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LA STAMPA

La Stampa
31 10 2014

Cresce, a settembre, il numero di occupati in Italia. Secondo le stime provvisorie dell’Istat, lo scorso mese, gli occupati sono 22 milioni 457mila, in aumento di 82mila unità (+0,4%) su base mensile e di 130mila (+0,6) su base annua. Il tasso di occupazione, dopo 4 mesi di stasi, torna a salire attestandosi al 55,9%. Secondo i tecnici dell’Istat, l’aumento del numero di occupati «è un primo segnale positivo dopo mesi in cui l’occupazione aveva raggiunto livelli minimi». Il tasso di occupazione, pari al 55,9%, è cresciuto di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,5 punti rispetto a dodici mesi prima.

RENZI: L’ITALIA STA RIPARTENDO
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha commentato su Twitter i dati diffusi dall’Istat: «Aumentano i posti di lavoro: più 82mila sul mese scorso, più 150mila da aprile. Solo con il lavoro l’Italia riparte».

POLETTI: «DATI FANNO BEN SPERARE»
«I dati fanno ben sperare» è il commento di Giuliano Poletti. Il ministro del Lavoro ha poi aggiunto che il dato sulla disoccupazione si può leggere in maniera positiva: l’aumento significa che è cresciuto il numero delle persone che cercano lavoro, tra quelle che fino a poco fa non provavano nemmeno. Dello stesso avviso Confcommercio, che ha parlato di «segnali incoraggianti». Per il presidente di Italia Lavoro, Paolo Reboani, legge il dato positivo di settembre come un segno che «le politiche attive iniziano a essere efficaci».

PIU’ OCCUPATI, MA LA DISOCCUPAZIONE CONTINUA A CRESCERE
Nonostante gli occupati siano aumentati, il tasso di disoccupazione risale ai massimi (12,6%). Il numero dei disoccupati si attesta a 3milioni236mila, in aumento dell’1,5% rispetto ad agosto, pari a 48mila disoccupati in più, e dell’1,8% su base annua, ossia 58mila disoccupati in più. Gli occupati sono 22milioni457mila, in aumento dello 0,4% s rispetto ad agosto, ossia 82mila persone in più, e dello 0,6% su anno, ossia 130mila occupati in più.

Il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,9% rispetto al mese precedente e del 2,1% rispetto a dodici mesi prima. Il tasso di inattività, pari al 35,9%, cala di 0,3 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,7 punti su base annua.

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE IN LIEVE CALO
I disoccupati tra i 15-24enni sono 698 mila. L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11,7%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in aumento di 0,6 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 42,9%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in aumento di 1,9 punti nel confronto tendenziale.

INFLAZIONE: A OTTOBRE PREZZI IN AUMENTO
Ad ottobre i prezzi al consumo sono saliti dello 0,1% sia rispetto a settembre sia rispetto ad ottobre 2013. A settembre il tasso tendenziale era -0,2%. L’inflazione acquisita per il 2014 sale così allo 0,3% dallo 0,2% del mese scorso. La ripresa dell’inflazione è dovuta principalmente al ridimensionamento delle flessioni tendenziali dei prezzi dei beni energetici regolamentati (-2,6% da -6,6% di settembre) e dei servizi relativi alle comunicazioni (-1% da -5,6% di settembre). Il rialzo mensile dell’indice generale dipende principalmente dagli aumenti dei prezzi del gas naturale (+4,6%) e dell’energia elettrica (+1,6%) a contenere questo rialzo sono stati i cali congiunturali dei prezzi degli energetici non regolamentati (-0,9%) e dei servizi relativi ai trasporti (-0,7%).

L’Istat segnala che su base congiunturale sono aumentati soprattutto i prezzi di abitazione, acqua ed elettricità (+1,2%) e dell’istruzione (+1,1% su settembre). Rispetto ad ottobre 2013 corrono rispetto alla media i prezzi dell’istruzione (-1,8%), dei servizi ricettivi e di ristorazione (+0,7%) e dei mobili e servizi per la casa (+0,6%). I prezzi delle comunicazioni aumentano dello 0,4% ad ottobre rispetto a settembre ma diminuiscono del 3,5% rispetto ad ottobre 2013.

