I braccianti sikh dell'Agro Pontino in lotta contro lo sfruttamento

Sciopero Sikh a LatinaMarco Omizzolo, Zeroviolenza
24 maggio 2016

Un esercito di uomini e donne piegati nei campi agricoli pontini a lavorare, senza pause, sotto padrone, ai ritmi imposti e per retribuzioni da fame.
Raccolta manuale di ortaggi, semina e piantumazione per 12 ore al giorno filate sotto il sole.
Quattro euro l'ora nel migliore dei casi, con pagamenti che ritardano mesi, a volte mai erogati, violenze e percosse, incidenti sul lavoro mai denunciati e "allontanamenti" facili per chi tenta di reagire.

La violazione sistematica dei diritti e del contratto provinciale del lavoro sottoscritto anche dalle categorie datoriali, la violenza di un modello di intermediazione che comprende sistemi di tratta internazionale e obbliga alla subordinazione, la quale in alcuni casi comprende il ricatto sessuale nei confronti delle lavoratrici.

Sono i braccianti punjabi del pontino, famiglie ormai, che da anni vivono una condizione di segregazione sociale che viola lo stato di diritto e ne fa spesso esercito di braccia per un modello d'impresa spietato. Sono persone, famiglie, ragazzi che piegano la schiena sotto il sole al padrone di turno. Dicono Padrone Bravo perché di alternative non ce ne sono. Se vuoi vivere in Italia il Padrone diventa Bravo.

La Bossi-Fini vige ancora, le istituzioni sono lontane, i media cercano il sensazionalismo, sindacati come la Flai Cgil e cooperative come In Migrazione possono raccogliere testimonianze, storie di vita, fornire servizi ma non hanno la possibilità, perché non adeguatamente sostenute dalla politica, di cambiare radicalmente questo sistema. In Migrazione ha provato ad agire nel merito dei processi sociali e delle forme di reclutamento e intermediazione che si sono determinate attraverso il progetto Bella Farnia (http://www.inmigrazione.it/it/attivita-51/i-primi-sei-mesi-di-attivita-con-i-sikh-a-bella-farnia-) finanziato dalla Regione Lazio.

Progetto però terminato e non rifinanziato nonostante fosse diventato una best practice secondo una pubblicazione del CNR e punto di incontro e riferimento per decine di indiani, bambini compresi, e giornalisti nazionali e internazionali. Un progetto rimasto a metà, probabilmente per ragioni mediatiche e promozionali non adeguate all'ego delle istituzioni.

Insieme all'analisi e alla denuncia è però anche importante raccontare nel merito queste storie di ordinario sfruttamento (http://www.inmigrazione.it/it/dossier/sfruttati-a-tempo-indeterminato) stando dalla parte di chi ogni giorno riceve un sms sul cellulare da un caporale, spesso indiano, che gli indica in quale campo lavorerà la mattina seguente e sotto quale padrone. Per questa ragione sono iniziate le riprese di un film-documentario coraggioso.

Quest'opera si chiama The Harvest (www.theharvest.it) e vuole riprendere e raccontare la vita delle comunità punjabi pontina e il suo rapporto con il mondo del lavoro. Gli episodi di sfruttamento (caporalato, cottimo, basso salario, violenza fisica e verbale) sono stati rilevati in numerosi casi, registrati e pronti per il montaggio finale. Con questi fenomeni è inoltre cresciuto in maniera esponenziale l’uso di sostanze dopanti per sostenere i faticosi ritmi del lavoro nei campi. Sostanze che, nello specifico, si compongono di meta-anfetamine, oppiacei e antispastici (http://www.inmigrazione.it/it/dossier/2014---doparsi-per-lavorare-come-schiavi).

Qui il primo trailer (https://www.youtube.com/watch?v=xnj6mYuoYBA) che riprende la prima assemblea in cui la coop. In Migrazione con la Cgil e la Flai Cgil insieme alla comunità punjabi pontina ha socializzato e riflettuto sulla necessità di organizzare lo sciopero dei braccianti agricoli del Punjab. Un evento rivoluzionario che ha riscritto la narrazione di una provincia in cui nulla può cambiare e i processi sociali sarebbero solo utopia. Invece è accaduto, nella sorpresa generale, dei padroni in primis.

