CORRIERE DELLA SERA

Il Corriere della Sera
23 07 2012


Lei si chiama Zara, il nome è di fantasia per ragioni di sicurezza, ha 17 anni e va molto bene a scuola. Vive in Gran Bretagna. La madre è occidentale, il padre pakistano. Un matrimonio felice finché lui non attraversa un grave momento di crisi economica e cambia di colpo. “Quando la sua azienda è fallita – ha raccontato Yvonne , 46 anni, (anche questo nome è di fantasia) al Daily Star on Sunday - lui è cambiato totalmente. E’ diventato più religioso, mi obbligava a indossare abiti musulmani mentre prima non mi mettevo nemmeno il velo”. E poi, come spesso accade in questi casi, la violenza: “Mi diceva sempre che ero una prostituta e che stavo allevando male nostra figlia. Mi picchiava in continuazione“.

Yvonne sopporta finché può ma la tensione sale quando Yousseff obbliga Zara a non andare più a scuola. Poi la goccia che fa traboccare il vaso: la donna sente il marito parlare al telefono con un parente in Pakistan e pianificare il matrimonio della figlia in cambio di una cospicua dote. “Sapevo – racconta oggi la donna – che questo matrimonio sarebbe stato per lo sposo il biglietto di ingresso nel Regno Unito. E non potevo permetterlo. Dovevo salvare mia figlia da una vita da schiava con un completo estraneo. Troppe ragazzine nate in Gran Bretagna vengono sfruttate solo per il visto“.

Così la mamma elabora un piano di fuga. Fa finta di assecondare il progetto del marito che le dà i soldi per organizzazare il viaggio.  Non appena Yvonne ha mille sterline in mano prende un taxi all’alba con Zara e si rifugia in una casa d’accoglienza per donne in pericolo: “Sapevo che se ci avesse scoperto avremmo rischiato la vita. I delitti d’onore non sono rari in Gran Bretagna. Oggi, nonostante siano passati cinque anni, ci guardiamo ancora le spalle”.

La donna ha deciso di venire allo scoperto e raccontare la sua storia per spingere il governo Cameron a fare qualcosa contro i matrimoni forzati. Il premier ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro la pratica (nella foto) e ha promesso di renderla reato. La ministra dell’Interno ha anche annunciato l’approvazione di una norma che prevede l’ingresso di un coniuge straniero solo se il cittadino britannico guadagna almeno 20mila sterline l’anno.

Oggi Zara ha 22 anni e studia legge all’università. Sua madre è fiera di lei: “Ho sacrificato la mia vita ma non avrei mai potuto permettere che la mia bellissima e inteligentissima figlia fosse soffocata in un matrimonio combinato. Penso che questa sia un terribile male che affligge la comunità musulmana e credo che tutte le madri dovrebbero ribellarsi”. In nome di quelle che sono già morte: Shafilea, Nina e tutte le altre.
Corriere della Sera
20 11 2012


Faccio quello che più mi piace, ho i miei tempi da gestire in autonomia, ma vorrei anche avere avere un giorno una vecchiaia serena...    

di Nicoletta Di Natale*

Nicoletta Di Natale è una lettrice. Ci ha scritto: «In questi tempi di crisi, dove a rimetterci sono soprattutto le donne, trovo molto intelligente e incoraggiante leggere le storie dove le donne, da sempre custodi di magia, saggezza e creatività, sanno inventarsi l’impossibile». Tra le sue letture cita anche La27ora. Accettiamo orgogliosamente la definizione di «inventrici dell’impossibile». E pubblichiamo la sua storia di «disoccupata creativa».

Ho 52 anni e 3 anni fa sono rimasta senza lavoro. Già da una decina d’anni trovavo lavori solo “precari” o finte consulenze, visto che lavoravo nel campo del marketing da 8 anni, ma sempre assunta con contratti co.co.pro

Perso il lavoro, mi accorsi che facevo molta fatica a ritrovarne un altro e partecipai a un corso della Comunità Europea per le donne over 45. Non ho trovato lavoro ma ho trasformato un hobby in qualcosa di più. O meglio ho capito che non c’erano alternative concrete se non quella di provare a credere in me stessa.

