IL SOLE 24 ORE

IN CGIL OGGI INIZIA L'ERA DI SUSANNA CAMUSSO

il sole 24 ore
3 11 2010

Tutti i segretari dal 1906
di Giorgio Pogliotti
L'unità sindacale è la prima sfida per Susanna Camusso che oggi sarà eletta alla guida della Cgil. Con il voto odierno del direttivo, per la prima volta nei 100 anni di vita del primo sindacato italiano, una donna occuperà il posto di segretario generale. I 162 componenti del parlamentino della Cgil questa mattina si pronunceranno sul nome del futuro leader con un voto a scrutinio segreto, dopo aver conosciuto l'esito della consultazione svolta dal comitato dei saggi.
Susanna Camusso sulla carta può contare su una maggioranza solida, su quell'87% di consensi ottenuti dalla mozione congressuale di Guglielmo Epifani, giunto a scadenza di mandato, che l'ha proposta. Prima del voto, è atteso il discorso programmatico della neosegretario. Tra i temi in agenda, i rapporti con Cisl e Uil che si sono sempre più deteriorati dopo la firma dell'accordo quadro sul nuovo modello contrattuale del 22 gennaio 2009. Un primo segnale di riavvicinamento potrebbe avvenire sui temi del Sud e della legalità. In un convegno sul Mezzogiorno, la scorsa settimana Susanna Camusso ha annunciato l'intenzione di proporre agli altri sindacati di organizzare insieme una grande manifestazione nazionale sulla legalità in Calabria, forse a Reggio.
Del resto su questo tema si è registrata un'ampia convergenza al tavolo sulla crescita che si è riunito all'Abi tra le parti sociali. Il confronto nell'ambito del patto sulla crescita rappresenta un'occasione importante per la Cgil per recuperare in capacità propositiva, sui diversi capitoli all'ordine del giorno: ieri si è insediato il tavolo sulla produttività, argomento che continua a dividere il sindacato.
La rappresentanza e la democrazia sindacale sono altri due temi su cui i tre sindacati potrebbero ricucire, recuperando il documento unitario del maggio del 2008 come base di partenza per un'iniziativa congiunta. L'esperienza unitaria prosegue comunque a livello locale, nella gestione della crisi in migliaia di aziende in difficoltà. Altro capitolo spinoso, i rapporti con la Fiat, dopo il no della Fiom all'intesa su Pomigliano raggiunta con tutte le altre sigle. Non avendo neanche siglato il contratto dei metalmeccanici del 2009, la Fiom rischia di essere esclusa da numerosi tavoli.
La minoranza riformista della Fiom che da tempo sollecita il passaggio alla fase propositiva per cercare di uscire dall'angolo, sa di poter contare su Susanna Camusso che conosce bene pregi e difetti della Fiom, avendo iniziato la propria esperienza sindacale 35 anni fa tra le tute blu (era la stagione della Flm, poi proseguita nella Fiom).
Quanto ad Epifani, sarà presidente della fondazione Bruno Trentin, che coordinerà Ires (ricerca), Isf (formazione) e fondazione Di Vittorio (promozione iniziative sulla storia della Cgil), anche se non è da escludere un futuro in politica con il Pd, in caso di elezioni anticipate. «Spero che il voto del direttivo confermi l'orientamento mio e della segreteria: quello di affidare la Cgil in mani sicure e capaci» ha dichiarato Epifani che sarà festeggiato domani al teatro Quirino a Roma. Contro l'elezione di Susanna Camusso si è pronunciato il presidente del comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi, sottolineando che «la storia del dirigente sindacale Camusso la presenta come naturale interprete di una linea moderata».

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CAMERON CALA LA SCURE SUL WELFARE

