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Professioni sanitarie e rappresentanza di genere, una questione aperta

Parità Donne e UominiAnnarita Frullini, Zeroviolenza
16 maggio 2016

Nel nostro Paese l’equilibrio di genere nella rappresentanza politica è ormai legiferato, e grazie anche ai buoni risultati apportati dalla legge Golfo Mosca legge 120/2011 può sembrare scontato che si riproponga l'equilibrio di genere anche nelle rappresentanze del mondo professionale.

Succede invece che nel testo del Ddl 1324 «Norme varie in materia sanitaria» detto Ddl Lorenzin i 25 parlamentari della Commissione approvante, la XII commissione del Senato, più donne che uomini, non ritengano opportuno inserire il principio dell'equilibrio di genere in quell' articolo 3 del Ddl che affronta il riordino della disciplina degli Ordini delle professioni sanitarie.

Con il decreto si apre il cammino del percorso parlamentare per la definizione di una legge che riguarda l'autogoverno delle professioni sanitarie di circa un milione e duecentomila professionisti, che lavorano per la salvaguardia di un diritto costituzionalmente garantito, quello della salute.

22 professioni sanitarie, 650 mila operatori, i cui 430.000 infermiere ed infermieri, regolamentate ma ancora non ordinate in Ordini e Collegi, chiedono che il disegno di legge sugli Ordini acceleri il suo iter e sia presto approvato. Anche 540 mila medici - medici e odontoiatri, farmacisti e veterinari - ancora regolamentati da un Decreto legislativo del Capo Provvisorio dello Stato del 46, un anno prima dell'approvazione/promulgazione della Costituzione italiana del dicembre 1947 aspettano questa riforma.

Vi sono molte donne in queste professioni e sono poco rappresentate negli organi di autogoverno.
Vi è la presenza di Roberta Chersevani - prima donna presidente Fnomceo sola in un Comitato centrale di 17 persone - e Barbara Mangiacavalli presidentessa Ipasvi in un CC di 7 persone, con altre 3 donne. Non possono queste presidenze essere sostitutive dell’equilibrio nella rappresentanza.

    Si sarebbero potuto inserire nella norma legislativa dell'articolo 3 una dicitura per affermare, da un punto di vista generale, la garanzia dell’equilibrio di genere nella rappresentanza, concetto ormai ben presente nella legislazione e nella cultura? Certamente si anche tenendo conto che nel 2011 la legge che disciplina l' ordinamento della professione forense ha inserito nel testo stesso della legge l’attuazione delle finalità perseguite dall’articolo 51, comma 1, della Costituzione, rinviando a successivi regolamenti le modalità per il rispetto delle quote di genere.

 Nel Ddl Lorenzin viene dato un giusto spazio alla medicina di genere. Se vi è stato spazio per l’inserimento del concetto di medicina di genere, cosa ha impedito l’inserimento del concetto di equilibrio di genere nella rappresentanza? In questi giorni alla Camera è stata presentata una proposta di legge sulla medicina di genere . Paola Boldrini nel presentarla ha detto “ l’approccio legato alla differenza sessuale e di genere rappresenta un’innovazione tendente a massimizzare l’equità e l’appropriatezza”.

Anche il ministero della Salute dà spazio e rilevanza alla medicina di genere avendo appena pubblicato il Quaderno n. 26 dal titolo “Il genere come determinante di salute”, proprio per sottolineare come lo sviluppo della medicina di genere possa garantire equità e appropriatezza della cura.

Appare per questo incomprensibile come non si possa dare la stessa dovuta attenzione al tema dell'equilibrio di genere.

Sembra che nell'urgenza dell'approvazione di una legge di riordino delle professioni sanitarie, a lungo attesa, garantire l'equilibrio di genere nell'autogoverno delle professioni, tutte con una numerosa presenza femminile, sia dettaglio non prioritario e non essenziale.

Mi vengono, per assonanza, in mente le recenti vicende di Linda Laura Sabbadini, inspiegabilmente rimossa dal suo lavoro nel quale, nel corso di anni, ha espresso pienamente il senso della differenza di genere.

Per lei si sono raccolte migliaia di firme con una petizione, i social network si sono attivati, hanno preso posizioni donne e uomini, si è schierato in modo trasversale il mondo della politica, ma a nulla è servito.

Il direttore di un importante giornale in un editoriale ha detto: c'è carenza di comprensione dell'importanza dei temi.

Stiamo attraversando anni difficili e serve interrogarsi su cosa stia accadendo. I decisori della politica sembrano essere incapaci di ascoltare e di prendere atto di quanto tante voci chiedono: che ci sia il senso del merito e della giustizia.

In periodi ben peggiori vi sono state persone capaci di illuminare le tenebre del Novecento, capire e creare strumenti per vedere qualcosa non immediatamente visibile .

Alcune importanti teoriche del femminismo avevano previsto che il maggio numero delle donne elette in parlamento non determinasse alcuna reale modificazione dei modi di fare politica. Le persone, uomini e donne, si dedicano alla politica per assecondare il proprio desiderio. Ma abbiamo sperato che le donne elette, senza necessariamente fare gli interessi di tutte le donne, potessero creare precedenti di forza possibile per le altre donne e i loro diritti, come quello della rappresentanza.

Vale la pena di cercare nuove alleanze fra le donne elette e le altre, cercando strade alternative, spazi negoziali dove sia possibile coniugare realismo e innovazione e mantenere il rispetto di diritti sanciti anche dalla Costituzione.

Dobbiamo fare in modo di ricercare modelli di coerenza e di completezza e applicarli ovunque.

Sarebbe facile apportate nel Ddl Lorenzin quelle necessarie, semplici integrazioni per garantire l'equilibrio della rappresentanza, senza rallentare il percorso parlamentare.

Sarebbe facile trovare la migliore collocazione possibile per Linda Laura Sabbadini perché continui ad essere risorsa per questo nostro paese.

Chi sarà capace di comprendere l'importanza di questi temi e chi vorrà mettervi impegno per garantire equità e giustizia?

* già Coordinatrice Osservatorio FNOMCeO professione

Ultima modifica il Martedì, 17 Maggio 2016 08:00
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