Faccio bambole e oggetti creativi in stoffa.

E spero, un giorno, di trasformare la mia attività in impresa. Per ora ho solo un piccolo laboratorio sulle colline Toscane, dove faccio “esposizione e vendita di opere del proprio ingegno”, questa la definizione burocratica per un lavoro non continuativo con cui non posso permettermi  le spese di un’impresa.

Ho un sito, lanaelino  che è la mia finestra sul mondo e da dove mi arrivano molti complimenti e qualche ordine. Porto avanti un antico mestiere, un’arte che alimenta il senso della fantasia nei bimbi. Seguo gli insegnamenti della scuola Staineriana di dare al bambino pochi giocattoli ma di grande qualità che vadano a stimolare i suoi sensi e le sue emozioni nel gioco. Il tipo di bambola che faccio è la bambola Waldorf, una bambola fatta con materiali naturali, senza plastica o parti pericolose. Sono bambole che possono essere lavate e usate fin dai primi giorni di vita. Hanno espressioni volutamente semplici per stimolare la fantasia del bambino.

La mia gioia più grande è quando i bambini entrano dalla porticina rossa della casetta in pietra del mio laboratorio e spalancano la bocca nel vedere le bambole. Sono a decine nelle culle, sopra gli scaffali. Le mamme raccontano che io sono la tata delle bambole e loro possono sceglierne una che arriverà al momento opportuno, un compleanno, per Natale… In quel momento anche io divento piccola. M’incanto e gioisco con loro  perché ho fatto per quella bambina o quel bambino  qualcosa che non ha il sapore della plastica. E che resterà tra i ricordi più dolci della loro infanzia.
Sono molto attenta ai materiali, uso solo quelli naturali: lana bio, lino, cotone . Da qualche tempo alcuni genitori vegani  mi chiedono le imbottiture delle bambole in cotone o capok, che sono fibre vegetali, al posto della tradizionale lana, che naturale ma pur sempre di origine animale.

In qualche modo mi sento realizzata, faccio quello che più mi piace, ho i miei tempi da gestire in autonomia, ma vorrei anche avere la possibilità di avere un giorno una vecchiaia serena.

Mai come in questo periodo ho sentito la mia vita precaria e incerta, continuando così butterò al vento i tanti anni di contributi versati. Con le leggi e la politica attuali non so se riuscirò ad avere una pensione.

Non è semplice fare una scelta come la mia. In Italia le iniziative sane trovano poco spazio rispetto ai paesi del nord Europa. Spesso le persone non capiscono che dietro al costo di una bambola ci sono giorni di lavoro, materiali costosi che spesso trovo solo in Germania, purtroppo, e che non è come stamparne in serie. Ogni bambola è un modello unico, fatto per quel preciso bambino o seguendo un temperamento o l’età del piccolo, o una particolare esigenza. Come le bambole imbottite di miglio e pesanti, come un bebè che ho fatto per diverse operatrici che lo usano per insegnare alle mamme come portare i bambini in fascia.

Basterebbe semplificare la burocrazia per le persone che, come me, vivono delle loro capacità artistiche e creative. Sarebbe sufficiente dare la possibilità di versare contributi minimi in modo da ci si possa fare una pensione. Anche senza entrare negli ingranaggi del lavoro organizzato che spesso uccide la creatività e laboriosità di tutti gli Italiani. Degli uomini e soprattutto di donne e di giovani.

Vivo alla giornata, sperando che le cose migliorino, appagata dalla gioia di fare una bambola su misura per una bimba o per qualche amica che si fa intenerire dalle mie creature. Io credo tocchino il cuore.

Mi piacerebbe che deste un’occhiata al mio sito e alle cose che faccio.. Mi piace pensare che le cose create con amore portino gioia a chi le vede.

