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REPUBBLICA

Repubblica Roma
25 11 2014

Raddoppia il numero delle strutture per il contrasto alla violenza sulle donne nel Lazio: alle 19 già operative (tra centri antiviolenza, case rifugio e case per la semi autonomia), nel 2015 se ne aggiungeranno altre 19 per un totale di 58 strutture che andranno a coprire tutte e cinque le province. È l'impegno della Regione Lazio, contenuto nella delibera approvata oggi in giunta e presentata presso l'Accademia l'Oreal di piazza Mignanelli, proprio in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Ad illustrare i contenuti della delibera, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, l'assessore alle Politiche sociali Rita Visini, il consigliere Marta Bonafoni e il consigliere Eugenio Patanè, presidente della Commissione Cultura della Pisana, che ha affrontato la discussione della legge 4/2014 per il contrasto alla violenza sulle donne, approvata lo scorso marzo in Consiglio, il cui primo firmatario è un uomo: il consigliere regionale Simone Lupi.

Lo stanziamento complessivo della delibera approvata dalla Giunta regionale ammonta a quasi 4 milioni di euro: 2 milioni provengono dal bilancio regionale e 1,9 milioni dal riparto del Fondo per le politiche dei diritti e delle pari opportunità. "Alle 19 strutture già operative, centri antiviolenza, case rifugio e case per la semi-autonomia, e presenti nelle sole province di Roma, Latina e Frosinone, si affiancheranno nel 2015 altri 19 strutture, di cui 4 nelle province di Rieti e Viterbo, finora non comprese nella rete regionale anti violenza - ha spiegato l'assessore Visini - I centri antiviolenza, ovvero le strutture che fanno prima accoglienza verso le donne vittime di violenza e che ospitano anche servizi di ascolto, consulenza e animazione culturale sul territorio, passano da 8 a 21. Attualmente esistono 4 centri in provincia di Roma, 1 a Latina, 3 a Frosinone e nessuno nelle province di Rieti e Viterbo. La delibera ne istituisce altri 13: 6 a Roma, 3 a Latina, 2 a Frosinone, 1 a Rieti e 1 a Viterbo.

Per l'avvio e il primo anno di funzionamento di ciascun centro di nuova istituzione, la Regione stanzia circa 58mila euro, mentre assegna 30mila euro per ogni centro già in funzione. Alle 8 case rifugio esistenti, invece, se ne aggiungono altre 5. Le case rifugio sono le strutture protette che ospitano le donne vittime di violenza che corrono un pericolo concreto, anche con eventuali figli minori. Oggi la provincia di Roma ne ha 5: 2 si trovano in provincia di Latina e 1 a Frosinone, per un totale complessivo di 97 posti. In ognuna delle 5 province verrà aperta una nuova casa da 7 posti: alla fine il Lazio ospiterà quindi 13 strutture per un totale di 132 posti. Alle case rifugio esistenti la Regione assegna 1,1 milioni di euro, mentre 350mila euro andranno alle case di nuova istituzione, 70mila euro a struttura".

Inoltre, "verrà aperta anche una nuova casa per la semi-autonomia, una struttura che ospita donne vittime di violenza, ma che stanno raggiungendo l'autonomia economica e lavorativa. La nuova casa sorgerà in provincia di Roma, dove attualmente ne funzionano altre due (una aperta proprio nel 2014 con il finanziamento della Regione). Un'altra struttura si trova in provincia di Latina. Alle tre case esistenti la delibera assegna complessivamente 100mila euro, mentre 60mila euro sono destinati all'apertura della nuova struttura. Infine, con la delibera si stanziano 170mila euro per l'attivazione delle reti territoriali antiviolenza, ovvero quei servizi, come gli sportelli informativi antiviolenza, frutto della collaborazione tra istituzioni, enti locali, cooperative sociali e associazioni di volontariato. Nel 2013 erano 10 gli sportelli antiviolenza: 8 in provincia di Roma, 1 a Frosinone e 1 a Rieti. Il finanziamento 2014 consentirà di aprire altri 5-7 sportelli e di coprire tutte le province".

Repubblica Roma
25 11 2014

"Libere di scegliere, pronte a reagire" e "Obiezione respinta, decido io".

Sono alcuni dei cartelli e degli striscioni utilizzati da alcune manifestanti oggi in un corteo all'interno del Policlinico Umberto I di Roma.

