Dal Sì del referendum No Triv al No del referendum sulla Costituzione

Io voto No Referendum CostituzioneEnrico Gagliano, Zeroviolenza
2 ottobre 2016

Habemus datam! Il prossimo 4 dicembre saremo chiamati alle urne per esprimerci sulla revisione della Costituzione.
Il 4 dicembre era l'ultima data utile, la più lontana possibile, ed il Governo ha scelto quella. In occasione del Referendum No Triv il Consiglio dei Ministri decise invece secondo tutt'altro criterio:
quello della prima data utile, tale da oscurare il referendum e da ostacolare confronti e dibattiti.

Le ragioni della scelta per una data sufficientemente lontana affondano nella necessità che il fronte del Si' torni decisamente in testa nei sondaggi, cercando più larghi consensi soprattutto tra gli indecisi.

Se in occasione del Referendum del 17 aprile i principali ostacoli all'avvio di un dibattito sulle ragioni del Si' e del No furono l'invito all'astensione da parte del Governo, l'indisponibilità da parte dei Sì Triv al confronto e la tardiva disponibilità dei mezzi di informazione a veicolare i messaggi della campagna, oggi si registra il contrario: da oltre sei mesi a questa parte i media generalisti (in testa Tg1, Tg2, il neo omologato Tg3, oltre a programmi di intrattenimento e talk show) fanno da veicolo alla campagna per il Sì concedendo spazi e diritto di tribuna illimitati al Presidente del Consiglio o ad altri componenti del Governo senza che la Commissione di Vigilanza Rai o l'Agcom battano ciglio.

"Tv di Stato" o "Servizio pubblico radiotelevisivo privatizzato"? Fate vobis, tanto la sostanza non cambia.

Il Governo aveva bisogno di tempo e se l'è preso: nonostante gli avvertimenti di Juncker, la televendita ha già avuto inizio con l'esibizione muscolare contro la Commissione Europea, con l'improbabile cambiamento dell'Italicum, con il ventilato raddoppio delle quattordicesime per le pensioni minime, con l'anticipo volontario della pensione (a spese dei pensionati, però, e con il bene placito dei sindacati), l'aumento del Pil all'1%, il taglio dell'Ires, il Piano Industria 4.0 e, dulcis in fundo, il Ponte sullo Stretto. Déjà vu.

Ma da qui al 4 dicembre non mancheranno altre sorprese. E dopo? Dopo si vedrà: le sorprese -quelle amare- verranno dopo il 4 dicembre, come sempre con l'approvazione della Legge di Stabilità.

Gli endorsment al Presidente del Consiglio ed al Governo non si sono sprecati: da Confindustria al Fondo Monetario Internazionale, dalle Agenzie di rating alle cancellerie di mezza Europa, è tutto un florilegio di dichiarazioni di solidarietà e di incoraggiamento ad andare avanti sulla strada delle Riforme (strutturali).

E cosa c'è di più strutturale di una "riforma" della Costituzione, di chiara marca centralista, che si combina con la devoluzione dei poteri verso l'alto dei poteri statali a favore di organi dell'Unione Europea di natura tecnocratica e non rappresentativa?

Le riforme strutturali come cura estrema per restituire competitività ai nostri "vecchi" sistemi che patiscono l'aggressività di Cina, India, ecc.: il "nuovo che avanza" è la "democrazia competitiva", decisionista, dietro cui si cela il vecchio mostro neo-liberista e liberticida che è causa degli sfaceli del nostro tempo.
Come curare il male con il male stesso.

Ce ne sarebbe quindi abbastanza per decidere da che parte stare, senza doversi addentrare in tecnicismi che attengono forse più a questioni di architettura costituzionale: il Referendum Costituzionale è soprattutto un Referendum sociale e politico, nella sua accezione più alta e più nobile del termine.

Soprattutto per questa ragione chi ha promosso il Referendum No Triv per poi votare SI' il 17 aprile e, ancor prima, si è opposto alla Strategia Energetica Nazionale ed allo Sblocca Italia a suon di manifestazioni, conferenze stampa e ricorsi, ha il dovere morale e politico di assumere su di sé la responsabilità di una scelta netta, chiara, contraria alla revisione costituzionale e, quindi, per il NO.

Ragioni di merito e di coerenza rendono ingiustificabili ed intollerabili afasie, astensioni, equidistanze, equilontananze et similia. Il politically correct è definitivamente bandito.

Memoranda.

E' la Strategia Energetica Nazionale a contenere, in una sezione dedicata ad un riformato sistema di governante del sistema energetico nazionale, un'indicazione chiara rispetto ad un auspicabile nuovo rapporto di forza tra Stato e Regioni in merito a "chi decide cosa".

Dei sei quesiti referendari depositati in Cassazione esattamente un anno fa dai rappresentanti di ben 10 Consigli Regionali (dove sono finiti?), ben tre riguardavano il rapporto tra Stato e Regioni in materia di governo del territorio.

Nel prosieguo della battaglia referendaria non si è riusciti a salvare il Piano delle Aree abrogato dal Governo in Legge di Stabilità ma si è ottenuto, ad esempio, l'importante risultato di far sì che su progetti "petroliferi" su terra ferma venisse ripristinato lo strumento dell'Intesa tra Stato e Regione.

Tutto questo è stato fatto per ribadire un principio su tutti: in materia di governo del territorio gli enti di prossimità e le Regioni debbano essere chiamati a partecipare alle scelte da protagonisti e non come semplici comparse; come enti portatori dei diritti/doveri delle comunità locali e regionali e non come organi di mero decentramento amministrativo.

La riscrittura di ben 47 articoli della Costituzione e la revisione del Titolo V, con la soppressione della potestà legislativa concorrente Stato-Regioni in alcune materie e con l'introduzione della clausola di supremazia, mettono a rischio i risultati faticosamente raggiunti in anni di duro lavoro, dentro e fuori le istituzioni, dentro e fuori i tribunali; allontanano anni-luce la prospettiva di una nuova Strategia Energetica Nazionale e di ottenere un modello di governance autenticamente democratico.

Per questa ragione la maggior parte dei movimenti e dei comitati protagonisti della campagna referendaria No Triv del 17 aprile stanno unendo le forze e rodando il motore per avviare una serie di iniziative in tutta Italia.

L'assemblea di Napoli del 3 e 4 settembre ha rappresentato il punto di partenza di un percorso che dovrà condurci non solo alla vittoria in occasione del voto del 4 dicembre ma anche al ribaltamento "delle politiche attuate e messe in campo per gli effetti della crisi del 2008", che "sono state la premessa di questa modifica costituzionale" (da: A Settembre costruiamo insieme l’autunno delle città ribelli!).

Ultima modifica il Lunedì, 24 Ottobre 2016 09:23
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