I bambini raccontano le torture in Siria

26 09 2012

Ohood  era seduto al suo banco di scuola quando i proiettili hanno cominciato a fischiare vicino alle sue orecchie. Hassan ha visto teste e mani mozzate galleggiare in pozze di sangue appiccicoso dopo il bombardamento di un corteo funebre. La pelle e i capelli di Mohammed, invece, sono andati a fuoco quando una macchina è esplosa per strada. Sono i racconti che i bambini siriani hanno fatto ai volontari di Save the children nel campo profughi di Za’atari in Giordania dove sono rifugiate 31mila persone.

Alcuni di questi ragazzini hanno visto i propri genitori, fratelli e cugini uccisi nei modi più brutali. Sono stati incarcerati, torturati in modo spietato, vessati.  La guerra vista dai loro occhi è ancora più raccapriciante. “Sono loro – ha detto ieri Nadine Haddad di Save the Children – a pagare il prezzo più alto. Hanno molti problemi comportamentali e soffrono di disturbi post-traumatici”. L’organizzazione umanitaria ha lanciato ieri un appello per attirare l’attenzione sulle piccole vittime del conflitto  nella speranza che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che si riunisce in questi giorni, faccia qualcosa per fermare i massacri. Al segretario dell’Onu Ban Ki-moon l’associazione chiede di “assicurare che le Nazioni Unite mettano in campo tutte le risorse necessarie per registrare tutte i crimini contro i bambini in Siria”.

Questi crimini, avverte l’associazione, “non saranno tollerati e verranno mostrati al mondo intero”.

Ecco i racconti di alcuni bambini:

Wael, 16 anni: “Nel giardino di casa avevamo scavato un buco per nasconderci quando arrivavano i soldati. L’ultima volta ci siamo nascosti dalle 7 del mattino alle 5 del pomeriggio. Ero terrorizzato. Una volta però mi hanno arrestato. Eravamo in 13, il più piccolo aveva 6 anni. Si chiamava Alàa: non capiva cosa stesse succedendo. È stato torturato più di ogni altro, volevano che il padre si consegnasse. Lo hanno picchiato per tre giorni, senza dargli da mangiare nè bere. Poi è morto. Hanno trattato il cadavere come fosse quello di un cane”.

Hassan, 14 anni:  “Ero a un funerale, poi un razzo ha fatto strage. Siamo andati a tirare fuori i cadaveri (tra i quali quelli di uno zio e di un cugino, ndr). Ho trovato parti del corpo ammassate una sull’altra e quando siamo arrivati alla moschea abbiamo trovato decine e decine di cadaveri… I cani hanno continuato a mangiare i corpi per giorni”.

 Khalid, 15 anni: “La cosa buffa è che per torturarci ci hanno rinchiuso nella nostra vecchia scuola. Per due giorni ci hanno costretto a stare in piedi, senza mangiare nè bere. Penso fossimo in cento. Poi mi hanno preso e appeso al soffitto per i polsi e hanno iniziato a picchiarmi. Mi hanno spento le sigarette sul corpo, ecco guardate i segni. Ad altri hanno dato le scosse elettriche. In alcuni casi usano i bambini per avanzare nei villaggi, usandoli come scudi umani”.

Mohamad, 15 anni: “Hanno ammazzato circa 25 persone, l’ho visto con i miei occhi. Usavano metodi diversi per uccidere, con gli elettroshock, oppure tirando macchinari e blocchi di cemento sulle teste per fracassarle”.
 Save the Children non specifica chi siano i torturatori, anche se cita i risultati della commissione Onu sui crimini di guerra in Siria che punta l’indice in particolare contro le milizie paramilitari filo-governative alawite, che secondo alcuni analisti stanno portando avanti una vera e propria
pulizia etnica in Siria ai danni dei sunniti.  Non mancano però episodi di crimini commessi dai ribelli, anche loro in alcuni casi contro i bambini, per lo più alawiti, la stessa setta religiosa del presidente Bashar al Assad.
Corriere.it
09 05 2012


Undici nuovi contagi al giorno, quattromila all'anno. In molti casi l'infezione si lega a quella da Hcv, il virus dell'epatite C