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, infatti, un gruppo di manifestanti ha deciso di sfilare all'interno dell'ospedale capitolino per chiedere "l'applicazione della legge 194 e la riapertura del reparto ormai chiuso da dieci giorni in quanto tutti i medici presenti sono obiettori". (foto di Yara Nardi/F3 Press)

La Repubblica
24 11 2014

Serviranno anche a finanziare 4,5 miliardi investimenti in quattro anni per acquedotti, fognature e depurazione. Gli incrementi riguarderanno 40 milioni di italiani: nel 2015 i prezzi saliranno del 4,8%. Sei milioni di italiani beneficeranno di una riduzione del 10% della bolletta

di LUCA PAGNI

MILANO - Non saranno favorevoli i comitati che nel 2011 hanno promosso il referendum che ha bocciato il progetto dell'allora governo Berlusconi di privatizzare i servizi che dell'acqua potabile e la depurazione. Non tanto perchè i consumatori si troveranno in bolletta un aumento medio che si aggira sul 4 per cento, ma perché hanno sempre sostenuto che i costi per la manutenzione degli impianti venisse computata nella fiscalità generale.

Polemiche a parte, non c'è dubbio che il provvedimento presentato ieri dall'Autorità per l'Energia e il gas (cui due anni fa è stata aggiunta anche la competenza del sistema idrico) per il nostro paese sia una piccola grande rivoluzione. Perché per la prima volta. le società che distribuiscono acqua potabile possono calclare la tariffa da far pagare ai cittadini secondo parametri che sono uguali in tutta le penisola.

L'Authority ha approvato le nuove tariffe 2014-2015 per circa 40 milioni di italiani. L'aumento medio sarà del 3,9% nel 2014 e del 4,8% nel 2015 e coivolgerà circa 34 milioni di cittadini, mentre 6 milioni di consumatori beneficeranno di una riduzione del 10% della bolletta. Al calcolo si è arrivati dopo un certosino lavoro in cui i tecnici dell'Autorità hanno raccolto dati in tutte le regioni e da tutte le società che gestiscono in servizio. perché il panorama italiano è quanto mai frammentato, sia sulle tariffe fatte pagare fino a oggi, sia per la qualità del servizio. Giusto per citare un dato: nel Meridione, le strutture sono degradate al punto che in alcune province l'indice di dispersione negli acquedotti è superiore al 65 per cento: su cento litri d'acqua, un terzo si perde nel terreno.

Ecco perché, il presidente dell'Autorità, Guido Bortoni ha ricordato che grazie agli aumenti si potranno attivare 4,5 miliardi di euro di investimenti nei prossimi quattro anni per nuove infrastrutture, tutela ambientale e miglioramento dei servizi. "In questa prima fase dell'attività dell'Autorità - ha detto Bortoni in un convegno a Milano - ci siamo focalizzati nel realizzare e applicare un metodo tariffario unico per tutto il Paese. La prossima fase sarà indirizzata al completamento della regolazione, per consolidare ancor più le condizioni di realizzazione degli investimenti e individuare standard per i servizi capaci di incrementarne la qualità".

Gli interventi sono quanto mai urgenti, perché sul nostro paese incombe una multa salatissima da parte dell'Unione Europea, perché non siamo in regola sulla direttaiva per la depurazione delle acque. Multe che scatteranno a partire dal 2016. Da una "una tantum" da pagare immediatamente, calcolata sulla base del Pil nazionale che dovrebbe aggirarsi sui 10 milioni euro, a una ammenda giornaliera, calcolata sulla mora tra la messa in regola rispetto alla data di esecutività della sentenza, che potrebbe andare da 11mila a 700mila euro al giorno.

Se l'Autorità ha provveduto a uniformare le tariffe in tutta Italia, il Governo si è preoccupato di fornire gli strumenti per razionalizzare il sistema delle aziende pubbliche. Nella Legge di Stabilità sono previsti incentivi per i Comune che cederanno quote delle società che gestiscono servizi pubblici, in modo da favorire le aggregazioni in realtà più grandi, che possano ricavare economie di scala e maggiore efficenza.

