IL SOLE 24 ORE

PARITA', LE CONSIGLIERE A TUTTO CAMPO

Il Sole 24 Ore
07 02 2011


Aldo Monea

Le consigliere (e i consiglieri) di parità non svolgono le proprie attività solo a favore delle dipendenti, ma anche dei lavoratori maschi, dei datori di lavoro e delle loro aziende. È quanto si ricava dalle norme vigenti e dalle prassi.
Numerosi, ancora, i luoghi comuni su questa figura e, in particolare, sui destinatari della sua azione, su chi possa essere titolare del ruolo e sui suoi compiti. Buona parte di datori e molti dipendenti, specie maschi, credono che la funzione pubblica possa essere svolta solo da donne, che miri a tutelare solo persone di genere femminile e sia diretta, esclusivamente, a censurare comportamenti datoriali discriminatori.
Queste e altre errate opinioni derivano in gran parte da un'insufficiente conoscenza delle norme relative al consigliere/a, vale a dire, principalmente, di quanto contenuto nel Codice delle pari opportunità (Dlgs n. 198/2006), che sostituendo l'originaria legge in materia (Dlgs n. 196/2000), individua non solo mandato, compiti e altre caratteristiche del soggetto, ma anche le principali "discriminazioni" sul lavoro che deve contrastare nonché gli ambiti di promozione di "lavoro positivo" che può favorire. Anche dal settore pubblico arriva un'evoluzione interessante: tramite i comitati interni alle specifiche organizzazioni, la consigliera favorisce il rispetto delle pari opportunità e persegue il benessere organizzativo sul lavoro.
Il ruolo può essere ricoperto, indifferentemente, da uomini o donne (articolo 12 del Dlgs n. 198/2006) anche se finora sono state nominate, principalmente se non esclusivamente, solo donne.
Le/i consigliere/i fanno parte di una capillare organizzazione strutturata su tre livelli territoriali (nazionale, regionale e provinciale) e sono tali per nomina dal ministro del Lavoro di concerto con quello delle Pari opportunità; quelle regionali e provinciali, invece, su designazione da parte delle Regioni e delle Province. La funzione è svolta per quattro anni, rinnovabili, al massimo, per due volte.
La figura del/la consigliere/a, per legge, tutela ogni persona, e, di conseguenza, può rilevare trattamenti discriminatori di donne rispetto ad altre donne o anche «disparità di trattamento» ai danni di uomini (articolo 25). Principali profili della sua "mission" istituzionale negli ambienti di lavoro sono il rispetto del principio di non discriminazione e il promuovere le pari opportunità sul lavoro (articolo 15).

Ma c'è un ulteriore profilo normativo, sconosciuto a molti datori di piccole e medie aziende. Il/la consigliere/a, infatti, può offrire un significativo contributo a queste realtà, che, avendo minori risorse umane e finanziarie, possono investire poco su queste tematiche: la sua "mission" istituzionale, come si ricava dall'articolo 15, comprende anche la formazione e la promozione di azioni di cambiamento organizzativo che favoriscano un ambiente di lavoro più "positivo".
È, pertanto, evidente non solo il ruolo giuridico della figura ma anche il contributo alla realizzazione di profili di eguaglianza sostanziale sul lavoro e di rispetto della dignità personale espressi nella Costituzione (articolo 3) e rimarcati, a livello europeo, da Direttive quali la 2006/54/CE. Un'opera che ha un potenziale di rilevante utilità anche per molte piccole aziende.

In sintesi
01 | LE NORME
8 Decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità tra uomo
e donna, a norma dell'articolo 6
della legge 28 novembre 2005, n. 246)
8 Direttiva europea 2006/54/Ce del Parlamento europeo e del consiglio del 5 luglio 2006 (riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego)
02 | GLI OBIETTIVI
8 Rilevazione di discriminazioni (articolo 15, comma 1, lettera a
8 Promuovere le pari opportunità (articolo 15)
03 | L'AZIONE INNOVATIVA
Ad esempio:
8 Progetti di azioni positive (articolo 42)
8 Informazione (articolo 15, comma 1, lettera g)
8 Formazione (articolo 15, comma 1, lettera g)
8 Favorire lo scambio di buone prassi (articolo 15, comma 1, lettera g)
il sole 24 ore
2 2 2011

