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INTERNAZIONALE

Internazionale
17 07 2014

Le infezioni e i decessi causati dall’aids sono in calo ed entro il 2030 sarà possibile controllare la diffusione del virus hiv “in tutte le regioni e in tutti i paesi” del mondo. Lo sostiene un documento dell’Unaids, il programma delle Nazioni Unite per la lotta contro l’aids.

Secondo le Nazioni Unite ci sono stati 2,1 milioni di nuovi casi di hiv nel 2013, un calo di 3,4 milioni rispetto al 2001. Il numero totale di persone infette da hiv si è stabilizzato attorno ai 35 milioni. Dal 1980 a oggi l’aids ha ucciso 39 milioni di persone sui 78 milioni che si sono ammalate.

Dal 2001 a oggi, i casi di hiv sono calati del 38 per cento e le morti legate all’aids sono calate del 35 per cento (1,5 milioni rispetto ai 2,4 milioni del 2005).

“Oggi più che mai c’è la speranza che mettere fine all’aids sia possibile. Ma continuare l’approccio attuale può non bastare per sconfiggere l’epidemia”, si legge nel comunicato dell’Unaids.

La regione più colpita è ancora l’Africa subsahariana, dove ci sono 24,7 milioni di malati (il 58 per cento sono donne) e dove l’aids ha causato 1,1 milioni di morti nel 2013.

Il virus dell’hiv, ricorda la Reuters, può essere trasmesso attraverso il sangue, il latte materno e lo sperma, ma può essere tenuto sotto controllo grazie all’assunzione di farmaci antiretrovirali, che hanno l’obiettivo di ridurre e limitare la replicazione di nuove copie del virus.

Un’infografica dell’Afp mostra i risultati della ricerca dell’Unaids: nella colonna di sinistra ci sono le zone e le fasce della popolazione più colpite, su quella a destra i dati sulla diffusione e l’efficacia delle cure.

Secondo l’Unaids, nel 2013, 12,9 milioni di persone nel mondo hanno avuto accesso alle cure. Si tratta di un grande miglioramento rispetto ai 10 milioni dell’anno precedente e ai cinque milioni del 2010, aggiunge l’organizzazione.

Nel 2013 per combattere l’aids sono stati messi a disposizione 19,1 miliardi di dollari e, secondo le stime delle Nazioni Unite, nel 2015 serviranno tra i 22 e i 24 miliardi di dollari. “I prossimi cinque anni saranno determinanti per i prossimi 15″, si legge nel comunicato dell’Unaids.

La città dei poveri

Internazionale
16 07 2014

La redazione di Internazionale si trova in via Volturno, a Roma, davanti alla stazione Termini. Qui passano ogni giorno 480mila persone tra pendolari, turisti, viaggiatori e passeggeri della metropolitana. E qui, un po’ come in tutte le stazioni, ci vivono molte persone.

Passare ogni mattina da Termini vuol dire incontrare ogni giorno la stessa signora anziana che ti dice che sei bellissima e ti chiede un aiuto per la colazione, essere fermati da uno dei ragazzi del Bangladesh che vendono i biglietti per i bus turistici, vedere l’uomo che anche con 35 gradi all’ombra indossa giaccone e mascherina e sventola le braccia come a scacciare qualcosa, provare a chiedere l’intervento medico per la ragazza che si aggira sanguinante, trasandata e assente, cercare di evitare gli angoli più nascosti che qualcuno di notte ha usato come gabinetto.

Tutto questo ė realtà. Ma perché alcuni giornali sentono l’esigenza di lanciare campagne per il decoro e la sicurezza senza sentire la stessa necessità di assicurare il decoro e la sicurezza di quella ragazza, di quell’anziana?

“Dalle obliteratrici ai bagagli da muovere il taglieggiamento è continuo”, scrive la Repubblica il 9 luglio. Al giornalista i viaggiatori raccontano di borseggiatori e tassisti abusivi, ma soprattutto di ragazzi che provano a vendere accendini, bottiglie d’acqua a un euro e cappelli contro il sole.