Uno sciopero organizzato il 18 aprile scorso che ha visto la presenza di circa 2000 lavoratori e lavoratrici agricoli manifestare pacificamente e allegra. Una manifestazione tenuta sotto la Prefettura di Latina, pacifica, colorata, dove le parole d'ordine erano giustizia, legalità, solidarietà, rispetto. Parole d'ordine di ogni società civile, il minimo indispensabile per garantire i diritti fondamentali che rendono democratico un paese.

Sotto centinaia di bandiere rosse, dal palco organizzato dalla Flai Cgil, in modo ordinato e rispettoso ma senza più paure e timori, i braccianti hanno chiesto dignità, legalità, il rispetto del contratto di lavoro. Nulla di strano in una società civile, ma che ha invece scosso la coscienza di padroni, mafiosi, criminali e personaggi più o meno violenti che hanno pensato bene di non cedere ai diritti e di mantenere lo stato di sfruttamento in corso. A volte anche attraverso minacce e intimidazione prontamente rigettate e denunciate. Tutto questo mentre alcuni rappresentanti istituzionali si affrettavano a commentare la stranezza di quello sciopero.

In fondo gli indiani sfruttati, secondo una volgare interpretazione primitiva dello sciopero e di ogni vertenza sociale soprattutto quando portata avanti dai migranti, sono un fenomeno marginale, superficiale, poco rilevante. E poi se sono sfruttati perché non decidono di denunciare?

Questo ci viene domandato. Come se quei duemila lavoratori sotto la prefettura di Latina non stessero anche tendendo una mano proprio alle istituzioni. Le istituzioni si chiudono, leggono il fenomeno con gli occhi etnocentrici di chi ha già capito tutto e si domandano solo come evitare che quel tema emerga a livello internazionale. Direi troppo tardi. Il tema è già da tempo all'attenzione della politica e dei media internazionali.

Questa storia, fatta di sofferenza, inganni, sfruttamento, uomini e donne, deve essere raccontata. Da qui l'importanza dell'impresa The Harvest. Per riuscirci si tenta di evitare il ricorso a sponsor privati o istituzionali. Il film resta rigorosamente indipendente e per questo coerentemente coraggioso; si finanzia infatti grazie al diretto coinvolgimento di tutti coloro che vogliono che sia realizzato.

Attraverso il documentario si sostiene infatti la causa dei braccianti indiani pontini ma anche una realtà produttiva indipendente che si pone la questione della partecipazione e del coinvolgimento attivo del pubblico anche nella fase antecedente alla presentazione del lavoro ultimato nelle sale e ai festival.

The Harvest vuole essere un esempio di rinnovamento sia a livello stilistico, sia a livello di sostegno agli autori emergenti e alle produzioni indipendenti, favorendo una concezione della cultura come bene comune. Per questo il film si costruisce attraverso la coproduzione popolare e verrà rilasciato successivamente con licenza Creative Commons.


Prodotto da SMK Videofactory sarà un'opera capace finalmente di portare all'attenzione di un pubblico vasto quanto accade in provincia di Latina, a pochi passi da Roma, in quello che uno dei primi pentiti di camorra, Carmine Schiavone, definì “provincia di Casale”. Non resta che partecipare, per denunciare e cambiare questo mondo.

Perché la provincia di Latina torni ad essere non solo provincia di Latina e anche laboratorio nazionale in cui diritti, legalità, giustizia sociale sanno andare insieme allo sviluppo economico, occupazionale e alla valorizzazione del territorio, in particolare agricolo e delle sue risorse ambientali, e delle sue eccellenze. La chiamano utopia, si chiama invece progetto politico.

SMK Videofactory è una casa di produzione indipendente nata nel 2009 a Bologna da un gruppo di mediattivisti. In questi anni ha prodotto principalmente documentari a sfondo sociale e lavori di inchiesta e denuncia. Crede fermamente nei nuovi modelli di Produzione dal Basso e nel fatto che un modo diverso di fare audiovisivo sia possibile. Il primo progetto di crowdfunding risale al 2011 con il film "Tomorrow's Land".

Da lì ha prodotto una sequenza ininterrotta di documentari con campagne di coproduzione popolare: "Kosovo vs Kosovo" (2012), "Una follia effimera" (2012), "Green Lies" (2014), "Vite al Centro" (2014), "Quale Petrolio?" (2016). Sulla scia dell'esperienza di autodistribuzione popolare di Tomorrow's Land, fonda nel 2013 Distribuzioni dal Basso, il portale che sostiene la circolazione di opere audiovisive di registi emergenti e di case di produzione indipendenti in tutta Italia.

Ultima modifica il Mercoledì, 25 Maggio 2016 21:44
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