REPUBBLICA

LE 15 DIFFERENZE TRA UOMO E DONNA

  • Nov 30, -0001
  • Pubblicato in REPUBBLICA
  • Letto 1280 volte
La Repubblica
05 01 2012

Uno studio italiano uscito su "Public Library of Sciences" mostra che lo scarto fra i sessi esiste. Condotto su un campione di 10 mila persone ne descrive le caratteristiche della personalità. La maggiore discrepanza riguarda sensibilità, calore e apprensione

di ELENA DUSI

DAI TEMPI di Darwin, il dibattito non si è mai sopito. Uomini e donne sono sottoposti a pressioni evolutive diverse e a separare i due sessi c'è un solco profondo, sosteneva il naturalista. Tesi smussata in tempi recenti. Nel tentativo di raggiungere posizioni politically correct, infatti, negli ultimi anni ci si è dati da fare per sfumare le differenze e declassare al rango di boutade la tesi secondo cui le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte.

A riportare i due pianeti alla giusta distanza ci pensa ora uno studio italiano. Marco Del Giudice, psicologo dell'università di Torino, scrive sulla rivista Public Library of Sciences che lo scarto fra i due sessi esiste, eccome. "L'idea che ci siano solo piccole differenze di personalità fra uomini e donne va ripensata perché è basata su metodi inadeguati".

La ricerca è stata condotta da Del Giudice con due colleghi della Manchester Business School su un campione di 10mila americani su 15 diversi tratti della personalità. La discrepanza maggiore riguarda la sensibilità, tradizionale dominio femminile. Le donne registrano valori molto alti anche per quanto riguarda il calore e l'apprensione, mentre gli uomini si distinguono per equilibrio emotivo, coscienziosità e tendenza alla dominanza. Perfezionismo, vitalità e tendenza all'astrazione vedono invece la quasi totale parità fra i sessi. "I maschi - spiega Del Giudice - si descrivono come più stabili emotivamente, più dominanti, più legati alle regole e meno fiduciosi, mentre le femmine si vedono come più calde emotivamente, meno sicure di sé e più sensibili".

La ricerca torinese ribalta quello che era considerato l'ultimo grido in fatto di studi sui rapporti fra uomini e donne. Dall'università del Wisconsin nel 2005 la ricercatrice Janet Shibley Hyde aveva infatti scritto in maniera molto assertiva che "maschi e femmine sono uguali, fatta eccezione per piccole variabili psicologiche". Le teoria dei due mondi separati "domina i mezzi di comunicazione popolare".

Ma va contraddetta perché "ha costi molto pesanti sia sul posto di lavoro che dal punto di vista delle relazioni interpersonali". La ricercatrice se la prende in particolare con il libro di John Gray del 1992 "Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere", che 6 anni fa aveva venduto già 30 milioni di copie ed era stato tradotto in 40 lingue, e con quello di Deborah Tannen "Perché non mi capisci?" secondo cui i due sessi hanno modi di parlare completamente diversi fra loro.

Mentre per quanto riguarda la sessualità o i criteri di scelta del partner c'è accordo sul solco che divide uomini e donne, l'analisi dei tratti della personalità è sempre stato terreno di contesa. "I nostri dati ribaltano la concezione secondo cui le differenze di genere nella personalità sono trascurabili" spiega oggi Del Giudice. "A differenza di altri studi, noi abbiamo studiato le caratteristiche dei due sessi in modo più preciso. E abbiamo osservato che le differenze aumentano nettamente se invece di misurare un tratto alla volta si prendono in considerazione tutte le variabili insieme".

