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ANGELI, DEMONI E IL NY TIMES

  • Nov 30, -0001
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6 4 2010


Un rapporto governativo statunitense sugli abusi: "per oltre il 64 per cento sono commessi da genitori, parenti o conviventi, dunque all'interno delle relazioni familiari; nelle scuole del Paese quasi il 10 per cento dei ragazzi subisce molestie". Per quanto riguarda i sacerdoti cattolici coinvolti il rapporto datato 2008 stima che "siano meno dello 0,03 per cento" sul totale dei criminali che hanno commesso abusi su minori.
MARCO TOSATTI
Pubblichiamo una riflessione del vaticanista dell'Agenzia Italia, Salvatore Izzo.???Per essere fedeli alla loro vocazione i sacerdoti debbono essere come gli "angeli". Lo ha affermato Benedetto XVI che oggi - lunedì dell'Angelo - ha voluto citare le parole dell'antico scrittore cristiano Tertulliano, per il quale Gesù é anche "angelo del consiglio", cioè "annunziatore perché doveva annunziare al mondo il grande disegno del Padre per la restaurazione dell'uomo". Nel breve discorso pronunciato a Castelgandolfo - dove trascorre alcuni giorni di vacanza, il Papa ha così sottolineato che "il termine 'angelo’ oltre a definire gli Angeli, creature spirituali dotate di intelligenza e volontà, servitori e messaggeri di Dio, é anche uno dei titoli pi antichi attribuiti a Gesù stesso" e, ha aggiunto, "come Gesù é stato annunciatore dell'amore di Dio Padre, anche noi lo dobbiamo essere della carità di Cristo: siamo messaggeri della sua risurrezione, della sua vittoria sul male e sulla morte, portatori del suo amore divino". Mi piace sottolinearlo - ha scandito - in quest'Anno Sacerdotale". Gesù Risorto sostiene la Chiesa "in mezzo alle difficoltà", ha poi affermato Papa Ratzinger, rivolgendosi ai pellegrini radunati oggi nel cortile della residenza estiva di Castelgandolfo dove trascorrerà qualche giorno di vacanza. "Cristo é resuscitato e vive tra noi", ha ripetuto: "la sua presenza amorosa accompagna il cammino della Chiesa e la sostiene in mezzo alle difficoltà. Con questa certezza nel vostro cuore, offrite al mondo una testimonianza serena e coraggiosa della vita nuova che nasce dal Vangelo". ?Ieri in un breve saluto che precedeva la messa di Pasqua in piazza San Pietro (alla quale hanno partecipato oltre 100 mila fedeli) il card. Angerlo Sodano, decano del Collegio Cardinalizio, si era rivolto al Papa con un'antica e significativa espressione, utilizzata nel 1380 da Santa Caterina da Siena e nel secolo scorso anche da Don Orione: "Buona Pasqua Padre Santo, la Chiesa é con te, dolce Cristo in terra". "La liturgia della Chiesa - aveva detto il porporato - ci invita a una santa letizia: anche se scende la pioggia su questa storica piazza il sole risplende sui nostri cuori, ci stringiamo a lei roccia indefettibile della Santa Chiesa di Cristo. Oggi con lei sono i cardinali i vescovi e i 400 mila sacerdoti. É con lei il popolo che non si lascia impressionare dal chiacchiericcio". ?Il saluto pronunciato da Sodano é stato un fatto del tutto inusuale reso necessario dalla drammaticità del momento che sta attraversando la Chiesa a seguito dello scandalo degli abusi sessuali che al di là delle sue dimensioni limitate é diventato centrale per l'accanimento con cui i media propongono sempre nuove "rivelazioni" (spesso su episodi che risalgono agli anni '50 o '60). Le affermazioni del promotore di giustizia della Congregazione della Dottrina della Fede, padre Charles Scicluna, che su Avvenire aveva rassicurato circa la "marginalità" del fenomeno nella Chiesa Cattolica trovano conferma proprio oggi in un rapporto governativo statunitense sugli abusi: "per oltre il 64 per cento sono commessi da genitori, parenti o conviventi, dunque all'interno delle relazioni familiari; nelle scuole del Paese quasi il 10 per cento dei ragazzi subisce molestie". Per quanto riguarda i sacerdoti cattolici coinvolti il rapporto datato 2008 stima che "siano meno dello 0,03 per cento" sul totale dei criminali che hanno commesso abusi su minori. Lo riferisce la Radio Vaticana che