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C'E' UN "INTERRUTTORE MORALE" NEL CERVELLO FEMMINILE

  • Nov 30, -0001
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lastampa.it
25 01 2010
 
Lo rivela uno studio italiano. Una corrente lo può "accendere" nelle donne ma non nell'uomo
 
 
Nel cervello femminile c’è un "interruttore morale". Una sorta di “pulsante”, del tutto assente nell’uomo, che nelle donne si può accendere per modulare la capacità di distinguere tra il bene e il male. La scoperta è tutta italiana, come pure è “tricolore” la metodica che può interagire con questo “bottone rosa” del senso etico: una mini-corrente elettrica applicata sulla fronte, impercettibile e indolore.

Lo studio sarà pubblicato online sulla rivista “Plos One”, e porta la firma degli scienziati dell’università degli Studi di Milano e del Centro clinico per le neuronanotecnologie e la neurostimolazione della Fondazione Irccs Cà Granda ospedale Policlinico, guidati da Alberto Priori, in collaborazione con l’Irccs San Raffaele del capoluogo lombardo e l’università di Padova.

Attraverso un esperimento condotto su 38 uomini e 40 donne, l’equipe italiana ha dimostrato che «il “cervello morale” femminile è plastico e il suo funzionamento è modulabile con il semplice passaggio di una debolissima corrente elettrica».

I partecipanti allo studio, età media 24 anni, hanno eseguito un compito di giudizio morale prima e dopo essere stati sottoposti al passaggio di questa mini-corrente (una tecnica conosciuta come stimolazione transcranica a correnti dirette, nata nella Penisola e quindi esportata nel mondo). Il particolare esercizio chiedeva ai soggetti di risolvere dilemmi morali caratterizzati da una forte conflittualità tra una soluzione razionale, ma fredda e cinica, e una soluzione guidata invece dalle emozioni e dall’empatia.

Come già dimostrato in un precedente studio della stessa equipe italiana, uomini e donne si comportano diversamente in situazioni conflittuali. Mentre i maschi rispondono in modo più freddo e razionale, le femmine sono molto più emotive. Non un luogo comune dunque, ma un dato di fatto, un’evidenza scientifica.

Ebbene, l’esperimento ha permesso di osservare che il passaggio della mini-corrente elettrica applicata dai ricercatori sulla cute del cranio interferisce con la capacità di giudizio morale, accentuando ancora di più le differenze fra lui e lei. Infatti, mentre negli uomini il passaggio della corrente non varia il contenuto delle risposte al test, con la stessa corrente le donne appaiono più ciniche e calcolatrici. In altre parole, diventano più simili ai maschi.

«Questo studio - commenta Priori, direttore del Centro clinico per le neuronanotecnologie e la neurostimolazione della Fondazione Policlinico e del Dipartimento di scienze neurologiche della Statale di Milano - conferma la differenza di comportamento morale tra uomini e donne, una diversità che affonda le sue radici nella biologia e nella neuroanatomia, e che è indipendente da fattori culturali quali la religione e l’educazione». I dati ottenuti «suggerirebbero che, mentre la morale maschile è immodificabile», su quella femminile si può “lavorare”, «probabilmente per l’esistenza di aree cerebrali che hanno la funzione di interruttore su questo tipo di comportamento».

Insomma, il “cervello morale” femminile è più duttile e flessibile. E forse lo è - ipotizzano gli studiosi - per far fronte ai diversi compiti e ai numerosi cambiamenti che la donna è chiamata ad affrontare nella vita. Una specie di “acrobata” che impara a conciliare una gamma virtualmente infinita di ruoli: massaia e manager, figlia e mamma, moglie e amante.

Ma l’applicazione della corrente elettrica indolore può rendere le donne solo più ciniche e calcolatrici o può anche esaltarne emotività ed empatia? «Per saperlo sono in corso esperimenti specifici - risponde Priori all’Adnkronos salute - Dati non ancora pubblicati», che riguardano la “fase 2” dello studio italiano. Tutto è ancora da confermare con ulteriori indagini, tiene a puntualizzare lo specialista, «ma risultati preliminari suggerirebbero di sì», cioè che sarebbe possibile intervenire sul cervello delle donne anche per renderle ancora più “emozionali”. Mosse ancora più dal cuore che dalla testa.