Il risultato, aggiunge lo psicologo torinese, è che "i profili di personalità tipici dei maschi e delle femmine si sovrappongono solo per il 10-20 per cento. Si tratta di una differenza di grandi dimensioni, anche se ovviamente parliamo di profili statistici che non descrivono le singole persone e lasciano spazio alle eccezioni". 
La Repubblica
05 01 2012

TERRE SENZA LEGGI

Sebbene sia un reato punibile con il carcere, il Caporalato in Calabria continua a governare il mercato del lavoro agricolo. A due anni dalla rivolta degli immigrati di Rosarno, la pratica di uno schiavismo neanche tanto camuffato sono ancora lì sotto gli occhi (distratti) di tutti. Dodici ore di lavoro per 25 euro, con il trasporto da pagare. La xenofobia dilaga, ma copre situazioni di altra natura
di RAFFAELLA COSENTINO

CORIGLIANO CALABRO - Da agosto il caporalato è reato punibile con il carcere da cinque a otto anni, ma nella Piana di Sibari non se n'è accorto nessuno. A due anni dalla rivolta degli africani a Rosarno contro lo sfruttamento e la 'ndrangheta, in Calabria i braccianti per la raccolta di arance e clementine si reclutano ancora all'alba per la strada. Corigliano Calabro è un comune di 40mila abitanti sulla costa jonica cosentina, sciolto per infiltrazioni mafiose, come lo era Rosarno nel 2010 1. Ogni mattina, dalle 6 alle 8, nella frazione marina di Schiavonea, il mercato delle braccia riempie la strada principale e i vicoli dietro la parrocchia. Un sacchetto di plastica con il pranzo in mano, stivali ai piedi e qualche fuoco improvvisato con i cartoni per scaldarsi dal freddo dell'inverno. I capannelli di migranti romeni, ucraini, bulgari, polacchi, albanesi, tunisini, marocchini e algerini attendono l'arrivo di camion, furgoncini e macchine che li porteranno sui campi.

Venticinque euro al giorno, con minacce. Oppure un euro a cassetta, da cui si deve sottrarre il costo del trasporto dal paese ai campi, che va dai tre ai cinque euro a persona. Il reclutamento avviene attraverso i caporali che sono sia italiani che stranieri. Nessuna rivolta però. "Qui gli immigrati hanno imparato un vizio bruttissimo: di non vedere e di non parlare, come gli italiani", dice M. un tunisino che vive in un casolare abbandonato. Dai racconti emerge un inferno di minacce e soprusi in un clima di assoluta omertà. "Volevo andarmene perché stavo male, allora il padrone italiano mi ha detto: 'o finisci o ti sparo'", continua il bracciante. "Se chiediamo i soldi ci puntano la pistola alla tempia o ci dicono 'ti butto a mare' - dice  V. un romeno che lavora a Corigliano da anni - Mi segnano 20 giornate di lavoro e il resto va alla moglie del padrone, che sta a casa mentre io raccolgo le arance".

Dodici ore a schiena curva. Per il lavoro nero c'è scappato il morto. Il 19 dicembre Aurel Galbau, romeno di 49 anni, è caduto da un albero sul quale stava raccogliendo le olive in un campo nel vicino comune di Rossano. Ai carabinieri è arrivata una segnalazione anonima. Quando i soccorsi sono giunti sul posto era troppo tardi. "Li sfruttano facendoli lavorare 12 ore al giorno per pochi euro quando glieli danno, spesso li fanno lavorare per due mesi, alla fine il datore di lavoro scompare e non hanno più nemmeno i soldi per rientrare nel loro paese", dice il parroco di Schiavonea, padre Lorenzo Fortugno che con la Caritas ha aperto dal 2009 una mensa serale per i braccianti. "Ci servono donazioni di alimenti, vestiti e coperte" è l'appello lanciato da Achille De Gaudio, volontario fisso.

Quelle "clementine" sulle nostre tavole. Tra Natale e la Befana, le tavole degli italiani si riempiono di clementine. Nella Piana di Sibari la raccolta raggiunge l'apice. Due milioni e mezzo di quintali l'anno, il 60% della produzione nazionale. Lo sfruttamento della manodopera è intensivo. "I lavoratori sono costretti a usare i pesticidi senza adeguate protezioni e a raccogliere agrumi su cui i prodotti chimici sono stati spruzzati poco prima, molti braccianti si nutrono di questi frutti, soffrono di dermatiti, rischiano tumori", denuncia Giuseppe Guido, segretario Confederale Cgil - Pollino-Sibaritide-Tirreno. L'Associazione Torre del Cupo 2 stima che ci siano almeno 12mila stranieri per la stagione delle clementine in tutti i 22 comuni della Sibaritide, di cui la metà sarebbero a Corigliano.  "C'è un clima di intolleranza crescente. L'immigrato va bene la mattina quando viene schiavizzato, non va più bene quando ritorna a casa dai campi o dal cantiere, dalle sei di sera in poi", dice Angelo Sposato, segretario generale della Cgil del Pollino, Sibaritide e Tirreno. Ad esempio qualcuno ha imbrattato con una svastica, una croce celtica e la scritta "Fuori i mussulmani" le saracinesche di fianco alla moschea della comunità marocchina di Schiavonea.