ilsole24ore
21 10 2010


LONDRA. Dal nostro corrispondente?In fuga dalla rovina. Fuga precipitosa, come mai prima d'ora nella storia post bellica del Regno Unito. Nella volontà e nelle parole, almeno, di George Osborne, quarantenne Cancelliere dello Scacchiere del governo di coalizione di David Cameron, che ieri alla Camera dei Comuni ha annunciato la revisione globale della spesa pubblica britannica. Ovvero tagli per 81 miliardi di sterline (92 miliardi di euro) capaci di riportare, in termini reali, ai numeri del 2008, quando rappresentava il 38,4% del pil contro il 43,7 di oggi. Processo che dovrà concludersi entro il 2014-2015, nel periodo preso in esame dalla cosidetta Spending review. È la summa della correzione ai conti pubblici inglesi, zavorrati da un deficit pari all'11,1% del prodotto interno lordo, regalo ultimo della crisi del credito e della successiva recessione. Il governo conservatore-liberaldemocratico ha deciso di liberarsene a tempo di record, entro la fine della legislatura, azzerando entro il 2015 il disavanzo strutturale. ?Da mesi si sapeva che i tagli sarebbero arrivati, ma solo ieri è stato messo un prezzo su ogni capitolo destinato a essere colpito. Con due sorprese buttate là, fra le righe del discorso di George Osborne: innalzamento - sei anni prima del previsto - dell'età pensionabile che dal 2020 slitterà a 66 anni per uomini e donne e una nuova tassa sulle banche, balzello fisso, non l'una tantum sui bonus del 2009, da calcolare sui bilanci degli istituti di credito. I dettagli dell'imposta saranno diffusi oggi. Il governo spera possano placare le polemiche che impazzano per l'«ingiustizia sociale» denunciata dall'opposizione, figlia di misure durissime che non sono una "manovra", ma una mossa politica radicale, una svolta nel rapporto fra Stato e cittadini, fra centro e periferia.?La scure cade sul welfare, prima di tutto, con 18 miliardi di tagli a regime ovvero il 22% del risparmio globale ricercato dal governo. Provvedimenti che colpiranno con sfumature diverse assegni famigliari, di invalidità, di disoccupazione, benefit per la casa o per il riscaldamento. Tramonta, in questa logica, l'universalità del sussidio che in molti casi non sarà garantito ai redditi medi e medio alti, oggi coperti. La lama si abbatte poi sui singoli ministeri con misure che avranno la conseguenza ultima di cancellare 490mila posti di lavoro pubblici da oggi al 2015. Sui ministeri, in realtà, le conseguenze saranno diverse in ossequio alla strategia in tre punti delineata da George Osborne. «Equità, crescita, riforme» è il mantra che il Cancelliere ha ripetuto per giustificare il 33% di taglio al bilancio del Tesoro, il 24% a quello degli Esteri, il 23% a quello degli Interni, 30% all'Industria, 20% all'energia, quasi il 40 allo sport.
Lacrime e sangue che si moltiplicheranno in quanto i trasferimenti agli enti locali sono stati abbattuti, lasciando margini di autonomia a comuni e contee che fanno immaginare un'ulteriore stretta sui cittadini. A salvarsi - ed è questa la logica riformista e ed egualitaria sostenuta, non senza difficoltà, da Osborne - sono stati la Sanità e la Pubblica istruzione. Le scuole statali nel Regno Unito versano in condizioni drammatiche e il futuro del Paese si gioca anche sul recupero di un livello di istruzione in caduta libera. La difesa del Servizio sanitario nazionale è, invece, uno dei punti chiave del neo-conservatorismo di Cameron. Non si è scorto nelle parole di Osborne alcun specifico richiamo allo sviluppo, eccetto - e non è poco- per i 30 miliardi che il Cancelliere ha detto saranno investiti nelle infrastrutture. È il senso globale dell'operazione di risanamento che, a suo parere, avrà come conseguenza ultima una ritrovata capacità di crescita. Le reazioni sono state diverse e prevedibili. La Cbi - Confindustria inglese - ha salutato con soddisfazione la direzione strategica del governo, dando respiro alle posizioni già espresse da una trentina di capitani d'industria che nei giorni scorsi avevano messo la loro firma sotto il programma dell'esecutivo. I sindacati hanno pronunciato poche, sentite parole. "Non è una spending review - ha commenato Derek Simpson di Unite la maggior Union britannica - è un massacro" e Bob Crowe del sindacato dei ferrovieri gli ha fatto eco, poco dopo, invocando una reazione "alla francese". ?Londra brucerà? È un'incognita che nessuno esclude, ma le dinamiche sociali al nord della Manica sono, da Margaret Thatcher in poi, molto diverse dal resto dell'Unione. Anche le misure varate, però, sono mossa eccezionale. Che non risparmia nessuno se è vero, come George Osborne ha annunciato ieri che il «decennio di debiti dal quale dobbiamo liberarci» porterà l'austerity sull'uscio di Buckingham Palace. La civil list della regina sarà congelata per un anno e le spese per le residenze reali ridotte del 14 per cento.


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ilsole24ore
14 10 2010

  
di Monica D'Ascenzo
Italia maglia nera dell'Unione europea. Non è una sorpresa ma i nuovi dati del Global gender gap report 2010 del World economic forum indicano addirittura un peggioramento rispetto al passato. «Il rapporto del 2010 - spiega Saadia Zahidi, direttore del World Economic Forum - tiene conto dei dati raccolti negli ultimi cinque anni. Il risultato emerso indica come dei 114 paesi in esame in questo arco di tempo l'86% abbia registrato un miglioramento delle differenze d genere, mentre solo il 14% ha visto un peggioramento». Il nostro paese rientra nella minoranza che ha visto le condizioni delle donne in peggioramento con la conseguente discesa dell'Italia al 74esimo posto della classifica dal 72esimo del 2009 e dal 67esimo del 2008.
In particolare ci penalizza l'accesso e le opportunità delle donne nel mondo del lavoro. In questo ambito l'Italia scende addirittura al 95esimo posto su un panel di 134 paesi dell'ultimo rapporto. La differenza più rilevante è nella partecipazione alla forza lavoro che vede, secondo i dati del World economic forum, le donne impegnate al 52% mentre gli uomini raggiungono il 74 per cento. In particolar modo nel nostro paese resta molto lenta la crescita del peso delle donne sulla forza lavoro complessiva: se negli Stati Uniti, ad esempio, dal 33% del 1950 le donne ora contano per il 50% dei lavoratori Usa, in Italia si è passati dal 30% del 1960 al 40,7% del 2010. Non solo, la presenza femminile nelle posizioni di comando è pari a circa un terzo del totale (33%).
Un divario particolarmente pesante sopravvive anche a livello di salari: le donne italiane guadagnano in media il 50% degli uomini con stime che nel report indicano circa 20mila euro annui per le retribuzioni «rosa» e circa 40mila euro per le buste paga «azzurre».
Nel quadro poliico l'Italia non fa meglio, ma in questo è in buona compagnia tanto che scala al 54esimo posto della classifica nonostante la presenza delle donne in parlamento sia limitata al 21% e fra i ministri al 22 per cento. Inoltre ci penalizza il fatto di non aver mai avuto un capo di stato donna negli ultimi 50 anni.
Fiore all'occhiello del paese è, invece, l'accesso delle donne all'educazione. In questo caso l'Italia si posiziona al 49esimo posto della classifica grazie a parcentuali vicine al 100% per l'istruzione primaria e secondaria di entrambi i sessi. Per l'istruzione superiore, invece, le ragazze superano di gran lunga i ragazzi con il 79% contro il 56% per cento. D'altra parte le studentesse sono ormai il 60% dei laureati italiani e in media vantano un punteggio maggiore (106 contro 104) in un arco di tempo di studi inferiore (età media 26,8 anni contro 27,5 anni).
Vince il modello scandinavo ?Ancora una volta esce vincente a livello mondiale il modello dell'Europa del Nord. Svetta per il secondo anno consecutivo l'Islanda, che proprio nel periodo di crisi affidò il risanamento delle prime due banche nazionali a due manager donna. Segue a ruota la Norvegia, primo paese al mondo ad aver introdotto le quote di genere nella composizione dei cda nel 2006 e che oggi ha un'occupazione femminile al 74,4%, il 41% di donne nei cda e il 39,6% di donne in parlamento. Terza in classifica la Finlandia, che può vantare un'occupazione femminile al 68,2% (contro il 69,5% degli uomini) il 23,6% di donne nei cda grazie al codice di corporate governance che chiede un equilibrio fra i generi e il 40% di donne in parlamento.
Nella classifica generale c'è da senalare poi la discesa al 46esimo posto della Francia nell'edizione 2010 a causa della diminuzione delle donne nel governo Sarkozy. Di contro gli Stati Uniti risalgono dodici posizioni ed entrano per la prima volta nella top20 al 19esimo posto grazie alle numerose donne che ricoprono ruoli di comando nelle istituzioni e nel governo e alla diminuzione del gap nelle retribuzioni.

