LA STAMPA

Un nuovo binario per l'integrazione

  • Nov 30, -0001
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 490 volte
lastampa.it
22 10 09
   
Un gruppo trasversale di parlamentari (PdL, Pd, Udc, IdV) appare decisamente intenzionato a rimettere in moto il treno dell’integrazione. La linea su cui il treno è avviato è chiara: ai doveri, ai comportamenti virtuosi che esigiamo dagli immigrati, devono corrispondere anche meritati diritti. Riparte quindi la proposta di fare uno sconto sui tempi di attesa per ottenere la cittadinanza italiana: uno sconto riservato a quegli immigrati regolari che dimostrino di conoscere sufficientemente la nostra lingua, la vita civile e i valori costituzionali del nostro Paese. Torna sul tappeto l’idea di favorire i bambini nati in Italia o che, arrivati da piccoli, vi abbiano studiato e quindi siano qui presumibilmente bene inseriti. Di nuovo, si profila la possibilità di concedere, a certe condizioni, il voto locale anche agli immigrati non comunitari. I comunitari, romeni in primis - come si sa - godono già di questo diritto. Il vice-ministro Urso vorrebbe anche mettere un mattone nella costruzione di un Islam italiano; propone, infatti, di sottrarre l’insegnamento religioso dei bambini musulmani dall’influenza di possibili cattivi maestri per consegnarlo ad insegnanti affidabili, nelle rassicuranti mura della nostra scuola pubblica. Questo è un vagone più isolato, sia per motivi tecnici che per ragioni culturali. È difficile trovare un interlocutore unitario in un ambiente complesso e conflittuale come quello dei musulmani in Italia ed è un problema trovare oggi insegnanti adeguati. C’è poi un arroccamento difensivo da parte di una sezione del mondo cattolico. E però va detto che a simili ostacoli in alcuni Laender tedeschi una soluzione si è trovata, e che la costruzione di un Islam europeo è da tempo un’ispirazione di fondo in diversi Paesi dell’Unione.

Comunque, nell’insieme, tira proprio un’aria nuova nelle politiche migratorie italiane. E non solo e non tanto per i contenuti delle proposte: si tratta, infatti, di misure ampiamente sperimentate in Europa e che, seppure con diverse sfumature, sono già state presentate in passato nel Parlamento italiano. La grossa novità sta nel modo, nell’evidente unione trasversale dei proponenti. Sta nel timing, nel momento, nel clima politico in cui cadono queste proposte. La recente politica italiana si è infatti caratterizzata per un severo contrasto dell’immigrazione irregolare. È un contrasto che prevede la classica mistura di «slittamento» e «sovrapposizione» delle frontiere. Da una parte, si fa «slittare» la nostra frontiera al di fuori dei confini, in particolare attraverso il rafforzamento degli accordi con la Libia che dovrebbero bloccare la principale rotta via mare, e lo si fa anche a rischio di ledere diritti umani. Dall’altra, si «sovrappongono» alle barriere agli ingressi le barriere ai diritti: il reato di immigrazione clandestina e di permanenza irregolare, l’attestazione di regolarità per la fruizione di servizi e diritti servono a sbarrare l’accesso a prestazioni sociali e al compimento di atti civili. E anche quando - come nel caso della sanità - la nuova legge sulla sicurezza non ha annullato il divieto per medici e operatori sanitari di denunciare i pazienti non in regola con il permesso di soggiorno, la paura diffusa opera come potente dissuasore. Insomma, mentre gli ultimi provvedimenti legislativi avevano aumentato la repressione sugli irregolari, non si profilava nessun bilanciamento a favore dei regolari.

Anzi, troppe volte abbiamo ascoltato leader di maggioranza dichiarare di non volere che l’Italia diventasse un Paese multietnico, detto altrimenti, un Paese di immigrazione, quale peraltro l’Italia è già ed è destinata ad essere in futuro. Né sono mancate offese gratuite alle comunità immigrate, in particolare a quella musulmana. Ora il bilanciamento finalmente si profila, e il treno guidato dal gruppo politicamente trasversale appare instradato su un binario decisamente nuovo. C’è il rischio che si riveli un binario morto? In modo più o meno brusco, qualcuno sta già manovrando sugli scambi ferroviari, ma sarebbe un peccato per il Paese. In ogni caso, dovunque vada a finire, il nuovo treno costituisce un evento positivo. Dimostra sia che c’è una parte del centro-destra italiano che vuole essere europeo, alla Merkel e alla Sarkozy, sia che c’è una parte del centro-sinistra che non si limita a contrastare, ma che è disposto a collaborare per costruire.

