Ultima chiamata a sinistra per il Partito Democratico

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Sinistra Partito DemocraticoMonica Pepe, Zeroviolenza
21 febbraio 2017

Insieme ad alcuni interventi di sostanza, testimoni di una vera cultura politica, l'Assemblea del Pd di domenica scorsa si è rivelata più che per l'asprezza o la solennità dello scontro previsto per il silenzio dei suoi non detti.
Non ci si poteva aspettare d'altronde che la rappresentazione del problema si tramutasse nella formalizzazione del problema, figuriamoci nella sua soluzione.

Ma la politica, prima della sublimazione che rende necessari i tecnicismi e le manovre di campo, è innanzitutto una storia di uomini e del loro genio, delle loro conquiste e delle perdite, dei loro fantasmi.

La storia del Partito Democratico degli ultimi anni, da qualsiasi capo la si voglia vedere, è quella di un passaggio transgenerazionale andato a male, di una storia di padri che non vogliono generare figli che li possano superare, di figli che non sapendo chi sono, non possono liberarsi di padri troppo ingombranti nè di conseguenza generare qualsiasi padre.

Per la sinistra la questione dell’identità e della capacità di guardarsi dentro fino in fondo è esistenziale e quando non è, esiziale. Il valore intrinseco non viene mai indicato come sovrapponibile o intercambiabile al cento per cento con l’interesse economico, se non cambiando la genetica e la storia della sinistra come infatti Matteo Renzi cerca di fare sin dall’inizio.

Una cosa è certa, sul terreno della "contendibilità", parola molto evocata nell'assemblea di domenica scorsa, Matteo Renzi è stato battuto solo dai cittadini italiani lo scorso 4 dicembre. Non è stato purtroppo un terreno di interesse di alcuna delle parti in campo. A due mesi e mezzo dal referendum nessuna parte ha chiesto con forza una discussione politica all'interno del Partito Democratico sulle ragioni dell'esito del voto, mentre lo stesso sistema dell'informazione che nel suo complesso si era inchinato a Renzi durante la campagna referendaria cercava di dileguare più rapidamente possibile l'eco e i contenuti di quell'enorme e scabroso No.

Perchè per quanto non se ne voglia parlare credo che tutti i partiti politici facciano ancora fatica a guardare in faccia quel risultato per l'enorme aspettativa e responsabilità di governo che porta con sè.
 
Il 6 dicembre Pier Luigi Bersani, intervistato da Giovanni Floris a Di Martedì, fu quasi perfetto "La Sinistra non muore perchè è qualcosa che esiste in natura" peccato però, fece capire subito dopo, che non era più intenzionato a guidarla nè immaginva chi avrebbe potuto.

Bersani ha ragione la Sinistra esiste in natura, esiste soprattutto nel modo di vedere il mondo e concepire l'esistenza per milioni di persone in Italia che credono ancora possibile mettere insieme concetti come autonomia materiale e senso della dignità personale per sè e per gli altri.

E' anche vero però che la Sinistra è la madre angelicata della politica, quella a cui si chiede sempre il massimo della purezza e del risultato, non a caso quella che al Governo paga sempre il prezzo più alto per i suoi veri tradimenti o inevitabili fallimenti.

Un edipico irrisolto possesso della macchina-partito di tradizione novecentesca e uso del suo immenso capitale organizzativo era l’inconfessabile oggetto della contendibilità dell’assemblea di domenica.

Chi lo aveva già capito da un po’ era Massimo D’Alema che ai volontari dei suoi comitati lo scorso 28 gennaio ha rivolto l’appello più vero “cominciate a raccogliere i fondi, perché serviranno per delle iniziative”.

"Credo che vadano poste le domande nella maniera giusta al nostro popolo. Credo che andrebbe fatta una commissione piuttosto per rilevare il livello di populismo non all'esterno ma all'interno delle nostre strutture". Queste invece sono le parole dell'intervento di Andrea Orlando all'assemblea, sagge, ironiche e lungimiranti come lo sguardo aperto sul futuro nel corso di un bel ritratto umano e politico che gli ha riservato Gianni Minoli domenica sera.

Un'intervista che ha avuto il merito di far conoscere un pensiero e un uomo solitamente celati da riserbo, qualcosa da riscoprire con piacere in un politico, abituati come siamo a una politica spettacolo che non fa ragionare lucidamente.

Credo che le parole di Andrea Orlando e il senso di responsabilità mostrato offrendo la sua candidatura a Segretario pur di scongiurare la scissione abbiano reso giustizia al nome del partito più di molte parole e rispondano oltre che ai bisogni, alla realtà e a quella spinta fortissima al cambiamento che gli italiani hanno chiesto alla politica di raccogliere con il voto del 4 dicembre.

Ultima modifica il Mercoledì, 01 Marzo 2017 11:29
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