Il cronista del Giornale usa un linguaggio da zoologo per descrivere le sue due ore trascorse a Termini: “Non assisti ad alcun reato, a parte la mezza minaccia che hai dovuto gestire con freddezza apparente, ché la paura nella guerra urbana è come il sangue per gli squali: ti rende preda. Però no: nessuno scippo, nessun furto, nessuna violenza. Ma forse hai assistito a qualcosa di peggio. Alla sistematica, ordinaria cancellazione di ogni sicurezza, di ogni tutela”.

Per due o forse tre anni la stazione è stata un cantiere abbandonato a se stesso e privo di ogni norma di sicurezza e igienica: passaggi angusti con tubi e cavi a vista (e sempre 480mila frequentatori al giorno), nessuna via di fuga e rifiuti debordanti. E, certo, anche le tracce di chi ci ha passato la notte. Per chi deve transitare da lì quotidianamente è questa la mancanza di tutela. E il degrado porta degrado.

I borseggiatori e i tassisti abusivi sono illegali, vendere accendini o chiedere una mancia a un turista per portargli i bagagli forse non è lecito, ma fa parte di quell’arte di arrangiarsi ben nota a larga parte della popolazione mondiale.

A Termini due città sembrano collidere: la città dei poveri e quella dei ricchi. Il libro Romanzi non scritti racconta alcune storie della città dei poveri, anche se di Civitavecchia. “Dire il senzatetto, il barbone, ha senso quanto dire il maschio, la femmina, il disoccupato, l’adulto”, scrive Michele Capitani. “Sarebbe meglio utilizzare un caro e semplice e antico sostantivo, così largo e così pieno: il povero, anche se è un termine in disuso. Forse è una parola che ci imbarazza, noi che ci lasciamo prendere da quella peste del nostro tempo che è l’eufemismo, l’ipocrisia comunicativa, che ci fa illudere di rimuovere i problemi perché rimuoviamo le parole”.

Stefania Mascetti lavora a Internazionale. Su Twitter: @smasc

La memoria di Srebrenica

Internazionale
11 07 2014

Nel luglio del 1995 a Srebrenica, una città nell’est della Bosnia Erzegovina, i soldati serbobosniaci guidati dal generale Ratko Mladić hanno massacrato circa ottomila uomini e ragazzi bosniaci di religione musulmana. La città, che era stata dichiarata zona di sicurezza delle Nazioni Unite, fu conquistata l’11 luglio, nonostante la presenza di un contingente di caschi blu olandesi.

Quello di Srebrenica è il più grave massacro avvenuto in Europa dalla seconda guerra mondiale, ed è considerato dalla giustizia internazionale un atto di genocidio. La tragedia avvenne nel corso della guerra in Bosnia Erzegovina, cominciata alla fine di marzo del 1992.

Nel 19° anniversario della strage, 175 salme saranno seppellite a Potočari, dove si trova il memoriale del massacro. I corpi sono stati ritrovati in fosse comuni e sono stati identificati solo nel 2013. Tra le vittime che saranno seppellite l’11 luglio 2014 ci sono una decina di ragazzi che al momento del massacro avevano tra i 15 e i 17 anni.

Al momento sono state identificate solamente 6.066 vittime del massacro di Srebrenica.

Gilles Peress (1946) è un fotografo francese e lavora per l’agenzia Magnum dal 1971. Dal 1972 segue con particolare attenzione l’immigrazione in Europa. Oltre ai Balcani, ha documentato i conflitti in Irlanda del Nord, Iran e Ruanda. Le sue immagini sono state pubblicate nelle riviste più importanti del mondo ed esposte in molti musei. Attualmente Peress affianca l’attività di fotoreporter a quella di professore per il Bard college e l’università di Berkeley.

In questa foto: alcuni rifugiati in fuga da Srebrenica arrivano a Tuzla nel 1993 trasportati dagli elicotteri delle Nazioni Unite. Nel 1993 fu permesso all’Onu di portare via da Srebrenica circa 500 feriti tra quelli più gravi.