MILANO - Quattromila all'anno, undici al giorno: è il numero di infezioni da Hiv nel nostro Paese. Si stima che le persone infettate dal virus siano 180mila, 40mila i malati di Aids. Ma c'è un altro dato impressionante: un sieropositivo su quattro non sa di esserlo. C'è un problema di scarsa conoscenza e di sottovalutazione del rischio. Inoltre in molti casi l'infezione si lega a quella da Hcv, il virus dell'epatite C. Temi di cui si è parlato al convegno «Hiv & Hcv: due storie parallele. Le sfide future» all'Istituto Superiore di Sanità. Una persona su 180 nel mondo convive con l'Hiv: in tutto 34 milioni. Come dire tutta la popolazione del Canada. In tutto il pianeta 7.400 persone al giorno vengono infettate dal virus, mille sono bambini. Ogni 30 secondi si verifica una morte per Aids. Numeri che fanno ancora impressione, anche se questa malattia non è più considerata letale.

EPATITE C - Quanto all'Hcv, una persona su 40 nel mondo convive con l'infezione cronica. In Italia il 2-3% della popolazione è entrato a contatto con il virus e i portatori cronici sono un milione e 700mila. Secondo l'Oms, l'epatite C causa il maggior numero di decessi tra le malattie infettive trasmissibili ed è la prima causa di trapianto di fegato al mondo. Circa il 30% delle persone con Hiv ha contratto anche il virus dell'epatite C. Ma la percentuale può salire fino al 90% se consideriamo gli emofilici, che necessitano di frequenti trasfusioni, o i tossicodipendenti, che usano droghe iniettive. La coinfezione può avvenire grazie al fatto che i due virus hanno vie simili di trasmissione. E nelle persone sieropositive il danno epatico progredisce più rapidamente, tanto che l'epatite C è diventata una delle principali cause di ospedalizzazione nei pazienti sieropositivi. Sebbene, quindi, le terapie antiretrovirali abbiano diminuito la mortalità da Hiv/Aids, i dati dimostrano che nel mondo un decesso su 7 in pazienti sieropositivi è causato dalla malattia epatica.

DIECI ANNI - Per quanto riguarda la ricerca farmacologica, la lotta contro l'Aids ha fatto grandi passi avanti, ma ci vorranno altri dieci anni per trovare una cura da questa malattia. A dirlo è Stefano Vella, direttore del dipartimento del Farmaco dell'Iss e recentemente nominato al vertice delle linee guida Hiv dell'Oms. «Bisogna mettere in atto nuove strategie, studiare nuovi farmaci e combinare diversamente quelli a disposizione - spiega -. È uno scenario nuovo quello del paziente cronico e dobbiamo saperci adattare. Abbiamo capito che il virus deve essere stanato da dentro le cellule. Per questo oltre alle terapie bisognerà chiedere aiuto all'ingegneria genetica».
Corriere della Sera
24 10 2012


Insegnante, incastrata da un video, ora rischia il licenziamento

Oltre 120 schiaffi rifilati in mezz’ora di lezione, tutto per colpa di un calcolo aritmetico che i suoi piccoli studenti non riuscivano a fare: protagonista del vergognoso episodio una maestra di una scuola materna di Taiyuan, nel nord della provincia cinese di Shanxi, beccata dalle telecamere a circuito chiuso dell’istituto mentre colpisce ripetutamente e con inaudita violenza (oltre ai ceffoni sono volati anche calci e spintoni) quattro dei sei giovanissimi alunni seduti attorno al tavolo insieme con lei, perché questi continuavano a sbagliare le risposte.