GIOVANNA ZINCONE

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6525&ID_sezione=&sezione=

Il bacio proibito piace solo da finto

  • Nov 30, -0001
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 578 volte
www.lastampa.it
19 10 2009

Il bacio proibito piace solo da finto
 
Cinema e tv celebrano l'amore tra donne. Ascolti record, e nascono le parodie
RAFFAELLA SILIPO


Così facile? Alla semi-sconosciuta brunetta inglese Katy Perry nell’estate 2007 è bastato gorgheggiare «I kissed a girl (and I liked it)» per entrare nelle hit parade di mezzo mondo. Come dire, ho baciato una ragazza e mi è piaciuto, soprattutto quando ho dato un’occhiata ai dati di vendita dell’album.

Da un po’ di tempo, almeno da quando Madonna sbaciucchiò a sorpresa Britney Spears e Christina Aguilera sul palco degli Mtv Awards 2003, subito dopo aver cantato «Like a Virgin», niente come un bacio saffico scatena l’entusiasmo dei media. E l’immediata risposta di ascolti.

Addirittura quantificabili, almeno da una navigatrice di lungo corso della tv italiana come Alba Parietti, che qualche sera fa su La 7 ha baciato la sua intervistatrice Victoria Cabello mentre mezza Italia guardava su Raidue la puntata di Santoro sul lodo Alfano. «Faremo un picco di ascolti a 5,2% di share». Il che è puntualmente avvenuto. Curioso che la stessa Parietti all’epoca avesse stigmatizzato la performance di Madonna: «È di cattivo gusto ostentare gesti intimi per procurarsi pubblicità». Ma tant’è.

È però ai festival del cinema che il bacio lesbico vive il suo momento di trionfo. Inarrivabile, in questo senso, l’edizione di Cannes 2008, con una doppietta: il bacio tra la geniale artista spagnola Penelope Cruz e la bionda innocente americana Scarlett Johannson in «Vicky Cristina Barcelona» di Woody Allen (nessun commento del regista, che probabilmente ha sogghignato di nascosto davanti a tanto interesse, pensando, come da titolo del suo ultimo film, «basta che funzioni»).

E quello tra Monica Bellucci (nei panni della diva nera Luisa Ferida) e Lavinia Longhi (amante del fascista Pietro Koch) in «Sanguepazzo» di Marco Tullio Giordana. Il nostro regista si infuriò: «Ho fatto un film per mostrare pericoli del fascismo, se la stampa poi preferisce isolare una bacio saffico, cosa vuole che dica, non rispondo nemmeno: faccio il regista, mi ritengo un artista».

Anche la Festa del cinema di Roma quest’anno ha avuto il suo momento saffico quando Valeria Solarino e Isabella Ragonese, protagoniste in «Viola di mare» di una passione proibita nella Sicilia dell’800, si sono baciate appassionatamente sul red carpet (subito parodiate la sera dopo dal Trio Medusa). «Mi arrabbio se mi dicono che ho fatto un film su due lesbiche» dice la produttrice Maria Grazia Cucinotta, mentre per Isabella Ragonese «è molto più facile girare certe scene con una donna che con un uomo» e per la Solarino «è una storia tra due esseri umani, senza dare per forza etichette.

Più necessaria oggi con tutto quel che succede». Già, siamo sempre lì, alle due velocità. Un bacio sul palco fa crescere gli ascolti, un bacio per strada può costarti la vita: solo qualche giorno fa a Padova, in zona Portello, un gruppo di magrebini ha picchiato due ragazze che si scambiavano effusioni. Per chi non si chiama Madonna, non è poi così facile.


http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200910articoli/48447girata.asp

L'ONU BACCHETTA L'ITALIA SULL'OMOFOBIA

  • Nov 30, -0001
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 417 volte
Lastampa.it
14/10/2009    - DIRITTI DEGLI OMOSESSUALI
 

Il Commissario per i diritti dell'uomo:
«Stop alla legge è un passo indietro».
E il ministro Carfagna prepara un ddl
ROMA
Dopo lo stop alla legge contro l’omofobia giunto ieri dalla Camera e criticato oggi dall’Onu, è già cominciata la corsa per presentare un nuovo provvedimento che tuteli le persone omosessuali e transessuali. E se il Pd ha depositato oggi una nuova pdl alla Camera e ha "riesumato" per il Senato la proposta Concia bocciata dai deputati, il ministro Mara Carfagna sta mettendo a punto un ddl che potrebbe essere già domani sul tavolo del Consiglio dei ministri per un primo esame informale.

«Un passo indietro» per i diritti di gay e lesbiche: è il pesante giudizio di Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, sulla bocciatura in Parlamento del testo unico sulle aggravanti per i reati dettati da omofobia. E la pensano allo stesso modo anche le associazioni lgbt, che oggi hanno continuato a far sentire la loro protesta. Per Franco Grillini l’affossamento del testo Concia «rappresenta un incentivo agli atti di violenza e omofobia verso la comunità lgbt» e ora l’ex deputato e presidente di Gaynet vede con favore una proposta di legge di iniziativa popolare. Il presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, chiede invece al ministro Carfagna un decreto legislativo urgente invece del disegno di legge annunciato. E Andrea Maccarone, presidente dello storico Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, parla di «Parlamento sempre più delegittimato e distante» dai problemi dei cittadini.

