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IL SOLE 24 ORE

26 07 2012

Media e violenza sulle donne, Fornero: «inflessibili sull’uso di immagini offensive»

Per Elsa Fornero, ministro del welfare ed una delle tre componenti femminili del governo, «su temi come quello della violenza sulle donne non credo all’azione dirompente, servono passi costanti e continui», anche sul fronte culturale. Per esempio, «occorre lavorare sull’utilizzo dell’immagine femminile nella pubblicità», tema delicato ma su cui non si può far finta di nulla: «bisogna essere inflessibili rispetto a certe immagini offensive».

Tavolo tecnico e risoluzione Ue
Alla commissione Affari sociali della Camera, che l’ha sentita oggi per fare il punto sulle politiche ministeriali sul contrasto delle violenze femminili, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali (con delega alle Pari opportunità), ha ricordato come oggi «la comunicazione commerciale usa spesso corpo della donna trattandola come mero oggetto del desiderio maschile», citando una risoluzione del Parlamento europeo del 2008 che sollecita i paesi europei «a intensificare gli sforzi per il rispetto della dignità umana nella pubblicità». Da parte sua, il ministero «sta progettando un tavolo tecnico per elaborare un codice di autoregolamentazione per il rispetto dell’immagine femminile nei media».

Aiuti ai Centri antiviolenza
Nel suo intervento, il ministro ha fatto anche un bilancio aggiornato delle azioni messe in campo dal dicastero per le Pari opportunità nel contrasto alla violenza sulle donne, dal primo Piano nazionale al sostegno ai centri antiviolenza e alle case rifugio per le vittime. In particolare, Fornero ha citato i tre avvisi pubblici: per costruire e potenziare le reti antiviolenza locali (3 milioni di euro); un secondo (10 milioni di euro) per finanziare direttamente ai centri antiviolenza e il numero verde 1522, che finora ha dato assistenza a 80mila vittime, il 10% delle quali straniere; il terzo bando da 1,7 milioni di euro per la formazione degli operatori dei centri, delle forze dell’ordine e degli avvocati. Prossima poi l’istituzione di corsi di formazione per medici, infermieri, operatori socio-sanitari, volontari e l’istituzione di un registro nazionale delle associazioni che assistono le vittime.

Fornero: «cambiare il nostro modo di pensare»
Sulle politiche antiviolenza, ha aggiunto Fornero, «si tratta di non perdere di vista l’obiettivo, che è quello di affermare i diritti delle persone, uomini o donne che siano». Occorre, ha concluso, «che l’attenzione non venga meno, che non ci sia tolleranza né ammiccamento, che cambi il nostro modo di pensare».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-25/media-violenza-donne-fornero-163043.shtml?uuid=AbNCxcDG

LE DONNE IN POLITICA

LE DONNE IN POLITICA

In merito alla rappresentanza politica e alla partecipazione alla politica delle donne l'Istat in convenzione con la commissione Pari Opportunità nel 2006 ha presentato un'indagine sulla “partecipazione politica e sull'astensionismo con un approccio di genere”. I temi su cui si è svolta la ricerca sono molteplici, tra questi la presenza femminile in parlamento (in Italia e in Europa) e il grado di informazione della popolazione in merito.

 

Emerge la bassa presenza di donne nei luoghi decisionali della politica nel nostro paese.

A confronto con gli altri paesi europei (e tenendo conto nella comparazione della presenza di una camera o di due rami parlamentari nei diversi paesi), la differenza in base al genere nella rappresentanza elettiva nel nostro paese è decisamente evidente. L’Italia è all'ultimo posto in questa graduatoria, sia per il numero di deputate che di senatrici . “Le donne presenti nel Parlamento italiano, inoltre, sono poche da sempre”. La quota di donne nel 2001 è appena l’11,5% alla Camera e l’8,1% al Senato.

Si registra, inoltre, il dato fornito da uno studio del Dipartimento delle Pari opportunità relativo al diminuire della rappresentanza femminile con l'aumentare dell’importanza dell’Istituzione da rappresentare o dell’organizzazione da dirigere.

 

Tavola 1.1 – Graduatoria della presenza delle donne nei parlamenti dei distinti Paesi europei¹

 

PAESE

CAMERA

SENATO²

 

 

eletti

donne

%

eletti

donne

%

Svezia

349

158

45,3%

-

-

-

Danimarca

179

68

38%

-

-

-

Finalandia

200

75

37,5%

-

-

-

Olanda e P.B.