"Il razzismo è una copertura". "In un comune commissariato per mafia, in questo vuoto politico e istituzionale, alcune forze parapolitiche captano la frustrazione dei cittadini  e veicolano il malessere verso gli immigrati", dice Biagio Frasca, volontario dell'associazione "Un sogno per la strada". Angelo Broccolo, presidente regionale di Sel, sottolinea: "abbiamo un problema di xenofobia e razzismo per coprire situazioni di altra natura. Per l'amministrazione precedente il problema della sicurezza era l'immigrazione, ma dall'indagine giudiziaria emergono un'economia e una società fortemente permeate dalla mafia imprenditrice. Qui la 'ndrangheta investe in loco".

Il business degli affitti in nero. Molto redditizio è anche il business degli affitti in nero agli stranieri. Un bracciante stagionale paga 120 euro al mese per un posto letto in una casa sovraffollata. Un appartamento costa tra i 400 e i 1000 euro al mese. Una trentina di persone sono state costrette ad accamparsi sulla spiaggia, dove hanno costruito tende fatte di teli di plastica e materiali di recupero. Vivono nel terrore dello sgombero. "L'anno scorso sono venuti con una ruspa e ci hanno portato via tutto" racconta un giovane marocchino. Il parroco e le associazioni chiedono che il comune metta a disposizione dei posti letto.

TUTTI A CACCIA DEL VOTO DELLE DONNE

  • Nov 30, -0001
  • Pubblicato in REPUBBLICA
  • Letto 1302 volte
Repubblica
20 04 2012


Hollande promette un governo 50-50
Dalle analisi del voto del primo turno per le presidenziali emerge il ruolo cruciale delle elettrici nell'esito del ballottaggio di domenica. I messaggi mirati si moltiplicano, così come le promesse. La Aubry fra i favoriti di un possibile governo socialista. E in vista del dibattito tv del 2 maggio emergono veri team di consigliere emergenti.

PARIGI - La casalinga disperata che a cinquant'anni, con i figli ormai grandi, non sa che fare della sua vita è diventato un classico durante i comizi di Nicolas Sarkozy. "Abbiamo il dovere di avviare questa madre di famiglia verso una formazione professionale e poi trovarle un lavoro" ripete spesso il Presidente uscente. La serie televisiva ambientata a Wisteria Lane non c'entra. Nel 2007, Sarkozy vinse anche grazie al voto delle donne over 50, spesso residenti in provincia, e che ora continua a coccolare. Per François Hollande l'elettrice tipo è invece una delle eroine di Sex and the City. Lavoratrici in carriera, single metropolitane, madri emancipate. E' pensando a loro che ha proposto quaranta misure da varare per la parità salariale nelle aziende, l'aumento degli asili nido, la difesa dell'interruzione di gravidanza. Hollande il "femminista" ha promesso anche che, se sarà eletto, formerà il primo governo rosa della République composto da un numero di ministre pari a quello dei ministri.

