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domenica 24 settembre 2017



"Nell'estremo dolore, i ruoli sono capovolti: gli uomini emettono grida bestiali e le bestie grida umane".

Malcolm de Chazal


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Dalla guerra ai migranti alla guerra alle ong. Lo stato di emergenza è la regola

Migranti Rifugiati Stato d'EmergenzaManuela Cencetti, Zeroviolenza
4 settembre 2017

Il testo che segue – e che sarà pubblicato “a puntate” – è nato nei mesi in cui è partito l’attacco politico e mediatico contro le ong che operano nel Mediterraneo.
In questo percorso si intendono articolare e collegare alcuni fenomeni strutturali (migrazioni, forme di accoglienza, condizioni di vita e sfruttamento di migranti e richiedenti asilo in Italia, ecc.) con alcuni eventi di cronaca recente in un quadro di guerra aperta ai migranti da parte delle “nuove” politiche coloniali e militari di Italia e Unione Europea in Libia e più precisamente in Africa subsahariana.
La prospettiva di chi scrive è quella di chi opera nelle ong ma anche di chi fa parte di movimenti di lotta e autodeterminazione, qui come altrove.

Dal “personale” al politico

Facciamo un po’ di chiarezza: ho lavorato come cooperante tra il 2002 e il 2016. A volte sono stata via per anni interi, a volte per periodi più brevi.

Penso di conoscere abbastanza bene il mondo delle ong e della cooperazione internazionale e in questi giorni (mesi oramai) di delirio mediatico e politico di bassa, bassissima lega, sul ruolo delle ong e sul salvataggio dei migranti nel Mediterraneo, credo di essere prossima a una crisi di nervi.

Per questo scrivo. E lo faccio con fatica perché non mi piace parlare o scrivere in prima persona, non mi piace in generale condividere esperienze professionali o analisi personali e osservo con orrore che qualsiasi presa di parola o tentativo di entrare nel cuore delle questioni appena citate (ruolo delle ong, migranti, codice Minniti per le ong, ecc...) viene solamente travolto da un mare di merda.

Forse ci troviamo di fronte ad un punto di non ritorno rispetto al cercare di parlare, discutere, affrontare il fenomeno migratorio in termini complessi e osservare la miseria assoluta dimostrata dalla politica italiana. Politica e politiche di stato, di palazzo, di partito, di giornalisti (di partito) che strisciano e inseguono le tastiere infuocate di quattro cialtroni in vista delle elezioni. Commenti, affermazioni, “sentenze” capaci di propagare con estrema velocità e facilità fantasie odiose, dati ignoranti, e più in generale enormi dosi di odio, xenofobia, razzismo, fascismo, ecc. per aggiudicarsi, forse, un pungo di voti in più. O forse tanti.
Ma la questione dei voti e dei partiti è davvero l’ultimo dei miei interessi. Non esiste il tema del voto per quel che mi riguarda.

Rimango però sgomenta dai contenuti che veicolano con estrema superficialità i mezzi di informazione più o meno mainstream e allo stesso tempo mi chiedo quello che le persone – ascoltatori/ascoltatrici della radio, pubblico della tivù, lettori e lettrici di giornali – riescono a cogliere o capire in mezzo a questo oceano di voci di “nuovi esperti” e tuttologi, sempre più iper-legalisti e forcaioli, rispetto al fenomeno migratorio, ai salvataggi in mare, al ruolo giocato da alcune ong nel Mediterraneo in un contesto di guerra aperta ai migranti e di guerra aperta da parte dell’Unione Europea per il controllo e l’accaparramento di risorse strategiche in Libia e non solo.

Il mondo delle Organizzazione NON Governative e della cooperazione internazionale (allo sviluppo, di microsviluppo, di emergenza, ecc...) è un mondo molto ampio e variegato e mi chiedo se in questo periodo sia diventato più chiaro cosa fanno e come funzionano queste organizzazioni o se invece sia tutto molto più misterioso e confuso. Più di ogni altra cosa le ong sembrano essere diventate il capro espiatorio perfetto di un ingranaggio schifoso, oliato da stati dell’Unione Europea e macroagenzie come Frontex. O se semplicemente basta rappresentarle come un ammasso informe di gente ingenua e rincoglionita.

Finita questa breve introduzione vorrei fare alcune precisazioni partendo dalla mia esperienza personale e professionale.

Sulla nuova campagna di Libia Minniti/Gentiloni e sul codice di condotta per le ong

Si sceglie di lavorare per una ORGANIZZAZIONE NON GOVERNATIVA proprio per poter avere un ampio margine di autonomia negli interventi sul terreno (nei cosidetti “paesi terzi” o in qualsiasi altro luogo, anche il mar Mediterraneo) e non dover sottostare a richieste o ingerenze di qualsiasi stato. Sia quello da cui si proviene in quanto operatori e operatrici, sia quello in cui si va a lavorare.