E quali sono le applicazioni concrete della scoperta? In futuro, per esempio, «la possibilità di riabilitare particolari disturbi del comportamento», dice Priori. Soprattutto «problemi di dipendenza dalla droga o dall’alcol». Ma nonostante studi internazionali siano stati avviati, al momento si tratta ancora di «fanta-neuroscienza», avverte. Allo stesso modo, appartengono a scenari futuri, pur plausibili, le possibili applicazioni della mini-corrente per correggere sociopatie che potrebbero sfociare in comportamenti criminali. «C’è chi ci sta lavorando», conferma lo scienziato.
 
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BABY PROSTITUTA, SESSO PER UNA RICARICA

  • Nov 30, -0001
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21 gen


Tredici anni, tre persone
finiscono in carcere a Trieste


TRIESTE
Ricariche telefoniche da 20 euro e piccoli regali in cambio di un rapporto sessuale. E' la storia di una ragazzina di Trieste, baby-prostituta a 13 anni. Una squallida vicenda scoperta dalla polizia, che ha arrestato tre persone, e che ha fatto emergere un dettaglio agghiacciante: la ragazzina è stata stuprata quando aveva solo 7 anni.

?Le indagini sono cominciate circa un anno fa sulla base di una segnalazione degli investigatori del commissariato di Polizia di San Sabba di Trieste. Nel corso degli accertamenti è stata intercettata una foto molto intima inviata dalla ragazzina a un giovane colombiano che, poco dopo, con il proprio cellulare, ha ricaricato di 20 euro quello della ragazza. I due si erano conosciuti chattando sul web. L'uomo si chiama Andres Ronald Avedano, ha 25 anni ed è stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip Guido Patriarchi su richiesta del pm MassimoDe Bortoli per violenza sessuale aggravata.??L'inchiesta ha fatto scoprire la violenza consumata sulla bimba di 7 anni. Così è finito in carcere anche un uomo di 65 anni, conoscente dei genitori della ragazza, arrestato a novembre. Oltre a lui, in manette un quarantacinquenne. La ragazzina si trova ora in una struttura protetta per un percorso di recupero psicologico e sociale. A mettere sull'avviso la polizia sono stati gli strani comportamente della ragazza, che si trovava spesso sola, in un contesto familiare e sociale definito dagli investigatori e dagli operatori sociali «non semplice». Il padre sarebbe spesso lontano e la mamma, operaia, trascorre molte ore fuori casa per motivi di lavoro. Così la ragazza, fin da quando era piccola, veniva spesso affidata a vicini di casa e conoscenti. Proprio uno di questi conoscenti, l’uomo di 65 anni, sarebbe stato il primo ad approfittare di lei quando era bambina.

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LA REALTA' SI ALLONTANA

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21 01 10

LIETTA TORNABUONI
Non è piacevole dire certe cose (e del resto sono in tanti a non averne bisogno, ci arrivano da soli), ma sarà meglio fare attenzione a chi dice cosa e perché, prima di prendere per buona una notizia o una riflessione. Si capisce che credere ciecamente agli informatori è un’ingenuità, che nessuno è abituato a farlo: ma il periodo attuale è particolare, inconsueto.

Non si vuol alludere al leader che oggi dice «diminuisco le tasse» e domani smentisce «non posso diminuire le tasse per via della crisi»: questa è la solita politica oppure sventatezza o mistificazione. C’è ora un meccanismo più generale, più complesso, che ci impedisce di conoscere le verità. Alla base di questo meccanismo sta il sistema pubblicitario della ripetizione: come la pubblicità ripete i suoi slogan finché non diventano realtà e sèguita a martellare le lodi dei prodotti, così un’informazione o un giudizio vengono ripetuti in sede soprattutto televisiva sino a essere creduti, a diventare un luogo comune, una collettiva idea ricevuta. Craxi era un grande statista? Un grande statista, un grande statista, un grande statista: alla fine quelle poche parole si trasformano in un dato di fatto, non ci si chiede più quali azioni e parole di Craxi giustifichino la definizione.