Nel crescendo di proteste contro Berlusconi, il lancio di mutandine ad Arcore attira in particolare l’attenzione del Telegraph. Il quotidiano britannico sottolinea la reazione di rigetto delle donne italiane, con iniziative come il lancio di mutandine alla villa del premier, in programma per domenica 6 febbraio, «per protestare contro il suo atteggiamento verso le donne e il suo coinvolgimento in un giro di prostituzione».
L’idea di gettargli addosso la lingerie, proposta da Arianna Ciccone e dal gruppo internet Valigia Blu, ricorda il lancio di monetine contro Bettino Craxi ed è una forma di protesta contro quella che il Telegraph chiama «evidente ossessione» di Berlusconi per le «showgirl poco vestite». Altre manifestazioni in giro per l’Italia chiederanno le dimissioni del primo ministro, accusato di avere pagato donne per fare sesso alle sue feste “bunga bunga”.
Centinaia di donne – prosegue il quotidiano - hanno inviato messaggi e foto alla campagna online organizzata da La Repubblica. Alla dimostrazione organizzata a Milano, sabato, da Libertà e Giustizia parteciperanno Umberto Eco e – fa sapere il Telegraph - Paul Ginsborg, storico inglese che insegna all’Università di Firenze. Il gruppo dice di avere raccolto 100mila firme per chiedere che Berlusconi si dimetta “immediatamente”. Un’altra protesta si terrà a Firenze, sempre sabato, con lo slogan “L’Italia non è un bordello”. E una mobilitazione nazionale delle donne è in programma per domenica 13 febbraio.
Le accuse “più dannose” contro Berlusconi – ricorda il Telegraph - sono di avere pagato per i favori sessuali di una prostituta minorenne e di avere poi “fatto pressione” sulla polizia di Milano per farla rilasciare dopo che era stata arrestata per furto.
Il Nouvel Observateur mette in risalto la vicenda di Sara Giudice, consigliera di zona del Pdl a Milano: “Una donna che ha denunciato le scappatelle di Berlusconi espulsa dal partito”.
«Il suo combattimento non è solitario: a Milano e a Firenze delle donne hanno manifestato questo week-end, sbandierando cartelli con la scritta “L’Italia non è un bordello"», si legge nella notizia Reuters ripresa dal sito internet del Nouvel Obs. La Giudice viene presentata come “la sola donna” del Pdl che ha osato denunciare le “relazioni ambigue” del presidente del Consiglio con ragazze minorenni. «Mentre i pezzi grossi del suo partito si sono sforzati di difendere il premier dalle accuse della procura di Milano», lei non solo ha denunciato i gusti per le starlette del premier, ma ha anche lanciato una petizione reclamando le dimissioni di Nicole Minetti.
Continuano intanto a girare sui siti web della stampa estera le notizie dell’indagine. “La magistratura scopre un conto segreto di Berlusconi per pagare feste con prostitute”, titola tra gli altri lo spagnolo Abc.es.
Graffiante Laura Barton sul Guardian, che in una breve nota intitolata «Le ambizioni di Berlusconi per sua figlia» prende di mira Marina Berlusconi. L’autrice si dice sorpresa di avere saputo che il primo ministro italiano, coinvolto in uno scandalo di prostitute minorenni e feste con droga e sesso, spera di farsi succedere in politica dalla figlia Marina, presidente di Fininvest. La Barton dà pochissimo peso al fatto che Forbes la metta al 48° posto nella classifica delle donne più potenti del mondo. E si domanda se la figlia conti di prendere il testimone del padre «salterellando con teenager da nightclub e assumendo giovani escort per andare a sontuose feste».