Interviene anche la sezione italiana di Amnesty International, che torna a chiedere che tutti i crimini determinati da motivi etnici, razziali, religiosi, di identità di genere o di orientamento sessuale siano investigati e perseguiti secondo leggi che prevedano sanzioni tali da riflettere la gravità della violazione dei diritti umani. Mara Carfagna, che subito dopo il voto alla Camera aveva annunciato la presentazione di un suo ddl, si è messa subito al lavoro: in realtà il testo è già pronto, perchè il ministro per le Pari Opportunità lo aveva preparato per presentarlo in Commissione Giustizia. Quel testo fa esplicito riferimento al Trattato di Lisbona, prevedendo l’aumento fino a un terzo delle pene per chi avrà commesso un delitto per finalità inerenti alla discriminazione legata al sesso, alla disabilità, all’età, all’orientamento sessuale e al transessualismo.

Sono corsi ai ripari oggi anche i democratici. Il gruppo del Pd alla Camera ha presentato oggi una proposta di legge «armonizzata con il Trattato di Lisbona ratificato all’unanimità dal Parlamento nello scorso luglio»: un testo composto da un solo articolo e firmato dai componenti dell’ufficio di presidenza del gruppo (Antonello Soro, Marina Sereni e Gianclaudio Bressa) e da tutti i componenti del Pd in commissione Giustizia alla Camera: l’obiettivo è di farlo calendarizzare a novembre. Al Senato, invece, il senatore democratico Felice Casson, capogruppo in commissione giustizia, ha presentato il testo della deputata Anna Paola Concia bocciato ieri alla Camera. E annuncia una proposta di legge anche l’Italia dei Valori, che con Antonio Di Pietro fa sapere che il nuovo testo «mira a introdurre una nuova fattispecie di reato per chi discrimina o istiga a discriminare o commettere violenza contro gli omosessuali e i transessuali». Una pdl, spiega, che «oltre a riproporre l’estensione della legge Mancino anche agli atti di discriminazione nei confronti delle persone a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere, tiene conto dell’approfondimento che è stato fatto in commissione Giustizia della Camera, durante l’esame del testo unificato, respinto ieri in Aula, e recepisce l’attività emendativa dell’Italia dei Valori».

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200910articoli/48282girata.asp

Le donne piangono di più e più a lungo degli uomini

  • Nov 30, -0001
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 450 volte
La stampa.it
14/10/2009  
 

Uno studio rivela che il record della lacrima è del gentil sesso: 64 volte l'anno
BERLINO
Anche gli uomini piangono, ma il record della lacrima va alle donne: il gentil sesso piange all’incirca un giorno su sei, per un totale di 64 volte l’anno, circa il quadruplo rispetto al massimo di 17 volte dell’uomo (in media una volta ogni 22 giorni). È quanto emerge da uno studio dell’Associazione tedesca degli oftalmologi (Dog) presentato oggi in Germania, a Monaco di Baviera.

Fino all’età di 13 anni, hanno spiegato i ricercatori, non ci sono differenze tra i sessi, ma dopo questa soglia, la donna comincia a piangere molto di più dell’uomo: per l’esattezza, dalle 30 alle 64 volte all’anno. Da parte sua, l’uomo oscilla dalle 6 alle 17 volte. Per le donne il pianto è anche più prolungato, con una media di 6 minuti rispetto ai 4 dell’uomo, hanno calcolato i ricercatori, secondo i quali il 65% delle donne piange a singhiozzo contro il 6% degli uomini.

«Il pianto femminile dura più a lungo, è più drammatico e più straziante» di quello maschile, ha commentato Elisabeth Messmer, della clinica oculistica dell’università Ludwig-Maximilians di Monaco di Baviera. Quanto ai possibili motivi, secondo i ricercatori le donne piangono quando si sentono insufficienti, di fronte a conflitti di difficile soluzione o quando ricordano tempi passati. Gli uomini, invece, spesso piangono per compassione oppure a causa della fine di una relazione

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200910articoli/48284girata.asp#

Gelmini, voglio un voto per la religione

  • Nov 30, -0001
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 495 volte
la stampa.it
14 14 09


Gelmini, voglio un voto
per la religione



E' una materia come le altre. Protestano sinistra, sindacati e studenti


FULVIO MILONE

ROMA
Non più un semplice giudizio ma un vero voto. Mariastella Gelmini, ministro dell’istruzione, ha deciso: «Chiederò un parere al Consiglio di Stato per evitare eventuali contenziosi, ma la mia opinione rimane ferma: essendo passata la scuola italiana dal giudizio al voto in tutte le materie, non c’è motivo perché questo discorso non debba valere anche per l’insegnamento della religione». L’annuncio del ministro su un tema molto caro alla Cei, è stato fatto in occasione della celebrazione dell’ottava Giornata europea dei genitori e della scuola, e ha scatenato una pioggia di polemiche. Le reazioni sono state immediate: opposizione e sindacati dicono no e chiedono piuttosto alla Gelmini di garantire le materie alternative agli studenti che scelgono di non frequentare l’ora di religione.