Il secondo sistema è l’esistenza di una rete compatta di ripetitori: non che non esista chi dice il contrario, ma viene considerato un poveraccio con problemi psichici o un eccentrico oppure uno dell’opposizione importabile, peggiore del demente e dello stravagante messi insieme. Il terzo sistema è il disprezzo della realtà, il trionfo della frase fatta che accarezzano la pigrizia o la distrazione della gente verso tutto ciò che non la riguardi direttamente, personalmente. Il quarto sistema consiste nel non fornire mai prove, testimonianze o spiegazioni di quanto si dice, ma nel limitarsi alla affermazione apodittica, come nel passato remoto faceva Mussolini: «Vinceremo!». Grazie a questi sistemi, sempre più ci allontaniamo dalle realtà di carattere generale, politico, nazionale; sempre più abbiamo l’impressione di essere inadeguati e non capire; sempre più pensiamo ad altro. Così lo scopo è stato raggiunto.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6878&ID_sezione=&sezione=

APPRENDISTI-STUDENTI A 15 ANNI

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21/1/2010

ISTRUZIONE E LAVORO, PROPOSTA-CHOC

Scontro durissimo Per il Pd si fa carta straccia della legge. Ma Sacconi: "Critiche ideologiche"


ROBERTO GIOVANNINI

ROMA
Una vera e propria bomba: con un emendamento al disegno di legge lavoro presentato dal deputato Pdl Giuliano Cazzola - ma fortemente sostenuto dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi - verrà in pratica ridotto di un anno, da 16 a 15 anni, sia il limite per l’obbligo scolastico che l’età minima per poter lavorare. Più precisamente, la norma prevede la possibilità per un ragazzo di 15 anni di assolvere il suo obbligo scolastico (che formalmente resta fissato a 16 anni, come stabilito dalla riforma varata dal governo Prodi) anche lavorando con un contratto di apprendistato, un contratto «misto» che prevederebbe anche attività di formazione. La proposta è stata approvata in Commissione Lavoro della Camera, ed ha sollevato una durissima reazione di opposizione e sindacati. Nelle intenzioni del governo in realtà il senso dell’emendamento è quello di rispondere al problema della dispersione scolastica, cioè l’abbandono da parte di molti studenti di ogni attività scolastica e formativa. Insomma, dice Sacconi, meglio che questi ragazzi vadano a lavorare in azienda piuttosto che passare un anno a casa a non fare niente, a lavorare al nero, o a finire in «attività criminali», dice. Vero è che in tutta Europa si tende piuttosto ad innalzare verso quota 18 anni l’obbligo scolastico, anche per generare cittadini e lavoratori più istruiti e qualificati. Inoltre, lavorare è una cosa; studiare un’altra.

Bisogna ricordare che già durante la discussione della Legge Finanziaria il governo aveva inserito lo stesso emendamento, poi eliminato perché non attinente alla materia di bilancio. E del resto il ministro Sacconi aveva già manifestato in più sedi la sua intenzione di cambiare queste regole. Stavolta a presentare la proposta ci ha pensato il deputato Pdl Giuliano Cazzola. Che interpellato però spiega che di fronte alla levata di scudi generale la maggioranza non è intenzionata a fare le barricate: «siamo persone ragionevoli, vedremo». Al contrario, appare determinatissimo Sacconi, che respinge come «ideologiche» tutte le critiche. «Migliaia di giovani tra i 14 e i 16 anni, superata la scuola media, né studiano né lavorano e talora lavorano in nero. Non si tratta per nulla di anticipare l’età di lavoro, ma di consentire il recupero di un giovanissimo demotivato a seguire gli altri percorsi educativi attraverso una più efficace modalità di apprendimento in un contesto lavorativo». Sulla stessa linea il suo collega dell’Istruzione Maria Stella Gelmini.

