Democracy In Europe Movement (DIEM): verso una piattaforma per l’autonomia della conoscenza

Worker's paradiseFranco Berardi "Bifo", Zeroviolenza
9 febbraio 2016

Nei prossimi mesi e anni succederanno molte cose sorprendenti, ma dovremmo evitare di aspettarci l’impossibile: la democrazia non è destinata a ritornare e i lavoratori non troveranno un nuovo terreno di solidarietà, nel prossimo futuro.

Dobbiamo affrontare la realtà e la realtà presente è il prodotto di trenta anni di devastazione capitalistica e di indottrinamento neoliberale. Sono maturi in Europa i frutti dell’austerità, e la destra li sta raccogliendo. Si guardi il programma dell’ungherese Orban e del polacco Kazinski, e del Front National di Le Pen.

Difendono il salario e le condizioni di vita dei lavoratori contro la violenza finanziaria. Rivendicano la sovranità nazionale e il respingimento dei migranti che tentano di fuggire la guerra e la miseria. Occupano il vuoto lasciato dai partiti della sinistra subalterna all’egemonia del mercato, e trasformano la rabbia dei lavoratori in forme di razzismo identitario!

I governi neoliberali accolgono i lavoratori stranieri fin quando si piegano allo sfruttamento e accettano bassi salari, ma non vogliono investire massicciamente nell’accoglienza e nell’integrazione, consegnano al fascista Erdogan il compito di occuparsi dei migranti che il razzismo europeo non vuole. L’ambivalenza dell’Unione - apertura delle imprese e respingimento popolare - si sta rivelando rovinosa.

Il fronte anti-globalista di destra è il prodotto diretto dell’impoverimento della società, ma il conflitto tra globalismo e nazionalismo è reale, e sarebbe ingenuo sottovalutare l’instabilità che questo produce in Europa. Nei prossimi anni il campo della politica sarà occupato da queste due forze.

Ma allora cosa dobbiamo fare? Dovremmo limitarci a osservare la catastrofe? Ovviamente è impossibile perché la catastrofe sfiora le nostre vite e trasforma orribilmente il panorama sociale. Dovremmo fare quello che già stiamo facendo: ai margini occuparci di coloro che sono feriti, dei migranti, dei poveri, creare spazi di sopravvivenza e resistenza umana, dar rifugio alla solidarietà per quanto possibile.

Seguendo la consegna di Vittorio Arrigoni che è stato ucciso da un fanatico palestinese mentre sosteneva il popolo palestinese a sopravvivere all’aggressione del razzismo israeliano, “stay human” è il nostro attuale programma. E’ tutto quello che possiamo fare fin quando i mostri occupano la scena, fin tanto che la tempesta ci sovrasterà. Solo l’azione di migliaia di persone che semplicemente rimangono umane ha dato ai migranti la possibilità di sopravvivere: coperte, cibo, tende, trasporto e solidarietà sono stati forniti dalla minoranza che rimane umana.

La maggior parte di queste persone ascoltano le parole di Francesco, il papa che viene dalla fine del mondo, il solo leader politico che abbia messo in guardia contro il pericolo di disumanità che sovrasta l’orizzonte europeo del 2016.

Ma questo non è tutto. Abbiamo il compito di sopravvivere e contribuire alla sopravvivenza sociale, ma abbiamo anche il compito di guardare oltre l’orizzonte del presente, di immaginare una via d’uscita dall’inferno neoliberale e dal sottoprodotto dell’euro-finanza che è il populismo reazionario.

Sono d’accordo con Varoufakis quando dice che non dovremmo impegnarci nella ricostruzione della sinistra nazionale. La democrazia è fuori servizio a causa dell’austeritarismo euro-liberale.
Nè penso che dovremmo impegnarci nella creazione di una sorta di gruppo di coordinamento tra i residui della sinistra europea.

Dobbiamo essere al tempo stesso molto più visionari e molto più realisti!

Nella generale debolezza della società, il soggetto sociale che possiede la chiave della trasformazione è il lavoro cognitivo - che vive in condizioni precarie.

Dobbiamo chiamare i lavoratori cognitivi ad avviare un processo di auto organizzazione: non si tratta di un processo politico ma di un processo culturale e tecnico.

Dobbiamo chiamare milioni di lavoratori cognitivi che sono costretti a vendere la loro conoscenza in cambio di un salario precario in condizioni patogene di competizione frenetica. Dobbiamo chiamare ingegneri, agenti finanziari, programmatori, giornalisti e scienziati a unirsi in un movimento di sabotaggio e di riprogrammazione.

L’assoggettamento del sapere alla legge del mercato produce devastazione. Nelle scuole e nelle università europee, nei laboratori ad alta tecnologia, negli ospedali e nel sistema mediatico dobbiamo lanciare un movimento per l’autonomia della conoscenza.

La rivoluzione digitale ha prodotto un effetto paradossale: la comunicazione e l’informatica hanno connesso la vita quotidiana e la conoscenza sociale, ma al tempo stesso il cervello sociale, le competenze cognitive della società sono state sequestrate nel bunker delle imprese e della governance finanziaria.

Quel che ci occorre, quel che dobbiamo costruire non è un partito politico ma una piattaforma tecnica per l’autorganizzazione dei lavoratori cognitivi. Questa è la lezione che viene dall’esperienza di Wikileaks: Assange e i suoi compagni hanno creato una piattaforma per l’autonomia dell’informazione!

Nostro compito oggi è costruire una piattaforma sociale e tecnica per l’autonomia della conoscenza. Questa è la sola strada per reimmaginare l’Unione europea, al di là della depressione presente.

Ultima modifica il Mercoledì, 10 Febbraio 2016 06:46
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