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IL SOLE 24 ORE
14 10 2010


di Eugenio Bruno
ROMA - La riforma dell'università rischia di finire su un binario morto. La ragioneria generale dello stato e il Tesoro hanno bocciato ieri, perché prive di copertura finanziaria, una ventina di modifiche apportate la settimana scorsa in commissione al ddl Gelmini. A cominciare dal piano per l'assunzione di 9mila ricercatori a tempo indeterminato in sei anni. Lo stop dell'Economia ha spinto la conferenza dei capigruppo a rinviare di 24 ore l'approdo in aula del testo e il voto a dopo la sessione di bilancio. Ma il governo ha preferito rimandare a dicembre l'intero esame del testo. Determinante è stato il doppio stop giunto da via XX Settembre. In una nota dell'11 ottobre i tecnici del Mef hanno segnalato che in commissione «sono stati approvati numerosi emendamenti che determinano effetti finanziari negativi tali da pregiudicare la stabilità dei conti di finanza pubblica». Esprimendo «parere contrario» a tutta una serie di modifiche tra cui spicca la creazione, all'articolo 5-bis, di un fondo per la valorizzazione del merito da 1,7 miliardi di euro fino al 2016 e 480 milioni annui dal 2017 in poi. Con cui finanziare le 9mila chiamate di associati nei prossimi sei anni. Sulla copertura indicata nella norma, e cioè il fondo di Palazzo Chigi per gli interventi strutturali di politica economica, viene fatto presente che le risorse «sono interamente destinate all'attuazione della manovra di bilancio relativa all'anno 2011».
Rilievi a cui si sono aggiunti quelli formulati l'indomani dalla ragioneria generale che ha invocato «un'apposita relazione tecnica intesa a dimostrare la congruità degli oneri indicati». Sottolineando come anche l'altra novità contenuta all'articolo 5-bis – e cioè il riconoscimento economico per i giovani docenti e ricercatori penalizzati dal blocco degli scatti di anzianità contenuto nella manovra estiva – comporti problemi di copertura visto che tale onere «non è stato determinato con carattere di spesa permanente». Dinanzi a un quadro del genere neanche ieri la commissione Bilancio di Montecitorio ha potuto esprimere il suo parere sul ddl e ha rinviato a oggi la sua decisione. Che a questo punto non ci sarà. Dopo un vertice di maggioranza alla Camera a cui hanno partecipato i ministri Gelmini e Tremonti il governo ha deciso di rinviare a dopo l'approvazione della legge di stabilità la chiusura della discussione in commissione Cultura, dove l'esame dell'articolato è terminato giovedì scorso ma resta da votare il mandato alla relatrice Paola Frassinetti (Pdl). Superando di fatto la nuova calendarizzazione che la conferenza dei capigruppo aveva deciso un paio d'ore prima rinviando da domani a dopodomani l'approdo del testo in aula e al termine della sessione di bilancio l'inizio delle votazioni.
La speranza della Gelmini è che nel frattempo la legge di stabilità o il decreto milleproroghe contengano le risposte alla richiesta di risorse più volte inoltrate al ministro Tremonti. Come confermato in una nota dalla stessa protagonista: «Accolgo positivamente il fatto che il centrodestra ritenga l'università una priorità – ha dichiarato –. Arrivati a questo punto, ha ragione la maggioranza quando chiede di legare e contestualizzare le riforme alle risorse». Ricordando che tocca al parlamento «approvarla e al ministero dell'Economia valutarne la copertura».
Il sottosegretario a Palazzo Chigi Gianni Letta ha confermato l'impegno del governo sulle risorse ma lo scoglio non è così facile da superare. E ciò nonostante l'intervento del premier Silvio Berlusconi che in un incontro mattutino con Tremonti avrebbe ricordato come la riforma degli atenei sia uno dei punti prioritari del programma. Oltre alle risorse per i ricercatori c'è sempre il nodo degli 1,3 miliardi di tagli che il fondo per il finanziamento ordinario subirà nel 2011. Di questi, in base a un accordo raggiunto nei giorni scorsi, ne verrebbero recuperati circa 820 milioni. Anche se nel frattempo i rapporti tra i due ministri sarebbero diventati piuttosto tesi. Interrogato su com'è andato il vertice di ieri il finiano Fabio Granata ha confermato che Tremonti «ha capito che volevamo la copertura ma non ha detto "pagherò"». Almeno sui ricercatori, il massimo che il Tesoro potrebbe concedere sembra un fondo a esaurimento con cui far partire i primi concorsi nel 2011. E poi si vedrà.?© RIPRODUZIONE RISERVATA
LE NOVITA' DEL DDL CHE PESANO SUI CONTI
Studenti ?Chi beneficerà di «buoni studio» statali non sarà obbligato a restituirli se si laureerà in tempo e con il massimo dei voti. Per la distribuzione dei buoni verrà istituito al ministero un fondo speciale, che garantirà anche «premi di studio», estesi alle esperienze di formazione all'estero. Il fondo potrà essere alimentato anche da donazioni private e dal 2012 i donatori potranno dedurre l'80% dei versamenti dall'imposta sul reddito. Il curriculum universitario degli studenti potrà essere arricchito dai «risultati sportivi».
Ricercatori ?Un emendamento prevede che in sei anni 9mila ricercatori possano diventare associati grazie all'istituzione di un fondo per la valorizzazione del merito accademico. Ma è in corso una trattativa tra Gelmini e Tremonti che vorrebbe far scendere di parecchio il numero delle assunzioni. Il fondo di ateneo per la premialità sarà esteso anche ai ricercatori e non più solo ai professori, mentre i ricercatori a tempo determinato, una volta scaduto il contratto, beneficeranno di un «titolo preferenziale nei concorsi per l'accesso alle pubbliche amministrazioni». La retribuzione aggiuntiva per i ricercatori di ruolo, a cui sono affidati corsi curriculari, sarà determinata da ciascuna università. Non sono previste dunque indennità uguali per tutti a livello statale.
Governance ?Basta con i rettori a vita: i Magnifici potranno durare in carica per un massimo di 6 anni, non rinnovabili ed essere sfiduciati su proposta di 2/3 dei componenti del Senato accademico. È prevista la nomina di un direttore generale dell'ateneo e la composizione del cda dovrà rispettare il principio delle pari opportunità.