I SOSPETTI - A scoprire lo sconcertante metodo di insegnamento a suon di botte e lividi è stato il signor Han, ovvero il papà di una delle bambine vittime dell’inaudita violenza, che, insospettito dal fatto che la figlioletta tornasse sempre più spesso a casa con la faccina rossa e gonfia, è andato a scuola e ha chiesto di vedere i nastri delle registrazioni delle lezioni, credendo comunque che fosse un problema legato a qualche ragazzino un po’ troppo manesco o a qualche gioco poi degenerato. E invece è venuto fuori ben altro, decisamente più squallido e grave di una normale baruffa fra bambini. «Nel giro di appena mezz’ora quella donna ha picchiato mia figlia 43 volte e le ha dato due calci perché non riusciva a contare oltre al dieci – ha raccontato l’uomo, comprensibilmente furibondo e sotto choc, alla stampa locale – e poi se l’è presa anche con altri tre bambini, schiaffeggiandoli, rispettivamente, 43, 27 e 10 volte durante quello stesso arco di tempo, perché non le davano le risposte giuste».

LICENZIATA - Stando ad un telegiornale cinese, la maestra violenta sarebbe stata immediatamente licenziata dalla scuola. <Quella donna non dovrebbe fare l’insegnante, perché è un vero mostro!>. E guardando le inquietanti immagini del video che sta già facendo il giro del web, con quelle piccole vittime innocenti, è davvero difficile non essere d’accordo con il signor Han.

Simona Marchetti
Corriere della Sera
28 09 2012


di Viviana Mazza

Hillary Clinton vuole spingere più donne ad “osare”.  Come?  Ha lanciato un’iniziativa che punta all’uguaglianza di genere nella governance globale e nel servizio pubblico. Ne abbiamo scritto sul blog nei mesi scorsi. E l’Italia è stata uno dei primi Paesi ad aderire. “La settimana scorsa abbiamo mandato una lettera d’intenti, concepita anche col ministro Elsa Fornero, per aderire all’iniziativa, che partirà la prossima primavera. Non è un trattato vincolante, si tratta di un accordo volontario tra Paesi”, mi diceva ieri al telefono il sottosegretario agli Esteri Marta Dassù.

E ricorda la provocazione lanciata da Sylvie Goulard, europarlamentare francese: “Nel board della Bce non c’è neanche una donna. Non è più facile da accettare”.

Nella lettera di intenti dell’Italia, viene menzionata la legge sul numero di donne nei consigli di amministrazione delle imprese pubbliche, l’adesione alla convenzione contro la violenza sulle donne firmata ieri a Strasburgo (che include un punto sulle mutilazioni genitali femminili ormai diffuse anche in Italia, con ben 33 mila casi ogni anno). “E viene ricordata la conferenza Women in Diplomacy “voluta dal ministro Terzi l’estate scorsa a Roma, cui si farà seguito – spiega il sottosegretario agli Esteri – provvedendo nel nostro Paese all’istruzione di 20 ragazze provenienti da Paesi del Mediterraneo”.

“Bisogna incoraggiare le donne a occuparsi del problema del potere, incoraggiarle a decidere che in fondo hanno la possibilità e le capacità di gestire importanti posizioni economiche e politiche”. L’ostacolo principale? Secondo Marta Dassù, è “quell’insieme di resistenze corporative… E l’Italia è un paese che dai vertici del potere tende ad escludere sia le donne che i giovani. Un problema di dinamismo. Questa battaglia per avere più donne, infatti, è una battaglia per una società più competitiva e aperta”.

E voi credete che la possibilità delle donne italiane di ascendere via via nella vita professionale sia un problema anche di competitività economica? E quanti passi sono ancora necessari nel nostro Paese?

Il Pakistan ha una donna ministro degli Esteri (quando fu nominata i media parlarono molto delle sue borse Hermès e del fatto che era un membro dell’élite, poi si sono placati). “Non basta la figura singola di donna al potere – dice Dassù – Credo siano da combattere certi stereotipi”.
Il Corriere della Sera
24 07 2012


E' stato arrestato per pedofilia Davide Mordino, 41 anni, parroco della Basilica di San Calogero di Sciacca (Agrigento). Secondo il Gip di Palermo, Maria Pino, che gli ha già notificato un ordine di custodia cautelare in carcere, il sacerdote avrebbe abusato di ragazzini tra i 14 e i 18 anni pagando in denaro le prestazioni sessuali.