denuncia "una eclatante campagna diffamatoria che, secondo alcuni commentatori, non vuole colpire i preti pedofili ma Benedetto XVI nonostante la sua decisa azione contro 'la sporcizia nella Chiesa’”. ?In proposito, l'emittente della Santa Sede cita l'intellettuale statunitense George Weigel, per il quale "il Papa é sotto attacco perché afferma l'esistenza della verità", mentre "forze potenti in Occidente" la negano. "La Chiesa - ricorda la nota trasmessa nel radiogiornale internazionale - difende la giustizia, e la prima giustizia é il diritto alla vita, difende la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna". Così c'é chi vede "nelle mancanze di alcuni figli della Chiesa l'opportunità di distruggere gli insegnamenti della Chiesa", escludendola dal dibattito pubblico su temi cruciali; per non parlare poi di "avvocati senza scrupoli che tentano di mettere le risorse del Vaticano alla portata dei tribunali". In questo attacco, rileva Radio Vaticana, "Weigel vede anche il coinvolgimento di settori cattolici che perseguono una rivoluzione mai realizzata: fine del celibato, ordinazione delle donne e diminuzione dell'autorità dei vescovi". ?Questa analisi appare in grande sintonia con quella di Benedetto XVI che nella Lettera ai cattolici dell'Irlanda, lo scorso 19 marzo, ha collegato una certa recrudescenza degli episodi di pedofilia in ambiente ecclesiastico a partire dagli anni '60 con il fenomeno della secolarizzazione in qualche modo favorito dal Concilio. "Fu anche determinante in questo periodo - spiega il Papa nel documento - la tendenza, anche da parte di sacerdoti e religiosi, di adottare modi di pensiero e di giudizio delle realtà secolari senza sufficiente riferimento al Vangelo. Il programma di rinnovamento proposto dal Concilio fu a volte frainteso". Ed accanto a un allentamento della disciplina nei seminari e nei conventi, vi fu anche "una tendenza, dettata da retta intenzione ma errata, ad evitare approcci penali nei confronti di situazioni canoniche irregolari". ?Secondo Ratzinger, "é in questo contesto generale che dobbiamo cercare di comprendere lo sconcertante problema dell'abuso sessuale dei ragazzi, che ha contribuito in misura tutt'altro che piccola all'indebolimento della fede e alla perdita del rispetto per la Chiesa e per i suoi insegnamenti". In questa ottica le parole pronunciate ieri da Sodano in piazza San Pietro con il richiamo alla sacralità delle persona del Papa sono particolarmente preziose a sostegno della lotta di Benedetto XVI contro gli abusi. ?E il fatto che dietro l'attacco del New York Times ci sia - con le sue menzogne - proprio l'ex arcivescovo Weakland, che fu capofila dei progressisti nella Chiesa Usa e oggi é un testimonial delle rivendicazioni gay, conferma quanto sensata fosse l'analisi proposta dalla Lettera ai cattolici d'Irlanda. E l'altro personaggio che sta indirizzando i media a trovare in Ratzinger il capro espiatorio di tutto il male compiuto sui bambini, non é forse il teologo Hans Kung, autore negli anni '70 del libro "Infallibile?, una domanda" che ha segnato un forte tentativo di abbattere l'autorità del Papa nella Chiesa? ?E infine, mentre non mancano esorcisti come padre Gabriele Amorth che definiscono "demoniaca" sia la pedofilia che la campagna mediatica contro il Papa, come non rilevare che sempre oggi é un attivista gay a contestare pubblicamente le parole di Sodano, come se dopo le polemiche dell'anno scorso sui preservativi sia stato trovato finalmente il punto debole di questa Chiesa? "La sensazione é che dietro queste aggressioni vi sia una mano ben precisa che da sempre ha inteso colpire la Chiesa", ha commentato il giudice Corrado Carnevale, presidente di sezione della Corte di Cassazione. "Quale?", gli ha chiesto il sito Pontifex. "Poteri e lobbies massoniche - ha risposto l'alto magistrato - il cui vero scopo é quello di annientare la Chiesa Cattolica". Per il dottor Carnevale, "non vi é dubbio che per la sua chiarezza dottrinale e il rigore, il Papa sia sovraesposto e soggetto ad attacchi anche forti. E che molti di essi siano sospetti per il momento".