SPUNTA UN'ALTRA MINORENNE AD ARCORE

il sole 24 ore
27 1 2011

nuove carte della procura su Berlusconi


Una seconda minorenne partecipava alle feste di Arcore. Lo attestano le nuove carte trasmesse dalla procura di Milano alla Giunta per le autorizzazioni della Camera. Si tratta di I. B., nata nel dicembre 1991, la cui presenza nelle residenze di Berlusconi è stata accertata il 22 novembre 2009. E si trattava di una ragazza che risulta agli inquirenti notoriamente come una prostituta. La presenza di I. B. sarebbe stata registrata il 21 ?novembre 2009 nella cella telefonica di Porto Rotondo. Il 31 dicembre, sempre 2009, invece era ad Arcore. Nelle 227 pagine inviate dalla procura di Milano a Montecitorio, i procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Pietro Forno e il pm Antonio Sangermano hanno indicato nuovi elementi probatori raccolti anche in seguito ad una serie di perquisizioni a casa di una decina di ragazze ospiti in passato a villa San Martino – sette delle quali vivono nel residence di via Olgettina – e nell'appartamento e negli uffici di Nicole Minetti.
Nelle case delle ragazze verbali mai consegnati in procura ?Nelle carte ci sono addirittura verbali con dichiarazioni di Barbara Guerra mai consegnati ufficialmente alla procura di Milano, trovati nel corso delle perquisizioni a casa di Maria Esther Garcia Polanco e già firmati dagli avvocati del premier. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati anche i verbali di altre ragazze. Tutti mai consegnati ufficialmente alla Procura di Milano. Chi ha letto il faldone riferisce che acasa di Marysthell Garcia Polanco sarebbero stati trovati i verbali degli interrogatori allegati alla memoria difensiva inviata alla Camera dai legali di Silvio Berlusconi, già firmati dall'avvocato Piero Longo ma non dalla ragazza. «La prima ipotesi che viene in mente - spiega un esponente dell'opposizione - è che in realtà in tutta questa vicenda si potrebbe cominciare parlare anche di "subornazione di testimoni", più banalmente di intralcio alla giustizia...».

il sole 24 ore
26 1 2011


di Nicol Degli Innocenti
Scandalo nel giornalismo sportivo britannico: Andy Gray, la voce del calcio di Sky Sports, forse il piú noto commentatore di football inglese, é stato licenziato in tronco per il suo comportamento "inaccettabile e offensivo" verso le donne.
Gray, che guadagna 1,7 milioni di sterline all'anno, era stato inizialmente sospeso da Sky in seguito alla pubblicazione di una conversazione registrata tra lui e il suo collega Richard Keys in cui i due facevano commenti discriminatori su una donna guardalinee e sulla vice-presidente della squadra West Ham, sostenendo che in quanto donne sono incapaci e non possono capire nulla di calcio. Sky ha poi deciso di passare dalla sospensione al licenziamento immediato in seguito a nuove rivelazioni sul comportamento di Gray, in particolare un video apparso su You Tube in cui prima di andare in onda il giornalista molesta verbalmente la collega presentatrice chiedendole di infilare le mani nei suoi pantaloni. Adesso sono usciti anche altri filmati e registrazioni di commenti volgari fatti da Keys, che è stato sospeso dall'incarico ma potrebbe essere licenziato.
Gray, che ha un contratto fino al 2013 e si aspettava di essere ammonito ma non licenziato, sta consultando i suoi legali e minaccia di fare causa a Sky. Diverse giornaliste e impiegate di Sky Sports hanno (anonimamente) dichiarato nelle ultime ore che il canale televisivo ha tollerato per anni una «cultura di sessismo e bullismo» e «un'atmosfera da club per soli uomini». Secondo alcuni Sky ha ora usato il pugno di ferro perché non vuole pubblicitá negativa in un momento cruciale in cui il fondatore di News Corp, Rupert Murdoch, è a Londra per negoziare con il Governo per riuscire ad acquisire il controllo totale di BSkyB. Murdoch ha rinunciato ad andare al summit di Davos per condurre personalmente le trattative.
Murdoch, secondo fonti a lui vicine, è giá "furibondo" per lo scandalo delle intercettazioni illegali fatte da giornalisti di giornali del gruppo News Corp come News of the World. A complicare la vicenda del licenziamento di Gray è il fatto che il giornalista sportivo ha fatto causa a News of the World – quindi di fatto al suo datore di lavoro - accusando il giornale di avere intercettato il suo cellulare alla ricerca di scoop sul calcio. Qualunque siano gli sviluppi della vicenda, la speranza di Sky che possa sparire dalle prime pagine dei giornali sembra destinata a essere delusa.

PRIORITA' ALLE MISURE PER CREARE OCCUPAZIONE

Il Sole 24 Ore
17 01 2011



Congedi parentali, adozioni, fecondazione assistita, asili e scuole, violenza sulle donne, stereotipi. Le 15 proposte nate dal progetto Sorelle d'Italia toccano tutte le sfumature della questione femminile.

