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domenica 24 settembre 2017



"Nell'estremo dolore, i ruoli sono capovolti: gli uomini emettono grida bestiali e le bestie grida umane".

Malcolm de Chazal


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Sul magico mondo dei diritti e sulla materialità della guerra ai migranti dopo le guerre umanitarie

Migranti minori bambiniManuela Cencetti, Zeroviolenza
12 settembre 2017

Questo punto è probabilmente dedicato alle persone più giovani che magari stanno ancora studiando, o vorrebbero lavorare con una ong o che credono che in generale i diritti esistano, garantiti dagli stati, perché sono stati scritti da qualche parte, in un qualche momento storico. E che pensano che esista anche una qualche forma di giustizia che li applica puntualmente.

Quello che ho imparato “sul terreno” è che i diritti (umani o non umani) non esistono. Esistono le violazioni di tali diritti scritti magari nelle costituzioni nazionali o in trattati internazionali che quasi mai vengono applicati o rispettati. Quello che invece esiste sono le lotte e i conflitti per autodeterminarsi.

Non c’è e non ci sarà giustizia in nessun luogo senza organizzazione, autogestione, se non si aggregano masse critiche, se non esistono i movimenti, se non emergono rivendicazioni trasversali di classe, genere e razza, se non esistono le spinte dal basso per includere più soggetti, per difendere la vita di altri soggetti, per difendere i territori, per riuscire a rispondere insieme a nuovi bisogni.

I “diritti” non possono esistere o non possono essere invocati se non all’interno di un processo storico in costante conflitto contro l’oppressione, il dominio, le nuove forme di colonialismo e le strategie di repressione.
Quello che ho imparato “sul terreno” è che la legge non è mai uguale per tutt*.

Le magistrature nazionali per esempio sono sempre più funzionali al potere politico e economico di stati e imprese private, garantendo procedure di repressione sempre più “sofisticate” contro attivisti, organizzazioni di base, movimenti di qualsiasi tipo. Non è più necessario usare squadroni della morte o servizi deviati per eliminare fisicamente soggetti non docili o per neutralizzare i movimenti. Esiste una forma che può essere chiamata di “sicariato giudiziario” che si occupa di reprimere e incarcerare migliaia di attivisti all’interno di legislazioni nazionali perfettamente “democratiche”.

Ritornando al caso del soccorso in mare nel Mediterraneo anche la magistratura italiana ha fatto la sua parte, utilizzando materiale fornito da mercenari e servizi segreti militari e combinando il tutto con i piani del ministero a guida Minniti. Le ong sono state messe all’angolo, un codice di condotta ha diviso subito i buoni dai cattivi, i ribelli dai disciplinati. Per le persone che vogliono spostarsi, migrare, le frontiere devono restare chiuse. Per le merci e i profitti sono sempre aperte.

Quindi non ha senso invocare “diritti” perché materialmente nessuno li crea, li protegge o li applica. Sono esito di processi e conflitti e quindi al massimo possiamo cercare di fare applicare quelli esistenti o possiamo cercare di mandare in contraddizione la teoria (vuota) con la realtà gonfia di ingiustizia, silenzio e dolore. Soprattutto si può cercare di far emergere quello che deve restare, per stati ed economie, “invisibile agli occhi” e quindi garantire narrazioni fantasiose che permettono in questo momento a Gentiloni e amici di paralizzare completamente il lavoro delle ong e inaugurare una nuova campagna militare nelle acque territoriali di una ex-colonia italiana. E tutto va bene. Tutto sembra accettabile, ma non lo è. Affatto. Eppure il loro obiettivo è stato raggiunto: si saprà sempre meno su quello che accade nei campi di concentramento e di tortura in Libia e al contempo si meterializzaranno nuovi traffici e nuove rotte verso l’Europa1.
 
Su quello che faccio all’estero e su come è collegato a quello che faccio qui

Non bisogna certo lavorare in una ong per rendersi conto di come le lotte e i conflitti cambino o siano collegati a seconda dei paesi e dei contesti in cui viviamo o scegliamo di vivere (quando questo è possibile). Condizioni che cambiano nel tempo e nello spazio. Quello che vorrei sottolineare è che in Europa, o in Italia, la lotta dei migranti e dei profughi per la libertà di movimento ci riguarda così come ci riguardano le frontiere altrettanto tragiche di Tijuana, tra Messico e Stati Uniti, o quelle tra Turchia e Grecia, tra Marocco e le città di Ceuta e Melilla, nell’orrore della “giungla” di Calais, di Ventimiglia, e via dicendo.

Inoltre – faccio solo alcuni esempi – non bisogna certo lavorare per una ong per intuire che la lotta per la casa o per il reddito, in Italia, ci riguarda allo stesso modo che la lotta contro la limpieza social o gli sgomberi nelle favelas brasiliane, nelle periferie di Lisbona, nelle città più grandi di Spagna e Catalunya, nelle baraccopoli dei braccianti di Rosarno o di Saluzzo, nella resistenza agli sfratti di Torino, Milano, Roma, Bologna, Firenze...

Mentre si invocano “diritti” e si pensa di parlare a nome di qualcun* è necessario tener presente che le pratiche di azione diretta come l’occupazione di terre, l’occupazione di case, la resistenza agli sgomberi di spazi liberati, la resistenza agli sfratti, la creazione di altre forme di convivenza e socialità di fronte alla feroce gentrification delle metropoli, fanno parte delle stesse lotte e della stessa urgenza di questo tempo.
Questo deve restare chiaro e presente per chi opera in una ong, ma dovrebbe esserlo ancora di più per chi vuole o vorrebbe fare qualcosa e non restare solo con una tastiera in mano.

Se vi sembra che le cose vadano al contrario, che il mondo sia costruito al rovescio, se avete la netta sensazione che chi è forte lo è solo con chi non ha nulla e al contempo striscia al soldo di chi ha tutto, allora è arrivato il momento di parlare, e tanto, con persone vive, reali, e di stare in strada, in piazza, in mare, andare là dove la nuda vita ci interroga e non ci metterà mai al riparo dai paraculi della storia e della politica. Ancor meno da un codice di condotta per le ong scritto da un manipolo di politicanti che ha la stessa “competenza normativa”2  delle regole di un gioco di ruolo creato da un gruppo di adolescenti. Purtroppo però con un enorme potere di morte a disposizione.

1https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2017/08/17/ong-guardia-costiera-libica

2https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/07/Draft-ASGI-Position-Paper_Final_IT.pdf
http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/543232/Codice-di-condotta-ong-cosa-cambia-L-analisi-di-Asgi-non-ha-valore-di-legge

* Prima parte: Dalla guerra ai migranti alla guerra alle ong. Lo stato di emergenza è la regola
* Seconda parte: Sulla natura delle ong e sul fatto che non dovrebbero essere funzionali al potere e ai poteri