Cherchez la femme. Le francesi potrebbero essere l'ago della bilancia nell'elezione presidenziale. Al primo turno, 29% hanno votato per Hollande contro 27% per Sarkozy secondo l'istituto Csa che ha fatto una stima a campione. Il candidato socialista che non ha la nomea di gran seduttore, contrariamente al suo rivale, ha moltiplicato i messaggi a questo elettorato. Cinque anni fa, la gauche aveva un vantaggio naturale. Ségolène Royal, prima candidata al ballottaggio per l'Eliseo,
è stata plebiscitata dal 60% delle donne sotto ai 40 anni. Questa volta, la conquista dei voti femminili è meno scontata. Durante le primarie, Hollande si è battuto contro l'ex compagna Royal e Martine Aubry, cercando di rispettare un certo galateo. Le due sfidanti hanno poi fatto campagna per lui, con molto fair play. La segretaria del Ps, che ha chiesto di essere chiamata così, è uno dei possibili nomi per guidare un nuovo esecutivo.

All'ombra di Hollande sono apparse giovani promesse, come la portavoce Najat Vallaud-Belkacem, le deputate Aurélie Filipetti e Delphine Batho, la consigliera per il digitale Fleur Pellerin. Le "Hollandettes" che ricordano le "Sarkozettes" lanciate dal leader della destra nel 2007. Nel cerchio ristretto che fa il "coaching" del candidato socialista in vista del dibattito televisivo contro Sarkozy del 2 maggio c'è anche Constance Rivière, 31 anni, coordinatrice del gruppo di esperti. Hollande ha incontrato diverse associazioni femministe, nel suo programma è previsto un ministero per i Diritti delle donne, che dovrebbe tra l'altro combattere gli stereotipi di genere nei libri di scuola. "E' un voto decisivo, può cambiare le sorti di una presidenziale" spiega Mariette Sineau, del centro di ricerche politiche Cevipof, che ha analizzato i flussi elettorali dell'ultimo mezzo secolo. Le donne hanno spesso votato a destra. Solo Mitterrand è riuscito a rompere la tradizione. Se ci sarà un secondo presidente socialista nella storia della Quinta Repubblica sarà soprattutto grazie alle francesi. E Hollande ha già annunciato che dedicherà la vittoria a sua madre Nicole, morta nel 2009 e dalla quale ha ereditato la passione per la gauche, opponendosi a un padre di estrema destra. "La prima donna che ha creduto in me".

Anais Ginori

La Repubblica
15 06 2012

'Armato' di una bottiglia di vetro rotta ha costretto lo studente al rapporto sessuale. E' riuscito a scappare e, sotto shock, ha chiamato la polizia

Nella tarda serata di mercoledì nella zona dell'Ardeatino, a Roma, un uomo, 'armato' di una bottiglia di vetro rotta, ha aggredito un giovane costringendolo a un atto sessuale. La vittima, uno studente di 20 anni, ha cercato inutilmente di divincolarsi, ma la mole e lo stato fisico del suo aggressore, visibilmente ubriaco, non gli hanno permesso di sottrarsi alla violenza.

Dopo diversi tentativi, il giovane, approfittando di un momento di distrazione, è riuscito a scappare e ha subito avvertito il 113. Sul luogo è arrivata una pattuglia del commissariato Tor Carbone, diretto da Laura Vilardo. Gli agenti si sono avvicinati alla vittima, ancora in stato di shock, che è riuscito comunque a indicare la direzione in cui il suo aggressore si era diretto.

Dopo aver avviato le ricerche, i poliziotti hanno rintracciato l'aggressore in una via adiacente. Visibilmente alterato per l'abuso di sostanze alcoliche, alla vista della polizia ha opposto resistenza. Ne è nata una colluttazione e bloccato con non poca difficoltà, è stato poi condotto negli uffici del commissariato Tor Carbone. M. I., nato in Romania nel 1976, era stato recentemente arrestato per atti osceni. Al termine degli accertamenti è finito in carecere per violenza sessuale aggravata, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

Trans picchiata a sangue per aver chiesto un passaggio

  • Nov 25, 2012
  • Pubblicato in REPUBBLICA
  • Letto 3109 volte
La Repubblica
25 11 2012
Ubriaca ha chiesto con insistenza a due ragazzi di essere portata in via Appia Nuova, per fare ritorno a casa, ma le è stato negato e colpita con pugni e calci. Un passante ha chiamato i soccorsi.