La Stampa
30 10 2014

Esperimento in Sardegna: un malato gestisce le pratiche per l’Asl attraverso un modernissimo ufficio per il telelavoro. “Non siamo dei pesi, siamo ancora utili”

Se non fosse così ordinata, questa stanza con le pareti azzurre sembrerebbe davvero un ufficio. Di strano c’è il ronzio continuo di una macchina dell’ossigeno. Salvatore Figus lavora da qui, dalla poltrona a cui è inchiodato oramai da due anni: la Sla che lo ha reso immobile gli ha risparmiato soltanto le pupille. E questa, per lui, è la forza più grande. L’altra è una mente lucidissima: «Tutto questo mi basta e avanza per lavorare, per mantenermi attivo. E io ovviamente non mi voglio arrendere».

La pensione, Salvatore Figus, se la vuole guadagnare giorno per giorno. E così ha chiesto alla Asl di Oristano di essere reintegrato in organico. Nell’ufficio che occupava dal 1991 non ci può più andare e il direttore generale ha fatto studiare per lui un sistema che consente ogni giorno di smaltire un malloppo di pratiche direttamente da casa. Una forma di telelavoro che sfrutta le capacità del computer e che consente di cliccare su una tastiera con il movimento degli occhi. A Busachi, un piccolo paese al centro della Sardegna, che si affaccia sul lago Omodeo, l’azienda sanitaria ora ha una sorta sede staccata. Non aperta al pubblico, ovviamente.

Grazie al sintetizzatore vocale, Salvatore sfoga la parlantina e con lo stesso sistema riesce a scrivere lettere, inviare e-mail e trasmettere file. «Questo è l’ufficio del futuro. Da qui posso anche tenermi aggiornato e comunicare col mondo. Lavorare mi gratifica, ma soprattutto mi aiuta a dimenticare la malattia». Ogni giorno il 44enne di Busachi si occupa di saldare i conti tra la Asl 5 e gli enti sanitari di altre nazioni. Ma quello che fa, preferisce spiegarlo direttamente lui: «Mi occupo delle pratiche riguardanti le cure all’estero, del recupero dei crediti che la Asl vanta nei confronti delle istituzioni degli altri Stati europei. Gestisco a distanza crediti ma anche debiti, utilizzo il programma Nsis Aspe, un ufficio virtuale dematerializzato che collega Regione, Ministero della Salute e altre istituzioni sanitarie dell’Unione Europea».

Su una mensola in legno sono sistemati i faldoni con tutti i documenti, i foglietti promemoria sono appesi al sintetizzatore vocale. Ma qui è tutto telematico. Tecnologicamente avanzatissimo. Per la Asl di Oristano il progetto è motivo di orgoglio. Anche perché la Sclerosi laterale amiotrofica ha raggiunto in questa provincia livelli spaventosi: 40 casi che rappresentano un’incidenza da record. «L’esperienza che stiamo facendo con Salvatore Figus - osserva il direttore generale, Mariano Meloni - è uno dei pochi casi in Italia in cui il telelavoro viene sperimentato con una persona affetta da una malattia così grave e invalidante come la Sla. La nostra Asl può davvero esserne fiera».

Mamma Giuseppina non si allontana un attimo dalla stanza, del figlio capisce subito i problemi e interpreta gli stati d’animo. Anche quando la voce elettronica è silenziosa. «Da quando ha ricominciato a lavorare Salvatore è molto più sereno - racconta - È più motivato, affronta la malattia con forza maggiore». Salvatore intanto approfitta per rilanciare il messaggio che ripete ogni giorno: «Un malato di Sla può essere ancora molto utile alla società, non deve essere considerato un peso».

Nicola Pinna

L'autobus che discrimina i rom

  • Ott 29, 2014
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 4186 volte
Apartheid sui busNino Lisi, Cittadinanza e Minoranze
29 ottobre 2014

Egregio dr. Gramellini,
mi lasci dire che il suo commento di sabato 25 ottobre alla notizia dello "sdoppiamento" della linea di autobus n. 69 nel Comune di Borgaro mi ha proprio sconcertato. E per più di un motivo.