Sparano a zero dal Pd. «La maggioranza e il ministro Sacconi hanno deciso di fare carta straccia dell’obbligo scolastico», dicono gli ex ministri Giuseppe Fioroni e Cesare Damiano. Per Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil, «l’abbassamento dell’obbligo scolastico a quindici anni attraverso l’apprendistato è sbagliato dal versante formativo, ed è altrettanto grave che si tenti in questo modo di superare surrettiziamente attraverso questa via anche l’età minima per lavorare, fissata per legge a 16 anni». «Emendamento approvato in modo frettoloso e senza consultare le parti sociali - dice per la Cisl il segretario confederale Giorgio Santini - deve essere corretto». Contrarissimi anche i sindacati della scuola di Cgil-Cisl-Uil e le Acli. Che spiegano che il contenuto formativo dei contratti di apprendistato è nei fatti modestissimo: come peraltro certificano i dati dell’Isfol, attualmente soltanto il 17% dei ragazzi apprendisti svolgono attività di formazione oltre a lavorare. Gli altri lavorano e basta. I contratti di apprendistato (nelle tre tipologie oggi previste nel 2008 ne sono stati attivati 644.000) sono uno dei più tradizionali strumenti di ingresso nel mercato del lavoro, e consentono ai datori di lavoro consistenti vantaggi. Si possono inquadrare i giovani a livelli retributivi più bassi rispetto al lavoro effettivamente svolto, e godere di forti sgravi contributivi.

La tesi del ministro Sacconi - che nega che si tratti di una modifica all’età dell’obbligo scolastico o a quella minima per poter lavorare - è che questa misura consentirebbe di inserire immediatamente buona parte dei 126.000 giovani tra i 14 e i 17 anni che nel 2008 erano già fuori da qualsiasi percorso di istruzione e formazione. Lavorare è di fatto già formare, e in ogni caso sempre meglio di restare con le mani in mano. Ironizzano quelli della Rete degli Studenti: «Tutti a Rosarno a raccogliere le arance!». Ed è probabile che siano molti gli studenti di origine non-comunitaria a uscire anticipatamente dal percorso scolastico: molti di loro a 15 anni di età sono ancora impegnati nelle scuole medie.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scuola/grubrica.asp?ID_blog=60&ID_articolo=1264&ID_sezione=255&sezione=News

BAMBOCCIONI, LE SOLUZIONI DEGLI ALTRI

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20/1/2010
 
IRENE TINAGLI
Un fatto di cronaca nuovo ha riportato in auge un dibattito vecchio: il tema dei bamboccioni, con tutti i luoghi comuni che si porta appresso. La nostra cultura familistica, i nostri figli viziati, le mamme che non mollano. Ma la questione non è meramente socio-culturale. La percentuale di ultratrentenni (30-34 anni) che vivono con i genitori è quasi triplicata in venticinque anni: per gli uomini si va dal 15.5 del 1981 al 41 dei giorni nostri, per le donne, più indipendenti, si passa dall'8.7 al 20.8 per cento.

Una società non cambia «cultura» così in fretta: questo fenomeno ha importanti radici economiche. Ciò non significa, attenzione, che questi «bamboccioni» siano davvero tutte vittime, costretti a stare a casa da una totale mancanza di lavoro. Significa però che, per come sono strutturati il mercato del lavoro e il mercato della casa, è economicamente più conveniente stare con i genitori piuttosto che fare tanta fatica per veder solo peggiorare il proprio stile di vita. E' pura razionalità economica.

Possiamo dare la colpa ai nostri ragazzi, che oggi sono più pigri, più viziati, più ignoranti e arroganti di un tempo, possiamo lamentarci perché non ci sono più i bravi giovani volenterosi di una volta e così via. Ma, a parte i casi estremi portati alla luce da certe sentenze (che non possono essere additati come rappresentativi di milioni di ragazzi), questi giovani non sono né pigri né presuntuosi: semplicemente fanno quello che possono, si arrangiano, si fanno due conti in tasca e si comportano di conseguenza. Il ragionamento è molto semplice: se sei un tirocinante che prende 5-600 euro al mese, o anche un operatore di call center che ne prende 800 (e i call center pullulano di laureati), difficilmente ti puoi permettere di spenderne altrettanti per l'affitto di un appartamento. O vai a vivere in condivisione con estranei (come fanno molti immigrati e anche molti dei nostri che emigrano in altre città), oppure, se hai una famiglia alle spalle, decidi di restare con i tuoi. E almeno su questo i nostri ragazzi sono bravi e capaci di fare i conti tanto quanto i loro colleghi stranieri.

