Anatomia del maschio invisibile

Uomini e maschiStefano Galieni, Zeroviolenza
3 maggio 2016

Gli scheletri nell'armadio di antica memoria oggi si nascondono da altre parti, per esempio in un Pc, incautamente lasciato in modalità stand by. Capita che Lisa, moglie felice di Massimo, madre di 3 figli ormai adulti o comunque ormai grandi, apra una mattina quel computer, cerchi un sito per il suo lavoro nella cronologia e scopra altro.

E all’improvviso la serenità e i ritmi della propria esistenza subiscono un brusco stop. Inizia così il disfacimento di una famiglia, di un rapporto trentennale ma soprattutto di una figura maschile che si sgretola in continuazione dietro una perenne sequela di menzogne in cui, di volta in volta, si tenta di far cadere tanto Lisa quanto i tre figli, in un lento ma inesorabile crollo.

Lo “scheletro” è nella doppia vita di Massimo. Una, visibile, di consulente finanziario che insegna ad evadere le tasse, di marito perennemente alla ricerca di attenzioni, di padre, a tratti reazionario e conservatore, ma affettivamente assente, forse mai divenuto adulto, come frequente fra gli uomini.

L’altra celata di assiduo frequentatore di trans, di siti di trans, che attorno a questo immaginario ha costituito una propria identità misconosciuta, che resta all’oscuro grazie ad un lavoro che lo obbliga a viaggiare ma soprattutto grazie ad un contesto familiare da cui riesce perennemente a mimetizzarsi.

È abile Massimo con l’eloquio, inventa, nasconde, dissimula anche emozioni e sentimenti, nella fatica quotidiana di negare o forse anche di negarsi, una scelta. È abile perché quello che per lui conta è salvare l’apparenza di una vita “normale” da poter mostrare come esempio perfetto di realizzazione.

Claudileia Lemes Dias, scrittrice di talento, nata in Brasile, a Rio Barillhame, laureata in Legge, e da tanti anni in Italia, racconta questa storia in un romanzo, “Anatomia del maschio invisibile” (L’Erudita, pp 206, 17 euro), una storia che ha numerose chiavi di lettura.

La prima, è quella per cui, sfuggendo al ruolo cristallizzato di “scrittrice migrante” si cimenta con un tema che ha a che fare con la società italiana, con il crollo e le problematiche del maschio, del nucleo familiare, entrando con un approccio delicato, a tratti tragico in altri anche ironico, mantenendo lo sguardo della protagonista, le sue sensibilità, fragilità e il suo tentativo di credere in un uomo che forse non è mai esistito.

La seconda è quella di toccare un tema considerato tabù, relegato a scandali da dimenticare rapidamente. Il maschio italiano, nell’immaginario pubblico, soprattutto – ma non solo – se di potere, non può essere accostato ad un mondo considerato il non plus ultra della perdizione.

Ne va della sua virilità e del suo ruolo in una società rimasta profondamente patriarcale. Raccontare la miseria di un uomo che compra sesso per provare qualcosa di illecito è raccontare della vita di milioni di italiani, bravi padri di famiglia, irreprensibili e spesso in prima fila quando si tratta di difendere i valori tradizionali. Come ricorda l’autrice parlando del suo volume: «Con lo scandalo che ha visto come protagonista l’allora presidente della Regione Lazio, Marrazzo, sono morte 4 persone, 3 trans e uno spacciatore, ma sulla loro morte è calato il silenzio. C’è paura a scoperchiare la pentola».

Un mondo insomma di cui si può parlare in maniera moralistica o volgare, finta e priva di qualsiasi senso della realtà, in cui coloro che si prostituiscono in strada o nelle case sono soltanto merce, priva di identità e di vita propria, di affettività e di storia. Il solo diritto che si riconosce loro è vendersi, possibilmente con discrezione.

Ma è la terza chiave che stupisce e costringe a riguardare e a fare miglior uso delle precedenti. Claudileia ha svolto per due anni una vera e propria inchiesta. L’obiettivo era quello di comprendere le ragioni per cui il maschio italiano è così interessato al mondo trans, soprattutto brasiliano. Si è aperta un profilo, ha contattato telefonicamente persone che la cercavano dicendo di essere alla ricerca di un rapporto stabile e duraturo.

Ha incontrato - virtualmente - per lo più uomini sposati, come Massimo, con una vita simile a quella del protagonista e si è ritrovata ad ascoltare con attenzione le aspettative, le domande, le curiosità e le richieste di questo mondo maschile che vive nell’ombra. Poteva trarne un saggio e invece ha scelto di costruirci una storia che le comprendesse tutte. Una storia priva di qualsiasi elemento torbido, in cui forti sono le analisi psicologiche delle dinamiche fra i personaggi, in cui si cerca di raccontare di vite che si trovano in una fase di disagio.

Nel romanzo non c’è apparentemente quasi traccia del lavoro di inchiesta, tutto scorre in una trama familiare fluida e nitida ma, sullo sfondo, emergono tracce di un lavoro meticoloso, attento, pronto a cogliere sfumature e a disegnare caratteri, a cogliere l’intreccio di relazioni. Claudileia Lemes Dias, ancora una volta con questo testo, compie l’operazione che stanno conducendo numerosi autori, ma soprattutto autrici di origine straniera.

Sono usciti da una ghettizzazione che spesso è stata anche una forma di auto censura, più o meno consapevole. Non raccontano più – e questo testo ne è una riprova di alto spessore – le proprie vicende, personali o collettive passate né, tantomeno si soffermano sugli elementi di conflitto, individuali o collettivi, rispetto alla società “ospitante”.

Da cittadini e da intellettuali di questo paese, tentano di decifrarne i codici, di raccontarne le smagliature, gli elementi anche quotidiani ma comunque soggiacenti a quella che è la società italiana attuale, con i suoi limiti e i suoi elementi positivi. Claudileia è in questo costantemente impegnata, si veda il suo blog Arte di Salvarsi,  uno sguardo al nostro presente e forse anche al nostro futuro la cui lettura ci si permette di consigliare.

Ultima modifica il Mercoledì, 04 Maggio 2016 07:43
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