INTERCETTAZIONI - Secondo i Pm Laura Vaccaro e Alessia Sinatra, il sacerdote fino al 30 dicembre del 2009, avrebbe avuto rapporti sessuali con i giovani della parrocchia. La verità è venuta a galla grazie alle intercettazioni che hanno permesso di ricostruire la vicenda. Il sacerdote ingannava i minorenni dicendo di doverli sottoporre a un «test sulla sensibilità corporea» per conto dell'Università di Palermo, e dopo questo approccio cominciavano i rapporti sessuali a pagamento, con somme che andavano da un minimo di 50 fino a un massimo di 300 euro. Mordino faceva anche firmare alle sue vittime un falso modulo intestato a Mediaset per la loro la partecipazione a programmi televisivi, grazie alla sua parentela con un intrattenitore televisivo. La vicenda è emersa nell'ambito dell'operazione antidroga «Mata Hari», quando si era scoperto che uno degli indagati intratteneva con il prete commerci sessuali.

Stupro aquilano: processo, in aula vittima

Corriere della Sera
18 10 2012


(ANSA) - L'AQUILA - Manifestazione con striscioni da parte di un gruppo di donne all'esterno del tribunale dell' Aquila in occasione della prima udienza del processo, con rito abbreviato, a Francesco Tuccia, giovane campano accusato dello stupro di una studentessa laziale fuori da una discoteca di Pizzoli (L'Aquila), nel febbraio scorso, quando era militare di stanza all'Aquila. In aula e' presente la vittima. Il Centro Antiviolenza dell'Aquila intende costituirsi parte civile.

BENEVENTO, 15ENNE PARTORISCE DUE GEMELLI

Corriere della Sera
26 01 2012


Benevento, partorisce due gemelli: ha 15 anni e va alle medie col padre di 14

BENEVENTO - Quindici anni lei e quattordici lui, sono i genitori di due bimbi, un maschio e una femminuccia, nati all'ospedale Rummo di Benevento. La giovane, che frequenta la scuola media insieme al padre dei piccoli, ha partorito con un cesareo nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale sannita specializzato in parti gemellari. Nello stesso reparto, era il gennaio di due anni fa, una donna diede alla luce ben sei gemelli, ma la madre non era minorenne come in questo caso.

IL PRIMARIO - «Un parto gemellare in una madre in così giovane età non è certo una cosa usuale - ha sottolineato il primario di Ostetricia, Gennaro Trezza - Considerata la giovane età si è preferito effettuare un parto con taglio cesareo». Per assicurarsi che tutto procedesse bene un equipe di medici beneventani ha seguito sin dall'inizio la gravidanza della ragazzina, che sui banchi di scuola aveva conosciuto il giovane padre, di un anno più piccolo.
Corriere della Sera
18 04 2012


MILANO - Esiste un posto della rete dove tutto è possibile. Nel bene e nel male. Una zona franca dove spariscono morale e regole. E che negli ultimi anni sta diventando il paradiso delle organizzazioni criminali di tutto il mondo. Lo chiamano deep web. Ed è una parte di web che si trova in internet ma non viene indicizzata dai motori di ricerca. Una parte nascosta del web. Un esperto di informatica che abbiamo intervistato e che ci ha aiutato a scoprire il deep web, spiega innanzitutto che non è necessario essere un hacker per riuscire ad entrare ed orientarsi in questo spazio nascosto di internet. «Il deep web – spiega - è soprattutto uno spazio di libertà, basti pensare che ad esempio, lì si trovano i contenuti di Wikileaks. Si va da normali forum di discussione, a siti in cui è possibile scambiarsi dischi e musica, libri e manuali. E poi è possibile imbattersi in pagine che offrono materiale pedopornografico, vendono droghe, armi, documenti falsi. Questi siti illegali o comunque negativi sono una percentuale minima rispetto al totale, ma purtroppo esistono. E vanno avanti forti del fatto che risalire all'identità degli utenti è impresa veramente difficile, se non impossibile». Si può trovare di tutto e perfino cambiare identità. Si tratta di mercati che offrono protezione e anonimato a potenziali trafficanti di armi e droghe, terroristi, organizzazioni criminali. Basta registrarsi, anche utilizzando un servizio mail anonimo, ed è possibile iniziare a fare acquisti, pagando con una moneta sconosciuta nel mondo reale, che è il bitcoin.