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RU486, IL VATICANO PLAUDE A COTA

  • Nov 30, -0001
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1 4 2010

LA PILLOLA ABORTIVA
ROMA
La pillola Ru486 sbarca in Italia ed è subito polemica. «Sono atti concreti che parlano da sè» e al «primo atto compiuto» dal neo governatore della Regione Piemonte, il leghista Roberto Cota «va il mio plauso». Lo ha detto , mons. Rino Fisichella, presidente della pontificia accademia per la Vita e cappellano di Montecitorio dopo che Cota ha dichiarato che in Piemonte la pillola abortiva Ru486 resterà nei magazzini.
C'è chi chiede di femare la polemica sulla pillola abortiva. «Intorno alla Ru486 ci sono troppe polemiche. Sarebbe invece necessario, da parte di tutti, abbassare i toni e combattere l’unico vero rischio: la clandestinità delle procedure» di assunzione della pillola. Parola di Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), che interviene sulla polemica relativa all’uso della pillola abortiva Ru486, a giorni disponibile negli ospedali italiani. «La Ru486 - spiega Bianco- è solo uno strumento per l’interruzione di gravidanza. Non ci risulta che incentivi all’aborto. Anzi, dati internazionali lo escluderebbero. L’importante è che venga assunta nel rispetto della legge 194».
Per il presidente della Fnomceo il vero rischio sembra essere un altro. «Quello dell’elusione dei controlli della 194», spiega Bianco. «Ecco perchè è necessario tutelare la maternità responsabile e - conclude - combattere la clandestina delle procedure, ad esempio l’acquisto via internet della pillola».
Gasparri attacca l'Aifa. «Porrò al Governo il problema della gestione dell’Aifa», perché l’Agenzia italiana del farmaco «a mio avviso non garantisce adeguati livelli di competenza, trasparenza, imparzialità. Con la salute e con la vita non si scherza». Lo afferma in una nota il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. «Appare sempre più evidente - aggiunge - la inadeguatezza del direttore dell’Aifa Rasi. Continua a intervenire in maniera strana sulla Ru486 e sembra sempre più un piazzista di farmaci», ribadisce Gasparri.

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VENDE LA SORELLA

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1 4 2010
 
 
NEW YORK
Come una piccola schiavista del sesso una quindicenne di Trenton, in New Jersey, ha ceduto la sorellina di sette anni a sette uomini affinché ne abusassero sessualmente. La violenza si è tenuta domenica pomeriggio durante un party organizzato in una casa vicina all’abitazione delle due sorelle. Dopo gli abusi, la piccola è stata riaccompagnata in lacrime a casa da due dei violentatori. Pare che anche la sorella più grande abbia fatto sesso con il gruppo per avere altro denaro.
Ora è accusata di violenza sessuale, istigazione alla prostituzione e altri crimini. La più giovane è stata invece ricoverata in ospedale subito dopo gli abusi. I genitori avevano chiamato la polizia domenica pomeriggio, dopo che non erano riusciti a trovare a casa le due figlie. Gli agenti sono arrivati nel momento in cui le due sorelle stavano rientrando in casa.
La polizia, che non ha voluto rivelare i nomi delle due ragazzine, sta cercando di rintracciare gli uomini che hanno preso parte alla violenza.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201004articoli/53739girata.asp