E’ partito lancia in resta il sindacato. «Nel pieno rispetto del Concordato, l’ora deve rimanere facoltativa. Non può determinare vantaggi di alcun genere, a cominciare dai crediti formativi, e quindi non può essere valutata come le altre materie», dice Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil. E aggiunge: «Il ministro deve garantire la laicità della scuola sancita dalla Costituzione». Pantaleo, infine, ricorda che «la Gelmini dovrebbe preoccuparsi del fatto che si continua a negare, per effetto dei tagli pesantissimi ai fondi destinati all’istruzione, il diritto degli studenti ad avvalersi dell’insegnamento alternativo».

«La Gelmini ricordi che è un ministro della Repubblica e non il portavoce del Vaticano - protesta Piergiorgio Bergonzi, responsabile per la scuola del Pdci -. In uno Stato laico l’ora di religione non dovrebbe neppure esistere». «Il ministro non sa neanche di che cosa parla oppure fa di nuovo e solo propaganda - commentano Manuela Ghizzoni e Maria Coscia, deputate Pd della Commissione cultura di Montecitorio -. Purtroppo il nuovo sistema di valutazione che ha soppresso il principio di un giudizio globale lascia spazio anche a questo tipo di “pensate”. Piuttosto siamo convinte che il Consiglio di Stato rispedirà al mittente la proposta. Fra l’altro, la Corte Costituzionale ha già stabilito il principio secondo cui l’ora di religione è facoltativa».

Rincara la dose la senatrice radicale Donatella Poretti che al ministro assegna «0 in laicità e 10 in clericalismo bigotto e baciapile». E’ sul piede di guerra anche la Rete degli studenti: «L’ora di religione è un residuo medievale e trova spazio solo nei regimi teocratici». Per l’Onda, che definisce la Gelmini «una fondamentalista religiosa», la proposta del ministro «non è in alcun modo accettabile».

Sul voto in religione il ministro Gelmini si era pronunciata già un mese fa: «Credo che questa materia debba avere la stessa dignità delle altre, e che anche l’Italia non possa non riconoscere l’importanza della religione cattolica nella nostra storia e nella nostra tradizione». E ancora: «Va garantita agli insegnati di religione la stessa condizione degli altri colleghi», riferendosi al Tar del Lazio che aveva escluso la possibilità dei prof di religione di attribuire crediti scolastici.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scuola/grubrica.asp?ID_blog=60&ID_articolo=1176&ID_sezione=255&sezione=

OMOFOBIA, LEGGE BOCCIATA ALLA CAMERA

  • Nov 30, -0001
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 588 volte
la stampa.it
14 14 09

No da Pdl, Lega e Udc.
Caso Binetti nel Pd
FLAVIA AMABILE
ROMA
Ha resistito soltanto un giorno all’esame dell’aula la proposta di legge sull’omofobia, poi il suo cammino si è fermato. Per l'Udc si tratta di un testo incostituzionale e l’assemblea di Montecitorio ha approvato, con i voti di Pdl e Lega, la questione pregiudiziale avanzata dal partito di Casini: 285 voti a favore, 222 contrari e 13 astensioni. Democratici e Idv hanno votato contro.

Era stata Anna Paola Concia, deputato del Pd, dieci giorni fa a presentare questa proposta che inseriva tra le aggravanti dei reati i fatti commessi «per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato». E’ il modo per riempire un vuoto legislativo che lascia l’Italia fra i pochi Paesi dell’Ue a non avere alcun tipo di regolamentazione nonostante gli inviti del Parlamento europeo a intervenire. Eppure nemmeno Anna Paola Concia aveva immaginato il rimescolamento di posizioni, idee, voti che avrebbe provocato la sua proposta. Che non avrebbe avuto vita facile, quello sì: infatti aveva dovuto limare il testo escludendo le trans e provocando molti malumori.

Facile da intuire era la presa di posizione di Paola Binetti del Pd che ha votato contro, come la maggioranza, creando un caso. Facile da immaginare anche l’opposizione dell’Udc, in questo caso presentata sotto forma di pregiudiziale di costituzionalità. L'«orientamento sessuale» includerebbe anche «zoofilia, pedofilia, necrofilia, masochismo e sadismo», orientamenti che non possono essere difesi da una legge. A quel punto le comunità lgbt di tutt’Italia gridano all’offesa: «Ci mettono sullo stesso piano dei pedofili e dei necrofili», denuncia Cristiana Alicata del tavolo lgbt del Pd durante un’accesa manifestazione spontanea organizzata ieri sera davanti alla Camera.