Abbiamo provato ad entrare e ci siamo riusciti. Non spiegheremo come si fa. Ci limitiamo a dire che per accedere è necessario un software in grado di renderci anonimi, di rendere anonima la connessione. Questo software fa rimbalzare i dati relativi al traffico in rete su tanti diversi server in modo da impedire di conoscere la provenienza reale. Cerchiamo innanzitutto lo spazio più famoso il “silk road”: il mercato dove tutto è possibile. Ci registriamo e già nella home troviamo in evidenza finestre che invitano ad acquistare droga. In effetti nell'elenco tematico il topic relativo alla droga è quello più ricco: ci sono 1854 proposte. Proviamo a scorrere le offerte e vediamo che è possibile trovare di tutto. Fingiamo di voler comprare della cocaina e subito compare la schermata con la proposta: un grammo costa 24.22 bitcoins. Stessa storia per ecstasy, acidi, eroina e sostanze dopanti. Nella descrizione di una partita di ketamina, un anestetico che causa forti dissociazioni psichiche, il venditore addirittura si premura di consigliare al cliente «conosci te stesso, usa con cautela e divertiti». Per ogni proposta come ogni spazio di e commerce che si rispetti ci sono anche dei feedback. Per esempio i feedback che riguardano una partita di marjuana indicano particolare attenzione alla confezione del pacco da spedire per evitare che se ne senta l'odore.

Su silk road è possibile anche comprare dei documenti falsi. Qui ad esempio, è in vendita la patente del texas. Costa 36.72 bit coins e il venditore si raccomanda di usare fotografie di buona qualità. Viene offerto anche un passaporto britannico. In molti rapporti delle polizie internazionali si fa riferimento all'uso di questi spazi da parte di organizzazioni terroristiche. Infatti oltre ai documenti è facile acquistare armi o imparare a costruirne. Qui per esempio vengono vendute pistole e viene addirittura applicata una promozione per chi acquista il sabato notte. Non manca la sezione hard. E purtroppo ci accorgiamo subito che molte proposte riguardano video con ragazzini. Ma non esiste solo silk road.

Il deep web a disposizione di criminali ha milioni di canali. Nel video proviamo a mostrarvi qualcosa: per cominciare ci procuriamo una serie di indirizzi. Scorrendoli ci imbattiamo subito in siti pedopornografici che decidiamo di non aprire. Recentemente Anonymous, un gruppo di hacker con altissime competenze informatiche, ha distrutto uno dei più terribili di questi mercati chiamato Lolita city. Continuando il viaggio incontriamo gruppi dedicati all'occultismo, alle sette sataniche e siti per riciclare i bitcoins, la moneta virtuale utilizzata per le transazioni nel deep web. Per poter utilizzare i bitcoins infatti bisogna ripulirli come raccomanda un inserzionista che scrive: «(...) chi non li ha ripuliti ora si trova in prigione». Continuando la navigazione troviamo altri spazi di e commerce come il black market o l'underground market. Come al solito c'è di tutto, soprattutto trafficanti di droga e venditori di armi Qui si vendono pistole anche italiane come la beretta. Ed è possibile acquistare anche esplosivi o dispositivi per sottrarsi ad intercettazioni militari.

Nel deep web è possibile perfino assoldare un killer come dimostra uno degli annunci trovati: all'assassino bisogna dare tutte le coordinate possibili per compiere la sua missione. Non sempre si può scegliere il metodo e il prezzo è di 5000 bitcoins ma il killer non accetta incarichi per ammazzare persone che abbiano meno di 16 anni. Almeno così scrive. Non è l'unico caso. Per organizzare agguati il deep web offre una serie di spazi dove trovare mercenari. Tra questi c'è assassination market. Vi mostriamo la schermata per accedere al sito. Ma noi ci fermiamo qui.

Amalia De Simone

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