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LA UE VERIFICA GLI SCONTI FISCALI ALLA CHIESA

ilsole24ore.com
12 10 2010


LUSSEMBURGO. Dal nostro inviato?Rischiano di risultare incompatibili con la legislazione europea sulla concorrenza le esenzioni fiscali concesse dallo Stato italiano alla Chiesa. Nel mirino di Joaquin Almunia, il commissario Ue competente che oggi annuncerà l'apertura di un'inchiesta, compaiono la cancellazione dell'Ici concessa nel 2005 e poi modificata nel 2006 a favore degli enti ecclesiastici che esercitano attività «non esclusivamente commerciali».?Non solo. Ci sarà anche l'esenzione del 50% del pagamento dell'Ires per le associazioni a scopo di assistenza e beneficenza. Le attività nel mirino sono diverse: spaziano dagli alberghi alle scuole, agli ospedali. Da domani l'Italia avrà due mesi per rispondere alla Commissione Ue. La quale avrà 18 mesi per esprimere il verdetto finale.?«Alla luce delle informazioni a disposizione la Commissione non può escludere che le misure costituiscano un aiuto di Stato. Decide quindi di indagare ulteriormente» si legge nel testo che sarà approvato oggi dall'Esecutivo Ue, a quanto pare con il consenso unanime di tutti i suoi membri. Secondo Bruxelles quattro anni di indagini e due archiviazioni non sono bastati a fugare i dubbi sull'incompatibilità dei privilegi riconosciuti alla Chiesa rispetto alle norme del mercato unico in fatto di aiuti di Stato. Sarebbero due miliardi di euro all'anno le risorse che, grazie a queste agevolazioni, non finirebbero nelle casse dell'erario italiano.?L'esenzione dall'Ici secondo Bruxelles rappresenta un aiuto pubblico, che però non sembra essere legittimato dalle eccezioni peraltro previste dal Trattato Ue. Al contrario i vari servizi di ricezione e sanitari offerti dagli enti ecclesiastici «sembrano essere in competizione con analoghi servizi offerti da altri operatori economici» che non beneficiano degli stessi sconti fiscali.?Di più. L'esenzione Ici non appare in linea con i principi del sistema fiscale italiano. L'articolo 149 del testo unico per le imposte sui redditi, che conferisce a vita la qualifica di enti non commerciali a quelli ecclesiastici, avrebbe «a prima vista, carattere discriminatorio» poichè consente, esclusivamente agli enti ecclesiastici e alle associazioni sportive amatoriali, di non versare la tassa comunale sugli immobili.
Tutto comincia nel 2006 con la denuncia a Bruxelles del regime fiscale agevolato da parte del radicale Maurizio Turco. La Commissione aveva preso la faccenda con le molle, tentando in definitiva di scantonare. Tanto è vero che ci sono state ben due archiviazioni. Secondo Neelie Kroes, il precedente commissario alla Concorrenza, non ci sarebbero stati elementi sufficienti a definire illegittime le agevolazioni alla Chiesa. Che comunque non sembravano avere rilevanza e impatto tali da compromettere gli scambi all'interno del mercato unico europeo.?A far cambiare idea al suo successore sono stati coloro che avevano presentato ricorso. Di fronte all'inazione di Bruxelles si sono infatti rivolti al Tribunale europeo di Lussemburgo per chiedere se comportandosi così, in pratica temporeggiando sull'apertura di un'indagine, la Commissione si rifiutasse di ottemperare al dovere di far rispettare il diritto comunitario.?Di fronte alla prospettiva di essere chiamata in causa per inottemperanza al suo ruolo di guardiano del Trattati comunitari, Almunia ha deciso di rompere gli indugi. Domani dunque partirà l'inchiesta formale. Che sembra probabile alla fine finirà almeno per ridimensionare i privilegi di cui la Chiesa ha goduto finora