Meno semplice era prevedere che anche nel Pdl sarebbe nato un caso, frutto della divisione che si sta creando all’interno del partito tra i finiani e i fedelissimi di Berlusconi. A votare a favore sono stati Carmelo Briguglio, Giuseppe Calderisi, Benedetto Della Vedova, Chiara Moroni, Flavia Perina, Mario Pepe, Roberto Tortoli, Adolfo Urso e soprattutto Italo Bocchino che del Pdl è vicecapogruppo, e che in aula ha parlato a nome del gruppo votando però alla fine con l’opposizione. Nel Pdl si sono registrate anche dieci astensioni. «Il Pd non ha mantenuto i patti - afferma Beatrice Lorenzin - Avevamo raggiunto un accordo per cui, per rimediare ai vizi di costituzionalità della norma, si rinviava all'esame della commissione. Arrivando in tempi brevissimi a riportare il testo in aula. Violato il patto, anche noi abbiamo votato contro».

Il riferimento è alla richiesta di due giorni fa del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna di tornare in commissione per eliminare i problemi costituzionali e poi ripresentare il testo in aula. Ma Idv e Pd si sono dette contrarie. «Solo una richiesta dilatoria», commenta Federico Palomba dell’Idv. «Il rinvio significava farlo morire. Ce lo ha detto chiaramente la Lega. Non abbiamo voluto che l’affossamento avvenisse con la complicità del Pd», spiega Donatella Ferranti capogruppo del Pd in commissione Giustizia. A questo punto Mara Carfagna ha promesso di riproporre lei al Parlamento una norma contro l’omofobia.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200910articoli/48260girata.asp

Nel Pd scoppia il caso Binetti

  • Nov 30, -0001
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 583 volte

la stampa.it
13/10/2009
 
 

La teodem vota con la maggioranza
per affossare la legge sull'omofobia.
Franceschini: scelta non tollerabile.
Sfogo di Marino: andrebbe cacciata.
E il gruppo prepara un nuovo testo


ROMA
Paola Concia esce dall’aula come una furia. «I froci sono quelli da buttare al macero in 30 secondi», grida la deputata del Pd in mezzo al Transatlantico. Poco distante c’è Paola Binetti che ha appena votato (unica nel gruppo democratico) a favore della pregiudiziale di costituzionalità che ha di fatto ’uccisò il testo della collega.

Pomeriggio agitato per il Pd alla Camera con il voto sulla legge contro l’omofobia che fa saltare i nervi alla Concia e apre un nuovo caso sulla Binetti, rea di aver votato in dissenso dal gruppo. «È un signor problema. Una scelta intollerabile», scandisce il segretario Dario Franceschini sul voto della deputata teodem, che è già stata tra i 6 che hanno ricevuto la lettera di richiamo dal capogruppo Antonello Soro per aver disertato il voto finale sullo scudo fiscale. «Valuteremo -fanno sapere dalla presidenza del gruppo- del resto, ha parlato il segretario ed è stato piuttosto chiaro».

Ignazio Marino, da parte sua, incalza proprio Franceschini perchè prenda in mano la situazione: «È inutile che ci dica che la bocciatura della legge Concia è una vergogna. Sono parole, parole, parole. Nei fatti Franceschini è bloccato da Paola Binetti e dalle correnti che questa presenza rappresenta nella sua mozione. Che partito e che opposizione può promettere chi permette a Paola Binetti di continuare a sedere nei banchi del Pd, votando con la destra?». Anche le tensioni congressuali, dunque, si intrecciano nella vicenda ma, di fronte a tanto clamore, Binetti non si scompone: «Capisco che il mio voto diverso è problematico, ma io non leggo il problema dell’omofobia in chiave di appartenenza partitica, ma come rappresentazione di un valore e di un modello di società. Anche due anni fa in Senato ho sostenuto le stesse tesi». E a chi le chiede se ha intenzione di lasciare il gruppo del Pd, Binetti risponde che valuterà il da farsi dopo le primarie.

Per quanto riguarda, poi, nel merito il provvedimento contro l’omofobia, la presidenza del gruppo, con Marina Sereni, si è già impegnata per presentare al più presto un nuovo testo. In serata Franceschini è tornato sul caso Binetti e al ’signor problemà di cui aveva parlato nel pomeriggio, aggiunge parole più dure: «La scelta della Binetti in aula è intollerabile. Contro l’omofobia c’è una sola linea del Pd e la liberta di coscienza non c’entra nulla». Poi Franceschini coglie anche l’occasione per rispondere a Ignazio Marino che lo aveva attaccato in quanto incapace di allontanare Binetti perchè bloccato da logiche di corrente. «Ignazio, vedo che usi sempre la Binetti contro di me. Cerca di essere onesto: sai bene che non c’entra nulla con la mia mozione e le mie liste», ribatte Franceschini. Oggi pomeriggio, poi, c’è stata l’assemblea del gruppo Pd, convocata per discutere della situazione politica tra la bocciatura del lodo Alfano e le riforme. Ma la questione del giorno si è imposta nella riunione.