La Stampa
24 10 2014

C’è un bus a Torino che ha una fermata davanti ad uno dei campi nomadi più grandi della città. Il bus 69: percorso piazza Stampalia, arrivo a Borgaro, primissima cintura della città. Quel grosso autobus giallo è da anni al centro di polemiche, proteste, petizioni, pagine Facebook che ne denunciano la pericolosità. «Gli zingari ci aggrediscono». «Hanno tagliato i capelli ad una ragazzina». «Ci sputano addosso». «Nessuno interviene». Questione calda. Anzi, caldissima. E adesso il sindaco di Borgaro, uomo pragmatico e stufo di ascoltar proteste, ha preso una decisione. Costringere Atm, la società che gestisce il servizio di trasporto pubblico, a sdoppiare la linea.

Ovvero: lasciare che il «69» compia lo stesso tragitto di sempre. E mettere un secondo mezzo che da piazza Stampalia, andando in parallelo al 69, giunga soltanto al campo nomadi, e si fermi lì. Capolinea due passi dalle baracche lungo il fiume. E ritorno. «Così si risolverà il problema senza che ci rimetta nessuno» dice adesso Claudio Gambino, sindaco Pd, alla guida di una lista civica che ha imbarcato tutto il centrosinistra. «È la soluzione migliore per tutti» gli fa eco il suo assessore ai trasporti, Luigi Spinelli, un ragazzone di Sel che, su questo tema, s’infervora, spiega, e racconta.

Due linee. Una per i rom e l’altra per la gente di Borgaro. Applausi. Che arrivano da un’assemblea convocata nel pomeriggio di ieri, nel salone del municipio. Nessun tentennamento. «Non è razzismo, è soltanto un modo per risolvere un problema che va avanti da troppo tempo» dicono gli amministratori. Che raccontano di episodi di violenza continui. L’ultimo? Il tentativo di rapina prima dello zaino, poi del cellulare ai danni di una tredicenne, al suo primo anno di liceo, a Torino. «Ma di episodi ce ne sono a decine» insistono. E giù a raccontare di quella volta che tagliarono i capelli ad una ragazza. E di quell’altra che tentarono di incendiare la chioma ad un’altra. E ancora delle molestie, dei furti, dei danni al bus. Un elenco infinito. Condito anche da un po’ di letteratura, da «si dice» che non trovano conferme da nessuna parte. Cose che, raccontate qui, in questa sala strapiena, fanno scaldare gli animi della gente: «È ora di intervenire».

La cronaca di questi anni racconta anche di vigili spediti sui mezzi a scortare i passeggeri. Un esperimento durato due settimane o poco più e abortito. E poi ci sono le di petizioni. E i volantinaggi su quella tratta da parte dei ragazzi di Borgaro: «Chiediamo alle autorità di intervenire». Tutto inutile.

Ora arriva la proposta choc del sindaco piddino di Borgaro: «Due linee, una per noi e una per loro». Applausi in sala. «Ne parlerò con il Questore, questa mi sembra l’unica soluzione» insiste. La gente è soddisfatta: «Speriamo».

Nadia Bergamini / Lodovico Poletto

Boko Haram rapisce altre 60 ragazze in Nigeria

  • Ott 23, 2014
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 2035 volte

La Stampa
23 10 2014

Secondo l’agenzia Misna, almeno 60 ragazze sarebbero state rapite in Nigeria, nella regione di Adamawa nel nord est del paese dal gruppo islamico jihadista Boko Haram: 40 sono di Waga Mangoro e altre 20 di Grata. Un centinaio di uomini, stando a quanto riporta Misna, sarebbe entrato nel villaggio di Waga sparando e dando alle fiamme alcune abitazioni. Due uomini sono stati uccisi dai terroristi.

Fonti locali hanno confermato che l’area era da circa due mesi sotto il controllo dei ribelli. Nessuna notizia, invece, delle 219 liceali rapite sei mesi fa nella loro scuola di Chibok e per le quali si era parlato recentemente di una possibile liberazione, ora sempre più difficile.

Si alimentano, così, i dubbi sulla tregua tra l’esercito e il gruppo terroristico annunciata venerdì scorso dal governo. Dubbi che si erano insinuati già lo scorso 19 ottobre, quando 25 miliziani del gruppo jihadista sono rimasti uccisi nei combattimenti con i militari nigeriani nel nord-est del Paese africano.

