Costituzione "veloce", poteri forti, business ed energia

Ambiente Lobby e ReferendumEnrico Gagliano, Zeroviolenza
23 ottobre 2016

In un editoriale su Il Fatto Quotidiano di qualche anno fa, cercando una risposta alla domanda "Cosa sono i poteri forti?", Furio Colombo concludeva con "una scala di comando che si situa al di fuori della democrazia… se fosse all’interno, in questo Paese o in un altro qualcuno l'avrebbe votato, dunque conosciuto e riconosciuto".

Nella settimana che volge al termine, i poteri forti si sono fatti ampiamente conoscere e riconoscere. Gli endorsement al Governo ed al SI' non si sono affatto sprecati: dal Presidente Obama ("Il Sì può aiutare l'Italia") fino ad Assoelettrica ed Assomineraria, passando per l'amministratore delegato di Eni, Claudio De Scalzi ("Riforme servono al Paese").

Prima di loro: Confindustria, la banca d'affari J.P. Morgan, l'agenzia Fitch Ratings, il Fondo Monetario Internazionale e chi più ne ha, ne metta.

Tutte queste realtà rientrano a pieno diritto nella categoria dei "poteri forti": nessuno li ha votati eppure esercitano ogni sorta pressione affinché il prossimo 4 dicembre nelle urne prevalga il SI'.

Le regole del business si sostituiscono a quelle della democrazia, forgiandole e plasmandole secondo necessità: il Parlamento ridotto al rango di Assemblea dei Soci, il Governo a quella di Consiglio di Amministrazione ed il Presidente del Consiglio trasformato in Amministratore Delegato. Le Regioni? Con la Riforma del Titolo V, filiali operative. I Comuni? Terminali lobotomizzati, sovraccaricati di funzioni ed in molti casi già oggi tecnicamente in dissesto.

Nel mezzo, la prezzemolina riforma della pubblica amministrazione, urlata a mo' di slogan da decine di governi, compreso quello in carica, ma inattuata perché maledettamente scomoda.

Ad aver certificato che la riscrittura di ben 47 articoli della Costituzione sia soprattutto pro-business è lo stesso Governo. Lo ha fatto mettendo nero su bianco una serie di affermazioni "forti" sulla pubblicazione dell'ICE dal titolo "Invest in Italy", destinata, per l'appunto, agli investitori esteri.

In un breve passo vergato dalla penna di Ivan Scalfarotto, dall'8 aprile 2016 Sottosegretario allo Sviluppo economico ed in precedenza alle Riforme Costituzionali e Rapporti con il Parlamento nel governo Renzi, è possibile leggere che: "Anche la nostra Costituzione e il nostro sistema elettorale sono stati modificati al fine di assicurare la stabilità e di razionalizzare il nostro processo legislativo. Inoltre, un numero di questioni precedentemente delegate ai governi regionali sono state riportate in capo al governo centrale al fine di assicurare coerenza nell'applicazione delle leggi e di evitare l'incertezza".

Tra le altre leve di marketing territoriale, il documento indica la riforma del mercato del lavoro (tra i punti focali, l'indennizzo in luogo del reintegro del lavoratore ingiustamente licenziato e la deregolamentazione dei contratti a tempo determinato); del sistema formativo ("collegare l'insegnamento al mercato del lavoro") ed il più basso costo del lavoro e delle competenze specialistiche rispetto alla media europea (NdR: ma che primato è questo?).

A tal proposito l'ICE ed il MISE attestano che "In Italia il rapporto qualità/costo dei profili altamente specializzati è estremamente competitivo rispetto alle altre nazioni europee. Un ingegnere in Italia guadagna in media uno stipendio annuo di 38.500 € mentre in altri paesi europei lo stesso profilo guadagna in media oltre 48.500 € all'anno". Ed ancora: "Il costo del lavoro in Italia è ben al di sotto di quello di altre economie come la Germania e la Francia. Inoltre, i tassi di crescita del costo del lavoro registrati in Italia negli ultimi tre anni (2012-2014) sono più bassi di quelli registrati dai paesi della Zona Euro (+1,2% vs. 1,7%)".

Secondo il Governo, Precarizzazione del Mercato del Lavoro, Cattiva Scuola e Revisione della Costituzione sono le potenti leve da cui dipendono le meravigliose sorti progressive della nostra Nazione.