150

55

36,7%

75

20

26,7%

Spagna

350

126

36%

251

61

24,3%

Belgio

150

53

35,3%

71

22

31,0%

Austria

183

62

33,9%

62

13

21,0%

Germania

603

194

32,2%

69

17

24,6%

Portogallo

230

44

19,1%

-

-

-

Regno Unito

659

118

17,1%

713

117

16,4%

Lussemburgo

60

10

16,7%

-

-

-

Irlanda

166

22

13,3%

60

10

16,7%

Grecia

300

39

13%

-

-

-

Francia

574

70

12,2%

321

35

10,9%

Italia (XIV Legislatura)

616

71

11,5%

321

26

8,1%

 

¹) I dati si riferiscono ai seggi attualmente occupati nei rispettivi parlamenti.

²) I Paesi che non presentano i dati relativi al Senato sono a sistema unicamerale.

 

La presenza delle donne in Parlamento è poco conosciuta e sopravvalutata.

Un’altra dimensione indagata riguarda il grado di conoscenza della scarsa presenza di donne in Parlamento tra la popolazione. La scarsa presenza femminile risulta poco nota, solo il 26% risponde correttamente. E’ interessante sottolineare che è maggiore la percentuale di persone che sovrastima la presenza di donne in Parlamento rispetto a quella che la sottostima (46,6% contro 15,5%).

Si può concludere dunque che la popolazione non è al corrente e non è cosciente del problema della scarsa presenza femminile in Parlamento.

 

Nella attuale legislatura la situazione è migliorata di pochi punti percentuali.

I primi dati elaborati dall'Osservatorio di Genere di Arcidonna* rilevano che le elette a Montecitorio (Camera dei deputati) passano dal 17,3% della precedente legislatura al 21,1% ( ovvero da 109 a 133 presenze) , mentre a Palazzo Madama (Senato) dal 14% al 18,3% cioè da 45 a 59 presenze). Una crescita esigua.

 

Camera

Senato

 

eletti

donne

%

eletti

donne

%

Italia (XIV Legislatura)

616

71

11,5%

321

26

8,1%

Italia (XV Legislatura)*

 

109

17,3%

 

45

14%

Italia (XVI Legislatura)*

 

134

21,27%

 

59

18,3%

*fonte: http://www.arcidonna.org/index.php/home/news/1133.html#top

Fonti:

ricerca istat 2006:

 

Aggiornamento ultime elezioni:

 

Altro:

Legislature della Repubblica Italiana: http://it.wikipedia.org/wiki/Legislature_della_Repubblica_Italiana

 

Donne, Economia e Lavoro


SALARI BLOCCATI NEI SETTORI DOVE LAVORANO PIÙ DONNE


Da un’anticipazione di un’indagine Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) pubblicata dal Sole 24 Ore, emerge una “mappatura dell'occupazione femminile” che evidenzia la differenza di salario tra uomini e donne nelle varie categorie professionali. Le donne vengono retribuite meno degli uomini da un minimo del 5,5%  nel settore delle costruzioni (dove l'occupazione delle donne si ferma al 7,6%), ad un massimo del 25,9% nel settore definito “immobili, informatica, ricerca” (occupazione femminile: 42,1%). L'occupazione femminile risulta maggiore (70% di lavoratrici nella categoria definita “istruzione, sanità, assistenza sociale”) dove il differenziale di retribuzione  in favore degli uomini è stimato al 20,7% . Unica eccezione il settore dell'energia (le donne +5,8% in “busta-paga”) nel quale si descrive la minor presenza femminile (6,1%) ma con qualifiche medio-alte.

Da Il “Sole 24 ore”, 4 febbraio 2009 (di Carmine Fotina e Serena Uccello)

Tra il settore economico più egualitario e quello con la più netta disparità salariale corrono la bellezza di 20 punti percentuali.
La mappa delle differenze di retribuzione tra uomini e donne somiglia a un puzzle con pezzi di ogni dimensione: più piccoli quelli in cui la percentuale di donne occupate è estremamente bassa; molto più grandi quelli in cui la presenza femminile è ampia e inizia anche a distribuirsi lungo la scala delle qualifiche professionali.

Emblematico il caso delle costruzioni dove - secondo un'indagine dell'Isfol in corso di pubblicazione - le donne rappresentano solo il 7,6% degli occupati e il differenziale si ferma al 5,5%: salario orario medio di 7,3 euro per gli uomini e di 6,9 euro per le donne.
All'estremo opposto della graduatoria, con una differenza del 25,9%, si piazza un comparto eterogeneo nel quale l'Isfol riunisce attività immobiliare, noleggio, informatica, ricerca. Divari molti ampi sono visibili anche in un altro settore a forte presenza femminile ( 70%) quale l'Istruzione-sanità e assistenza sociale (20,7%, con salari che vanno da 12,4 a 9,8 euro).