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BANDO TOTALE AL BURQA, LA FRANCIA TIRA DRITTO

ilsole24ore
15 9 2010


Leonardo Martinelli
PARIGI?«Vivere la repubblica a viso scoperto è una questione di dignità e di eguaglianza». Con queste parole una donna, Michèle Alliot-Marie, ministro della Giustizia, ha difeso ieri dinanzi al senato la nuova legge che proibisce il velo islamico integrale sul territorio francese. Il testo è stato approvato in serata, per una volta senza troppe polemiche. La Francia è il primo paese in Europa ad agire in questo senso con un provvedimento assai «drastico».?Il primo a chiedere un intervento del genere, l'anno scorso, era stato in realtà un parlamentare comunista, André Gerin, allora sindaco di Vénissieux, periferia popolare di Lione. Sempre più preoccupato nel vedere donne indossare il burqa o il niqab (altra versione del velo integrale, che lascia solo gli occhi scoperti) nei mercati del suo comune, aveva proposto il divieto assoluto. Vari esponenti dell'Ump, il partito di centro-destra, quello di Nicolas Sarkozy, lo avevano appoggiato. Lo stesso presidente lo aveva detto chiaramente: «Il burqa non è il benvenuto sul territorio della repubblica». In pochi mesi si era arrivati al progetto di legge. Che, ieri, è stato approvato definitivamente al senato con 246 voti a favore e uno solo contrario. Perfino 46 socialisti sui 116 presenti in quell'assemblea (il Ps è il primo partito di opposizione) hanno detto di sì. Gli altri hanno seguito le indicazioni fornite dai dirigenti della loro formazione, astenersi. Il partito socialista, in effetti, aveva presentato un emendamento, rigettato, con il quale chiedeva di limitare la proibizione ai soli uffici dell'amministrazione pubblica.?La nuova legge, invece, va molto al di là. Il divieto riguarda lo «spazio pubblico», che significa strade, mezzi di trasporto, parchi, bar, negozi. E pure scuole, ospedali, uffici pubblici. Il testo, in realtà, non cita mai il burqa ma «la dissimulazione del volto». Le forze dell'ordine procederanno a una multa di 150 euro a carico delle donne che continueranno a indossare il velo integrale. In alternativa o in aggiunta, secondo i casi, dovranno anche seguire corsi di educazione civica «dove imparare i valori fondamentali della repubblica francese». Quanto agli uomini che imporranno alla donna il burqa, rischieranno un anno di carcere e il pagamento di un'ammenda di 30mila euro.
La legge, comunque, non entrerà in vigore immediatamente, ma solo nella primavera del 2011, dopo sei mesi di «preparazione pedagogica». E, anche successivamente, i poliziotti non potranno mai imporre per strada alle donne multate di mostrare il volto. Non solo: un ricorso in merito è già stato presentato al Consiglio costituzionale, che lo esaminerà da qui a un mese. Potrebbe bloccare il provvedimento e chiedere ai parlamentari di ritornare al lavoro per effettuare variazioni rispetto al testo attuale. Intanto si temono pure ricorsi contro la Francia presso la Corte europea dei diritti umani. Potrebbe essere chiamata a pronunciarsi su una possibile discriminazione di tipo religioso. Si temono, inoltre, ripercussioni sui rapporti fra i paesi arabi e la Francia. Negli ultimi mesi gli ambasciatori francesi presenti nell'area hanno cercato di spiegare (e forse giustificare) la volontà di Parigi.?Secondo le stime attuali, comunque contestate da più parti, sarebbero 1.900 le donne che indossano il burqa o il niqab in Francia. Molte fanno riferimento al movimento salafista, che ha già fatto sapere di non voler rispettare la nuova legge e di sfidare apertamente le autorità. Questo potrebbe provocare non pochi problemi alle forze dell'ordine, tanto più che il grosso di queste donne si concentra in quartieri già a rischio, nelle periferie di Parigi e delle grandi città.?Consensi in Italia?Il provvedimento francese ha incassato opinioni favorevoli in Italia. Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, si è dichiarata favorevole a una legge che vieti il burqa. «La Lega presenterà una proposta di legge identica a quella approvata oltralpe», ha affermato Marco Reguzzoni, capogruppo della Lega alla Camera. Annuncio analogo è arrivato anche da Daniela Santachè, sottosegretario all'Attuazione del programma.


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il sole24ore
14 9 2010


«Penso che si sia trattato di un incidente grave, ma pur sempre un incidente: quello che è successo l'altro ieri sera è un fatto che non doveva accadere e la Libia si è scusata». Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, dai microfoni di Mattino 5, parlando della vicenda del motopescereccio siciliano mitragliato da una motovedetta libica sulla quale erano presenti anche alcuni militari italiani come osservatori. La motovedetta libica è in realtà una delle sei ex unità della Finanza donate alla Libia dall'Italia per contrastare l'immigrazione clandestina.
«Immagino - ha detto Maroni, che ha aperto un'inchiesta sull'accaduto - che abbiano scambiato il peschereccio per una nave con clandestini, ma con l'inchiesta verificheremo ciò che è accaduto». La versione libica filtrata ieri sostiene che l'imbarcazione di Mazara era entrata in acque territoriali e la reazione si é resa necessaria per bloccare la pesca di frodo. Secondo la versione libica si trovavano al largo della località di Abu Kammash, a circa 30 miglia dal porto di Zwarah.
È annunciata una riunione tecnica per modificare le regole di ingaggio contenute nell'intesa bilaterale, intervenendo su quei punti del "trattato d'amicizia" che lasciano spazio all'interpretazione sull'utilizzo delle motovedette e sui compiti effettivi assegnati agli ufficiali che attualmente hanno soltanto funzioni di «osservazione e supporto».
In merito alla presenza di personale delle Fiamme gialle a bordo della motovedetta libica, Maroni ha precisato che si tratta di «militari italiani che per un periodo forniscono assistenza tecnica ai libici, ma non hanno funzioni di equipaggio», Ieri hanno inviato il loro rapporto, dal quale risulta che non sono stati coinvolti nell'operazione. (N.Co.)