Più occupazione rosa

Al primo posto tutte le iniziative per l'incremento dell'occupazione femminile, ferma in Italia al 46,4 per cento. A partire dalla proposta di una tassazione vantaggiosa per le imprese che decidono di assumere donne e l'introduzione di un criterio di valutazione che premi nell'aggiudicazione degli appalti e nei finanziamenti le aziende che mettono in atto buone pratiche.
Un no convinto, poi, al quoziente familiare, che può scoraggiare il lavoro femminile, mentre sarebbero necessarie detrazioni maggiori per famiglie in cui entrambi i coniugi lavorano o per le spese di cura di bambini e di anziani. Inoltre si propone di introdurre misure di flessibilità positiva (part-time, telelavoro e flessibilità oraria).
Si propongono, infine, contributi figurativi di 24 mesi per il primo e di 12 mesi per il secondo figlio in sostituzione dell'anticipo della pensione per le donne; integrazioni contributive per i periodi di lavoro part time per ragioni di cura e la possibilità di anticipare la pensione, sia per gli uomini sia per le donne, in caso di cura di anziani.
Paternità e maternità
Il 55% delle donne sotto i 30 anni non può usufruire delle tutele della maternità previste dalla legge, perché non ha un contratto che la protegga. La proposta è di un'indennità di maternità per 5 mesi anche per le lavoratrici autonome, stabili o precarie, e per quante sono in cerca di lavoro. Per promuovere una maggiore condivisione dei carichi di lavoro di cura in famiglia si propongono congedi di paternità esclusivi e obbligatori (2-6 settimane) dalla nascita fino al primo anno.
Sempre in quest'ambito il progetto propone deduzioni fiscali o incentivi alle aziende che sponsorizzano la nascita di asili nido e l'allargamento dei programmi di tempo pieno e l'utilizzo delle scuole per attività con i bambini anche durante le vacanze.

PIU' APPEAL IN BORSA SE LA CLIENTELA E' FEMMINILE

Il Sole 24 Ore
10 01 2011


«Siamo lunghi sulle donne». Neil Dutta e Ethan S.Harris di Bank of America-Merrill Lynch, nel loro report dal titolo provocatorio «Chi porta i pantaloni», usano una metafora da sala di trading per indicare le stime positive sui consumi al femminile. Dalla crisi economica si sta uscendo lentamente ma le prime a vedere un miglioramento dei loro guadagni saranno proprio le donne e a beneficiarne saranno naturalmente le società che le annoverano fra i propri clienti. «Le donne - scrivono i due analisti - hanno un livello di educazione superiore, vivono più spesso per conto proprio, hanno migliori opportunità di lavoro e beneficeranno di un potenziale di guadagni maggiore rispetto agli uomini». Proprio per questo il consiglio per gli investitori è di andare alla ricerca delle società di consumo che si rivolgono alle donne.
D'altra parte il trend si sta consolidando a livello economico negli Usa e chi investe in Borsa non lo può più ignorare. Da qualche tempo il termine breadwinner, chi porta a casa la "pagnotta", si sta connotando sempre di più al femminile. In particolare negli Stati Uniti una donna su cinque guadagna più del proprio partner (22%), contro il più esiguo 4% del 1970. Negli ultimi quarant'anni, infatti, si è in parte colmato anche il gap salariale: i loro stipendi sono cresciuti del 44% a fronte di un 6% di incremento delle retribuzioni maschili, secondo i dati Pew Research Center. Per gli economisti di Bofa, inoltre, la crisi economica ha penalizzato più gli uomini che le donne nel mondo del lavoro. Senza contare che queste ultime influenzano circa l'80% degli acquisti.
I titoli consigliati, quindi, sono quelli più "prettamente femminili": l'abbigliamento Ann Taylor, l'abbigliamento sportivo di Lululemon, la grande distribuzione di Target e le scarpe di Dsw. Si tratta di azioni che hanno già realizzato una buona corsa durante il 2010: Lululemon ha più che raddoppiato la sua capitalizzazione dai minimi di fine agosto e viaggia ora a 67,5 dollari per azione; Target ha chiuso il 2010 con un saldo positivo di oltre il 10 per cento a quasi 55 dollari; Dsw dai minimi del luglio scorso ha visto un rialzo di quasi il 40 per cento e vale 35,8 dollari ad azione; infine il titolo di Ann Taylor ha raddoppiato il suo valore dai minimi di gennaio e quota 23 dollari.

