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LA MOLLA COMPRESSA DELLA VIOLENZA

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di Monica Pepe, Zeroviolenzadonne
20 maggio 2012

Un messaggio duro, grezzo, come le bombole che hanno usato, ma qui di rudimentale non c'è proprio nulla, forse qualcosa di primitivo, che deve scuotere le fondamenta dell'inconscio di un Paese intero. Cosa ci vogliono dire? Chi ce lo vuole dire? E perchè? E noi che facciamo, oltre ad andare a guardare sull'orlo del cratere? Siamo un Paese destinato alla paura e alla politica come gioco d'azzardo, conosciamo bene entrambe e ci riconosciamo.
Qualcuno scuote il paese che agonizza, al posto nostro. E ora quale sarà la mossa? Esiste un popolo in grado di avanzare una mossa? Come facciamo ad arrestare l'epidemia del terrore? La politica come le parole al momento sono una pistola scarica.

Ieri mattina a Brindisi a brillare è stato il lampo di un genio beffardo che sa di poter agire indisturbato, come solo i padroni sanno di poter fare. Poco dopo le tre del pomeriggio, fermo fuori dall'ospedale un gruppo di ragazzi, hanno la stessa età delle ragazze coinvolte. "Uno del nostro gruppo sta insieme ad una delle ragazze". Interviene subito un altro "E' la politica" mi dice come chi ha una verità che scotta e se la deve staccare di dosso "non è stata la mafia, è sempre colpa della
politica". Un altro più intimorito "E' una cosa spaventosa, stavo al bar e l'ho sentito per radio". Chiedo come cambia ora la città?

"Faranno i controlli e poi ritorna tutto come prima" un altro alza le spalle e guarda nel vuoto. E ancora quello di prima "E' successo al sud e dicono mafia e se succedeva al nord? Qui non c'entra la mafia, la mafia non se la prende mai con i picciriddi". In fondo è quello che con rabbia una delle ragazze ferite ha chiesto a Graziella Di Bella, Direttore Sanitario dell'Ospedale Perrino di Brindisi "Cosa c'entriamo noi?".

Una fiammata e tanti pezzi di ferro che si sono staccati per aria. Mimmo mi dà un passaggio per il centro della città, la città di sabato mattina a quell'ora è ancora addormentata, mi dice, perchè alcune scuole sono chiuse. Il botto a 200 metri in linea d'aria lo ha sentito "come se ce l'avessi in tasca" e all'inizio per lui poteva solo essere qualcosa di accidentale. "Stanno dando la colpa alla criminalità organizzata, ma non ci poteva essere il pazzo di turno? Quando è un'organizzazione di
persone che fa un affare anche illecito, le cose accadono alle 5 del mattino, magari la serranda di un negozio. Io non posso credere che è stata la mafia. E poi lo sappiamo, Totò Riina è stato ad abitare quarant'anni vicino alla Procura, no non le vengono a far a Brindisi queste cose, che vive anche di espedienti sì ma è una città tranquilla". Mi dice anche che non arrivano a 100mila abitanti e lì la polizia è vigile e tiene tutti sotto controllo "il numero di chi controlla è adeguato per la città, se fai qualcosa lo sanno subito".

Poi mi dice che la settimana scorsa hanno stroncato un pezzo di Sacra Corona Unita di Mesagne (due erano anche di Brindisi, come mi dice una ragazza di Libera dopo in piazza della Vittoria), e che l'ordigno è esploso quando è arrivato il pulman da Mesagne. "Allora vedi che è possibile che è stata la mafia?".

Anche Nicola un ristoratore locale la pensa così, pensa che è difficile che sia stata la mafia "Qui adesso si ferma tutto per tre mesi, e li passano tutti al setaccio. Quello che si fa qui è spaccio di coca, fumo ed eroina, lo sappiamo tutti, la polizia lo sa e fa finta di niente. Ma dopo una cosa del genere qui si paralizza tutto per mesi, per questo penso che non è stata la mafia di qui, a loro non gli conviene". Le contraddizioni sono palpabili, o forse è solo una storia che si ripete all'infinito, quella di un paese che può accettare di guardarsi allo specchio solo quando è deformato, e la verità è buona solo per
mettere a nanna i bambini. Deve essere per quello che sono sempre più loro a rimetterci la pelle.

Poco prima della manifestazione in piazza della Vittoria mi fermo a sentire un gruppo di ragazzi sui 25-30 anni intervistati da una Tv. Uno di loro Alessandro è nel Pd Brindisi. Bravi, impegnati, lucidi. "Certo che c'entra la mafia, d'altra parte di che cosa ci meravigliamo? C'è un paese che ancora oggi considera Andreotti e Dell'Utri servitori dello Stato, che stanno al loro posto insieme a tanti altri.

Siamo il paese della strage di piazza Fontana e di tutte quelle stragi che non hanno colpevoli. E allora perchè ci
meravigliamo che sia successa questa cosa oggi?" Respiro.
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