Aveva chiesto un passaggio in auto a due uomini per fare ritorno a casa, ma di fronte alle sue insistenze i due l'hanno aggredita lasciandola sanguinante a terra per poi essere ricoverata in prognosi riservata. E' successo a una transessuale di origini brasiliane in via Emilio Longoni, tra via Prenestina e via Collatina.. I carabinieri del nucleo radiomobile di Roma, con la collaborazione dei colleghi della stazione Tor Sapienza, hanno denunciato a piede libero due romani di 30 e 32 anni per averla aggredita selvaggiamente.

La trans, ubriaca, ha chiesto ai due ragazzi un passaggio in via Appia Nuova, per fare ritorno a casa, ma le è stato negato. All'ennesima richiesta insistente fatta dalla trans, che ha anche colpito il veicolo con calci e pugni, i due sono scesi dall'auto e l'hanno aggredita ripetutamente fino a lasciarla sfinita a terra.

Un passante ha notato la vittima con il volto insanguinato e ha chiamato soccorsi. L'ambulanza ha accompagnato la transessuale in ospedale mentre, le immediate ricerche effettuate dai carabinieri nella zona hanno permesso di rintracciare gli autori, poco distanti dal luogo del fatto, che erano rimasti con l'auto in panne. Le condizioni della vittima, che inizialmente è stata ricoverata in prognosi riservata per varie fratture al volto e vari ematomi alla testa, sono migliorate ma dovrà essere sottoposta a un intervento maxillo-facciale.

25 09 2012

MILANO - E' passato poco più di un mese. E Roberto Colombo è già fuori di prigione. Dalla cella del carcere di San Vittore il medico di 58 anni, imputato dell'assassinio della moglie Stefania Cancelliere, è agli arresti domiciliari in una clinica privata "per motivi di salute".

I giudici del Tribunale di Milano hanno accolto l'istanza degli avvocati difensori e stabilito che per lui non c'è più l'esigenza della custodia cautelare in carcere. Così in attesa del processo durante il quale sarà giudicato per il delitto che aveva scosso l'intera città di Legnano 1, nel milanese, Colombo potrà restare a curarsi in clinica. 

2Protestano i familiari della vittima, che si dichiarano "indignati" per la decisione dei giudici. In particolare il fratello Livio: "Perché nessuno si è preoccupato di tutelare la vita di Stefania, che da circa un anno aveva denunciato il suo futuro assassino? Perché il magistrato non ha disposto una perizia sulle condizioni di salute di Colombo, ma ha ritenuto sufficiente – nonostante la gravità del fatto - la sola documentazione medica di parte? Perché non è stato possibile curarlo presso la stessa struttura carceraria? Adesso che sta meglio, come ha dichiarato il suo legale, perché non ritorna in carcere?". 

"Non vogliamo credere - continuano i familiari di Stefania -  che denari e amicizia rompono le braccia alla giustizia. Vogliamo continuare a credere, nonostante tutto, in una giustizia uguale per tutti". E rispetto al proposito del medico di voler “ampiamente” risarcire la famiglia di sua moglie, i parenti di Stefania rispondono: "Ci induce ripugnanza sia l’avverbio adoperato sia l’idea di un accordo risarcitorio con il dottor Colombo, siamo certi che non è il senso di colpa che lo muove, ma la speranza di un’attenuante per uno sconto di pena".

Il 27 giugno scorso davanti a casa il primario del reparto di oculistica dell'ospedale di Gravedona, nel Comasco, uccise, colpendola più e più volte al capo con un mattarello da cucina, la moglie, 39 anni, con la quale si era separato ed era in attesa di divorzio. L'uomo in passato era stato denunciato per stalking ed era anche stato interrogato dal pm, ma la situazione non era sembrata così degenerata da lasciare immaginare atti violenti.
La Repubblica
27 09 2012


Il trattato internazionale nato l'11 maggio del 2011 nella città turca ha tra i suoi principali obiettivi la prevenzione deI crimini, la protezione delle vittime e la perseguibilità penale degli aggressori. Identificando il fenomeno come una "violazione dei diritti umani".Il ministro: "mi impegno affinché venga condivisa in Parlamento come è avvenuto per la Convenzione di Lanzarote sugli abusi sui minori"