Infatti, questo problema non affligge solo i giovani italiani. Basta alzare lo sguardo oltreconfine, per renderci conto che la questione dell’indipendenza dei giovani non è solo nostra. Proprio nel mese di Dicembre in Inghilterra ha fatto scalpore un report dell'Ufficio di Statistica Nazionale che ha rivelato come il numero di giovani che vivono con i genitori ha toccato un picco mai visto in venti anni. Negli Stati Uniti invece già da alcuni anni si parla del fenomeno dei "figli boomerang", ovvero quelli che se ne vanno da casa per andare all'università, ma che poi vi rientrano subito dopo la laurea perché incapaci di mantenersi da soli lavorando. Un fenomeno in forte aumento anche in Canada, dove il censimento del 2006 ha mostrato che il 43.5 per cento dei giovani sotto i 30 anni vive ancora con i genitori, contro il 32 per cento di venti anni prima. In Spagna l'età media in cui un giovane va a vivere da solo è costantemente aumentata fino a raggiungere, lo scorso anno, la drammatica soglia dei 30 anni.

Persino in Svezia, uno dei Paesi in cui tradizionalmente i figli se ne vanno a 18 anni, l'estate scorsa è scattato il primo l'allarme. Nuovi dati hanno mostrato che il 21 per cento dei giovani sotto i 27 vive ancora con i genitori, in netto aumento nel giro di pochi anni. E giusto un paio di settimane fa un sondaggio ha mostrato che il 70 per cento dei giovani svedesi tra i 20 e 25 anni vorrebbe andare a vivere da solo, ma non ce la fa economicamente. Non è un caso se i genitori svedesi sono già in agitazione e iniziano ad iscrivere i propri figli alle liste per accedere alle case «popolari» sin dall'adolescenza.

Insomma, si tratta di un fenomeno serio e di portata internazionale, legato principalmente a due fattori. L'andamento del mercato immobiliare da un lato - con la bolla speculativa degli ultimi dieci anni che ha portato costi e affitti alle stelle. E la progressiva frammentazione e flessibilizzazione del mercato del lavoro dall'altro, che ha colpito soprattutto i più giovani, in Italia come altrove. Gli altri Paesi stanno iniziando a pensarci e a muoversi. La Spagna ha istituito gli affitti di emancipazione, un contributo all'affitto per i giovani lavoratori che escono da casa. A Parigi si stanno progettando case per la condivisione, ovvero appartamenti pensati per accogliere in modo decente più di un inquilino, in modo che ciascuno abbia il proprio bagno e i propri spazi vitali, senza mortificare la dignità. In Svezia si sta parlando di una sorta di «piano casa» che porti a costruire nuovi alloggi specificatamente per i giovani, con affitti controllati. Sono misure recenti, ne valuteremo gli effetti, ma intanto in questi Paesi c'è la consapevolezza di un problema serio da affrontare con misure concrete di politica economica, edilizia e di Welfare. Da noi nulla, ci si focalizza sulla pigrizia, ma non stupiamoci poi se tra altri venti anni anziché averne il quaranta per cento a casa ne avremo il sessanta.


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DONNE SULL'ORLO DEL SORPASSO

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20 gen


La ricerca: sempre più mogli americane guadagnano più del marito


EGLE SANTOLINI
MILANO


L’americana media delle grandi città lo sospettava già da un pezzo, ma ora la notizia è ufficiale, garantita da una ricerca effettuata dal Pew Research Center: negli Stati Uniti, un numero sempre maggiore di donne è meglio istruito e guadagna più del marito. Ma se pensate che questo si traduca in un vantaggio per le signore vi state sbagliando. Altro che conquista sociale: portare a casa uno stipendio più alto di lui significa in qualche caso mantenerlo (il marito: non il salario), in molti irritarlo, in tutti fare una fatica dell’accidenti. E i problemi cominciano anche prima del sì. Per citare Beagy Zielinski, 28 anni, stilista di moda intervistata dal «New York Times», «lui faceva l’operaio in un cantiere navale, ma prima di Natale abbiamo rotto. Il fatto che io avessi successo e una carriera lo rendeva estremamente insicuro».

