delle compagnie petrolifere. Secondo quanto riferito da fonti croate, il direttore dell'Agenzia degli Idrocarburi, Barbara Doric, ritiene infatti che i progetti siano ancora nella loro fase embrionale e che eventuali pretese risarcitorie da parte delle società dell'Oil & Gas non avrebbero alcun fondamento giuridico.

In una situazione identica a quella croata di oggi, invece, nel 2012 il Governo Monti, proprio con l'art. 35 comma 1 del Decreto Sviluppo che è oggetto del referendum abrogativo No Triv, fece esattamente il contrario: salvò le istanze per la ricerca e la coltivazione di gas e petrolio in mare che erano in corso all'entrata in vigore del Decreto Prestigiacomo.

"La Croazia pensa a salvare le proprie coste e l'Adriatico. In Italia nel 2012 si usò il pretesto di tutelare il legittimo affidamento per salvare decine di progetti e per salvaguardare gli interessi delle compagnie petrolifere" - dichiara Federico Cuscito del Coordinamento Nazionale No Triv - "La maggior parte di quei progetti sono andati avanti fino ad oggi: votando Sì al Referendum abbiamo la possibilità di scrivere definitivamente la parole FINE a questa brutta pagina della storia del nostra Paese".

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