Perché gli aumenti previsti fino al 2015 non basteranno a colmare i ritardi infrastrutturali che ci trasciniamo da almeno 30 anni. Secondo il "Blue Book", il più aggiornato quadro del settore pubblicato da Federutility, l'associazione che raccoglie le aziende di pubblici servizi, per allinearci alle medie europee dovremmo investire circa 80 euro per abitante e raggiungere così la quota di 4,8 miliardi all'anno complessivi. Invece, al momento siamo soltanto a 30 euro per abitante (per complessivi 1,6 miliardi), mentre il fabbisogno minimo secondo i piani finanziari redatti dalle società di settore parlano di almeno 51 euro per abitante e un totale di 3 miliardi di investimenti all'anno.

La Repubblica
23 11 2014

La donna peruviana di 43 anni era senza vestiti al quarto piano di un affittacamere in via Giolitti. Fermato un romeno sorpreso mentre cercava di fuggire. Durante le operazioni di soccorso un agente investito dal mezzo dei vigili del fuoco e trasportato al policlinico Umberto I

di LORENZO D'ALBERGO

Nuda sul cornicione di un palazzo a Roma, scappava da uno stuproNuda sul cornicione al quarto piano di un affittacamere scappava da uno stupro. E' quanto riferiscono i vigili del fuoco, che sono intervenuti con due squadre in via Giolitti a Roma. Una peruviana di 43 anni è stata soccorsa questa mattina dopo essere salita senza vestiti sul cornicione di un palazzo, vicino alla stazione Termini. Un cittadino romeno è stato fermato mentre tentava di fuggire. Gli agenti per ricostruire l'accaduto stanno sentendo la versione della donna, sotto shock portata in ospedale per le visite di controllo.

Sul posto sono intervenuti i poliziotti dei commissariati Esquilino e Viminale, il 118 e i vigili del fuoco che hanno ascoltato anche altre persone presenti nello stabile per capire cosa sia successo. Nel corso delle operazioni di soccorso un agente che è stato investito dal mezzo dei vigili del fuoco intervenuti ed è stato trasportato al policlinico Umberto I. Ferito alla spalla anche un pompiere che ha tenuto la donna e un poliziotto che, per non farla cadere, ha stretto le manette al suo polso e a quello delle peruviana.

La Repubblica
23 11 2014

E' accaduto a Cleveland. Il ragazzo è stato ferito gravemente allo stomaco ed è deceduto in ospedale

WASHINGTON - Ancora un ragazzo afroamericano ucciso dalla polizia negli Stati Uniti. A Cleveland, nell'Ohio, un agente ha sparato a un dodicenne che armeggiava una pistola giocattolo, ferendolo gravemente allo stomaco. Il ragazzino è stato ricoverato e operato d'urgenza, ma durante la notte le sue condizioni sono peggiorate e questa mattina è deceduto.

Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia, due agenti hanno risposto a una chiamata che segnalava un adolescente che brandiva una pistola e la puntava verso le persone fuori da un centro ricreativo. I due poliziotti, uno in servizio da un anno e un veterano, hanno chiesto al ragazzino di alzare le mani, lui si è rifiutato e ha portato la mano verso la pistola che aveva nella cintura. A quel punto, i poliziotti hanno aperto il fuoco e uno dei proiettili ha colpito il dodicenne allo stomaco.

"Gli agenti hanno scoperto che si trattava di una pistola giocattolo solo dopo la sparatoria", ha riferito la portavoce della polizia Jennifer Ciaccia. Sul luogo è stata recuperata un'arma finta, simile a una semiautomatica. Entrambi i poliziotti sono stati posti in congedo amministrativo mentre sono in corso le indagini.

A quanto risulta dalle registrazioni audio al 911, l'uomo che ha lanciato l'allarme ha subito detto che la pistola poteva essere finta e che era coinvolto un ragazzino, ma la conversazione non è stata comunicata ai due agenti inviati sul posto.

L'incidente avviene meno di 24 ore dopo che sette persone sono rimaste uccise in due diverse sparatorie, sempre a Cleveland: ieri mattina, la polizia ha scoperto i cadaveri di due individui assassinati a colpi di pistola. Venerdì sera, altre cinque persone, tra le quali una donna incinta di sei mesi, sono state uccise in quella che appare un'esecuzione, in un'abitazione nella periferia di Glenville. La figlia della donna, nove anni, è stata ferita e ora è ricoverata in gravi condizioni.

