"Renzi ha affidato le Pari Opportunità alla ministra Boschi per rafforzare il suo ruolo". Intervista a Elettra Deiana

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13 maggio 2016

Elettra Deiana, cosa ne pensa della delega alle Pari Opportunità alla Ministra Boschi?
E' evidente che la delega alle Pari Opportunità poteva e doveva essere affidata, più proficuamente, a una donna con competenza e esperienza specifiche in quel campo.

Maria Elena Boschi ricopre un ruolo molto importante nel governo, non solo per il ministero di cui è titolare, che è quello strategico delle Riforme, ma per la funzione politica più generale che in nome dell'esecutivo la ministra svolge nei rapporti col Parlamento.

Inoltre la stessa Boschi si presenta come la voce più autorevole del mondo renziano, quella che spesso si fa sentire per mettere a posto le cose, nelle controversie in cui Renzi è costretto a districarsi. La stessa ministra Boschi, nella vicenda delle banche, ha subìto e subisce qualche danno di immagine che ne può indebolire il prestigio.

Affidarle una delega come le Pari Opportunità è quindi un modo per rafforzare il ruolo e soprattutto l’immagine della ministra sul lato dei suoi rapporti col mondo femminile, soprattutto di un certo target di quel mondo, sempre sensibile alla questione delle Pari Opportunità.

Non vedo altra spiegazione, perché il premier Renzi non è un personaggio che faccia le cose a caso, soprattutto quando si tratti di attribuzione di ruoli. E, quella casella in bianco che si era attribuito – appunto la delega alle Pari Opportunità – era là in attesa di tornargli utile. Evidentemente quel tempo è arrivato.

Quale valore ha avuto la delega alle Pari Opportunità nella politica italiana e come è cambiata la sua funzione?
La vicenda della casella lasciata in bianco, in attesa dell’occasione appropriata per riempirla, e i tre anni che ci sono voluti - tra Letta e Renzi - per riempirla è proprio ciò che più mi rafforza nel giudizio critico che ho sempre avuto verso le Pari Opportunità. Soprattutto per quel che hanno significato in Italia: molta retorica e poco vantaggio reale per le donne.

In altri Paesi le cose sono andate forse meglio, le Pari opportunità, per lo più di competenza di un Ministero specifico o affidate a Ministeri come il Lavoro o gli Affari sociali, hanno prodotto dei tangibili passi avanti nella vita delle lavoratrici, nell’accesso al lavoro, nella tutela dei servizi sociali di base. In Italia no. I dati parlano chiaro.

Secondo le rilevazioni sui differenziali di genere del 2015 del Global Gender Gap Index riportati dal World Economic Forum, l’Italia è migliorata nel campo della partecipazione femminile alla politica e nell’ambito dell‘istruzione, ma non ha fatto progressi nel campo della partecipazione al mercato del lavoro e nei differenziali salariali. L’Italia è restata al centoundicesimo posto su 145 Paesi.

Anche il gap tra l’incremento della presenza femminile  nella sfera politico-istituzionale e le difficoltà strutturali che segnano ancora la parte femminile della società, con i giovani c’è da aggiungere, ci dice dell’inefficacia di quell’istituto o dell’inefficacia politica del come è stato utilizzato.

La Ministra Boschi come altre rappresentanti istituzionali spesso diventa oggetto di delegittimazione in quanto donna. Come è cambiata la discriminazione sessuale dal Parlamento di Nilde Iotti a oggi?
Siamo in una crisi della politica in cui tutta la politica è sommamente delegittimata. E tutto il corpo politico è sotto scacco e delegittimato. La delegittimazione colpisce tutti e quando cadono le inibizioni, per i maschi la misoginia è come il richiamo della foresta e può ricomparire in forme varie, conformi ai tempi. Ma il problema non può più essere affrontato in termini di richiamo e invocazione al politically correct e al considerare le donne sempre vittime.

La mia idea è che oggi, a differenza dei tempi di Nilde Iotti, le donne godano di un larghissimo riconoscimento del diritto a occupare funzioni pubbliche, e che il “votare donna”, anche rispetto agli anni Novanta del secolo scorso, in cui molte di noi se ne occuparono intensamente, abbia in qualche modo sfondato molte paratie stagne, fatto cadere molti stereotipi misogini. Ma è la politica che è ormai un ring dove tutto è stato sdoganato. Ovviamente ci sono contraddizioni e imprevisti, che possono più duramente colpire chi ha meno carte di cui disporre. Quindi le donne, con poca consapevolezza però tra le donne. Ma è sbagliato guardare solo al lato della delegittimazione.

Al tempo di Iotti una donna per arrivare a un posto di prestigio doveva essere di tempra e fisionomia eccezionali. Ora basta essere del giro giusto, come gli uomini d’altra parte, stare nell’orbita del leader vincente, come gli uomini d’altra parte. Le donne, al livello del competere nella sfera politico-istituzionale, ci sono. Lo confermano i dati. Con la differenza che gli uomini sanno mantenere tra loro rapporti di tipo sociale, simbolico e di potere, che ancora fanno la differenza. Mentre le donne ne sono incapaci e non capiscono neanche che quello della politica è un mondo spietato e inselvatichito, l’ultima spiaggia per molti uomini, da cui possono venire espulse al prossimo giro di boa...Maria Elena Boschi gioca al diapason il ruolo che deve giocare nella “squadra”.