La fascia d’età nevralgica per definire il fenomeno è, secondo il Pew, quella compresa fra i 30 e i 44 anni. Per la prima volta nella storia americana, in questo gruppo anagrafico le donne che hanno finito il college sono più numerose degli uomini. E se gli uomini non hanno ancora ceduto totalmente il ruolo di quello che porta a casa la pagnotta, visto che la percentuale del maschio mantenitore è comunque tuttora del 78%, questo dato continua a decrescere, e sale in proporzione quello delle mogli «breadwinner»: che oggi sono il 22%, ma che erano appena il 4 nel 1970. Cioè già in epoca di pillola anticoncezionale, campus occupati e reggiseni bruciati nella piazze, mica negli Anni Cinquanta di Doris Day con la torta nel forno e il Martini in mano per il consorte affranto dalla vita d’ufficio.

Quel che si sta velocemente erodendo, dunque, è il contratto sociale su cui si è basato il matrimonio fin dai tempi delle pitture rupestri, con lui che va fuori a cacciare e lei che sta in casa ad accudire la prole, a preparare il cibo e a tenere pulita la caverna. Dalla metà del secolo scorso, a questo schema se n’era sostituito un altro: con tutti e due che lavorano e che mettono i soldi in comune, destreggiandosi spesso con molte diseguaglianze nella gestione del ménage domestico. Ora lo scenario si va ulteriormente modificando: lei è sempre più impegnata 12 ore al giorno e lui sempre più spesso ha un lavoro meno remunerativo, ma anche una maggior quantità di tempo libero. E allora viene da chiedersi: chi continua a prendere le decisioni? Chi si stanca di meno? Chi trae vantaggio dalla situazione? Soprattutto: è già obsoleta la figura della ragazza che si sposa «per stare a casa e fare la mamma, tanto lui guadagna bene»? La risposta, probabilmente, è sì.

La crisi economica, inoltre, non ha fatto che inasprire la differenza, visto che, di tutti i posti persi per la recessione, i 3/4 circa erano di un uomo. Le donne non sono rimaste disoccupate nella stessa misura e, come afferma la sociologa Kathleen Gerson, «affrontano più di quanto abbiano mai fatto le responsabilità economiche della famiglia». Vengono in mente certi quadretti bellici, con la massaia che si ricicla operaia nella fabbrica di armi mentre lui è in guerra. Il difficile è incrociare questo scenario Anni Quaranta con l’universo metropolitano post Sex and the City. Le carte si sono rimescolate, ma non pare che le ragazze possano andarne soddisfatte. Cresce la pressione sulle femmine indipendenti e acculturate, sottilmente accusate dai potenziali partner di essere donne di grandi aspettative e dunque ad alto mantenimento. Questo è lo stato dell’arte negli Stati Uniti. Quanto a noi, è plausibile che sia soltanto questione di tempo. Poco

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"IO INDAGATO? SONO VITTIMA DEL FUOCO AMICO"

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20 GEN


Vendola: ma ormai sono impermeabile


GUIDO RUOTOLO
ROMA
Anche Nichi Vendola, governatore della Puglia, pensa a «possibili strumentalizzazioni delle indagini», per dirla con il procuratore di Bari, Antonio Laudati. Anzi, il governatore vede un complotto dietro la fuga di notizie che a poche ore dalle primarie sul candidato a guidare lo schieramento del centrosinistra ha rivelato che è indagato per concussione: «E’ una costante strumentalizzazione di vicende che non hanno alcun rìlievo penale e che rischiano di diventare un’arma impropria della politica. Dietro quest’offensiva c’è una macchinazione violenta che cerca di colpire la mia persona».

Governatore, chi vuole impallinarla politicatamente?
«Non sono più interessato a smascherare, a conoscere il mio denigratore. Mi sento impermeabile ai suoi schizzi di fango. Sono impegnato in una battaglia politica molto dura su più fronti: target del centrodestra ma anche bersaglio di fuoco amico. Sono da sei mesi al centro di un tentativo di strumentalizzazione: le mie foto vengono associate alle inchieste sulla prostituzione e sulla cocaina. La mia convocazione in Procura è stata preannunciata una settimana prima con un clamore mediatico senza precedenti».