Discorso simile si può fare per le attività finanziarie (20,5%, retribuzioni orarie da 10,9 a 8,7 euro) e le industrie della trasformazione (18,3%, da 7,8 a 6,4 euro). A metà del guado ci sono il commercio (percentuale femminile di occupati al 43% e differenziale salariale al 10,5%, da 7,2 a 6,4 euro) e i trasporti e comunicazioni (le donne sono il 17,5% degli occupati e il divario si ferma all'8,9% con una forbice compresa tra 8,7 e 8 euro).

In questa mappa variegata spicca però un solo segno meno: nell'industria dell'energia il salario medio orario delle donne è pari a 9,5 euro, il 5,8% in più rispetto alla retribuzione degli uomini.
«Non bisogna lasciarsi ingannare - commenta Emiliano Rustichelli, ricercatore dell'Isfol - perché la percentuale di donne occupate è particolarmente bassa, ma concentrata nelle qualifiche medio alte. Questo porta a un ribaltamento che non si verifica in nessun altro settore».

«Dall'analisi del salario medio per tipo di professione, invece, emerge un altro dato interessante - aggiunge Rustichelli -: il differenziale balza nel caso di professioni non qualificate (17,3%, da 6,7 a 5,6 euro), a dimostrazione che nella parte bassa della distribuzione dei reddito da lavoro le barriere alle donne sono particolarmente alte e chi entra con bassa remunerazione difficilmente risale posizioni. Questo produce un effetto di scoraggiamento rispetto a chi è chiamata scegliere tra restare a casae affacciarsi al lavoro con un salario molto basso ».

Esattamente come accade per i settori, la forbice salariale tra uomini e donne attraversa i profili professionali riservando, soprattutto per quelli più alti, qualche novità. Secondo infatti Unioncamere, che ha messo a confronto 1.134 profili professionali, se, nel 2007, le retribuzioni medie per gli uomini sono state pari a oltre 28mila euro quelle delle donne si sono attestate sui 24.100 euro, con uno scarto a favore degli uomini del 16% (era 16,5% nel 2003). A determinare queste differenze, secondo gli analisti di Unioncamere, nessuna discriminazione di genere. «Indagando la struttura dell'occupazione emerge come i differenziali " di genere" dipendono prevalentemente dalla diversa distribuzione strutturale di uomini e donne per professione svolta, settore di lavoro, dimensione delle imprese, età, titolo di studio. Se l'occupazione femminile si distribuisse allo stesso identico modo di quella maschile il differenziale retributivo si ridurrebbe, infatti, dal 16 a 3,5 per cento. In altri termini, le differenze tra i generi sono in larga parte dovute al fatto che le donne svolgono ancora prevalentemente professioni in assoluto mediamente meno retribuite. Segno che per loro è ancora difficile accedere a professioni per cui la retribuzione è più elevata (e dove la concentrazione di dipendenti uomini è preponderante)». La conferma è data dal fatto che proprio per le figure dirigenziali, quando cioè riescono a raggiungere posizioni di prestigio, le donne restano dietro agli uomini per 3,3 punti percentuali. La vera sorpresa però arriva da un altro dato: sul totale di questi profili nel 36% dei casi le buste paghe al femminile superano quelle degli uomini. Accade ad esempio "ai responsabili" o piuttosto "alle responsabili" di piccole aziende che guadagnano una media di 91.600 euro annui, il 7,8 per cento in più degli uomini.
Il Sole 24 Ore
3 Agosto 2012

Squarci di verità undici anni dopo. Una verità terribile, ancor di più perché proveniente dai ricordi e dalle testimonianze di uno degli indubbi protagonisti di quella triste e oscura pagina di storia: la macelleria messicana della Diaz durante il G8 di Genova.

L'infanzia uccisa dai giocattoli

di Walter Benjamin, Il Sole 24 Ore
16 settembre 2012

Scervellarsi pedantescamente per realizzare prodotti – siano essi immagini, giocattoli o libri – adatti ai bambini è folle. Fin dall'Illuminismo questa è una delle fissazioni più ammuffite dei pedagoghi. Totalmente infatuati per la psicologia, non si accorgono che il mondo è pieno di cose che sono oggetto di interesse e di cimento per i bambini; e si tratta delle più azzeccate.

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