STRASBURGO - L'Italia ratificherà a breve, "possibilmente entro questa legislatura", la convenzione del Consiglio d'Europa contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, messa a punto a Istanbul nel maggio 2011: a impegnarsi è stata oggi Elsa Fornero, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, arrivata a Strasburgo proprio per non mancare l'appuntamento. "La firma di questa importantissima Convenzione - ha detto il ministro italiano - arriva a pochi giorni da quella sulla pedofilia e punta al miglioramento dei comportamenti nei confronti di donne e ragazze. La violenza contro le donne è orribile e ripugnante, e quella di oggi non è solo una firma formale: mi impegno a tornare a breve con la ratifica in mano".

All'indomani dell'approvazione in Senato del ddl di ratifica della Convenzione di Lanzarote 1 per la protezione dei minori dall'abuso e dallo sfruttamento sessuale, il via libera alla firma della Convenzione di Istanbul ha rappresentato l'ulteriore segnale di una piena "consapevolezza che è di conforto al Governo - afferma il Ministro Fornero - e gli dà la forza per continuare in questa azione di diffusione di una cultura che rifiuti la violenza e la sanzioni, ma soprattutto che faccia crescere in ciascuno di noi qualcosa di positivo proprio nell'accettazione del prossimo". E proprio sulla scia della recente approvazione del disegno di legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote, l'auspicio è che il disegno di legge di ratifica della Convenzione di Istanbul, di prossima presentazione, possa ricevere la stessa condivisione in sede parlamentare e venga approvato in tempi rapidi.

"Desidero sottolineare l'aspetto innovativo della Convenzione del Consiglio d'Europa alla cui elaborazione l'Italia ha molto contribuito - ha affermato il vicesegretario generale, Gabriella Battaini-Dragoni - la Convenzione di Istanbul è una delle ultime preparate a Strasburgo e può essere ratificata anche da Paesi non europei come quelli della politica di vicinato".

La Convenzione di Istanbul 2, aperta alla firma l'11 maggio del 2011, costituisce oggi il trattato internazionale di più ampia portata per affrontare il fenomeno. Tra i suoi principali obiettivi ha la prevenzione della violenza contro le donne, la protezione delle vittime e la perseguibilità penale degli aggressori. La Convenzione mira inoltre "a promuovere l'eliminazione delle discriminazioni per raggiungere una maggiore uguaglianza tra donne e uomini". Ma l'aspetto più innovativo del testo è senz'altro rappresentato dal fatto che la Convenzione riconosce la violenza sulle donne come una "violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione".
La Repubblica
20 06 2012


ROMA - C'è una fabbrica in Italia che non funziona, ma brucia 200mila euro al giorno di soldi pubblici. È la "fabbrica dei clandestini", la rete dei Cie colabrodo. Alti costi, scarsi risultati. Qualche numero: dal '99 al 2011 per i centri d'espulsione si è speso un miliardo di euro. Un flusso costante di denaro pubblico che corre parallelo al flusso migratorio: se c'è un mercato che non sente la crisi, ma fiorisce nelle emergenze, è quello del contrasto all'immigrazione irregolare.

Ogni immigrato costa in media 45 euro al giorno, ma ogni centro è un'isola a sé: si va dai 75 euro di Modena, ai 34 di Bari. I risultati? Deludenti: nell'ultimo anno gli espulsi sono stati meno della metà dei trattenuti, record a Milano e Modena (con percentuali oltre il 60%), maglia nera a Brindisi (ferma al 25%). Insomma, in caso di spending review i Cie soccomberebbero nel calcolo costi-benefici.