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LA VENERE NERA DI KECHICHE

IL SOLE24ORE
9 9 2010

 
Cristina Battocletti
La Venere nera di Abdellatif Kechiche, in concorso ieri alla Mostra del cinema di Venezia, pingue e sproporzionata fanciulla di colore, trofeo della razza ottentotta esibito nei teatri e nelle corti ottocentesche europee, è esistita davvero e oggi sarebbe uno dei tanti rom che vengono espulsi dalla Francia. A dirlo in maniera compassata è lo stesso regista tunisino ma francese di adozione, tornato a Venezia dopo il premio speciale della giuria e della critica internazionale conquistato nel 2007 con Cous cous. Allora aveva dato in escandescenze per quel Leone d'oro andato ad Ang Lee, oggi sembra più tranquillo, più in carne, sprofondato in un divano nel buio di una mattinata piovosa. La Venere Nera racconta la storia di Saartjie Baartman, giovane sudafricana che venne esibita in Europa come un animale in virtù dei suoi connotati fisici prominenti e per i genitali molto gonfi, caratteristica degli ottentotti. Saartjie finirà nel museo di storia naturale a Parigi, mutilata, e il suo corpo fornirà all'anatomista Georges Curvier, la base di una teoria sulla disuguaglianza delle razze. «I temi del film, razzismo e sessismo, – denuncia Kechiche, pur mantenendo il suo abituale contegno ieratico – hanno una valenza politica contemporanea. Le teorie di Cuvier sono state elaborate in tempi recenti, e sono state il supporto del fascismo. È quello che accade oggi quando al nostro sguardo l'altro appare diverso. Io sono molto preoccupato per la Francia, in cui Sarkozy espelle i Rom». ?Il film, della durata di tre ore, segue tutta la vita di Saartjie (Yahima Torrès) dal momento in cui approda in Inghilterra e viene coinvolta in un processo in cui il compagno di palcoscenico, che la esibisce come una bestia feroce, viene accusato di riduzione in schiavitù. Dopo l'assoluzione, Saartjie andrà in Francia dove nessuno alzerà un dito contro i maltrattamenti subiti dalla venere ottentotta. Forse un'accusa di razzismo, come già era avvenuto in Cous cous, al paese in cui vive, rispetto all'Inghilterra che pur ha avuto un passato coloniale. «Non volevo fare un parallelo tra Inghilterra e Francia. Ho semplicemente voluto riportare fedelmente la biografia della venere» ha spiegato il regista. I resti di Saartjie sono rientrati in Sudafrica nel 2002.


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FRATTINI: NULLA DI DECISO SU SAKINEH

ilsole24ore
7 9 2010


ROMA
È sospesa la decisione delle autorità iraniane di lapidare Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna condannata in Iran per adulterio e concorso in omicidio del marito. È stato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a frenare sull'ipotesi di un'accelerazione della sorte di Sakineh, circolata dopo l'allarme lanciato ieri a Parigi dal filosofo Bernard-Henri Levy in vista, venerdì prossimo, della fine del Ramadan.
«Il nostro ambasciatore ha incontrato le autorità iraniane, che ci hanno riferito che nessuna decisione è stata ancora presa» ha assicurato il titolare della Farnesina.
A Teheran c'è «una riflessione in corso» e «noi continueremo a tenere duro con forza» ha spiegato Frattini, che ha ribadito la disponibilità a incontrare il collega iraniano Mottaki anche a Roma. Sostenuti dall'imponente mobilitazione internazionale, i fili della diplomazia ottengono, per ora, i primi risultati. Ma i cauti segnali positivi della serata di ieri sono arrivati dopo una giornata vissuta nel segno della paura, con le parole di Levy che denunciavano un macabro conto alla rovescia per Sakineh. Durante la conferenza stampa nella sede della stampa estera, a Parigi, è intervenuto al telefono anche il figlio di Sakineh, Sajjad, che ha ringraziato «il mondo per il suo sostegno. Se non ci fosse questa pressione mediatica internazionale – ha detto – mia madre potrebbe essere già morta».
Sajjad, in precedenza, aveva ringraziato in particolare l'Italia e il ministro Franco Frattini per le pressioni esercitate, chiedendo al tempo stesso a Roma e ai governi occidentali di «fare di più». A suscitare i timori intorno alla data del 10 settembre è la legge islamica, che vieta di eseguire le sentenze durante il digiuno. Le prossime ore e i prossimi giorni sarebbero stati dunque a rischio per la donna di 43 anni che da tre settimane circa, da quando cioè le è stata estorta una confessione alla televisione iraniana, non ha più diritto ad alcun contatto con la sua famiglia e con il suo avvocato.
Sakineh si trova attualmente in un "braccio speciale" della prigione di Tabriz. Dove, secondo quanto raccontato dalla giornalista Shahnaz Gholami, che ha condiviso la stessa cella con Sakineh e altre 35 donne, «la tortura e gli stupri sono all'ordine del giorno» e «non esistono condizioni igieniche e sanitarie». «Sakineh non ha commesso alcun crimine - ha continuato la Gholami - ha firmato la sentenza senza capire che si trattasse di lapidazione».
Sakineh appartiene infatti alla minoranza azera e non comprende il "farsi", la lingua ufficiale dell'Iran. «Agli occhi del mondo intero, Sakineh è un simbolo femminile delle ingiustizie subite dagli innocenti» ha detto di lei l'ex avvocato Mohammad Mostafaei, che è dovuto fuggire dal suo paese perché si è fatto portavoce della difesa dei diritti dell'uomo in Iran e che ieri ha accusato il governo di Ahmadinejad «di aver creato un tale clima di pressioni da costringere me e molti altri attivisti a fuggire».
Per una donna in Iran «è sufficiente avere del carattere per ritrovarsi nella situazione di Carla Bruni» ha detto a sua volta Mina Ahadi, presidente dell'Associazione internazionale contro la lapidazione, dando il suo sostegno alla moglie di Sarkozy che nei giorni scorsi era stata trattata da «prostituta italiana» da un giornale ultraconservatore iraniano per aver preso le difese di Sakineh. Allo stesso genere di attacchi avanzati dalla stampa di regime contro il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, Levy ha replicato: «I media iraniani non hanno lezioni di morale da dare a nessuno».