Il mercato è tanto interessante, che oltre alle società citate nel report altre stanno cercando di conquistare fette di mercato femminile. A cominciare da dal marchio di abbigliamento sportivo Under Amour, che ha chiuso il terzo trimestre dell'anno con utile netto e ricavi in crescita del 22 per cento. A detta dell'amministratore delegato Kevin Plan nel corso del 2010 le vendite alla clientela femminile hanno superato quelle agli uomini. Nello stesso settore opera Vf Corp, che ha chiuso il penultimo trimestre del 2010 con utili per azione a livello record a fronte di ricavi in incremento del 7 per cento. Tanto che la società ha rivisto al rialzo le stime per l'esercizio e il titolo ha guadagnato il 10% nel 2010.
In Europa si sta avvantaggiando del trend l'iberica Inditex, che produce i marchi Zara, Massimo Dutti, Oysho e Bershka. Il titolo a Madrid ha guadagnato oltre il 20% nell'ultimo anno di contrattazione. Nei soli primi nove mesi dell'anno il gruppo ha aperto 300 nuovi negozi portando il numero complessivo di punti vendita a quota 4.907 in 77 paesi al mondo. Nello stesso periodo le vendite sono cresciute del 14%, mentre l'utile netto è salito del 44% a 1,179 miliardi di euro. Dal Nord Europa arriva, invece, l'espansione di H&M. Il gruppo svedese, che conta 2.078 punti vendita al mondo, ha registrato nei primi nove mesi del 2010 vendite in aumento del 14%, con un trend che è andato migliorando negli ultimi mesi dello scorso anno. Il titolo, quotato alla Borsa di Stoccolma, ha registrato una performance del 10% lo scorso anno.

Altro settore, ma risultati comunque positivi, per la francese L'Oreal. Nel terzo trimestre dell'anno il gruppo ha battuto le stime degli analisti con ricavi in progresso del 14,6% a 4,85 miliardi grazie all'incremento della domanda nei paesi emergenti. In Italia ha avuto un esercizio positivo Coin, che nei primi nove mesi ha registrato vendite in rialzo del 38,8%, grazie anche all'acquisizione di Upim.
In Europa, però, l'analisi è differente da paese a paese. Se in Uk è in continuo aumento il numero delle donne facoltose e, più in generale, il gap salariale si sta riducendo, in Italia gli ultimi dati Istat indicano una disoccupazione femminile in crescita al 10 per cento. Più difficile, quindi, ipotizzare una crescita delle vendite alle donne.

IL GOVERNO DETTA LE LINEE GUIDA SULL'ABORTO

il sole 24 ore
4 01 2011


Abbassare in tutta Italia l'asticella per l'aborto terapeutico a 22 settimane di gestazione. Dopo la recente bocciatura del Tar alla delibera approvata due anni fa dalla Lombardia che andava proprio in questa direzione sarà il ministero della Salute a provare a fare chiarezza sul terreno minato della soglia massima temporale consentita per le interruzioni di gravidanza. Ma senza toccare la legge 194.?Lo strumento prescelto sarà quello delle linee guida da far approvare in Conferenza Stato-Regioni. L'atto, però, dovrà incassare l'unanimità dei governatori per diventare vincolante. Cosa, questa, per nulla scontata visto il numero di Regioni governate dal centro-sinistra che potrebbero far naufragare i piani del ministero.?Ad annunciare l'intervento «entro breve» del Governo è stata ieri il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, che ha difeso a spada tratta la delibera del 2008 di Roberto Formigoni. Che per la Roccella applica in pieno «la nostra normativa, evitando esiti drammatici di bambini sopravvissuti all'aborto e magari non soccorsi». «Il limite di ventidue settimane indicato dalla Lombardia per l'aborto – ha spiegato ancora il sottosegretario –, è un criterio largamente condiviso dalla comunità scientifica e applicato dagli operatori sanitari, al di là delle divisioni ideologiche». Da qui l'«urgenza», dopo la bocciatura del Tar ai paletti lombardi, di ricorrere a una «regolazione nazionale» uguale per tutti. Il giudice amministrativo ha infatti contestato, tra le altre cose, il fatto che una materia «tanto sensibile» come l'aborto sia «disciplinata differentemente sul territorio nazionale». Va detto, però, che gli stessi magistrati hanno anche smontato il tentativo di fissare in una delibera «parametri che possono variare – è il ragionamento del Tar – a seconda delle condizioni sempre diverse». Come dire che il «tetto» delle 22 settimane per i giudici del Tar va contro lo spirito della legge 194. ?Dal canto suo Formigoni minimizza invece la bocciatura della sua delibera: «Tutto rimane come prima negli ospedali lombardi – ha spiegato il governatore – perché le pratiche contestate dal Tar sono di puro buon senso e coerenti con le scoperte scientifiche degli ultimi anni». «Tali pratiche – ha aggiunto Formigoni – sono già state adottate spontaneamente da anni dai ginecologi negli ospedali lombardi e continueranno a essere utilizzate». Ancora più deciso è Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, che invita il Parlamento a occuparsi subito della materia, abbassando ancora di più l'asticella temporale per l'aborto «per limitarlo entro e non oltre la ventesima settimana di gravidanza». «Si ha come la sensazione – ha aggiunto Buttiglione – che certe linee culturali trovino sponda in certa magistratura per portare avanti un disegno in favore dell'aborto libero che è in contrasto con le leggi e con la Costituzione».Contro il Governo si schiera invece Livia Turco (Pd) che boccia sia la delibera di Formigoni che il tentativo del ministero della Salute di riproporre «limiti illegittimi» all'aborto con delle linee guida. «La politica a un certo punto si deve fermare lasciando ai medici la facoltà di decidere in scienza e coscienza», aggiunge la Turco che affrontò questo nodo spinoso da ministro della Salute proprio nel 2008. «Allora ci facemmo carico del problema inviando un documento scientifico al Consiglio superiore di Sanità che lo approvò». Quel documento in sostanza invitava i medici a rianimare sempre i neonati fortemente prematuri (22-25esima settimana di vita), per poi valutarne le possibilità di sopravvivenza. Ma evitando le cure intensive inutili. La Turco tentò anche la strada delle linee guida per potenziare la prevenzione degli aborti, ma il solo «no» della Lombardia fece naufragare tutto. Dopo due anni si riapre la partita. Ma a ruoli invertiti.?© RIPRODUZIONE RISERVATA?IL CASO ??Cosa prevede la legge 194?Dopo i primi 90 giorni di gestazione è consentito solo l'«aborto terapeutico», in caso di grave pericolo per la salute donna. Di solito, ma su questo la legge non fissa paletti, l'interruzione avviene entro la 24esima settimana di gestazione.?La delibera della Lombardia?Il 22 gennaio 2008 sono state adottate delle linee guida che fissano il termine ultimo per l'aborto non oltre la 22esima settimana più tre giorni.?La bocciatura del Tar?Nei giorni scorsi il Tar della Lombardia ha dichiarato «illegittime» le linee guide regionali per contrasto con la legge nazionale 194.