Lei lanciò accuse al vetriolo contro il pm Digeronimo...
«Per me è concluso il ciclo delle emozioni legate alle inchieste giudiziarie. Sono estraneo a qualunque illecito penale. Capisco di essere un’anomalia e non riesco a darmi una spiegazione sul perché mi ritrovi coinvolto in vicende giudiziarie dalle quali mi sento profondamente estraneo».
Un’anomalia rispetto a cosa?
«Un’anomalia politica. La Puglia è un laboratorio di riformismo radicale. Peccato che qualcuno l’abbia voluto trasformare in lotta di potere, mandando a quel paese una stagione di successi indubitabili».

Ce l’ha con Massimo D’Alema che da Taranto profetizza una sua vittoria alle primarie e una sconfitta alle elezioni?
«Disco incantato. Lo diceva anche nel 2005, e le cose andarono diversamente».

Come ha reagito il suo elettorato di fronte alla notizia di Vendola indagato per concussione?
«Con una diffusa indignazione. I pugliesi in generale, non solo i miei sostenitori, percepiscono una macchinazione violenta che cerca di colpire la mia persona».

Sarà certamente innocente, ma converrà, governatore, che un politico indagato dovrebbe farsi da parte...
«Per quella telefonata nella quale mi schiero per il ritorno in Puglia di un grande cervello emigrato negli Stati Uniti, il professore Giancarlo Logroscino? Ripeto, questi cinque anni di governo della Puglia sono un’anomalia che vogliono cancellare».

Sarà, ma non può negare che la sanità pugliese oggi si coniuga come questione criminale e giudiziaria...
«La nostra reazione, a fronte di un solo avviso di garanzia che ha coinvolto un nostro assessore che si è subito dimesso (Alberto Tedesco, ndr), è stata cristallina: non abbiamo fatto finta di nulla, non ci siamo dichiarati vittime di un complotto politico-giudiziario. Ci siamo assunti le nostre responsabilità politiche».

Ha ricucito i rapporti con il sindaco di Bari, Michele Emiliano?
«Emiliano è una delle espressioni più importanti del centrosinistra al Sud. E’ un grande sindaco degno di passare alla storia».


http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201001articoli/51419girata.asp

VIOLENZA SU DISABILE, FERMATO TASSISTA

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lastampa.it
14/1/2010     


In manette un uomo di 69 anni,
la vittima è una giovane donna
ROMA
Arrestato a Bari un tassista di 69 anni con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una giovane donna disabile. Questa mattina - rende noto la questura di Bari - gli agenti specializzati della squadra mobile hanno arrestato Nicola G., 69 anni, di Bari, per violenza sessuale aggravata, in esecuzione dell’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Bari Sergio di Paola su richiesta del pubblico ministero Giuseppe Dentamaro. Il reato contestato - spiega la questura - è violenza sessuale aggravata nei confronti di una giovane donna disabile.


http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201001articoli/51243girata.asp

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13/1/2010


Una sentenza pesante per Sardelli
ROMA
È stato condannato a sette anni di reclusione per tentativo di omicidio, lesioni gravi e detenzione di arma impropria Alessandro Sardelli, conosciuto come "Svastichella", che la notte del 21 agosto scorso, davanti al "Gay Village", aggredì e ferì due gay che si stavano baciando. La sentenza con rito abbreviato è stata pronunciata dal gup Rosalba Liso, che ha riconosciuto all’imputato l’attenuante della seminfermità di mente, come dimostrato dal perito d’ufficio Francesco Raimondo.

Per l’imputato il pubblico ministero Pietro Polidori aveva chiesto 10 anni di reclusione. Il giudice Liso ha disposto che Sardelli, interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, risarcisca in separata sede oltre ai due giovani aggrediti e feriti e al Comune di Roma, costituiti parte civile, anche l’Arcigay, ammessa al giudizio. A questa è stata assegnata la somma simbolica di un euro. L’imputato inoltre dovrà pagare le spese di giudizio e di mantenimento in carcere dove resterà in attesa che si decida se come ha chiesto il difensore Riccardo Radi possa essere assegnato ad una struttura sanitaria.