IL RAPPORTO Lampedusa non è un'isola 1

LA RETE DEI CIE
A fotografare il pianeta immigrazione è un ampio rapporto ("Lampedusa non è un'isola") curato da Luigi Manconi e Stefano Anastasia per l'associazione "A buon diritto" col contributo di Open Society Foundations e Compagnia di San Paolo, che verrà presentato oggi pomeriggio al Senato in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. Si scopre che gli ospiti dei Cie (88% maschi) sono per lo più tunisini (40%), marocchini (16%) e nigeriani (9%), ma soprattutto che ogni centro fa storia a sé in base alle buone o cattive pratiche degli enti gestori. Un esempio: nei Cie di Roma e Torino non esistono mediatori culturali, a Milano e Lamezia Terme ce n'è uno solo, mentre a Bologna e Modena il loro numero è sufficiente.

IL FLOP
Nel 2011 la permanenza media nei centri è stata di 43 giorni per immigrato: il prolungamento dei tempi di trattenimento (a 18 mesi) non sembra finora aver avuto effetto. Non mancano forti disparità: si va dagli 11 giorni di permanenza media a Bologna, agli 81 di Trapani Milo. Qual è l'efficienza dei centri? Bassa: oggi solo il 47% dei trattenuti viene espulso, che poi è lo scopo dei Cie (con un aumento del 6% in un anno, grazie all'accordo sui rimpatri con la Tunisia). Milano e Modena superano quota 60%, Brindisi si ferma al 25%. Ma è sui costi di gestione che quello dei centri si dimostra un sistema a macchia di leopardo.
 
IL FIUME DI DENARO PUBBLICO
I centri costano tanto: 985,4 milioni di euro dal '99 al 2011. Con il governo Berlusconi la spesa è lievitata: il decreto legge 151/2008 e la legge 94/2009 hanno destinato ai Cie ben 239 milioni e 250mila euro. Ciascun immigrato trattenuto costa allo Stato 45 euro al giorno e, considerata la permanenza media nei centri, la spesa pro-capite è di 10mila euro. Ma le spese differiscono molto a seconda degli enti gestori dei centri: si va da un minimo di 24 euro al giorno per migrante nel Cara (centro per richiedenti asilo) di Foggia, ai 34 euro del Cie di Bari, fino ai 75 del Cie di Modena. Quest'anno però tutte le gare d'appalto si stanno facendo al ribasso. Nel 2012 per il Cie di Bologna la prefettura ha fissato un tetto massimo di 28 euro al giorno: "Sarà interessante capire  -  si legge nel rapporto  -  quali servizi verranno offerti a tale costo".
 
I BAMBINI FANTASMA
Dal rapporto emergono altri numeri allarmanti. Innanzitutto quello dei minori "fantasma". Stando alla testimonianza dell'avvocato Alessandra Ballerini "almeno 200 minori non accompagnati presenti a Lampedusa nel 2011 non sono stati identificati", né segnalati alle autorità competenti. Insomma ragazzini invisibili e senza tutele. Non solo. Crescono i casi di discriminazione razziale: 859 episodi nei primi undici mesi del 2011 a fronte dei 653 dello stesso periodo del 2010 (dati Unar). E poi le vittime: nel 2011 quasi sei persone al giorno (2.160 in totale) sono morte o risultano disperse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo.
La Repubblica
08 03 2012


Le due ministre del governo Monti alla radio. La titolare del Viminale: "Mettiamo le donne in condizione di competere". La responsabile del Lavoro: "La nostra riforma per rafforzare segmenti deboli"

ROMA - "Le quote rosa non mi piacciono molto, preferirei non ce ne fosse bisogno, che le donne fossero messe davvero in condizione di competere con il resto del mondo". A dirlo in occasione della festa della donna, è il ministro dell' Interno, Anna Maria Cancellieri, intervistata stamani alla trasmissione di Rai Radio1, "Primaditutto". Il ministro ha poi sottolineato come le donne per essere competitive "non hanno bisogno di quote rosa, ma di asili nido, di aiuti per la famiglia e per sostenere il doppio peso che rende difficile lo loro professionale". E per quanto riguarda il tema "violenze" il ministro Cancellieri, ha poi affermato che "il governo lavorerà per cercare di rendere le condizioni delle donne più accettabili e più agevole la denuncia di forme di prevaricazioni a cui sono sottoposte".