Gian Claudio Bressa si è prodigato a spiegare come sono andati i fatti in aula, come si è arrivati alla bocciatura del testo sull’omofobia e quindi a rassicurare Paola Concia che, sulla trasparenza dei colleghi, aveva gettato qualche ombra. Lasciando l’aula, Concia aveva detto infatti ai cronisti: «Il mio gruppo ha votato incautamente. Era meglio il rinvio in commissione. Io sto qui da un anno e l’ho capito prima di loro come funzionano le cose. Ma lo sapevano, la verità è che se ne volevano liberare tutti di questa legge. Erano tutti in cattiva fede, lo sapevano tutti che finiva così. Questa era una legge nostra, in altre occasioni per le nostre leggi abbiamo fatto cose inenarrabili, abbiamo fatto opposizione, ostruzione. Questa legge, invece, la buttiamo via così. Hanno fatto morire la legge perchè tanto i froci sono quelli da buttare al macero in 30 secondi». Bressa e Sereni hanno spiegato che le cose non sono andate così e che la responsabilità della bocciatura del testo è tutta della maggioranza. «Il problema non è la costituzionalità del provvedimento, ma la volontà politica di affossarlo. Chi ha tradito l’accordo è stato Cicchitto: se si voleva migliorare davvero il testo nello spirito del Trattato di Lisbona, bisognava accogliere la nostra proposta di tornare subito in commissione e a novembre in aula. Questo non si è voluto fare».

La rassicurazione dei colleghi del Pd hanno calmato Concia fino a un certo punto. Durante la riunione del gruppo Pd è infatti intervenuta con parole accalorate, tanto che anche Pier Luigi Bersani è andato a rassicurarla: «Non ti preoccupare che gli torniamo sotto» consigliandole poi di non gettare dubbi sulla lealtà del gruppo Pd perchè «non vorrei che passasse in seconda linea il fatto di fondo» ovvero «che altri hanno fermato la legge. La maggioranza ha votato contro». Sereni ha garantito l’impegno del Pd sulla materia: «Presenteremo nei prossimi giorni un nuovo testo, più avanzato e armonizzato con il trattato di Lisbona. Non rinunceremo ad una battaglia di civiltà per difendere la sicurezza e la dignità di ogni persona». Quindi, al termine della riunione del gruppo Pd, è stato approvato all’unanimità un documento in cui si dice che «la maggioranza, in modo del tutto strumentale, invocando argomenti pretestuosi, ha voluto affossare la proposta di legge contro l’omofobia del nostro gruppo». Dando atto a Concia per «l’eccellente lavoro», il gruppo Pd si impegna a ripresentare «nei prossimi giorni un nuovo testo».

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200910articoli/48253girata.asp

OMOFOBIA, LA CAMERA BOCCIA IL TESTO

  • Nov 30, -0001
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 511 volte
la stampa.it
13/10/2009

Montecitorio approva la pregiudiziale
di costituzionalità presentata dall’Udc.
Ma i "finiani" votano con l'opposizione
ROMA
L’Acigay manifesta davanti alla Camera: è la chiusura di una giornata parlamentare convulsa, nella quale una pregiudiziale di costituzionalità presentata nell’aula di Montecitorio dall’Udc e votata da Pdl e Lega affonda la proposta di legge sull’omofobia.

I centristi cantano vittoria, è polemica fra maggioranza e opposizione, ma anche nel Pd è scontro per la scelta del gruppo alla Camera di non accettare il rinvio della legge in commissione e per il voto della teodem Paola Binetti con la maggioranza. Ma tensioni si registrano anche nel Pdl, per la dissociazione nel voto di alcuni deputati, fra i quali il vicecapogruppo Italo Bocchino: qualcuno ipotizza che sia un segnale della "corrente" finiana. Sabato scorso, alla manifestazione nazionale contro l’omofobia e le crescenti violenze a danno dei gay, il messaggio di Mara Carfagna aveva rassicurato sul carattere "bipartisan" dell’obiettivo di fermare discriminazioni e violenze: «Non siete soli contro l’intolleranza», aveva detto.