http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-09-07/frattini-nulla-deciso-sakineh-080839.shtml?uuid=AYJ30VNC

SANITA' ETNICA PIU' FEDERALISTA

ilsole24ore.com
06 09 2010


A CURA DI
Francesca Maffini
Regioni in ordine sparso sull'assistenza sanitaria agli immigrati. È variegata, infatti, la cartina delle politiche adottate che emerge dallo studio «Migrazione e salute» (promosso e finanziato dal ministero della Salute e coordinato dall'Istituto superiore di sanità). Nello specifico, il focus sulle azioni locali è stato seguito dall'Osservatorio per l'assistenza sanitaria agli stranieri della Caritas romana. Sette i parametri monitorati: le linee guida dell'offerta sanitaria, la presenza o meno di osservatori, gli interventi di prevenzione rivolti esclusivamente agli immigrati, la formazione degli operatori, l'uso di strumenti di mediazione culturale, l'assistenza a comunitari e irregolari. Parametri riassunti in un indice che mette a confronto quanto finora realizzato. Ebbene, la Puglia è l'unica regione con un eccellente impatto delle politiche sanitarie sugli immigrati. La Calabria, al contrario, rimane in coda, non avendo ancora avviato un'azione organica nella normativa. Nel mezzo si collocano le altre regioni. Come la Sardegna che ha una buona normativa ma forti carenze nell'applicazione. O il Veneto che spicca per gli strumenti di analisi dei bisogni.
«Abbiamo analizzato gli atti formali, ovvero leggi, direttive, circolari emanati negli ultimi 15 anni -spiega Salvatore Geraci, responsabile dell'area sanitaria della Caritas di Roma -. Il risultato della ricerca fa riferimento alla capacità di formalizzare la politica locale in atti normativi. Non è detto che tutto ciò che è scritto venga applicato. È anche vero che è molto più difficile avere azioni efficaci con un vuoto normativo».
La Puglia prevale proprio nell'impegno legislativo. «La regione – spiega Geraci – ha saputo individuare le scelte strategiche migliori per la popolazione immigrata, regolare e non». Oltre ad aver istituito l'Osservatorio regionale sull'immigrazione e il diritto di asilo, ha specificato le condizioni di diritto all'assistenza per tutti: immigrati regolarmente soggiornanti e familiari a carico iscritti al Servizio sanitario regionale (Ssr), regolari che possono scegliere tra il Ssr o una polizza sanitaria valida sul territorio nazionale, stranieri detenuti iscritti o meno al Ssr, cittadini temporaneamente presenti non in regola con il permesso di soggiorno, comunitari privi dei requisiti per l'iscrizione al Ssr. «Un buon lavoro lo stanno facendo molte regioni, dal Lazio alla Toscana, dal Piemonte alla Liguria», sottolinea Geraci. Quest'ultima assicura ai minori stranieri in affidamento temporaneo per le vacanze terapeutiche l'iscrizione al Ssr per la durata del loro permesso di soggiorno (schede a lato).


La tematica "salute e immigrazione" è sospesa tra la legislazione esclusiva dello stato (in tema di immigrazione) e quella concorrente delle regioni (in tema di attuazione della tutela della salute). E questo nel tempo ha creato contrasti.
Il testo unico sull'immigrazione prevede che tutti gli stranieri legalmente presenti in Italia siano iscritti al Ssn, anche nel periodo di rinnovo del permesso di soggiorno e che i clandestini ricevano le cure essenziali attraverso l'utilizzo di un codice regionale Stp (straniero temporaneamente presente). Ma sono le regioni che devono individuare le modalità opportune per garantire l'accesso alle prestazioni. E può accadere che iniziative legislative locali in favore degli immigrati vengano bloccate o messe in discussione dal governo centrale
Così è successo proprio alla legge sull'immigrazione pugliese, la n. 32/2009, impugnata dal consiglio dei ministri davanti alla Corte costituzionale per essere andata oltre la competenza regionale, anche per la presenza di disposizioni a favore degli irregolari. Stessa sorte era toccata alle disposizioni in materia di Marche, Emilia Romagna e Toscana. Per quest'ultima regione è di recente arrivato il via libera della Consulta, che con la sentenza 269 del 7 luglio 2010, ne ha "promosso" la legge 29/2009, in particolare nel punto in cui «provvede ad assicurare anche agli stranieri irregolari le fondamentali prestazioni sanitarie ed assistenziali atte a garantire il diritto all'assistenza sanitaria».
Nella stessa data di cinque anni fa la Corte costituzionale respingeva, con identiche motivazioni, il ricorso del governo sulla legittimità della legge 5/2004 dell'Emilia Romagna. Nessuna pronuncia, invece, sulla normativa delle Marche: è stata la stessa regione, con una legge successiva, la 28/2009 ad abrogare le disposizioni della legge 13/2009 censurate dal governo che il 14 febbraio scorso ha così rinunciato all'impugnazione.
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I numeri
La percentuale dei professionisti qualificati nei servizi sanitari sul totale dei lavoratori stranieri (sono esclusi i mediatori culturali)
I RICOVERI 459.693
Ricoveri in regime ordinario di cittadini stranieri nelle strutture sanitarie italiane (dati 2008 del ministero della Salute)
SUL FRONTE DEL LAVORO 1,6%
PER L'ASSISTENZA SANITARIA 17,6%
La percentuale impegnata per l'assistenza sanitaria sul totale dei servizi erogati in Italia a stranieri (dato ministero dell'Interno)
LE VISITE IN «AREA CARITAS» 20mila
Visite, di base e specialistiche, erogate nel 2009 agli immigrati dalla rete di ambulatori dell'area sanitaria della Caritas romana
LE INIZIATIVE LEGISLATIVE