Internazionale
03 07 2014

Il 3 luglio, dopo la preghiera di mezzogiorno, si terranno a Gerusalemme Est i funerali di Mohammed Abu Khdair, il diciassettenne palestinese trovato morto il giorno prima in un bosco alla periferia della città.

L’uccisione di Mohammed Abu Khdair, caricato a forza in un’auto mentre andava in moschea, è stata condannata sia dal presidente palestinese Abu Mazen sia dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. Ma intanto per tutta la giornata del 2 luglio ci sono stati scontri a Shuafat, il quartiere dove abitava il giovane. I palestinesi hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine israeliane, che hanno risposto con granate stordenti e proiettili di gomma.

Secondo le autorità israeliane, dalla Striscia di Gaza sono anche partite raffiche di missili che hanno colpito la città di Sderot, danneggiando due case ma senza causare vittime. A questo punto l’aviazione ha deciso di lanciare dei raid su Gaza contro “obiettivi terroristici come fabbriche di armi e centri di addestramento”.

Abu Mazen ha accusato dell’omicidio di Mohammed Abu Khdair i coloni israeliani, che avrebbero agito per vendetta dopo l’uccisione di tre ragazzi israeliani. Il premier Netanyahu ha definito spregevole l’episodio, assicurando che la polizia lavorerà rapidamente per individuare i responsabili.

Internazionale
01 07 2014

Israele ha lanciato più di 30 raid aerei nella striscia di Gaza nella notte tra il 30 giugno e il 1 luglio e ha promesso una rappresaglia contro il partito palestinese Hamas, accusato di aver rapito e ucciso tre ragazzi israeliani. La mattina del 1 luglio un palestinese di 18 anni è stato ucciso in un attacco dei militari contro un campo profughi a Jenin, in Cisgiordania.

Fonti dell’esercito israeliano affermano che i raid aerei sono una risposta ai 18 missili lanciati da Gaza contro il sud di Israele il 29 giugno. Il presidente palestinese Abu Mazen ha convocato una riunione d’emergenza della leadership palestinese.

I corpi dei tre israeliani, Naftali Frenkel, 16 anni, Gilad Shaar, 16 anni, e Eyal Yifrach, 19 anni, scomparsi da diversi giorni, sono stati trovati il 30 giugno sotto un cumulo di pietre vicino alla città di Halhul, in Palestina. Secondo le autorità israeliane sono stati uccisi da colpi d’arma da fuoco. I ragazzi erano scomparsi il 12 giugno, mentre tornavano a casa in autostop da una scuola religiosa a Kfar Etzion, un insediamento ebraico tra Betlemme e Hebron, ricorda Al Jazeera. I loro funerali si svolgeranno il 1 luglio in tre luoghi diversi e i copri saranno sepolti nel cimitero di Modi’in, scrive Haaretz.

Il governo israeliano ha già individuato due sospetti e hanno fatto esplodere degli ordigni vicino alle loro case. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto: “Hamas è responsabile e pagherà”.

Cosa dice Hamas. Hamas ha negato la sua responsabilità nei rapimenti e ha accusato Israele di usare la vicenda come un pretesto per una guerra contro i palestinesi. Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas, ha detto che se l’esercito israeliano “porterà avanti questa escalation, per loro si apriranno le porte dell’inferno”.

La scomparsa dei tre israeliani aveva fatto scattare una serie di operazioni nelle città palestinesi e in tutta la Cisgiordania. Più di 400 palestinesi sono stati arrestati, e cinque sono stati uccisi negli scontri con le truppe israeliane.

Secondo Netanyahu il rapimento dei giovani israeliani è la conseguenza della riconciliazione tra Fatah e Hamas, avvenuta ad aprile.