Ma in mattinata una dichiarazione congiunta di otto deputati Pdl (Mantovano, Lupi, Bertolini, Bianconi, Saltamartini, Pagano, Vignali e Farina) segnala il disagio di una parte consistente del Pdl: la legge è «pericolosa», sostengono, anche perché apre ai matrimoni omosessuali e alle adozioni gay. Nel comitato dei nove, in Aula, si raggiunge un primo compromesso: la legge torna in commissione. Ma quando il Pd chiede garanzie sui tempi del ritorno in aula del provvedimento, non le ottiene e decide di votare contro il rinvio. Il Pdl accusa i democratici di violare i patti e l’aula respinge quindi il rinvio. Si vota la pregiudiziale dell’Udc: che viene approvata, determinando la fine del percorso parlamentare della proposta per la quale si era battuta soprattutto Anna Paola Concia (Pd). Proprio Concia punta il dito prima sui colleghi parlamentari, «mi vergogno - dice - di far parte di questo Parlamento», poi se la prende con il suo stesso partito: «Era molto meglio il rinvio in commissione ma dal Pd non uno ha parlato. Se ne volevano liberare tutti».

Nel Pd fanno notare che con un rinvio sine die in commissione l’affondamento della legge sarebbe apparso senza colpevoli, ora invece è chiara la responsabilità del centrodestra. E mentre fa i democratici scoppia un nuovo caso Binetti il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini canta vittoria: «Il Parlamento - commenta per seguire furori ideologici non può legiferare male». «Il Vaticano brinda», dicono i radicali, ma monsignor Rino Fisichella trova «ridicola» la tesi sul condizionamento delle gerarchie ecclesiastiche sui parlamentari. E alla fine tocca al ministro Carfagna provare a rassicurare tutti: «Mi farò garante - afferma - come ministro competente, di riparare all’errore commesso dal Partito democratico, proponendo al Consiglio dei ministri un disegno di legge che preveda aggravanti per tutti i fattori discriminanti previsti dal Trattato di Lisbona, compresi quelli dell’età, della disabilità, dell’omosessualità e della transessualità».

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200910articoli/48249girata.asp#

LA GELMINI E IL COMMISSARIO

  • Nov 30, -0001
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 483 volte


la stampa.it
13/10/2009

Il ministero preenterà oggi un emendamento per salvare una parte dei precari ed evitare il commissariamento


FLAVIA AMABILE


Forse Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione, riuscirà ad evitare il commissario ad acta già nominato dal Tar del Lazio. Dopo la sentenza dei giudici amministrativi  diffusa sabato scorso - che impone al ministero di inserire i precari della scuola che hanno scelto tre nuove province con il sistema 'a pettine' anzichè, come previsto dal nuovo regolamento, in coda - il ministero ribadisce che nulla cambierà: "La sentenza del Tar sarà superata da un emendamento al Decreto che sarà proposto in sede di conversione del DM salva-precari".  L'emendamento dovrebbe essere proposto oggi in commissione Cultura.

Questo emendamento, spiega il ministero "non consentirà il trasferimento da una graduatoria all'altra, garantendo e limitando però la possibilità di inserimento in coda in altre 3 province, in posizione subordinata rispetto a coloro che sono già inseriti in queste ultime". "In questo modo, mentre vengono quindi garantite le legittime aspettative di coloro che hanno da tempo scelto una provincia e non devono essere scavalcati dai nuovi inseriti o dai trasferiti dell'ultima ora, con l'inserimento in coda in altre 3 province, vengono ampliate - sostiene il ministero - le possibilità di ottenere assunzioni a tempo indeterminato o determinato, soprattutto in quelle province in cui le graduatorie risultano meno affollate. Non è giusto - conclude la nota - deludere l'aspettativa legittima di chi ha scelto una graduatoria provinciale per la sua iscrizione e si vede scavalcato da un trasferimento dell'ultimo momento di un candidato di un' altra provincia".

L’Anief, l’associazione di categoria degli insegnanti che aveva proposto i ricorsi accolti da Tar, usa parole dure per commentare il comportamento del Ministero della Pubblica Istruzione. «L’emendamento annunciato dal Ministro Gelmini assume sempre più i contorni di una legge ad personam et contra ius (cioè a favore di una persona e contro la legge, ndr.) che sfugge al criterio della generalità della norma e pone un conflitto tra poteri dello Stato» scrive l’associazione in una nota, che così prosegue: «Se si studia la giurisprudenza in materia (sentenze n. 282/05, 266/06, 267/07 della Corte Costituzionale) neanche una legge di interpretazione autentica può annullare una sentenza della magistratura, pena la violazione degli articoli 24, 103, 111, 113 della Costituzione».

La Flc-Cgil sottolinea come «ancora una volta la politica contraddittoria e senza riferimenti giuridici certi del ministro Gelmini, viene messa sotto scacco dalla giustizia amministrativa, e, riteniamo, lo sarà ancora nel prossimo futuro. Intanto si determina una nuova situazione di tensione e di incertezza nella scuola, che si aggiunge alle inefficienze e alle insolvenze del governo e del Miur». Secondo il sindacato, la ministra «non solo dimostra di conoscere poco o per niente le cose di cui parla (vedi ad esempio la questione delle pulizie da parte dei collaboratori scolastici), ma quelle che fa, ed anche quelle che non fa, risultano deleterie per la scuola pubblica statale».