il sole 24 ore
21 12 2010


Disoccupazione all'8,7% ad ottobre. I più colpiti sono giovani e donne al sud
Cala il numero di occupati ?Nel terzo trimestre del 2010 l'occupazione (percentuale di lavoratori sul totale della popolazione) è diminuita dello 0,2% (-57mila occupati) sul trimestre precedente. L'Istat precisa che nel periodo il numero di occupati risulta pari a 22.811.000 (-176mila). Il tasso di occupazione risulta in calo al 56,7%.
Il dato trimestrale sulla disoccupazione ?Nel terzo trimestre il tasso di disoccupazione scende all'8,3% (da 8,4% secondo trimestre dato rivisto da 8,5%), primo calo dopo sette trimestri di crescita). Ma il miglioramento è viziato dall'aumento dei cosiddetti inattivi, cioè chi, pur disoccupato non cerca lavoro. Il numero di persone in cerca di occupazione infatti scende a 2.068.000 (-1,7%) nel terzo trimestre. Il tasso di disoccupazione è calcolato dividendo il numero di disoccupati sul totale della forza lavoro. Riducendosi la forza lavoro di cui fanno parte le persone in cerca di occuppazione cala il denominatore e quindi migliora il tasso di disoccupazione.
I giovani i più colpiti dalla crisi del lavoro ?Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) mostra ancora una crescita attestandosi nel terzo trimestre del 2010 al 24,7%. Tra le categorie più colpite dalla crisi ci sono le donne del mezzogiorno dove la disoccupazione tocca quote del 36%.
Continua a peggiorare il mercato del lavoro in Italia. Il tasso di disoccupazione ad ottobre - comunica l'Istat - è cresciuto all'8,7% dall'8,4% di settembre. Si tratta del valore più alto dall'inizio delle serie storiche mensili, ovvero dal gennaio 2004. Il dato è rivisto al rialzo dall'8,6% precedentemente stimato ed è al top da gennaio 2004.
Cala il numero di occupati ?Nel terzo trimestre del 2010 l'occupazione (percentuale di lavoratori sul totale della popolazione) è diminuita dello 0,2% (-57mila occupati) sul trimestre precedente. L'Istat precisa che nel periodo il numero di occupati risulta pari a 22.811.000 (-176mila). Il tasso di occupazione risulta in calo al 56,7%.
Il dato trimestrale sulla disoccupazione ?Nel terzo trimestre il tasso di disoccupazione scende all'8,3% (da 8,4% secondo trimestre dato rivisto da 8,5%), primo calo dopo sette trimestri di crescita). Ma il miglioramento è viziato dall'aumento dei cosiddetti inattivi, cioè chi, pur disoccupato non cerca lavoro. Il numero di persone in cerca di occupazione infatti scende a 2.068.000 (-1,7%) nel terzo trimestre. Il tasso di disoccupazione è calcolato dividendo il numero di disoccupati sul totale della forza lavoro. Riducendosi la forza lavoro di cui fanno parte le persone in cerca di occuppazione cala il denominatore e quindi migliora il tasso di disoccupazione.
I giovani i più colpiti dalla crisi del lavoro ?Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) mostra ancora una crescita attestandosi nel terzo trimestre del 2010 al 24,7%. Tra le categorie più colpite dalla crisi ci sono le donne del mezzogiorno dove la disoccupazione tocca quote del 36%.

