Io me lo ricordo. Chernobyl 1986-2016

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Chernobyl Luca Cardin, Zeroviolenza
26 aprile 2016

Me lo ricordo come se fosse successo ieri.
30 anni fa. Avevo 12 anni, facevo colazione con la mia famiglia. La radio accesa. A casa mia la radio era sempre accesa. La notizia da noi arrivò dalla Svezia il giorno dopo, il 27 aprile.

GR1 delle 8: "Incidente in una centrale nucleare in Russia, seguiranno aggiornamenti". Le autorità russe all'inizio avevano tenuto tutto nascosto.

Gli aggiornamenti, le notizie che arrivarono i giorni successivi furono sempre più gravi, tragici, a loro modo incredibili. Una corsa contro il tempo, le squadre di vigili del fuoco, operai e soldati (i cosiddetti “liquidatori”) mandati a morire.

Sì, mandati a morire perché una mezzora di esposizione era sufficiente a dare una morte certa: lenta e crudele nella maggior parte dei casi, veloce per i più fortunati, in tutti i casi dolorosa, molto dolorosa.

Sulle vittime – civili e non – non si sono mai raggiunti numeri univoci, le fonti diverse sono sempre state discordanti. Dai 4.000 morti stimati da una indagine ufficiale (Chernobyl Forum, https://it.wikipedia.org/wiki/Chernobyl_Forum) ai 6.000.000 di morti stimati da Greenpeace in 70 anni (https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_%C4%8Cernobyl%27#Vittime_del_disastro_e_conseguenze_sanitarie).

E poi la nube che arriva in Occidente e nell'Italia del nord, i telegiornali che ci dicono di stare poco all'aperto, di non mangiare frutta e verdura (e io che penso subito ai pomodori e all'insalata dell'orto di mia nonna), di non bere latte, la psicosi collettiva. I ricordi della scuola media: con i miei compagni durante l'ora di Educazione Tecnica il professore che ci porta in giardino con un contatore Geiger a misurare la radioattività e vedere la lancetta che schizza verso l'alto.

Il 10 maggio a Roma una grande manifestazione popolare a cui parteciparono più di 200.000 persone. L'onda lunga di Chernobyl in Italia continuò e portò al referendum che l'anno successivo sancì l'abbandono dell'energia nucleare in Italia.

Ho sempre pensato che la mia coscienza ambientalista sia nata in quei giorni. C'è sempre stato qualcosa di affascinante e diabolico allo stesso tempo nell'energia nucleare che ha catturato la mia attenzione. La produzione di un'energia infinita, dicevano che era come quella prodotta dentro il Sole.

Un ragazzino di 12 anni rimane colpito, fino a farne un tesina per l'esame di terza media “La produzione di energia nucleare nella Centrale Enel di Caorso” e da intraprendere un percorso di esperienza che mi ha portato ad impegnarmi per molti anni con Greenpeace e ancora oggi nelle battaglie ambientaliste, da ultima quella del referendum sulle trivelle.

In Italia per fortuna il dibattito non è più sul nucleare, anche se va ricordato che solo un altro dramma di dimensioni incalcolabili come l'incidente di Fukushima nel 2011 ha messo una pietra sopra alla possibilità per l'Italia di produrre energia nucleare.

Il dibattito quindi si è spostato sulle politiche energetiche nel loro complesso, sulle fonti rinnovabili e sul riscaldamento del pianeta, grazie soprattutto alla Conferenza sul clima di Parigi e alla campagna del referendum sulle trivelle da cui siamo appena usciti, nonostante Renzi e il PD abbiano osteggiato in ogni modo il coinvolgimento dei cittadini all'interno del dibattito pubblico.

Questo è un dato di fatto: in ogni parte del mondo la politica cerca di tenere sotto il suo esclusivo controllo la gestione dell'approvigionamento energetico, ma è molto probabile che il portato simbolico dell'energia e la minaccia della bomba climatica porteranno sempre più cittadini a diventare protagonisti della relazione che tiene insieme produzione, territori e futuro del pianeta.

Perché di questo si tratta, è ormai incontrovertibile che le scelte di politica ambientale prese oggi avranno delle ricadute sempre più gravi in un futuro sempre più ravvicinato.

Chernobyl porta ancora intatto il segno del delirio di onnipotenza dell'uomo sulla natura e sugli altri esseri umani. A trent'anni dal giorno che la rese tristemente famosa rimane immutata la stessa domanda. Perche?

Ultima modifica il Mercoledì, 27 Aprile 2016 07:37
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