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=740&ID_sezione=&sezione=

Manuale di felicità per sole donne

  • Nov 30, -0001
  • Pubblicato in LA STAMPA
  • Letto 588 volte
La stampa.it
13/10/2009   
 
Rispondete a queste cinque domande e riflettete. Il consiglio:
"Per cambiare vita bisogna accettarsi"
FRANCESCA PACI
LONDRA
Non è facile essere donna di questi tempi. Chi ha figli passa la vita a domandarsi quanto pesino le occasioni perse interrogando magari libri d’auto-aiuto come quello di Bria Simpson The Balanced Mom, la madre equilibrata. Chi non ne ha cerca conforto nella celebre autodifesa dell’attrice Cameron Diaz, paladina della categoria, senza però riuscire mai davvero a emanciparsi dall’inesorabile tic tac dell’orologio biologico in scadenza o già scaduto. Alcune sono ossessionate dalla bilancia, altre dalle rughe, dalla pulizia della casa, dallo shopping compulsivo a prova d’armadio.

Il brand
«Il nostro brand di femminismo è diverso da quello del passato» sostiene la giornalista inglese Ellie Levenson, autrice del saggio The Noughtie Girl’s Guide to Feminism, una guida al femminismo senza ideologie. Il problema è quanto. Perché sarà pur vero che, come argomenta la Levenson, anche Barbie oggi può essere una suffragetta: ma era questo l’obiettivo? Secondo una ricerca dell’università della Pennsylvanis intitolata The Paradox Of Declining Female Happiness, le donne degli anni 70 erano assai più felici dei compagni maschi, un primato che il nuovo millennio ha completamente capovolto. «Siamo la generazione che ha ottenuto tutto per scoprire che il prezzo pagato non valeva la vittoria» osserva l’esperta di costume del Daily Mail Sarah Hughes. Gli studi confermano che la donna moderna è una specie di catalizzatore di risentimento, sommersa di lavoro, sottopagata, eternamente stressata. L’immagine solare di Julia Roberts sul set del film Eat, Pray, Love che, interpretando l’omonimo bestseller di Elisabeth Gilbert, porterà sul grande schermo nel 2011 la ricetta della felicità - buon cibo, gran sesso, un po’ d’approfondimento spirituale - non basta a colmare il gap. A meno d’essere belle, giovani, ricche, e restarlo per sempre. Non tutto però è perduto, garantisce Marcus Buckingham, il ricercatore della Gallup che ha posto a migliaia di madri, mogli, figlie, cinque domande su cosa le facesse star bene e ha analizzato i dati nel volume Find Your Strongest Life. La risposta è alla portata di molte: le donne felici sono quelle che hanno deciso di esserlo nonostante le varianti salario, prole, carriera. Un’esercito di ottimiste a cui le case editrici non offrono contratti milionari per scrivere un libro.

Il segreto
Il segreto è accettarsi senza riserve ignorando i modelli ideali cui la società contemporanea chiederebbe di conformarsi, più magre, più alla moda, più realizzate, più mamme, più cuoche. Meglio meno, talvolta, per essere wow. E’ il tramonto del femminismo, come sostengono alcuni conservatori americani? Niente affatto, replica Buckingham, la realizzazione dei sogni non c’entra. «Il problema è stare a proprio agio nella propria pelle - spiega -. Le donne felici hanno compreso che la perfezione non è realizzabile se non per brevi momenti da godere fino in fondo e, se lo fosse, non garantirebbe la pienezza della vita». Nel suo album ci sono mamme, imprenditrici che hanno mandato in frantumi il tetto di cristallo, single: «La cosa più frustrante per un ricercatore di modelli è che le donne felici son tutte diverse».

Equilibrio è stabilità
Imparare ad amare la strada intrapresa per percorrerla meglio, che sia la famiglia, il lavoro, il volontariato, crescere un figlio o girare il mondo in business class circondate da uomini manager. Una lezione semplice e difficilissima, ammette Mila Palma, psicoterapeuta italiana a Londra da molti anni: «Non so se le donne siano più infelici degli uomini, di certo, a giudicare dal genere dei miei pazienti, ne parlano di più. A tormentarle, di solito, è il tempo che passa e ricorda i traguardi non raggiunti nell’ambito personale o in quello professionale». La vita come avrebbe dovuto essere anzichè com’è. Rispondere alle cinque domande sul senso della felicità è un gioco, ma non conviene barare al solitario. Se l’esito è positivo chiamatelo poi femminismo, postfemminismo, carpe diem: beata chi ne possiede la chiave. www.lastampa.it/paci

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200910articoli/48220girata.asp

facebook