E anche il ministro del Lavoro e delle Pari opportunità, Elsa Fornero, è intervenuta stamani a Radio1: "Sulle donne si è scaricata molta della flessibilità cattiva, e noi vorremmo separarla da quella buona". Il ministro ha poi sottolineato che proprio in questi giorni "il governo è impegnato in una riforma del mercato del lavoro che includerà e rafforzerà i segmenti deboli". "E quello più debole - ha aggiunto la Fornero -  è rappresentato proprio dalle donne che difficilmente riescono a farsi valere valere sul lavoro,  perché non abbiamo una società basata sul merito".
La Fornero torna poi su un tema che ha già toccato in passato, ovvero la rappresentazione della donna nei media: "C'è molto da ridire, messaggi che danno false speranze di soluzioni facili ai problemi della vita. Bisogna far leva sugli elementi positivi riportati sui media e qualche volta, con un clic, avere il coraggio di spegnere la tv e rifiutarci di stare al gioco".
La Repubblica
03 08 2012


Il rapporto annuale di Nessuno tocchi Caino e presentato oggi nella sede dei Radicali a Roma. Quasi 1000 in meno rispetto al 2010. Sono 155 gli Stati che hanno deciso di abolirla

TOKYO - Sono state almeno 5 mila le esecuzioni capitali nel 2011, ma c'è una buona notizia: rispetto all'anno precedente sono diminuite e non di poco. Se erano 5.946 nel 2010, sono diventate circa 5mila nel 2011. Cina, Iran e Arabia Saudita sono risultati essere, nel 2011, i primi tre "Paesi-boia" nel Mondo. La parabola discendente è dovuta soprattutto al calo delle persone giustiziate in Cina, scese dalle 5mila del 2010 alle 4mila del 2011. I dati contenuti nel rapporto annuale sulla pena di morte nel mondo redatto da Nessuno tocchi Caino e presentato oggi nella sede dei Radicali a Roma.

Sono poi 155 i paesi che hanno deciso per legge o in pratica di abolire la pena di morte, di questi 99 paesi sono totalmente abolizionisti, 7 gli abolizionisti per i crimini ordinari, 5 sono gli stati che hanno attuato una moratoria delle esecuzioni e 44 sono i paesi abolizionisti di fatto cioè che non eseguono sentenze capitali da almeno dieci anni o che si sono impegnati internazionalmente ad abolire la pena di morte.

Intanto non si ferma la macchina della morte in Giappone, unico Paese industrializzato e democratico insieme agli Stati Uniti, che applica ancora la pena capitale. Nel giorno in cui 'Nessuno tocchi Caino' presenta il suo rapporto annuale sulla scure del boia nel mondo, il Giappone ha eseguito la condanna a morte a Tokyo e a Osaka di due condannati. In Giappone il boia era rimasto fermo nel 2011 ma quest'anno, il 29 marzo 2012, tre detenuti erano già stati impiccati per omicidio nelle prigioni di Tokyo, Hiroshima e Fukuoka.

I due giustiziati erano Junya Hatori (40 anni) e Kyozo Matsumoto (di 31), condannati alla pena massima per due omicidi compiuti rispettivamente nel 2002 e nel 2007. Il Giappone fa salire sulla forca i condannati a morte senza darne alcun preavviso né ai condannati né ai familiari, e senza alcun testimone; modalità che le organizzazioni a tutela dei diritti civili giudicano particolarmente crudeli.

Amnesty International ha manifestato la sua profonda condanna per l'accaduto che segna una recrudescenza rispetto alla perentesi del 2011, in cui non c'era stata alcuna condanna a morte. L'organizzazione umanitaria ha criticato la "mancanza di discussione e trasparenza" con cui il Giappone circonda le pene capitali e ha espresso rammarico anche per il fatto che il nuovo ministro della Giustizia, Makoto Taki, nominato all'inizio di giugno, abbia espresso il suo appoggio alle misura. Con quelle odierne, sono 5 le condanne a morte eseguite sotto il governo di Yoshihiko Noda, che è premier da settembre dell'anno scorso dopo le dimissioni del suo collega di partito, Naoto Kan.

 

facebook