Ma soprattutto l'episodio di Cleveland è l'ultimo di una lunga serie ed è avvenuto mentre a Ferguson, nel Missouri, la tensione è altissima in attesa della decisione del Gran giurì sull'uccisione di Michael Brown da parte di un poliziotto.

la Repubblica
21 11 2014

Non un semplice concerto, ma un evento di grande suggestione che vedrà la fusione di una complessità di linguaggi artistici, proiezioni video, poesia, letteratura e arte. Un' alternanza di momenti di luce e momenti di ombra, tra Edgar Allan Poe e paesaggi incontaminati dell'anima. Pianista e compositrice romana, inizia a suonare e comporre spontaneamente all' età di quattro anni. Ha composto musica per teatro, letture di libri e film muti e documentari. Licia Missori si esibirà al teatro Tor Bella Monaca questa sera alle 21. Dopo la realizzazione di quattro album in studio, l' ultimo dei quali prossimamente in uscita, la sua musica si presenta con uno stile unico e inconfondibile, con la sensibilità e il fervore del mondo classico - romantico unito all' immediatezza e al coinvolgimento che trasporta lontano, alludendo continuamente al sogno e al viaggio.

Teatro Tor Bella Monaca, via Bruno Cirino (all'angolo di viale Duilio Cambellotti con via di Tor Bella Monaca) Prenotazioni: 06 2010579 Ingresso: 6 euro Questa sera ore 21.00

Serata tutta al femminile, in occasione delle giornate mondiali del 20 novembre per i diritti di bambini e adolescenti e del 25 novembre contro la violenza sulle donne. Andrà in scena "Bella, Gabriella", lo spettacolo che la cantautrice romana Giulia Anania dedica alla grande Gabriella Ferri con una interpretazione travolgente. Un viaggio emozionale che ripercorre i grandi successi come "Sempre", "Il Valzer della Toppa" e gli stornelli come "Er Zelletta" e "Te possino da tante cortellate". Tra tradizione e nuove sonorità per raccontare una romanità verace, raffinata e multietnica che non è andata a morire nelle strade della globalizzazione. Oltre a Giulia Anania, il mandolino di Felice Zaccheo, Stefania Placidi alla classica, Valerio Manelfi al basso, l'attrice Lilith Primavera. La serata è promossa dal Forte Prenestino a sostegno di "Beatheviolence" (Batti la violenza), un progetto culturale che intende diffondere la prevenzione della violenza attraverso la musica.

Forte Prenestino, via Federico Delpino, Roma Info: 06 21807855 Questa sera ore 20.30

Cinque musicisti originari del milanese. I "The watch" si contraddistinguono per uno stile proprio che combina le atmosfere classiche del rock progressivo dei primi anni settanta con quelle più moderne del prog odierno. Nati dalle ceneri dei "The Night Watch" sono oggi un gruppo ben conosciuto e apprezzato all' interno della comunità prog. Il loro stile si ispira agli artisti degli anni settanta, in particolare ai Genesis, anche grazie all' incredibile similitudine tra la voce di Simone Rossetti e quella del giovane Peter Gabriel dei primi Genesis. Il loro obiettivo è quello di comporre belle canzoni per la loro audience. "Vacuum", il loro ultimo lavoro, ha riscosso da subito eccellenti recensioni.

Cross Roads Live Club, via Braccianese 771 Per info: www.crossroadsliveclub.it Ingresso: 17 euro consumazione + spettacolo Questa sera ore 20.00

Ilaria Rundeddu

la Repubblica
21 11 2014

Nancy studia legge, caparbia e tenace. Ha una media altissima, altrimenti rischia di perdere la borsa di studio. E nessuno potrebbe pagarle l'università. "Farò l'avvocato, o il magistrato, o entrerò in polizia, perché quello che è accaduto a mia madre e poi a noi figli, vittime dimenticate nell'oblio, non accada più". Era il 13 agosto del 2013: Antonella Russo, mamma di Nancy, di Desirée e di un bimbo di soli quattro anni, viene uccisa con una fucilata dal marito, Antonio Mensa. Il quale, poi, con lo stesso fucile, si suicida. Il bambino più piccolo dal balcone di casa vede tutto, vede quello che non dimenticherà mai. Succede ad Avola, in provincia di Siracusa.