Questo non significa stare al di fuori, al di sopra, a lato di un quadro di leggi che esistono in tutti i luoghi in cui si opera. Significa che nessuno può dire o imporre ad una ong cosa fare, con quali soggetti e settori di popolazione lavorare, dove lavorare. Ancora meno può essere imposta la presenze di personale estraneo alle ong e alle sue equipe di progetto.

Qualsiasi presenza “estranea”, compresi agenti armati e/o ufficiali di polizia giudiziaria, metterebbe a rischio la neutralità dell’operato della ong e renderebbe immediatamente vulnerabile la protezione che è necessario garantire alle organizzazioni locali e alle singole persone con cui si lavora. Nel nostro caso le persone che vengono tratte in salvo nel Mediterraneo.

Certo che stiamo tutti e tutte con Medici Senza Frontiere (MSF) e le altre organizzazioni che non hanno firmato di codice di condotta targato Minniti. Per quel che riguarda la mia esperienza l’anomalia in tutto questo è invece rappresentata da quelle ong che il codice di condotta l’hanno firmato.

[ Per esempio,
I medici e il personale sanitario di un ospedale in Italia vorrebbero un ufficiale giudiziario e/o un agente di polizia armato in ogni reparto e ambulatorio che controlla chi arriva in ospedale, che indaga mentre i pazienti vengono curati, che può segnalare in qualsiasi momento anomalie o ravvisare reati o addirittura arrestare chi si è recato in ospedale per essere curato? O denunciare l’operato di medici e infermiere/i?
Un avvocato o una avvocatessa permetterebbe di aver nel proprio studio la presenza di ufficiali giudiziari e/o agenti di polizia armati mentre ascoltano i casi dei loro clienti? Casi di qualsiasi tipo? O mentre viene preparata una strategia di accusa o di difesa? ]

Basta vedere cosa è successo alla nave di Juventa dell’organizzazione tedesca Jugend Rettet appena sequestrata dalla magistratura italiana: non appena si indaga poco più a fondo sulla vicenda, come ha fatto Famiglia Cristiana1, saltano fuori altri attori presenti da tempo nel Canale di Sicilia: il ruolo del personale di una società italiana di sicurezza privata marittima, contrattato dalla Ong Save the Children e imbarcato sulla nave Vos Hestia, che ha passato foto e video dei temibili “estremisti” della ong tedesca ai servizi segreti militari (AISE), evidenziando sempre quel bel mix all’italiana, sotto copertura, che mette insieme infiltrati fascisti, ex-poliziotti, mercenari e, appunto, servizi segreti.

Guarda caso alcuni dipendenti di questa società di sicurezza privata - Imi Security Service – passavano da tempo informazioni all’AISE (servizio segreto militare). Guarda caso tra i mercenari dipendenti di questa società di sicurezza privata (Imi Security Service) risulta esserci anche il neofascista Gian Marco Concas (ex ufficiale della Marina militare) che si occupa della direzione tecnica della nave C-Star, dietro lo slogan “Defend Europe”, sotto il controllo di Generazione Identitaria.2

A questa inchiesta seguono immediate minacce da parte di fascisti e razzisti di Generazione Identitaria contro Andrea Palladino, il giornalista che ha svelato la “trama” o parte della trama che ha portato a paralizzare, di fatto, l’operato delle ong in mare.3

Nessuno può imporre ad una ong di collaborare con questa o quella istituzione dello stato, o con imprese private, multinazionali, lobby di imprese, ecc. Altrimenti si lavora per lo stato, o per un ente parastatale o per una impresa privata. Nessun problema. Ognuno fa quello che vuole ma non si può imporre a una ong una presenza “estranea” a bordo: presenza che ha sicuramente interessi ben diversi da quelli di chi opera. Sottolineare questo punto mi sembra ancora più urgente dopo l’intreccio4 appena descritto tra una società di sicurezza privata marittima e una ong, intreccio che si è sviluppato ben prima delle ultime trovate del codice di condotta per le ong.

1http://www.famigliacristiana.it/articolo/caos-mediterraneo-quel-link-occulto-tra-defend-europe-e-l-operazione-iuventa.aspx

2http://www.famigliacristiana.it/articolo/quella-rete-di-mercenari-dietro-la-nave-anti-migranti-delle-destra-europea.aspx
http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/gli-interessi-sono-solo-bloccare-tutte-le-ong/

3http://www.famigliacristiana.it/articolo/cdr.aspx

4http://contropiano.org/news/politica-news/2017/08/05/generazione-identitaria-leterno-legame-fascisti-servizi-mercenari-094519

* Seconda parte: Sulla natura delle ong e sul fatto che non dovrebbero essere funzionali al potere e ai poteri
* Terza parte: Sul magico mondo dei diritti e sulla materialità della guerra ai migranti dopo le guerre umanitarie