Oggi prima che il giudice pronunciasse la sentenza era stato ascoltato in aula il perito d’ufficio Francesco Raimondo il quale aveva illustrato le conclusioni della sua indagine tecnica. Indagine che secondo Raimondo fa concludere che l’imputato, seminfermo di mente poteva stare in giudizio utilmente ed era da ritenersi socialmente pericoloso. Il perito ha parlato dell’imputato, tossicodipendente dall’età di 15 anni, come consumatore abituale di sostanze stupefacenti e di alcol. L’aggressione come si ricorderà avvenne nel pieno della notte davanti al gay village dell’Eur. Uno dei giovani aggrediti finì all’ospedale in pericolo di vita per diversi giorni.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201001articoli/51220girata.asp

STATO DI EMERGENZA PER LE CARCERI

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13/1/2010

GIUSTIZIA - PIANETA DETENUTI

Alfano: situazione insostenibile, procedure più rapide per trovare 80 mila posti

PAOLO FESTUCCIA
ROMA
L’ipotesi di partenza per il ministero di via Arenula è il «modello Abruzzo». Su quella scia il guardasigilli Angelino Alfano intende fronteggiare l’emergenza dell’affollamento nelle carceri.

Con l’impegno di snellire il sistema e avviare una serie di appalti grazie al ricorso della procedura di emergenza. Tant’è che ieri il ministro della Giustizia ha annunciato alla Camera che chiederà nel consiglio dei ministri di oggi lo «stato d’emergenza, che non è il preludio di un abuso, ma uno strumento di efficienza» (ha spiegato replicando a Dario Franceschini del Pd) e proponendo nel contempo un nuovo piano di edilizia carceraria per raggiungere «un livello di capienza di 80 mila posti». Con la proclamazione dello stato di emergenza il capo del Dap (Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria), Franco Ionta potrebbe essere investito di poteri straordinari.

Poteri sul modello di quelli sperimentati da Bertolaso per la Protezione civile che gli consentirebbero di avvalersi di consulenti esterni e decidere la secretazione di procedure per la costruzione delle nuove strutture, che così semplificate ricadrebbero sotto la responsabilità del presidente del Consiglio. L’imperativo, dunque, è fare in fretta per arginare una vera e propria crisi del sistema: 64.910 (a fronte di una capienza di 44 mila) detenuti con il record di 71 suicidi nel 2009 e 173 decessi. Cifre che da tempo hanno messo in allarme decine di associazioni umanitarie ma anche i Radicali che ieri hanno manifestato davanti a Montecitorio durante il dibattito sulle mozioni in Aula con le quali si è impegnato «il governo a contenere il sovraffollamento e a rivalutare una serie di misure alternative alla detenzione».

Il documento che il ministro alla Giustizia Angelino Alfano si appresta a varare poggia su tre pilastri. «Un piano per l’edilizia - ha spiegato alla Camera - per aumentare a 80mila posti i livelli di capienza; alcune norme che attenuino il sistema sanzionatorio per chi deve scontare residui di pena (1 anno); e l’assunzione di 2mila nuovi agenti di polizia». Notizia accolta positivamente da tutte le organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria ma anche dall’Anm, che per voce del presidente, Luca Palamara afferma che «tutto ciò che apporta migliorie non può che essere accolto positivamente». Insomma, se il ministro della Giustizia parla di «risposta organica» che si darà sul «problema carceri», spiegando che in questi «18 mesi di governo sono stati creati 1 mille 800 posti in più, in numero analogo a quelli precedenti» resta, però, ancora da capire come e dove saranno impiegate le risorse.

Nel quartier generale di via Arenula c’è chi si lascia sfuggire del via libera definitivo del nuovo carcere di Savona, previsto da anni e chi spiega che le priorità riguarderanno l’ampliamento e la realizzazioni di nuovi padiglioni all’interno di strutture giù esistenti, aumentandone così la capienza. Di certo nell’ottobre dello scorso anno, il capo del Dap Ionta spiegò che per «stabilizzare il sistema sarebbero stati necessari tra i 17-18 mila posti detentivi in più» (per una previsione di costi di circa 1,5 miliardi), mentre lo stesso Alfano aveva parlato del ricorso a «finanziamenti privati come accade in tanti paesi occidentali». Il piano di allora prevedeva 24 nuovi istituti penitenziari, di cui 9 flessibili (per la prima accoglienza) da realizzare nelle grandi aree metropolitane.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201001articoli/51193girata.asp

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