il sole 24 ore
21 12 2010

di Franco La Cecia
In una valle remota del Pakistan vive una delle ultime società di discendenti diretti di indo-europei, quegli stessi da cui discendiamo noi. Sono montanari, pastori e agricoltori. In questo periodo celebrano il solstizio d'inverno, quello che noi chiamiamo Natale. È una festa in cui i giovani vengono iniziati alla vita adulta. Sapete come lo fanno? Vanno in giro per i villaggi kalasha (questo è il nome della comunità) e urlano agli adulti e agli anziani: «Gente di Guru/andate a farvi fottere!/gridiamolo forte/gente di Bashalidata, andate a farvi fottere!» e lanciano pietre contro le case
È un rito annuale dove gli adulti accettano che la società per rinnovarsi abbia bisogno della rabbia dei giovani, della loro voglia di palingenesi. Le società, ci racconta Augusto Cacopardo, l'antropologo italiano che è stato tra i kalasha e ha scritto un resoconto del loro Natale (Natale pagano, Sellerio, 2010), si reggono fin quando il contrasto tra giovani e vecchi viene accettato come molla del rinnovamento.
La piazza è l'unico ambito pubblico rimasto ai giovani ?Si potrebbe leggere quello che sta avvenendo in Italia e in tutta Europa, lo scontento dei giovani, il loro scendere in piazza come una maniera vera di celebrare il Natale. Le società muoiono di asfissia, di mummificazione, di incapacità di creare nuove idee, oggetti, eventi, soluzioni se non accettano di essere sommerse dall'onda della rinascita rappresentata dai bambini, dagli adolescenti e dai giovani. Essi non avranno mai l'accesso alla dirigenza della società in cui vivono, bloccato dalle mummie che in questo momento ne occupano tutti gli spazi. Mi stupisce che i giornali italiani si chiedano il significato di questo tornare in piazza, come se la piazza non fosse rimasta l'unico ambito pubblico lasciato ai giovani, laddove gli ambiti rappresentativi puzzano di stantio. Certo, rispetto al passato esistono le piazze virtuali, i canali di espressione del web 2.0, il pulsare ritmico dei social network. Ma resta un "discorso" tutto interno, non basta a urlare il disagio. Il fatto è che in Grecia, in Irlanda, in Francia, in Spagna, in Italia e in Inghilterra si è creduto di poter prolungare ad libitum la stanchezza noiosa delle classi dirigenti che non sono mai state rinnovate e che hanno portato l'Europa sull'orlo della bancarotta e della frattura, che hanno interpretato l'euro non come una libertà in più per le persone, ma un margine in più per le speculazioni finanziarie e immobiliari.
Saviano sbaglia: le piazze di queste settimane sono diverse da quelle del 77 ?Saviano ha ragione di scandalizzarsi della violenza, ma ha torto a pensare che queste piazze piene sono le stesse del '77 o del G-8. Qui si tratta di un'onda di tipo diverso dove la componente generazionale ha un peso che non ha mai avuto prima. Sono gli "ultimi" nostri giovani, quelli che potrebbero rinnovare dall'interno i loro paesi e ne sono estromessi. L'onda, come viene chiamata in Francia, non sembra arrestarsi perché qui è in ballo la sopravvivenza non di una sinistra o di una destra, categorie mummia, ma di una fisiologia sociale in procinto di esaurirsi per sempre. Se il meccanismo del rinnovamento non si mette in atto, ci aspetta solo l'invasione di forze esterne più vitali, siano la Cina o l'India, sia di nuovo l'America, siano le masse di giovani che dai paesi non europei premono per prendere il posto vuoto, il posto del vuoto dell'essere europei. Abbiamo un'ultima possibilità di rinnovamento interno e ci stupiamo che i giovani siano disperatamente rabbiosi ad Atene, a Roma, a Parigi, a Dublino, a Londra. Loro sanno che su di loro si gioca il destino d'Europa.
Le mummie al potere succhiano il sangue dei giovani ?Nel frattempo nei nostri parlamenti la partita si gioca invece tra mummie. Ci sono le mummie al potere, quelle che sanno bene che per continuare a governare c'è bisogno di succhiare sangue fresco dei giovani. Ma che dire della sinistra mummificata? Andatevi a rileggere il bellissimo libro di Kapuscinski sul Negus, su Hailé Selassié e capirete cosa ci attende nei prossimi anni: il lento spegnimento di una classe di autocrati in un palazzo che sarà sempre più spogliato dall'interno e in un paese che sarà sempre più devastato dalla sua immobilità.
Il Sole 24 Ore
11 12 2010