La cessazione delle ostilità che secondo l’esecutivo di Abuja sarebbe stata negoziata in Ciad non sembra quindi trovare riscontro nella realtà. Nel weekend si sono registrati almeno altri sei attacchi da parte di Boko Haram che hanno causato diverse decine di morti.

La Stampa
17 10 2014

«Chi uccideresti, per primo, tra tuo padre, tua madre e tuo fratello?». Il tema da svolgere in classe aveva questo titolo agghiacciante. A rispondere dovevano essere bambini di terza elementare.

Le prostitute
E poi c’erano i riferimenti sessuali da parte delle due insegnanti, ormai attempate e alla soglia della pensione. Un esempio? Il sesso lo spiegavano così: «Succede quando papà si intrattiene con le prostitute lungo la strada». O il «ciupa ciupa» e il «bunga bunga», come definivano le due maestre l’atto d’amore tra i genitori dei piccoli allievi. Non finisce qui. Perché poi c’è la storia dei massaggi. Capitava, ad esempio, che una delle due docenti si facesse palpeggiare il collo dagli alunni, che si davano il cambio tra loro con turni di 10 minuti ciascuno. Il tutto ripreso dalle micro telecamere nascoste, piazzate nella classe dai carabinieri. «Non c’era costrizione, ma l’atto in sé - dicono i genitori - è da deprecare».

La denuncia
Sono, questi, soltanto alcuni passaggi delle denunce ora agli atti e presentate da un gruppo di mamme e papà insospettiti dal comportamento dei figli. Accade in una scuola elementare dell’Eporediese, in un paese alle porte di Ivrea. Per la Procura, però, il caso è da archiviare. Il pm, Chiara Molinari, nelle motivazioni sostiene che non si «ravvisano atti penalmente rilevanti» ma che, piuttosto, il linguaggio e i metodi usati dagli insegnanti, definiti dal magistrato «inopportuni», abbiano soltanto conseguenze di carattere disciplinare. Insomma, per il pm la palla passa al Provveditorato. Apriti cielo. Le famiglie, tramite il loro avvocati Celere Spaziante e Marco Morelli, hanno presentato istanza contro la richiesta di archiviazione. E adesso urlano la loro rabbia: «Quelle due maestre andavano cacciate all’istante». Toccherà al giudice del Tribunale di Ivrea pronunciarsi, mentre sarà l’ufficio scolastico regionale a decidere se sospendere e trasferire le due docenti.

Il via ad aprile
La vicenda parte da lontano. Siamo ad aprile di quest’anno quando i genitori vanno dai carabinieri. «I nostri figli – si sfogano - non vogliono più andare a scuola. Poi scendono nei dettagli e mostrano il titolo inquietante di quel tema da svolgere in classe: è chiaro che i nostri figli sono turbati, chi non lo sarebbe a quell’età?». E infine raccontano dei riferimenti espliciti al sesso, della docente che si fa massaggiare nuca e collo, dello scotch lanciato verso i bambini e dei metodi d’insegnamento non proprio ortodossi. «E’ capitato – raccontano i genitori – che se uno dei nostri figli non aveva capito la lezione, come risposta veniva preso per un orecchio e portato fuori dall’aula».

Dopo le denunce sono partite le indagini e la Procura ha dato il via libera perché fossero piazzate le telecamere. L’occhio elettronico ha filmato per tre settimane e all’insaputa di tutti. Le immagini sono inequivocabili. Secondo gli inquirenti, però, non ci sono elementi sufficienti per chiedere il rinvio a giudizio delle insegnanti (tuttora all’oscuro di essere formalmente indagate per maltrattamenti su minori). Così è scattata la richiesta di archiviazione. I genitori lasciano al loro avvocato ogni considerazione: «Non concordo con le conclusioni del pubblico ministero – precisa Spaziante –. Il lavoro eccellente dei carabinieri, infatti, ha permesso di dimostrare che i tragici sospetti dei genitori erano assolutamente fondati».

La sentenza
La partita giudiziaria resta comunque aperta. Entro un paio di settimane il gip dovrà fissare l’udienza per decidere se accogliere o respingere la richiesta della Procura. Intanto, nella scuola, le voci fin qui taciute sono passate di bocca in bocca: «Se questi sono stati i metodi usati dalle due insegnanti – spiega il direttore scolastico, che ha saputo della vicenda ad indagini concluse – li respingo senza se e senza ma». Aggiunge: «Attenzione però a creare mostri, aspettiamo di capire come si concluderà l’iter della magistratura».