L’attentato nel centro di Abuja

Internazionale
26 06 2014

Un attentato nel centro di Abuja, capitale della Nigeria, ha causato almeno 21 morti e 52 feriti il 25 giugno. L’esplosione della bomba, avvenuta vicino a un centro commerciale nel quartiere di Wuse, è stata avvertita a chilometri di distanza. L’attacco è avvenuto mentre molte persone si radunavano per guardare la partita dei Mondiali tra Argentina e Nigeria, scrive Al Jazeera.

È stato arrestato un sospetto, conferma la polizia, ma nessun gruppo ha ancora rivendicato l’attacco. Alcune immagini dell’attentato pubblicate dall’Associated Press.

L’organizzazione terrorista Boko Haram recentemente ha organizzato diversi attentati a Abuja e nel nord della Nigeria. Il 5 giugno 45 persone sono state uccise da uomini armati sospettati di appartenere a Boko haram a Maiduguri, nel nordest del paese. Ad aprile più di 70 persone sono morte nell’esplosione di una bomba nella periferia di Abuja. Boko haram ha rivendicato anche un altro attacco nella capitale, avvenuto a maggio vicino a una stazione degli autobus, che ha ucciso almeno 19 persone.

I rapimenti di Boko haram. Il 24 giugno più di 30 persone sono morte e più di 60 ragazze sono state rapite in una serie di nuovi attacchi del gruppo nel villaggio di Kummabza, nello stato di Borno.

Si tratta del secondo rapimento nel giro di pochi mesi in Nigeria. Il primo era avvenuto il 14 aprile nel villaggio di Chibok, quando le milizie di Boko haram hanno catturato 276 ragazze. Il 23 giugno il governo nigeriano ha confermato che 219 di loro sono ancora tenute prigioniere dai terroristi, mentre 57 sono riuscite a fuggire.

Internazionale
20 06 2014

Le forze di sicurezza albanesi hanno sequestrato e distrutto più di dieci tonnellate di piante di cannabis in una grande operazione in corso da almeno tre giorni nel villaggio meridionale di Lazarat, soprannominato il regno della marijuana.

La polizia ha detto che sono stati necessari circa 800 agenti equipaggiati di giubbetti antiproiettile e appoggiati da mezzi blindati per riportare la maggior parte del villaggio sotto il suo controllo dopo gli scontri a fuoco scoppiati con i coltivatori: nelle violenze sono rimasti feriti un ufficiale e due civili, mentre sono state arrestate una quindicina di persone. Nel corso del raid, molti abitanti hanno cominciato a bruciare le piante di marijuana per distruggerle prima dell’arrivo della polizia.

Nel villaggio, che si trova a circa 230 chilometri da Tirana, si producono 900 tonnellate di cannabis all’anno per un valore di 4,5 miliardi di euro, pari a quasi la metà del prodotto interno lordo dell’Albania.

Il ministro dell’interno Saimir Tahiri ha dichiarato che l’operazione continuerà fino a quando “ogni centimetro quadrato di Lazarat sarà sotto il controllo dello stato”. Ma il blitz ha un valore soprattutto simbolico nel quadro della campagna del nuovo governo socialista che punta a debellare l’economia legata alla marijuana per poter entrare nell’Unione europea.

Il Lussemburgo autorizza i matrimoni omosessuali

Internazionale
19 06 2014

Il Lussemburgo ha adottato il 18 giugno una legge che autorizza il matrimonio e l’adozione per le coppie omosessuali.

Il disegno di legge, secondo cui “due persone di sesso diverso o dello stesso sesso possono sposarsi,” è stato votato dai membri della camera dei deputati con una larga maggioranza: 56 voti a favore e quattro contrari. La legge permette alle coppie anche di adottare bambini, che era uno dei punti più controversi del testo.

I primi matrimoni omosessuali dovrebbero essere celebrati all’inizio del 2015, visto che la legge entrerà in vigore tra sei mesi.

“Il Lussemburgo diventerà più inclusivo ed equo”, ha dichiarato il ministro della giustizia Felix Braz. “La società lussemburghese è pronto a fare il salto”, ha detto il leader socialista Alex Bodry.