In pochi istanti, Nancy e i suoi fratelli da figli si trasformano in orfani, orfani del femminicidio, categoria speciale di sopravvissuti giovanissimi, le cui vite vengono spezzate due volte. La perdita della madre, un padre che diventa killer, e il dopo che vuol dire indigenza, solitudine, case famiglia, la disgregazione di chi resta. Ma Nancy, che ha diciannove anni e oggi vive a Ferrara dove studia Giurisprudenza, è invece una ragazza speciale, di cui colpiscono la gentilezza, il sorriso e la determinazione. "Sono andata via dalla Sicilia due settimane dopo la tragedia, era già deciso, ma invece di iscrivermi a Scienze Infermieristiche, dopo quello che è accaduto a mia madre ho deciso che avrei fatto Giurisprudenza. Abito con altre ragazze, mi sostengo soltanto con la borsa di studio, riuscire a pagare la casa, i libri, le tasse è durissimo, ma il mio obiettivo è laurearmi e poi occuparmi della violenza sulle donne, e soprattutto dei figli del femminicidio. Dei tanti come noi, mia sorella, il nostro fratellino, lui è quello che soffre di più, è rimasto a vivere in Sicilia con i nonni, ma in condizioni difficilissime, senza sostegni".

Senza nessuno che dia voce al suo dolore. Una condizione di "orfani due volte" che riguarda in Italia, dal 2000 al 2013, millecinquecento figli di questi olocausti familiari, censiti da un coraggioso progetto europeo, "Switch-off", portato avanti da Anna Costanza Baldry, docente di Psicologia alla seconda università di Napoli, insieme all'associazione "Dire", e alle università di Cipro e della Lituania. "Di questi orfani quando si spengono le luci della cronaca spesso non si sa più nulla. Sono persone di cui nessuno parla - dice Baldry - e invece hanno bisogno di tutele, spesso dopo un femminicidio l'intera famiglia gravata da un lutto così grande si sfalda, per i bambini iniziano migrazioni dolorose tra parenti, istituti, affidi, sono tanti quelli che si perdono. Il senso del progetto è quello di chiedere alle vittime di uscire dall'ombra, di contattarci al sito "www. switch-off. eu", così potremo aiutarle".

Ed è proprio questa la forza di Nancy Mensa, la sua testarda volontà di cambiare le cose. Nancy che oggi ha trovato una nuova vita, un amore saldo, e ha deciso adesso, con la serenità di chi andrà fino in fondo, di fare causa allo Stato. Insieme all'avvocato Emanuele Tringali, che da sempre ha creduto nella sua battaglia. "Ricordare mi fa male, per me nulla è cambiato da quel giorno... Mia madre aveva denunciato mio padre ma non è stata ascoltata, nessuno è intervenuto per impedire l'omicidio. Perché i parenti delle vittime di mafia, i familiari dei morti sul lavoro hanno degli indennizzi e noi no? Avevamo chiesto che nella legge sul femminicidio venissero inserite misure di sostegno per gli orfani. Ci hanno detto che non c'era più tempo... Abbiamo scritto al presidente della Repubblica. Nessuna risposta. Ma io sono tenace e so che le risposte arriveranno. Per noi, e tutti gli altri figli rimasti soli".

Maria Novella De Luca

la Repubblica
20 11 2014

Il libro di Thuram contro il razzismo. "Quando a Parigi diventai un nero"LILIAN Thuram è un grande campione. Ha giocato per anni in Italia. Prima nel Parma e poi nella Juventus. Ma ha iniziato in Francia, nel Monaco. E ha concluso la sua carriera nel Barcellona, a 36 anni, fermato da una malformazione cardiaca. Nella sua carriera ha vinto molto. Un campionato del mondo e uno d'Europa. In Italia, due scudetti e tre supercoppe. Ma Thuram non è solo questo. Dopo, ma anche durante, la carriera di calciatore, ha contribuito, in modo, direi, militante (anche se all'autore l'espressione non piace), a promuovere l'integrazione. Sul piano sociale.
Contro ogni forma di discriminazione. Contro ogni forma di razzismo. A questo fine, ha costituito una Fondazione, che porta il suo nome. E che svolge numerose attività, soprattutto in ambito educativo, nei luoghi della socialità giovanile. Non sorprende, dunque, che Thuram abbia trasferito questa esperienza in un libro, scritto in collaborazione con molti fra coloro che partecipano alla Fondazione. Intellettuali e studiosi, come Todorov e Viewiorka.