Giampiero Maggio

Messico, ira degli studenti Fuoco ai palazzi del potere

  • Ott 15, 2014
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 2037 volte

La Stampa
15 10 2014

Centinaia di studenti e insegnanti hanno assaltato, mettendola in parte a fuoco, la sede governativa dello Stato messicano di Guerrero in violenze innescate dopo la scomparsa di 43 giovani che si teme siano stati rapiti da settori della polizia collusi con criminali. I manifestanti, nelle proteste degenerate a Chilpancingo, la capitale dello Stato, reclamavano di conoscere la sorte degli studenti rapiti e le dimissioni del governatore Angel Aguirre. Poco prima vi erano stati una serie di scontri tra polizia e manifestanti armati di pietre e bastoni alle porte del parlamento locale: cinque insegnanti e due poliziotti sono rimasti feriti, secondo fonti giornalistiche.

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La Stampa
10 10 2014

Torna a salire la tensione ad Hong Kong dopo che il governo locale dell’ex colonia britannica ha cancellato l’incontro, previsto per oggi, con i leader del movimento che chiede la riforma elettorale. I leader degli studenti e di Occupy Central hanno quindi convocato nuove proteste ed occupazioni, dando per questa sera un appuntamento ad Admiralty, il centro di Hong Kong teatro nei giorni scorsi della mobilitazione, per una grande manifestazione contro la mossa del governo. Già nella notte migliaia di giovani sono di nuovo scesi in piazza, e diverse centinaia sono tornati ad accamparsi nel distretto di Admiralty e nell’area di Mong Kok.

I colloqui di oggi sono stati cancellati perché, è stato detto, il governo riteneva che non avrebbero portato ad un risultato costruttivo. Era stato l’annuncio dell’avvio di questo dialogo a far rientrare nei giorni scorsi le proteste e le occupazioni andate avanti per due settimane nel centro di Hong Kong. Carrie Lam, il capo gabinetto del governo che era stato incaricato di condurre i colloqui, ha addossato la responsabilità del fallimento agli studenti che avevano organizzato una manifestazione in contemporanea dell’incontro. Ma la federazione degli studenti di Hong Kong ha accusato il governo di «non essere mai stato sincero nel voler ascoltare le preoccupazione del popolo di Hong Kong».

Intanto Anonymous, il gruppo di hacker che utilizza l’arma del web per le proprie battaglie, è sceso in campo a fianco dei manifestanti prodemocrazia: ha minacciato il blackout dei siti web dei governi di Pechino e dell’ex colonia britannica e anche di rivelare la diffusione degli indirizzi e-mail di migliaia di uomini di governo. «Cina, non ci puoi fermare», spiega il comunicato, «ti saresti dovuta aspettare (la nostra azione) quando hai abusato dei tuoi poteri contro i cittadini di Hong Kong». L’operazione minaccia di bloccare i server del governo cinese attraverso la consueta tecnica del Distributed Denial of Service (DDoS), l’attacco che spinge i siti al limite delle prestazioni fino a mandarli fuori uso.

Allarme immigrati, l'Europa "scheda" tutti i clandestini

  • Ott 09, 2014
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 1794 volte

La Stampa
09 10 2014

L'hanno battezzata “Mos Maiorum”, letteralmente “costume degli antenati”, con riferimento a un principio cardine della morale tradizionale degli antichi romani. Partirà lunedí prossimo e durerà fino al 26 ottobre. Il tempo necessario per avere un quadro reale del fenomeno. È una grande operazione di polizia sugli immigrati irregolari, clandestini, in attesa di asilo politico. Una schedatura di massa per trasformare i clandestini in cittadini in attesa di lavoro, di assistenza umanitaria del paese che accetta di accoglierli.

Per la prima volta, le polizie degli Stati membri della Comunità Europea, coordinate dall’Italia, lanceranno una offensiva comune contro i trafficanti di immigrati. Al termine di «Mos Maiorum», si dovrebbe avere «un quadro chiaro e aggiornato della situazione riguardante l’area operativa, il modus operandi, le tendenze principali e i possibili cambiamenti rapidi del fenomeno».