DIRETTIVE UE CONTRO ABUSI SUI MINORI IN RETE

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30 3 2010

 
Pene inasprite e introduzione del reato di «grooming», l'adescamento online
BRUXELLES
La Commissione europea ha varato oggi una proposta di direttiva che, se approvata dal Consiglio Ue e dal Parlamento europeo, obbligherà gli Stati membri a inasprire le pene per gli abusi sessuali sui minori e la pedopornografia. La proposta chiede, in particolare, che siano perseguite penalmente attività come il «grooming» (l’adescamento di minori su Internet a fini di abuso), il fatto di visionare materiale pedopornografico anche senza scaricare i file o di indurre un minore a posare in atteggiamenti sessualmente espliciti di fronte a una webcam, nonché il turismo sessuale, anche quando l’abuso è commesso al di fuori del territorio Ue (con perseguimento del responsabile al ritorno in patria).
La Commissione chiede che si faccia di più sul fronte della prevenzione e su quello della protezione delle vittime, con un trattamento personalizzato per i responsabili degli abusi che eviti la reiterazione del reato. La direttiva prevede che l’interdizione del condannato dall’esercizio di attività che comportino contatti con minori sia effettiva in tutta l’Unione e non solo nel paese in cui è stata pronunciata la condanna. Gli Stati membri avranno l’obbligo di provvedere al blocco degli accessi ai siti web a contenuto pedopornografico, sempre nel rispetto delle garanzie giuridiche.
Secondo studi citati dalla Commissione, in Europa tra il 10% e il 20% dei minori sono esposti al rischio di violenze sessuali. È in aumento il numero di siti a contenuto pedopornografico, con 200 immagini nuove ogni giorno sul web. Le vittime ritratte sono sempre più giovani e il materiale diventa sempre più esplicito e violento. Inoltre, il 20% circa degli autori di reati sessuali tende a commettere nuovamente il reato dopo la condanna.
La proposta di direttiva è stata presentata in una conferenza stampa, oggi a Bruxelles, dal commissario europeo agli Affari interni, Cecilia Malmostroem. «Abusare di minori - ha detto il commissario - significa perpetrare orrendi delitti contro bambini e adolescenti, marchiandoli a vita. Sfruttare sessualmente un minore significa usarlo come un oggetto sessuale arricchendosi sulle sue sofferenze. Scaricare e visionare materiale pedopornografico su Internet - ha avvertito Malmstroem - è causa di un aumento dei casi di stupro di minori proprio per produrre quelle immagini. La risposta dell’Ue - ha concluso - non potrebbe essere più chiara e risoluta: tutto quel che sarà possibile fare contro questo fenomeno, l’Ue deve farlo e lo farà».
La proposta odierna sostituirà la normativa attuale, una ’decisione quadrò del Consiglio Ue in vigore dal 2004. Con l’entrata in vigore del Trattato Ue di Lisbona, la Commissione potrà verificare che gli Stati membri recepiscano correttamente la normativa nei loro ordinamenti mediante le usuali procedure d’infrazione, fino e ricorrere in Corte di giustizia contro i paesi che non lo fanno.


http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=7450&ID_sezione=38&sezione=

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30 3 2010

 
Separato, temeva di perderli
S'è barricato in una delle case
costruite dopo il terremoto
minacciando di far del male
ai tre figli di 5 e 9 anni
L'AQUILA
Sono stati liberati dagli uomini del Nocs, il reparto speciale della polizia, i tre bambini che da ieri sera erano tenuti in ostaggio dal padre in un appartamento a Paganica, in provincia dell’Aquila, uno dei Comuni più colpiti dal terremoto.
Il blitz è scattato alle prime luci dell’alba, dopo che era fallito ogni tentativo di far desistere l’uomo dalla sua protesta: con la causa di separazione dalla moglie in corso, temeva di perdere l’affidamento dei figli, due gemellini di 5 anni e uno di nove. Si era barricato in casa minacciando di far loro del male e di colpire anche se stesso.
I Nocs sono entrati sfondando la porta dell’appartamento, che si trova in uno degli edifici del progetto Case (i complessi costruiti dopo il sisma dell'aprile 2009), e lo hanno immobilizzato. I bambini stanno bene. Dell'uomo nulla si sa di più: è però facile immaginare che abbia perso la testa anche per aver subito il disastro del terremoto, che gli ha evidentemente distrutto la casa.


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30 3 2010
 
Pedofilia, la Chiesa tedesca lancia una linea telefonica per le denunce
Sarà gestita a Treviri
dove convergono le accuse
contro il clero macchiatosi
di abusi contro i bambini
BERLINO
La Chiesa cattolica tedesca si appresta a lanciare una linea telefonica per le vittime degli abusi sessuali. Lo riferisce la Bbc online. La linea sarà gestita nella città occidentale di Treviri, il cui vescovo è stato incaricato di occuparsi di ogni accusa contro il clero.
Centinaia di persone hanno denunciato abusi da parte dei preti tra gli anni ’50 e ’80, scrive la Bbc, e lo scandalo «ha interessato i due terzi delle diocesi tedesche». L’emittente sottolinea che la Chiesa tedesca è sotto pressione per rompere quello che i critici chiamano «muro del silenzio». A Treviri, venti preti sono stati accusati di abusi sessuali, secondo un bilancio provvisorio comunicato ieri. Il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, si è detto «personalmente molto colpito» e ha definito l’ampiezza di quanto accaduto «sconvolgente».