Il volume ha un titolo programmatico: "Per l'uguaglianza" (ADD editore, 16 euro). È, in parte, autobiografico. In parte, analitico e riflessivo. Racconta, nei primi capitoli, la sua vicenda personale. Thuram, nato in Guadalupa, penultimo di una famiglia con cinque figli nati da padri diversi. Una condizione normale, nella terra d'origine. Ma non in Francia, dove si trasferisce a nove anni. E lì si trova, immediatamente, a porsi domande. Thuram, d'altronde, è curioso. E tutto il libro è una sequenza di domande. Che nascono dalla sua esperienza. E riguardano, dapprima, la "differenza" - vistosa - fra il suo modello di famiglia e quello dei compagni di scuola e di gioco. La sua famiglia, d'altronde, si regge e si fonda sul ruolo della madre. Per questo Thuram afferma di aver voluto figli "molto presto, forse, inconsciamente, per essere il padre che non avevo avuto". Al tempo stesso, è in Francia che l'autore scopre la questione del razzismo. Perché "è stato al mio arrivo a Parigi che sono diventato nero". Prima, non si era mai posto il problema.

Ma a Parigi il colore della pelle è causa di stigmatizzazione. La differenza diventa diversità. Tuttavia, "non si nasce razzisti, lo si diventa", sottolinea Thuram. È una costruzione sociale che si trasmette di generazione in generazione. Fino a divenire "un'abitudine, un riflesso inconscio". Il calcio, nella visione di Thuram, serve a spezzare quest'abitudine. Questo pregiudizio, dato per scontato. Perché "dopo la scuola, il campo è il luogo più importante dove si educano i figli". Ma il calcio è anche uno spazio pubblico, un teatro che permette di comunicare valori, in modo "esemplare". Thuram, non a caso, ha messo in scena, in diverse occasioni, la tolleranza, denunciando apertamente l'intolleranza. Come nel 1998, quando polemizzò con Jean Marie Le Pen, che criticava il numero eccessivo di "neri" presenti nella nazionale di calcio. Gli replicò, allora, che per far parte della nazionale, non conta essere neri o bianchi. Ma francesi.

Ma anche di recente, è intervenuto criticamente contro l'allenatore del Bordeaux, Willy Sagnol, che aveva recriminato contro il ricorso al "giocatore tipico africano, che ha il vantaggio di costare poco, al momento dell'acquisto, e di essere pronto alla lotta, sul terreno di gioco". Ma non sarebbe altrettanto intelligente e tecnico. Parole in libertà, ha osservato Thuram, che rinforzano pregiudizi antichi e resistenti. Parole che, peraltro, echeggiano discorsi pronunciati da figure autorevoli del nostro calcio. Impossibile non rammentare Carlo Tavecchio, quando, alcuni mesi fa, parlava degli "Opti Pobà, che prima mangiavano le banane e oggi giocano alla Lazio". Tavecchio è divenuto presidente della Federazione Italiana di Calcio. Nonostante (non oso dire: grazie a) quella battuta. Perché in Italia non vedo - non ci sono testimoni della tolleranza e dell'integrazione, come Thuram. Fra i dirigenti, gli allenatori e gli stessi giocatori. Anche se tutte le squadre, ormai, sono multietniche. Per questo, il libro di Liliam Thuram è utile. Perché, al di là del valore letterario, restituisce al calcio il valore della relazione e dell'integrazione. Andrebbe, dunque, adottato e letto dove si insegna - e dove si insegna a insegnare - calcio. A Coverciano, anzitutto. Infine, un consiglio: a Natale regalatene una copia a Tavecchio.

Ilvo Diamanti

La Repubblica
18 11 2014

Nei primi sei mesi di questo anno le richieste di asilo presentate alle istituzioni italiane da migranti è aumentato esponenzialmente rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, tanto da raddoppiare. A rilevarlo è il documento - presentato oggi dalla Caritas italiana - Rapporto sulla protezione internazionale. Stando alle cifre: fino al primo luglio 2014 sono state presentate oltre 25mila domande di asilo, pari al totale di quelle fatte in tutto il 2013.

Un dato preoccupante. È il dato preoccupante che emerge dallo studio compiuto in collaborazione tra gli enti Caritas italiana, Anci (Associazione nazionale comuni italiani), Cittalia, Fondazione Migrantes, Servizio centrale dello Sprar e Unhcr. Il Rapporto fa coincidere l'aumento di richieste d'asilo con il maggior numero di migranti che hanno raggiunto il nostro paese nello stesso periodo di tempo.