Sempre di più la gestione dei flussi migratori irregolari sta diventando un problema che coinvolge anche i paesi del Nord Europa, non solo quelli rivieraschi, come l’Italia, che fronteggiare in prima linea i flussi migratori che arrivano dall’Africa o dal Medio ed Estremo Oriente.

Proprio nelle settimane scorse il governo tedesco ha fatto sapere di aver raggiunto il tetto massimo dell’accoglienza per i rifugiati politici, chiedendo agli altri Paesi europei di farsi carico del problema. Mentre paesi come l’Italia chiedono alla Comunità Europea di affrontare insieme il problema dell’accoglienza dei clandestini. Che stanno quasi per raggiungere la soglia dei 150.000 (sono 145.381) giunti in Italia dal primo gennaio di quest’anno a ieri.

La decisione di dar vita a «Mos Maiorum», attività di «prevenzione, repressione, e analisi», nasce dalla necessità di riempire un vuoto di conoscenza. Con l’apertura delle frontiere dentro i confini dell’Europa di Schengen, la dimensione della mobilità interna di uomini e donne è un dato empirico, mancando punti di riferimento reali per determinare la dimensione quantitativa del fenomeno.
Le operazioni di polizia che partiranno da lunedí serviranno appunto a riempire questi vuoti. E dunque, assisteremo ad «operazioni di controllo lungo le principali rotte di immigrazione illegale (all’interno dello spazio Schengen e alle frontiere».

Nei documenti di «Mos Maiorum» vengono elencate le informazioni che dovranno essere raccolte: «Dove e a che ora sono stati intercettati i clandestini. Eventualmente su quali mezzi di trasporto si trovavano. Quali nazionalità dichiarano. L’età, il sesso e quando è attraverso quale frontiera sono entrati in Europa». E ancora: «Bisogna specificare se i clandestini hanno esibito documenti falsi-falsificati di viaggio poi sequestrati. O se hanno chiesto asilo». E sul viaggio di trasferimento, occorre raccogliere il maggior numero di informazioni sulle organizzazioni di trafficanti di clandestini, sul prezzo del biglietto di viaggio pagato per raggiungere l’Europa».

Un database utile per la comprensione del fenomeno, ovvero per le politiche da adottare per fronteggiare l’emergenza dei flussi migratori che continuano a premere sull’Europa. I teatri di guerra e di conflitti che si avvicinano sempre di più all’Europa, come la Siria, l’Iraq e la Turchia che producono centinaia di migliaia di profughi che cominciano a premere per trasferirsi in Europa.
Il Corno d’Africa e la fascia subsahariana del continente nero stanno trovano nella Libia che rischia di diventare territorio dell’islamismo terroristico e integralista, rappresentano la tenaglia che rischia di stringersi sull’Europa.

Guido Ruotolo

La Stampa
03 10 2014

A Hong Kong scoppia la violenza nel quartiere popolare di Mongkok, dove si è insediato un gruppo di studenti che ha occupato l’incrocio fra l’arteria Nathan Road e Argyle Street. Gruppi di appartenenti a Anti-OccupyCentral, distinguibili dal nastro blu, e di persone senza distintivi di riconoscimento, hanno cominciato a distruggere le tende e i manifesti degli studenti.

Con il passare delle ore la folla violenta si è fatta sempre più numerosa, e diverse persone sono state ferite o colpite. I quattro autobus che bloccavano l’incrocio sono stati lentamente spostati, ma nemmeno questo ha calmato i dimostranti anti-studenti. Molti studenti sono stati insultati, presi a calci e colpiti da bottigliette, mentre la polizia sembrava incapace di riprendere il controllo. Fra i presenti molti hanno denunciato che fra la folla violenta molti parlavano mandarino.

Per la prima volta i membri dei gruppi pro-democrazia si ritrovano nel mezzo di scontri violenti da parte di gruppi politici definiti pro-governo o pro-Pechino, per quanto il movimento studentesco avesse fatto suo lo slogan di mantenere le manifestazioni e occupazioni pacifiche. In serata, la folla intorno all’incrocio di Mongkok continuava a crescere, dopo che la Federazione Studenti di Hong Kong aveva cercato di chiedere rinforzi, per ritrovarsi però in minoranza davanti a una crescente presenza di violenti oppositori.

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