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PRETI SPOSATI, APERTURE NELLA CHIESA

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30 3 2010

IL VATICANO NELLA BUFERA
Il cardinal Martini: ma l'eventuale
abolizione del celibato non va collegata agli abusi
GIACOMO GALEAZZI
CITTA' DEL VATICANO
Il cardinale Martini frena («è una forzatura coniugare il celibato con gli abusi sessuali»), ma nella Chiesa ormai si discute apertamente di consentire ai preti di sposarsi. «Schoenborn, Martini, Etchegaray, Hummes e altri cardinali lo propongono alla luce dell’esperienza di 100 mila preti che nel mondo hanno lasciato il sacerdozio a causa dell’atteggiamento ufficiale della Chiesa verso la sessualità: se non si affronta il nodo del celibato ci saranno nuove emergenze», spiega il teologo Gianni Gennari, editorialista del quotidiano Cei, «Avvenire». No alla revisione del celibato replica l’arcivescovo di Torino, Poletto: Se un prete deve dividersi tra la famiglia sua e la comunità finisce per essere un funzionario e non più un sacerdote consacrato al servizio della Chiesa 24 ore su 24. Smettiamola di mettere in relazione la pedofilia con il celibato».
In Curia prende quota l’ipotesi che il Papa coinvolga collegialmente gli episcopati nazionali nella lotta alla pedofilia convocando un concistoro «ad hoc», un Sinodo di vescovi o un’altra assise mondiale di presuli. Intanto il vescovo di Verona, Zenti lavora ad una lettera-mea culpa sugli abusi di religiosi nell’istituto per sordomuti «Provolo» e Carlo Maria Martini precisa il senso di una sua lettera ai giovani austriaci: «Occorre ripensare la forma di vita del sacerdote e promuovere una maggiore comunione di vita e di fraternità affinché siano evitate il più possibile situazioni di solitudine anche interiore dei preti». Mai sul celibato il dibattito era stato così intenso nella Chiesa. Il predicatore pontificio, padre Raniero Cantalamessa, richiama i sacerdoti ai «doveri del proprio stato, soprattutto celibato e castità».
Su «Radio Vaticana» Antoine Herouard, numero due della Chiesa francese definisce «assurdo» e «ingiurioso» collegare celibato e pedofilia: «Il sacerdozio è un cammino di gioia e non di frustrazione». Benedetto XVI ha appena ribadito che «il celibato dei sacerdoti è un segno eloquente dell’amore di Dio per il mondo e della vocazione ad amare Dio sopra ogni cosa». Serve un’«accurata selezione» tra i candidati al sacerdozio, precisa la Cei, negando comunque che il problema sia imputabile al celibato («donazione a Cristo» e non «menomazione sessuale»). Il leader dei vescovi Bagnasco ne rilancia il «valore indiscutibile che ci scalda il cuore e ispira la vita». Ma i riformisti di tutta Europa (dal movimento tedesco «Noi siamo Chiesa» ai teologi progressisti sudamericani come Frei Betto) invocano una revisione della posizione della Chiesa.
Il capo della Chiesa tedesca, Zollitsch ribatte che «non esiste un legame diretto» tra celibato dei preti ed abusi sessuali poiché «nella formazione dei sacerdoti viene affrontato il problema della maturità emotiva di chi è chiamato a svolgere una missione pastorale». Il ciellino padre Aldo Trento stigmatizza «l’uso dei casi di pedofilia per mettere in discussione la perla del celibato» e il vescovo di San Marino, Negri difende «un’esperienza di pienezza di vita oggi nel mirino di una caccia all’untore». Al teologo Hans Kueng che cita «numerose dichiarazioni di psicoterapeuti e psicoanalisti che individuano una relazione evidentissima tra celibato e pedofilia», il ministro vaticano della Bioetica, Fisichella replica che «noi non siamo repressi, ma persone che hanno fatto una scelta libera di dedizione e di amore per la Chiesa e per coloro che ci vengono affidati». Il cardinale Ruini condanna «chi scaglia gli scandali contro la Chiesa, tirando in ballo il celibato dei preti invece di riconoscere che queste deviazioni legate alla sessualità accompagnano tutta la storia del genere umano e sono state amplificate dalla liberazione sessuale».Bisogna «purificarsi del male che abita in noi»,dirà il Papa venerdì alla «Via Crucis»


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ELISA CLAPS UCCISA DUE VOLTE

