C'E' UN "INTERRUTTORE MORALE" NEL CERVELLO FEMMINILE

lastampa.it
25 01 2010
 
Lo rivela uno studio italiano. Una corrente lo può "accendere" nelle donne ma non nell'uomo
 
 
Nel cervello femminile c’è un "interruttore morale". Una sorta di “pulsante”, del tutto assente nell’uomo, che nelle donne si può accendere per modulare la capacità di distinguere tra il bene e il male. La scoperta è tutta italiana, come pure è “tricolore” la metodica che può interagire con questo “bottone rosa” del senso etico: una mini-corrente elettrica applicata sulla fronte, impercettibile e indolore.

Lo studio sarà pubblicato online sulla rivista “Plos One”, e porta la firma degli scienziati dell’università degli Studi di Milano e del Centro clinico per le neuronanotecnologie e la neurostimolazione della Fondazione Irccs Cà Granda ospedale Policlinico, guidati da Alberto Priori, in collaborazione con l’Irccs San Raffaele del capoluogo lombardo e l’università di Padova.

Attraverso un esperimento condotto su 38 uomini e 40 donne, l’equipe italiana ha dimostrato che «il “cervello morale” femminile è plastico e il suo funzionamento è modulabile con il semplice passaggio di una debolissima corrente elettrica».

I partecipanti allo studio, età media 24 anni, hanno eseguito un compito di giudizio morale prima e dopo essere stati sottoposti al passaggio di questa mini-corrente (una tecnica conosciuta come stimolazione transcranica a correnti dirette, nata nella Penisola e quindi esportata nel mondo). Il particolare esercizio chiedeva ai soggetti di risolvere dilemmi morali caratterizzati da una forte conflittualità tra una soluzione razionale, ma fredda e cinica, e una soluzione guidata invece dalle emozioni e dall’empatia.

Come già dimostrato in un precedente studio della stessa equipe italiana, uomini e donne si comportano diversamente in situazioni conflittuali. Mentre i maschi rispondono in modo più freddo e razionale, le femmine sono molto più emotive. Non un luogo comune dunque, ma un dato di fatto, un’evidenza scientifica.

Ebbene, l’esperimento ha permesso di osservare che il passaggio della mini-corrente elettrica applicata dai ricercatori sulla cute del cranio interferisce con la capacità di giudizio morale, accentuando ancora di più le differenze fra lui e lei. Infatti, mentre negli uomini il passaggio della corrente non varia il contenuto delle risposte al test, con la stessa corrente le donne appaiono più ciniche e calcolatrici. In altre parole, diventano più simili ai maschi.

«Questo studio - commenta Priori, direttore del Centro clinico per le neuronanotecnologie e la neurostimolazione della Fondazione Policlinico e del Dipartimento di scienze neurologiche della Statale di Milano - conferma la differenza di comportamento morale tra uomini e donne, una diversità che affonda le sue radici nella biologia e nella neuroanatomia, e che è indipendente da fattori culturali quali la religione e l’educazione». I dati ottenuti «suggerirebbero che, mentre la morale maschile è immodificabile», su quella femminile si può “lavorare”, «probabilmente per l’esistenza di aree cerebrali che hanno la funzione di interruttore su questo tipo di comportamento».

Insomma, il “cervello morale” femminile è più duttile e flessibile. E forse lo è - ipotizzano gli studiosi - per far fronte ai diversi compiti e ai numerosi cambiamenti che la donna è chiamata ad affrontare nella vita. Una specie di “acrobata” che impara a conciliare una gamma virtualmente infinita di ruoli: massaia e manager, figlia e mamma, moglie e amante.

Ma l’applicazione della corrente elettrica indolore può rendere le donne solo più ciniche e calcolatrici o può anche esaltarne emotività ed empatia? «Per saperlo sono in corso esperimenti specifici - risponde Priori all’Adnkronos salute - Dati non ancora pubblicati», che riguardano la “fase 2” dello studio italiano. Tutto è ancora da confermare con ulteriori indagini, tiene a puntualizzare lo specialista, «ma risultati preliminari suggerirebbero di sì», cioè che sarebbe possibile intervenire sul cervello delle donne anche per renderle ancora più “emozionali”. Mosse ancora più dal cuore che dalla testa.

E quali sono le applicazioni concrete della scoperta? In futuro, per esempio, «la possibilità di riabilitare particolari disturbi del comportamento», dice Priori. Soprattutto «problemi di dipendenza dalla droga o dall’alcol». Ma nonostante studi internazionali siano stati avviati, al momento si tratta ancora di «fanta-neuroscienza», avverte. Allo stesso modo, appartengono a scenari futuri, pur plausibili, le possibili applicazioni della mini-corrente per correggere sociopatie che potrebbero sfociare in comportamenti criminali. «C’è chi ci sta lavorando», conferma lo scienziato.
 
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1614&ID_sezione=243&sezione=News
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