Il nesso fra crisi politica e migrazioni. Lo studio - un tentativo "di costruire un sistema di accoglienza oggettivo e virtuoso", spiegano le associazioni - fotografa e registra la realtà delle migrazioni, cogliendone con precisione il nesso che corre tra l'aumento degli spostamenti 'forzati' e la crisi politica, economica e sociale, dei paesi di partenza. Gli anni che vanno dal 2008 al 2014, infatti, sono gli anni della cosiddetta primavera araba e della ripresa di conflitti e tensioni in Medioriente: Libano, Iraq, Afghanistan e Siria. Sono proprio queste realtà quelle maggiormente rappresentate tra gli immigrati.

Gli arrivi via mare. Conseguenza diretta di queste tensioni è, ad esempio, il fenomeno delle carrette del mare e degli sbarchi sulle coste italiane (e non solo). Secondo il Rapporto, il numero di traversate (quelle arrivate a buon fine almeno) dal primo gennaio al primo luglio del 2014 è di 400, che in totale hanno portato nel nostro paese 65.456 persone. Il numero di coloro che aveva tentato la sorte attraverso il mediterraneo nello stesso periodo dell'anno precedente era nettamente inferiore, appena un decimo: 7.916 persone. Nel 2013, però, l'afflusso di immigrati nel complesso era stato di circa 43mila persone, che rispetto all'anno ancora precedente, il 2012, aveva già registrato un aumento esponenziale, pari al 325 percento.

La nazionalità dei migranti. I Paesi maggiormente rappresentati dagli immigrati che si affacciano alle nostre coste sono essenzialmente africani e mediorientali. Tra questi - con riferimento ai dati del primo semestre di quest'anno - il Rapporto ci dice che il 30 percento di chi arriva è eritreo, a seguire siriano (a causa prima della guerra civile anti Assad e successivamente a seguito del sorgere dell'Is) e poi malese. Nel 2013 le cose non erano del tutto differenti: il 26,3 percento del totale era siriano, il 23 eritreo e il 7 percento somalo. Nel 2012, invece, la prima nazionalità a rappresentare i migranti in arrivo era quella tunisina, che raggiungeva il 17 percento del totale. Questo ultimo dato rispecchia la sostanziale stabilità raggiunta in Tunisia nell'ultimo anno.

La Repubblica
18 11 2014

Due bombe giocattolo e una vera, funzionante ma con la spoletta intatta: sono trovate in un cassonetto davanti al centro di raccolta rom di via Salaria. E un tubo grigioverde riempito di bulloni e ritenuto innocuo è stato rinvenuto al centro di accoglienza di via Ciamarra, alla Romanina. Episodi inquietanti su cui stanno indagando polizia e carabinieri anche se l'ipotesi di attentati xenofobi o anche di una semplice provocazione sembra esclusa dagli investigatori.

Il ritrovamento più significativo è stato quello dei carabinieri sulla Salaria. Una telefonata al 112 ha avvisato i militari: uno zainetto era stato trovato tra l'immondizia. Dentro c'erano due riproduzioni inerti di bombe a mano americane usate durante la seconda guerra mondiale ma anche una bomba a mano italiana funzionante ma con la spoletta ancora al suo posto e che, di conseguenza, non avrebbe potuto esplodere. Sul posto sono comunque intervenuti gli artificieri dell'arma. Chi indaga pensa a un ritrovamento fortuito e sottolinea che ordigni esplosivi abbandonati vengono ritrovati molto spesso nei contenitori di rifiuti. I cassonetti sono a una quindicina di metri dal centro di raccolta rom dove vivono 380 nomadi tra cui circa 200 minori.

L'associazione 21luglio parla di "un gesto grave e inaccettabile che sembra assumere i contorni di un crimine motivato dall'odio e volto a creare un clima di intimidazione" e chiede la ferma condanna di istituzioni nazionali e locali.

A via Ciamarra, alla Romanina, invece, uno dei residenti ha rinvenuto nell'androne un cilindro di metallo grigioverde con all'interno alcuni bulloni ma senza esplosivo o innesco. La polizia pensa a una sorta di scherzo ma la pista di una provocazione razzista non può essere scartata.

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