Il mio amico Luca Sappino scrive con molto ironia che c’è puntualmente Maria Elena Boschi a ricordarci che la natura del renzismo è ben più muscolare di quanto lo stesso Renzi in certi momenti manifesti e che dallo scontro perenne il premier trae la sua forza retorica. Serve un nemico, sempre, nessuna tregua. Questo per dire che nel ring della politica ogni colpo è ormai un colpo, che può essere mortale. La misoginia oggi è dentro questa logica, è di segno nuovo. Le donne dovrebbero capirlo, inventare le forme di un nuovo modo di occupare lo spazio pubblico. Legittimare una nuova politica legittimando loro stesse e sfidando la politica in crisi.
Sarebbe un bene per loro e per tutti. Ma sono molto forti i meccanismi della complicità

Come è cambiata l'azione parlamentare in questi ultimi anni grazie alla presenza delle donne e quali sono i fattori che ostacolano il protagonismo delle donne in Parlamento?
Oggi abbiamo in Italia il parlamento più rosa della storia nazionale, un governo con molte donne, alcune delle quali collocate in ministeri chiave, dove il leader, il capo, il segretario del partito – in questo caso Renzi – ha deciso di giocare la partita della vita.. E’ appunto il caso di Maria Elena Boschi, giovane, spigliata e attraente, grazie alla quale va in porto la peggiore riforma costituzionale che si potesse fare.

Donne a cui viene attribuito un forte potere ma in genere la presenza di tante donne si riduce - o sembra ridursi - a una questione di quote o si rivela la mossa politically correct del capo politico di turno, visto che guadagnare consenso elettorale tra le donne ha oggi dei costi. Tutte queste donne però non manifestano distanziamenti critici, per esempio, rispetto a politiche che sono andate avanti per anni e continuano, che riproducono in Italia politiche di austerità particolarmente negative per famiglie, condizione femminile ecc. Oppure qua e là le donne ottengono piccole cose, che non cambiano certo il significato generale della loro presenza. La differenza la fa solo la politica.

Oggi le donne godono di una visibilità pubblica insperata fino a pochi anni fa. Cosa pensa quando vede una donna agire in politica gli stessi trucchi, diciamo, di un uomo? Come cambierà tutto questo il rapporto tra i sessi?

Mancano significativi percorsi di autonomia e di autonoma strategia politica da parte di donne, esperienze condivise che ne promuovano l’assunzione in prima persone di forti responsabilità, anche mettendo in discussione le carte più importanti, quasi sempre in mano a leader di sesso maschile. Senza che questo accada, tutto per lo più si riduce a un gioco di ruolo, del tutto intercambiabile, tra uomini e donne.

Con le donne che, come da copione, continuano a stare più al seguito che in testa e appaiono più animate da spirito di servizio che spinte da capacità di farsi leader di autonome scelte. Oppure, alcune, alzano il tiro sul terreno del potere, mutuandone le modalità dalla parte maschile di riferimento e stando attente, nelle stesso tempo, a mantenersi entro i confini stabiliti dal capo, aspettando il loro turno. Femminilizzazione del maschile e mascolinizzazione del femminile: se ne potrebbe parlare a lungo, ma tenendo sempre in conto che per tanti motivi il potere è ancora largamente in mano a cerchie maschili.

Cosa andrebbe fatto oggi per cambiare la vita delle donne? Se potesse fare una riforma quale sarebbe?
E’ già cresciuta una generazione che non sa nulla del mondo di ieri e non sa neanche come immaginarsi e costruirsi quello di domani, che cosa aspettarsi dal futuro. La politica in generale e la politica di sinistra in specifico parlano della precarietà delle nuove generazioni, quando ne parlano, come di un fenomeno oggettivo ed estraneo, che non li riguarda.

L’ultima generazione, quella nata intorno al 1995 e in parte quella che l’ha preceduta, vivono nella dimensione sociale ed esistenziale del post stato sociale, del post cittadinanza dei diritti esigibili. Ciò che del Welfare resta è residuale, non tocca le loro vite e li riguarda sempre più avaramente, per interposte pensioni di nonni e genitori. Se avessi del potere politico, sarebbe questo il terreno fondamentale della mia iniziativa, mi occuperei di questo problema, che è del futuro, in quanto urgenza materiale ed esistenziale del presente.

E lavorerei come priorità assoluta a un reddito di cittadinanza, all’interno di una strategia di ridistribuzione del reddito, senza la quale non ci sarà più giustizia sociale, e riprendendo come valore di riferimento la lunga e preziosa ricerca femminista sul valore sociale ed economico del lavoro di riproduzione e cura delle donne.

Ultima modifica il Domenica, 15 Maggio 2016 08:13
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