  • Nov 30, -0001
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29 03 2010

Dopo la sua scomparsa, indagini approssimative e diciassette anni di silenzi
PIERANGELO SAPEGNO

POTENZA
Come nell’incubo di Twin Peaks, «Chi ha ucciso Laura Palmer?», Potenza gira intorno alla sua normalità dissacrata e al suo mistero da un tempo quasi indefinito, che lascia invecchiare le persone, quando non le perde per sempre. Questa è la storia incredibile di Elisa Claps, una ragazza di 16 anni sparita il 12 settembre del 1993 e ricomparsa 17 anni dopo come uno scheletro, nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità, con il suo volto da adolescente, un po’ paffuto, ormai mummificato, il braccio destro steso lungo il corpo e i brandelli luridi della sua maglietta bianca che la mamma le aveva fatto coi ferri, coperta dal fango e dalla polvere e dagli escrementi dei piccioni.

L’hanno ritrovata sul lato che guarda via Pretoria, dove passeggia chi ha soldi e successo a Potenza, e le due donne delle pulizie, Margherita Santarsiero e Annalisa, madre e figlia, e poi il viceparroco brasiliano don Vagno Silva hanno raccontato che quel corpo l’avevano già visto lì tre mesi prima, ma nessuno aveva mai fatto niente. In molti non hanno fatto niente in questa storia, rendendola per questo ancora più incredibile, dalla Chiesa che chiede scusa per la sua noncuranza, a tutti quelli che dovevano cercare Elisa e non l’hanno saputo fare.

C’è una folla muta che gioca un ruolo decisivo in questa vicenda. Se Elisa Claps è come Laura Palmer di Twin Peaks, Potenza diventa come una tragedia greca, dove il coro è più importante dei protagonisti. Forse non per niente Cosimo Damiano Fonseca, l’ex rettore dell’Università, ha descritto questa città «come un ambiente untuoso, nel quale contano i favori, gli amici degli amici e la ricerca delle protezioni». Potenza «è sobria, rigida, burocratica», non ci sono clochard, e il benessere è abbastanza diffuso. E’ solo per questo che questa storia viene da 17 anni di silenzio?

Comincia l’11 settembre 1993 con due protagonisti, Elisa Claps e Danilo Restivo. Elisa è una ragazza serena, va al liceo classico, frequenta la Chiesa con i suoi amici e ha da poco lasciato il fidanzato. Danilo ha 20 anni, ed è un tipo un po’ strano: 6 anni prima era stato denunciato per aver legato e seviziato nel cortile della Biblioteca nazionale (diretta da suo padre) due ragazzini, ferendoli con un coltello. A Potenza lo chiamano «il parrucchiere», perché ha il vizio di tagliare ciocche di capelli alle ragazze incontrate sull’autobus. E’ timido e introverso, e sembra avere molta paura delle donne. Però, quella sera chiama Elisa e le chiede di incontrarla il giorno dopo, la domenica, all’ora della messa. Lei prova quasi pietà per quel ragazzo, e gli dice di sì. Il giorno dopo esce con la sua amica Eliana per andare in chiesa, ma le confida di dover vedere Danilo e le dà un appuntamento per le 12 e 15. Eliana attende Elisa fino alle 12 e 50. Poi va a casa Claps e si mettono tutti insieme a cercarla. Telefonano a Danilo. Lui conferma di essersi visto con Elisa in chiesa, ma dice pure che dopo averle parlato lei è uscita dalla chiesa da sola, mentre lui è rimasto a pregare un po’. Quando lo incontrano, i fratelli dicono che gronda di sudore e che è ferito a una mano. «Mi sono ferito vicino al cantiere delle scale mobili ritornando a casa», risponde lui.