Marco Ludovico

Dopo lo scontro politico, l'inchiesta. La presunta compravendita di parlamentari in vista del voto di fiducia al governo il 14 dicembre finisce nel mirino della Procura di Roma. Da quasi un mese, infatti, i magistrati della capitale indagano sottotraccia sulla vicenda. Il fascicolo d'inchiesta, si è appreso ieri da fonti del palazzo di giustizia, era stato aperto d'ufficio sulla base di articoli di stampa. Si tratta di un modello 45, senza ipotesi di reato né indagati. Un secondo, analogo fascicolo è stato aperto sulla base di un esposto presentato ieri dal leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, che si è presentato a piazzale Clodio per consegnare tutta la documentazione direttamente nelle mani del procuratore capo, Giovanni Ferrara. Nell'esposto Di Pietro punta il dito soprattutto sulla decisione di due parlamentari dell'Idv, Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, di passare al movimento Noi Sud, vicino alla maggioranza di Governo, ipotizzando diversi illeciti, tra cui il reato di corruzione.

Di Pietro ha allegato all'incartamento diversi articoli di stampa, comprese alcune interviste rilasciate dai due deputati, riservandosi di presentare quanto prima una memoria più articolata e circostanziata. La denuncia del leader dell'Idv andrà adesso a integrare gli accertamenti che già erano stati avviati dal procuratore aggiunto Alberto Caperna per valutare la configurabilità di ipotesi di reato. Va tuttavia aggiunto che finora, come si fa notare in Procura, non esistono precedenti giurisprudenziali in tal senso, vista la difficoltà di dimostrare la corruzione in relazione al voto espresso dai parlamentari, che non hanno vincoli di mandato.
«Ho sentito il dovere di informare la procura – ha detto Di Pietro - dei fatti gravissimi che stanno avvenendo in Parlamento. A mio avviso ci troviamo in presenza di fatti gravi, penalmente rilevanti». Ma la reazione del Pdl è stata di pari portata. Il partito di maggioranza presenterà una denuncia alla procura di Roma perché «venga fatta luce anche su tutti quei casi in cui sono stati altri partiti ad acquisire i nostri parlamentari» come affermano in una nota i coordinatori del Pdl Sandro Bondi e Denis Verdini.

Nella vicenda delle presunte compravendite di deputati il Pdl è parte lesa - fa notare il ministro della Giustizia Angelino Alfano - ci sono stati una settantina di cambi di casacca e soprattutto, però, c'è qualcuno che ha tentato di convincere a votare la sfiducia i parlamentari che hanno votato Berlusconi. Quindi - aggiunge Alfano - se c'è qualcuno che ci ha perso è il Pdl e la sua maggioranza». Per il capogruppo alla camera Fabrizio Cicchitto l'intervento della procura «è incredibile» e «quando i post-comunisti sono in difficoltà politica, allora puntano tutte le loro carte sull'intervento giudiziario».
Replica il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara: l'inchiesta giudiziara ««non è assolutamente un'intromissione. Ci troviamo, invece, davanti alla solita mistificazione dell'operato della magistratura, la quale svolge i compiti che la Costituzione e la legge le impongono». E per Famiglia Cristiana questo presunto mercato di voti «è peggio di Tangentopoli».

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