Il referendum sulla Costituzione, i diritti e la signora Maria

Referendum CostituzioneEnrico Gagliano, Zeroviolenza
3 novembre 2016

Il dibattito sui contenuti della revisione costituzionale sembra vertere più su aspetti concernenti i nuovi meccanismi di funzionamento istituzionale (nuovo Senato e modifiche al bicameralismo perfetto e paritario) che sul mutato rapporto tra Stato-Regioni-Enti Locali,
così come ridefinito con la riforma del titolo V e, ancor meno, sugli effetti che la riforma, qualora passasse, avrebbe sul welfare e, quindi, sulla scelte di vita quotidiana anche della famosa Signora Maria.

A proposito di riforma, sono tante le "Signora Maria" intercettate nei sondaggi che affermano di aver capito poco o niente dei contenuti della riforma e, quindi, di non sapere come votare il 4 dicembre. Questo breve scritto è rivolto soprattutto a loro.

Le priorità della media delle famiglie italiane e delle unioni in genere fanno riferimento soprattutto a salute, lavoro ed istruzione. Il modello di welfare messo a punto in Italia ha la propria stella polare nell'art 3, secondo comma, della Costituzione:
"E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

Così Piero Calamandrei nel suo "Discorso sulla Costituzione agli studenti milanesi" del 1955: "E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana … Una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della Società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la Società".

Ne consegue che il diritto alla salute (art. 32), al lavoro (artt. 4 e 38), all’istruzione (art. 34) deve essere garantito a tutti, tramite idonei interventi dello Stato, volti ad offrire pari opportunità anche ai soggetti più deboli.

In breve, senza eguaglianza sostanziale non esistono le condizioni necessarie affinché tutti possano sviluppare la propria personalità e realizzare le proprie aspirazioni; in una parola, senza eguaglianza sostanziale non c'è libertà e laddove non c'è posto per eguaglianza e libertà non c'è democrazia. Per questo la Repubblica non può stare a guardare ed a questo serve il welfare.

Sarebbe fin troppo facile a questo punto ricordare che tra i sostenitori del SI' c'è anche J.P. Morgan che nel suo ormai famoso documento del 28 maggio 2013, dal titolo "Aggiustamenti nell'area Euro", a proposito di certe Costituzioni europee scrisse a chiare lettere:  
«Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei Paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea…

I problemi economici dell’Europa sono dovuti al fatto che i sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo…

I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».

A mo' di provocazione, sarebbe altrettanto agevole ricordare anche che sono stati proprio i Socialisti Europei ad essersi espressi all'unanimità per il SI' allo stravolgimento di una Costituzione tacciata di socialismo da J.P. Morgan.
Però alla Signora Maria di tutto questo importa ben poco: lei lavora ed è moglie, madre e nonna allo stesso tempo. Insomma, si trova in una condizione non dissimile da quella di un amministratore delegato di una piccola impresa.

Le sue priorità -come detto- sono salute, lavoro, pensione ed istruzione. Le sua priorità sono strettamente legate a quei diritti che oggi "… appaiono, oltre che finanziariamente ed economicamente condizionati, relativizzati, ingabbiati dal dispotismo dei mercati" ("Crisi economica ed effettività dei diritti sociali in Europa", Giorgio Fontana, 27 novembre 2013).

La Signora Maria vorrebbe sapere piuttosto se, nonostante la crisi, la vittoria del SI' contribuirà al miglioramento della sanità pubblica e dei servizi sociali a sostegno delle famiglie, all'aumento delle opportunità di lavoro, all'aumento delle retribuzioni per se stessa, per suo marito e per i suoi figli, e ad un più facile accesso ai diversi livelli di istruzione superiore ed universitaria per i suoi nipoti.

Finché lo Stato Sociale regge, la Signora Maria non ha motivo di preoccuparsi: anche nei momenti più difficili ci sarà sempre una "rete di protezione sociale" a difendere e sostenere lei e la sua famiglia. Quando invece il welfare verrà smantellato (oppure, con ingannevole eufemismo, "riformato"), allora sì che la Signora Maria avrà motivo di essere molto preoccupata.

Mantenere il Welfare ha un costo ma senza Welfare non c'è eguaglianza sostanziale e senza eguaglianza sostanziale le parole "libertà" e "democrazia" perdono completamente di significato. L'eguaglianza, la libertà e la democrazia hanno un costo a cui noi tutti, salvo condoni dichiarati o mascherati, siamo chiamati a contribuire.