Da questo momento Elisa è sparita. Ma nessuno interroga Danilo. Suo padre è una persona importante a Potenza, direttore della Biblioteca Nazionale, studioso appassionato del superuomo di Nietzsche. In quei giorni spuntano un mucchio di testimoni che raccontano d’aver visto Elisa viva, dal vicino di casa dei Claps, Giuseppe Carlone, a Massimiliano Carlucci, un tipo che spiega nei dettagli come e con chi l’ha vista fuori dalla chiesa. Anche un’amica di Elisa, Adelaide Masella, sostiene d’averla incontrata dopo le 12 e 50 di domenica. Si sbagliano tutti, ma perché? E’ un caso? E quando qualche giorno dopo la polizia aspetta il pullman con Danilo sopra per poterlo finalmente interrogare, lui è sceso prima: è venuto a prenderlo il padre con un avvocato. Come faceva a saperlo? In ogni caso, manca il cadavere (che nessuno cerca) per accusare Danilo. Per adesso, di lui si lamentano solo dei poveri testimoni, come l’operaio Nicola, che lavorava in una ditta di disinfestazione ambientale e che va dalla polizia per spiegare che quel tipo è proprio un po’ strano: la notte si sveglia in preda al panico e urla «aiuto! aiuto!» tutto inzuppato di sudore. E una volta che erano sul raccordo anulare, appena vista una pattuglia della polizia da lontano, s’è messo a sbraitare spostando lui, che era alla guida, per poter sterzare.

Mentre tutta la famiglia Claps lo accusa, lui se ne va in Inghilterra e si sposa con una donna molto più anziana di lui. Vicino a casa sua, a Bournemouth, nel Dorset, la sarta Heather Barnett, di 42 anni, viene trovata uccisa con i semi mutilati e due ciocche di capelli in mano. E’ il 2002. La polizia sospetta fortemente di lui, ma mancano le prove, dice. Dopo altri 8 anni, il tempo passa e ritorna da dov’era cominciato tutto, nel sottotetto della Chiesa di Potenza, dove viene ritrovato il cadavere di Elisa Claps, che nessuno aveva mai cercato, e dove si poteva accedere soltanto attraverso due porte chiuse a chiave.

Anche adesso che recuperano quel corpo, vanno via tre mesi prima che qualcuno avvisi la polizia. il viceparroco, don Vagno, dice che aveva pensato a dei riti satanici, non certo alla povera Claps, e che poi non aveva trovato il suo vescovo, Agostino Superbo. «Dopo mi sono ammalato e l’ho dimenticato», dice. Monsignore, invece, in una nota chiede «perdono al Signore per quanto non abbiamo fatto per la famiglia Claps».

Ma davvero è tutta e solo noncuranza? O la Twin Peaks italiana, la tranquilla e sobria Potenza, senza clochard per strada, ma così chiusa e untuosa come l’ha descritta il suo ex rettore dell’Università, ha voluto proteggere qualcuno o qualcosa che il tempo ormai ha lasciato perdere?

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201003articoli/53584girata.asp

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24 3 2010


LA RAGAZZA SCOMPARSA A POTENZA NEL '93
 Il medico legale: «Morì altrove
poi il corpo fu portato nel sottotetto»
CARMINE FESTA
POTENZA
Elisa aveva i pantaloni sbottonati. Potrebbe essere morta perché ha tentato di resistere a una violenza sessuale. È solo una tra le ipotesi sulla fine della ragazza, scomparsa a 16 anni il 12 settembre ‘93 a Potenza e ritrovata mercoledì scorso, 17 anni dopo nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, dove fu vista per l'ultima volta. A questa e ad altre domande dovrà rispondere l'autopsia, effettuata ieri nell'Istituto di medicina legale di Bari dal professor Francesco Introna sul cadavere ormai scheletrizzato e mummificato.
L'esame svolto su incarico della procura di Salerno, al quale hanno assistito anche i tecnici della polizia scientifica e i consulenti di parte, è durato tre ore e - come spiega Introna - è stato «un passo aggiuntivo» nella ricostruzione delle ultime ore della ragazza.
L'autopsia non ha trascurato prelievi di tessuto dal corpo - specie nella zona inguinale e sulle mani - i medici hanno preso campioni anche dall'ambiente immediatamente circostante il cadavere. Sul pavimento del sottotetto potrebbero nascondersi altri frammenti, tracce utili per risalire alla causa della morte della ragazza per la quale l'unico indagato (per omicidio, violenza sessuale e occultamento di cadavere) è Danilo Restivo, un amico che ora vive in Inghilterra e che si è sempre dichiarato innocente.
Elisa Claps nel sottotetto della Santissima Trinità sarebbe stata portata già morta. Aveva anche alcune costole rotte. Sul corpo sono stati trovati cocci di tegole del tetto della chiesa. Il medico legale ha prelevato anche tessuto dai vestiti, capelli dal cranio ormai ridotto a scheletro assieme a frammenti ossei sui quali saranno compiuti esami istologici, per verificare se ci siano stati sanguinamenti interni che possano giustificare eventi traumatici violenti.
L'autopsia dovrà chiarire tutto. «Procediamo passo passo - ha aggiunto Introna - perché è un'indagine complessa, considerato lo stato della salma. Le conclusioni saranno consegnate tra 20 giorni al magistrato». Poi la famiglia Claps potrà riavere i resti di Elisa. La madre Filomena da 17 anni ha due desideri: sapere chi ha ucciso Elisa e poter assicurare una sepoltura a sua figlia. Una tomba dove poter pregare.