Più sommessamente a noi pare invece che, come confermato anche dal documento "Invest in Italy" del MISE, trattasi semplicemente di misure pro-business che nulla hanno a che fare con la sbandierata attualizzazione della Costituzione.

Non deve stupire più di tanto e tanto meno scandalizzare, quindi, che l'ultima settimana abbia visto scendere pesantemente in campo Eni, Assomineraria, Assoelettrica e compagnia cantante.

Mentre Eni forse avrebbe qualcosa di meglio di cui preoccuparsi (ad esempio, della prima udienza del processo sulla gestione di reflui ed emissioni della raffineria di Viggiano, che potrebbe mandare a processo 69 persone e che vede 109 parti offese), per Assomineraria ed Assoelettrica potremmo sintetizzare tutto in un "grazie, già visto". Quando se non in occasione del Referendum No Triv del 17 aprile? Stessi attori, stessi personaggi, compresi i soliti tuttologi del niente, buoni per ogni stagione.

Tuttavia, rispetto al Referendum di Aprile un salto di qualità nell'approccio alla comunicazione c'è: dacché, per le trivelle in mare, l'energia era roba da riservare ad esperti e "scienziati" ("Il popolo non può decidere su tutto"), oggi invece le decisioni sull'energia sono magicamente diventate "easy" ed alla portata di tutti.

Questa volta "democraticamente" è dunque giusto votare SI' per poter estrarre più facilmente gas e petrolio, per tagliare le bollette di gas, luce ed acqua (!?), per rilanciare le "rinnovabili" e per dare "nuova energia"al Paese.

Delle quattro, buona solo la prima.

E cosa si inventano questa volta gli amici del manovratore (=Ottimisti&Razionali)? Un nuovo "contenitore" dal nome evocativo e suggestivo: la "Costituente dell'Energia". Il tocco vellutato di Velardi si vede e si sente.

Scrive la Staffetta Quotidiana, già Rivista Italiana del Petrolio: "Il Comitato ha presentato in un convegno alla Camera “Energie al Voto”, una campagna informativa e di confronto sulla Riforma del Titolo V che raccoglie le adesioni di tutte le associazioni più rilevanti dell'energia ha spiegato Claudio Velardi, a capo del progetto, per lanciare a fine novembre la Costituente dell'Energia, con il sostegno di Assorinnovabili, Assoelettrica, Assomineraria, Confindustria Energia e Wec Italia. Nessuno schieramento aperto, non ci schieriamo né per il sì, né per il no, ma partecipiamo più che attivamente”.

Schieramento aperto? Certo, dopo aver appoggiato il Referendum del 17 aprile, Assorinnovabili dovrà chiarire il perché di certe "compagnie imbarazzanti" e, soprattutto, la posizione ufficiale dell'associazione rispetto alla revisione della Costituzione.

Su tutto il resto, però, non prendiamoci in giro: non basta un maldestro lifting "politically correct" per confondere le acque.
Wec Italia è tutto fuorché un contenitore trasversale: conta tra gli associati Assomineraria, Assoelettrica, il Gruppo Api, il Consiglio dei Ministri (!!), Enel, Edison, Eni, Essp, Erg, Fox Petroli, GDF Suez (ora Engie), Iplom (leggi petrolio nel Mar Ligure), il Ministero dell'Ambiente, Il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero dello Sviluppo Economico, General Electric Oil & Gas, Saras, Saipem, Terna, Unione Petrolifera, ed altri.

Possono bastare?

Il Presidente della "Costituente dell'Energia" è l'inossidabile Gianfranco Borghini al quale va tuttavia riconosciuta una certa coerenza rispetto all'impegno SI' TRIV profuso nella scorsa primavera: "Dopo anni di conflitti di competenze e stagni burocratici dovuti alla dialettica Stato-Regioni, c'è bisogno di tempi certi e trasparenza nei processi”.

Non altrettanto possiamo dire dell'On. Realacci -a cui tuttavia forse uno piccolo sconto di pena potremmo farlo visto che votò a favore della Legge di Stabilità 2016 che abrogò il Piano delle Aree ed introdusse il falso divieto di nuove attività petrolifere entro le 12 miglia- e delle associazioni storiche dell'ambientalismo che si astengono dal prendere apertamente posizione sulla revisione della Costituzione.

Ma la coerenza, si sa, è un bene raro. Molto raro.

Ultima modifica il Lunedì, 24 Ottobre 2016 11:45
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