Il cosiddetto "Fiscal Compact", approvato dal Consiglio europeo il 30 gennaio 2012, contiene una serie di regole di bilancio per tutti i Paesi dell'Unione.
Con la conseguente introduzione in Costituzione nel 2012 del vincolo del pareggio di bilancio, il nostro Paese si è obbligato ad apportare nel tempo drastici tagli alla spesa pubblica, proprio nell'ottica del contenimento e della contrazione del deficit.
Nella spesa pubblica è contenuta anche quella "sociale".

La Commissione Europea definisce la revisione della Costituzione passo necessario per completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa.
Il Comitato Basta un Si' sul sito web osa di più e sfida Spinelli con lo slogan "Una riforma che rifonda l'Italia in Europa".  

Ma di quale Europa, di quale Unione Europea scrive il Comitato Basta un Sì, se non di quella che fa del rigore di bilancio dell'U.E. il proprio dogma? Di quale riforma costituzionale se non di quella che consentirà all'Esecutivo, ligio agli obblighi del pareggio di bilancio, di insistere nella politica delle accettate "lineari" alla spesa sociale, al bilancio delle famiglie, alla scuola pubblica, ai diritti dei malati, di chi lavora, di chi il lavoro non ce l'ha, ed alle pensioni?
Negli ultimi anni la Signora Maria ha pagato fino in fondo il prezzo delle politiche di austerità imposte dalla Commissione e calate dentro le varie Leggi Finanziarie (ora "di Stabilità"), senza però conoscere né le cause né gli artefici dei suoi affanni quotidiani.

Molti tra coloro che oggi la invitano a votare SI' per porre fine alla crisi, per sbloccare e far correre l'Italia, sono in realtà i più strenui nemici del welfare state e, quindi della Signora Maria. Sono tra i più accaniti sostenitori della flessibilità quando questa è esercitata nei confronti dei lavoratori e recepita nel Jobs Act ma non altrettanto nei confronti della Commissione Europea quando si tratta di porre i costi per i servizi sociali -e non solo la spesa per i migranti e la ricostruzione post-terremoto- al di fuori del Patto di Stabilità.

Sono gli stessi che oggi ritengono che la sanità debba essere sottratta alla competenza legislativa concorrente Stato-Regioni per essere ricondotta tutta nelle mani del primo.
Nella formulazione attuale è previsto che spetti alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Con la riforma del Titolo V, invece, si introduce l'esclusività della potestà legislativa dello Stato non solo nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lea) ma anche nelle "disposizioni generali e comuni per la tutela della salute e per le politiche sociali".

Nel 2016 il settore è stato pesantemente colpito dalle manovre di contenimento dei costi, previste dalla Legge di Stabilità. Secondo la Ragioneria Generale dello Stato "Tali manovre prevedono una riduzione del livello del finanziamento e della spesa sanitaria per un importo di 1.783 milioni di euro per l’anno 2016 e, per gli anni successivi, un contributo del settore sanitario alla complessiva manovra a carico delle regioni definito, in sede di Intesa Stato-Regioni dell’11 febbraio 2016, in 3.500 milioni di euro per l’anno 2017 ed in 5.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018".

Cosa sarà della spesa sanitaria dopo il 4 dicembre in caso di vittoria del SI'?

E' alquanto probabile che per rispettare il vincolo del pareggio di bilancio, lo Stato potrà continuare indisturbato nella politica dei tagli lineari, senza doversi confrontare con nessuno e a rimetterci sarà, come al solito, la Signora Maria. Nessun problema però: agli altri provvederà comunque la sanità privata.
Quello della sanità è solo uno dei possibili esempi nello scenario del "SE VINCE IL SI'".

In quello del "SE VINCE IL NO", avremo comunque la possibilità di chiedere ed imporre politiche che coniughino la tutela del diritto alla salute -garantito in Costituzione- con incisive politiche di riforma, di ammodernamento e di innovazione nel settore sanitario; in grado di spazzare via le inefficienze, il degrado ed il malcostume che si annidano tanto nelle strutture di alcune Regioni quanto in quelle dirette dagli inamovibili e strapagati superburocrati ministeriali.
Alla Signora Maria la salute sta particolarmente a cuore, molto più dei destini del CNEL o dei rinnovati istituti di partecipazione previsti nella riforma o perfino dei nuovi criteri di formazione del Senato.

Una ragione in più per raccontarle che chi ha affossato la Costituzione ora tenta di stravolgerla, per annientare lo Stato Sociale e fare tabula rasa dei diritti sociali, della libertà e della democrazia.

Facciamolo!

Ultima modifica il Venerdì, 04 Novembre 2016 05:34
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