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BAGNASCO: "IL VOTO SIA CONTRO L'ABORTO"

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22 3 2010


Il monito del presidente della Cei:
"Fate scelte per la vita". Ai politici:
niente alibi per chi ruba allo Stato
CITTA' DEL VATICANO
La difesa della vita umana, innanzitutto dal «delitto incommensurabile» dell’aborto anche nella forma di pillola abortiva, è uno dei valori «non negoziabili» su cui i cattolici devono basare il loro voto politico. Nella settimana più infuocata della campagna elettorale verso le regionali, i vescovi italiani sono scesi in campo e hanno bocciato quei candidati che si sono schierati a favore dell’introduzione della RU486, come hanno fatto nel Lazio Emma Bonino e in Piemonte Mercedes Bresso, peraltro mai citate espressamente.
Attraverso il loro presidente, cardinale Angelo Bagnasco, hanno denunciato però anche il degrado della politica e dell’amministrazione statale italiana al malaffare: non ci possono essere «alibi preventivi» o «coperture impossibili» - ha spiegato l’arcivescovo di Genova - per coloro che rubano, per proprio tornaconto personale, dalla «cosa pubblica». Stasera, con una relazione di 19 pagine, il card. Bagnasco ha aperto i lavori del tradizionale Consiglio episcopale permanente di primavera, il "parlamentino" dei vescovi italiani che quest’anno si è riunito - casualmente, dicono gli organizzatori - proprio alla vigilia della nuova tornata elettorale. Il presidente della Cei non ha in ogni caso eluso l’argomento e, anzi, lo ha introdotto con una lunga requisitoria contro l’aborto, descritto come «un’ecatombe progressiva», che si vuole rendere «invisibile» attraverso l’uso di pillole da assumere in casa.
«Quale solidarietà sociale è possibile se si rifiuta o si sopprime la vita, specialmente la più debole?», si è chiesto il presidente della Cei. «In questo contesto, inevitabilmente denso di significati, sarà bene - ha scandito - che la cittadinanza inquadri con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale sia locale e quindi regionale». «L’evento del voto è - ha detto - un fatto qualitativamente importante che in nessun caso converrà trascurare». Bagnasco ha spiegato che ci sono «valori non negoziabili», come «la dignità della persona umana» o «l’indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale». Su questi, ha proseguito «si impiantano e vengono garantiti altri indispensabili valori» come «il diritto al lavoro e alla casa; la libertà di impresa finalizzata al bene comune; l’accoglienza verso gli immigrati». Anche sulla seconda categoria di valori, il cardinale si è soffermato, chiedendo che gli immigrati siano integrati nella società italiana, trattati da «eguali» e non relegati in «isole etniche»; auspicando che le imprese non pensino di risolvere la crisi con il taglio dei posti di lavoro; premendo di nuovo perchè il governo vari ammortizzatori sociali in modo che nessuno si senta «abbandonato dalla collettivita» in tempi di povertà e disoccupazione, specie giovanile.
Poi Bagnasco ha introdotto l’argomento che domina le cronache giudiziario-politiche di questi settimane. «Dinanzi a quel che va emergendo anche dalle diverse inchieste in corso ad opera della Magistratura, e senza per questo anticiparne gli esiti finali, noi Vescovi ci sentiamo di dover chiedere a tutti, con umiltà - ha detto l’arcivescovo di Genova - di uscire dagli incatenamenti prodotti dall’egoismo e dalla ricerca esasperata del tornaconto e innalzarsi sul piano della politica vera». «Si recuperi - ha esortato - il senso di quello che è pubblico, che vuol dire di tutti e di cui nessuno deve approfittare mancando così alla giustizia e causando grave scandalo dei cittadini comuni, di chi vive del proprio stipendio o della propria pensione ed è abituato a farseli bastare, stagione dopo stagione».

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201003articoli/53387girata.asp

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