Il Lussemburgo, che nel 2004 aveva riconosciuto il diritto alle unioni civili per le coppie dello stesso sesso, è l’undicesimo paese europeo a riconoscere il matrimonio per tutti, dopo i Paesi Bassi (2001), Belgio (2003 ), Spagna (2005), Svezia e Norvegia (2009), Portogallo e Islanda (2010), Danimarca (2012), Francia e Regno Unito (2013).

Ancora attacchi di Boko haram

Internazionale
06 06 2014

Quarantacinque persone sono state uccise da uomini armati sospettati di appartenere a Boko haram alla periferia di Maiduguri, nel nordest della Nigeria. L’attacco, che ha avuto luogo la sera del 5 giugno nello stato di Borno, roccaforte del gruppo terroristico, aveva come obiettivo una folla di persone radunate per l’arrivo di un gruppo di predicatori.

Mallam Bunu, che è sopravvissuto all’attacco, ha raccontato: “Sono arrivati dicendo di essere venuti per fare un sermone, e quando quasi tutti gli abitanti del villaggio si erano radunati un gruppo di ribelli è saltato fuori dal nulla e ha aperto il fuoco sulla folla. Poi tutti sono scappati per mettersi in salvo”. Un altro sopravvissuto, Kallamu Bukar, ha confermato che gli individui erano travestiti da predicatori e ha aggiunto che gli uomini armati hanno anche dato fuoco a diverse case e negozi.

I predicatori itineranti sono comuni nel nord della Nigeria, a maggioranza musulmana, e i falsi religiosi avrebbero usato questo espediente per radunare più gente possibile.

Boko haram, che ha lanciato la sua rivolta nel 2009, sta moltiplicando gli attacchi, in particolare nel nordest del paese. L’ultima notizia di un massacro era arrivata poche ore prima dell’attentato a Maiduguri: un attacco contro quattro villaggi, sempre nello stato di Borno, avrebbe fatto centinaia di vittime. La notizia, che è ancora da confermare, ha tardato ad arrivare perché le linee telefoniche erano state interrotte. Dall’inizio dell’anno i terroristi di Boko haram hanno ucciso più di duemila persone.

L'Italia è ancora un paese per vecchi

Internazionale
05 06 2014

Italy is still a country for old men
Tom Kington, The Guardian, Regno Unito
Nonostante le promesse del governo sulla riforma del mercato del lavoro, la disoccupazione giovanile in Italia è salita al 46 per cento e nove su dieci nuovi impieghi sono a tempo determinato. Il mercato del lavoro italiano è diventato così ostile ai giovani che neanche il vecchio sistema delle raccomandazioni funziona più e i genitori tradizionalmente possessivi sono costretti a spingere i figli a emigrare. Il risultato è che il tasso di natalità continua a calare e il paese è ancora dominato dalla generazione dei sessantenni, come dimostra il fatto che in televisione si vedono ancora gli stessi cantanti e presentatori degli anni sessanta.

Italy business lobby warns on industry decline
Reuters, Regno Unito

Italien ist auf der Suche nach Inflation
Tobias Piller, Frankfurter Allgemeine Zeitung, Germania
In Italia molti temono il calo dei prezzi provocato dalla crisi e chiedono alla Bce di lasciar salire l’inflazione come “lubrificante della crescita”. Ma per anni i consumatori italiani sono stati gravati da un’inflazione tra le più alte in Europa, a causa di un sistema di favoritismi che ha protetto dalla concorrenza i rivenditori inefficienti legati alle clientele politiche.

Como Italia
Josep Colomer, El País, Spagna
Il nuovo re di Spagna dovrebbe prendere esempio dal presidente italiano Giorgio Napolitano, che è andato oltre il suo ruolo cerimoniale per patrocinare una transizione che ha permesso di superare un’impasse politica simile a quella che affligge il sistema spagnolo.

Bruxelles aboie, mais la caravane Renzi passe
Dominique Dunglas, Le Point, Francia

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