ABRUZZO
Nel piano sanitario regionale 2008-2010, per facilitare l'accesso alle cure, sono previste schede anamnestiche bilingui per le principali comunità straniere presenti sul territorio. Inoltre, viene utilizzata l'opera di mediatori culturali per agevolare la comunicazione con gli operatori.
BASILICATA
La regione ogni anno approva i «programmi di assistenza sanitaria in favore di bambini e adolescenti provenienti da paesi extracomunitari» realizzati dall'azienda ospedaliera San Carlo di Potenza e dal Crob (centro di riferimento oncologico della Basilicata) di Rionero in Vulture.
CAMPANIA
Nel marzo del 2010 è stato stipulato un accordo con l'Inmp – vale a dire l'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie di povertà – coinvolgendo le aziende sanitarie campane.
EMILIA ROMAGNA
Nel piano sociale e sanitario 2008-2010 grande rilevanza è data alla prevenzione delle malattie infettive per i soggetti più deboli. Un'iniziativa portata avanti a livello regionale è quella degli «Spazi per donne immigrate e i loro bambini».
LAZIO
Il piano sanitario indica come indispensabile il coinvolgimento dei cittadini stranieri nella pianificazione delle attività sanitarie, attraverso «Consulte per una salute interculturale». Lo stesso piano fa anche riferimento a «mappe di fruibilità» con informazioni dettagliate sulla dislocazione territoriale delle varie strutture.
LIGURIA
La regione assicura ai minori stranieri in affidamento temporaneo per le vacanze terapeutiche l'iscrizione al servizio sanitario regionale, che "copre" i ragazzi per tutta la durata del loro permesso di soggiorno.
LOMBARDIA
Per l'assistenza agli irregolari la regione ha previsto il solo ricorso al pronto soccorso per gli Stp (sigla che sta per «straniero temporaneamente presente»). La circolare del 3 febbraio 2009 prende atto della mancanza normativa e invita le aziende sanitarie a pensare di realizzare progetti sperimentali di assistenza agli irregolari. Il punto debole resta la mancanza di disponibilità finanziarie.
MARCHE
Nel 2006 è stato avviato il progetto «Promozione della salute materno-infantile della popolazione immigrata nella regione Marche» che utilizza un video di educazione sanitaria plurilingue dal titolo «Per la vostra salute donne del mondo. Il filmato viene proiettato all'interno dei punti nascita e i principali consultori familiari.
MOLISE
Al termine del 2009 l'azienda sanitaria regionale del Molise ha avuto il compito di attuare, in via sperimentale per due anni, gli ambulatori di medicina generate per Stp (stranieri temporaneamente presenti), rifugiati e richiedenti asilo, con procedure che semplifichino gli ostacoli burocratici esistenti.
PIEMONTE
La regione riconosce agli stranieri temporaneamente presenti, domiciliati nel territorio piemontese e registrati presso i centri Isi (Centri informazione salute immigrati) la possibilità di usare il servizio di trasporto sanitario per la terapia dialitica, l'ossigenoterapia domiciliare e l'assistenza per malattie terminali.
PUGLIA
Tutti i cittadini stranieri, regolari o meno, hanno diritto alle cure sanitarie. In particolare, la legge impugnata dal governo specifica che per i minori provenienti da paesi nei quali non sono accessibili le competenze mediche e con i quali non ci siano accordi di reciprocità sull'assistenza sanitaria, il Ssr (Servizio sanitario regionale) è autorizzato all'erogazione di prestazioni di alta specializzazione.
SICILIA
All'inizio del 2010 la regione ha firmato un protocollo di accordo con i Lions siciliani sulle linee guida nella «cooperazione euro mediterranea sui migranti». Per favorire l'integrazione dei migranti e la tutela della salute delle donne e dei minori, inoltre, verrà costituito un Centro di osservazione umanitario sui migranti che avrà sede a Pantelleria.
TOSCANA
Nel piano sanitario 2008-2010 un focus di attenzione è dedicato alla salute delle donne immigrate e dei loro bambini: in particolare, per migliorare l'accesso ai servizi di assistenza alla gravidanza, al parto e al post parto. Si vuole aumentare l'offerta dei consultori soprattutto per coloro che si trovano in precarie condizioni di lavoro.
UMBRIA
Da circa cinque anni è stato attivato il «Centro internazionale per la realizzazione di un servizio a rete di mediazione culturale nelle aziende sanitarie»; gli obiettivi sono quelli di sostenere gli operatori, fungere da osservatorio sul fenomeno migratorio, coordinare a livello regionale tutti i servizi socio-sanitari.
VENETO
La regione ha prodotto negli anni parecchi atti normativi. Tra gli altri, la nota regionale del 27 febbraio 2007 che stabilisce che per i familiari a carico di cittadini extracomunitari iscritti al Servizio sanitario nazionale l'iscrizione senza contributo deve essere mantenuta quando al compimento del diciottesimo anno ottengono un permesso di soggiorno per studio.

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