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DINAMO PRESS

Approvata la legge sull'acqua pubblica nel Lazio

Dinamopress
18 03 2014

Approvata dal Consiglio regionale la proposta di legge di iniziativa popolare "Tutela, governo e gestione pubblica delle acque". Un risultato straordinario, frutto di impegno costante e passione democratica, che porta alla ribalta le ragioni profonde dei movimenti per l'acqua pubblica e per i beni comuni [...] così bene espresse dal referendum del giugno 2011 sul tema della ripubblicizzazione del servizio idrico e, più in generale, dei servizi pubblici locali con rilevanza economica. Di sicuro, una vittoria degli Enti locali regionali, promotori e sostenitori della legge, e del "Coordinamento regionale Acqua Pubblica Lazio", ma soprattutto della volontà popolare e della democrazia.

Il cammino della proposta legislativa, iniziato nel giugno 2012 con l'approvazione della deliberazione a sostegno dell'iniziativa di legge popolare da parte del Consiglio comunale di Corchiano, giunge finalmente alla sua conclusione. Da oggi sarà dunque possibile ridisegnare la gestione del servizio idrico della nostra regione.

La proposta, sulla scorta dei principi e contenuti referendari, prevede il governo pubblico e partecipato del ciclo integrato dell’acqua, la sostituzione degli ambiti territoriali ottimali con gli ambiti di bacino idrografico, e non più con l'ambito unico coincidente con l'intera Regione Lazio come del resto previsto dalla Legge regionale 191/2009, la gestione del servizio idrico sottratto al principio della libera concorrenza e l’istituzione di un fondo regionale per la ripubblicizzazione teso a favorire la gestione attraverso soggetti di diritto pubblico, come aziende speciali o consorzi tra Comuni.

Con l'approvazione della legge da parte del Consiglio regionale, è stata scritta una importante pagina nell'ambito delle politiche tese ad affermare la gestione pubblica e sociale dei servizi locali di interesse generale. Una pagina che, oltre ad essere un esempio internazionale, rappresenterà un precedente molto significativo per il governo nazionale.


Approvata la prima legge in Italia per la gestione pubblica e partecipata dell’acqua, presentata da cittadini e comuni

Dopo la straordinaria vittoria referendaria di giugno 2011, dopo un percorso durato due anni che ha intrecciato le esperienze dei comitati e di numerosi comuni del Lazio, dopo 12 mesi di pressioni sul Governo Regionale, oggi, 17 marzo, finalmente, è stata approvata all’unanimità la proposta di Legge popolare n°31, per la gestione pubblica e partecipata del servizio idrico nella Regione Lazio.

Una legge che recepisce i risultati referendari, a partire dalla definizione di servizio idrico come servizio di interesse generale da gestire senza finalità di lucro, fino al fondo stanziato per incoraggiare la ripubblicizzazione delle gestioni in essere. Una legge che rimette al centro finalmente gli enti locali, delineando gli ambiti territoriali ottimali sulla base dei bacini idrografici e dando la possibilità ai comuni di organizzarsi in consorzi e di affidare il servizio anche ad enti di diritto pubblico, tutelando al contempo la partecipazione delle comunità locali nella gestione di questo bene fondamentale, anche rispetto alle generazioni future. Una discussione in Aula Consiliare niente affatto semplice che, in prima seduta , si è protratta fino a tarda notte, per essere poi aggiornata a questa mattina. Decisiva è stata la costante presenza di rappresentanti dei comitati e degli enti locali che hanno contribuito a sventare i tentativi di ostruzionismo e di modifica dei principi cardine della legge.

Una pressione dal basso che assolutamente non dovrà attenuarsi nei prossimi mesi, quando a livello regionale dovranno essere elaborati atti legislativi fondamentali , quali la legge sugli ambiti di bacino idrografico e la nuova convenzione di cooperazione tipo. Saranno queste infatti le prossime occasioni per applicare concretamente i principi contenuti nella legge approvata oggi e di valorizzare gli spazi di partecipazione da questa aperti. Nel frattempo ci si aspetta che, coerentemente alla legge approvata, venga salvaguardata la libertà di quei comuni del Lazio che rischiano il passaggio forzato al gestore dell’ATO di riferimento pur volendo gestire il servizio in autonomia. Unico neo della discussione odierna è stato, infatti, il poco coraggio della maggioranza nell’affermare con chiarezza tale principio.

Oggi quindi si festeggia insieme a tutti gli altri comitati che, in altrettante regioni, stanno lavorando per l’approvazione di testi di legge analoghi. L’auspicio è che, a partire dal Lazio, si inneschi finalmente una reazione a catena che veda i governi regionali rispettare la volontà dei cittadini e il diritto all’acqua, proprio in un momento in cui questo viene nuovamente minacciato dal vento privatizzatore che soffia dal governo. Per approfondire i contenuti della legge e le prospettive da questa aperte invitiamo la stampa e i cittadini ad una conferenza stampa domani, 18 marzo, alle ore 11.30 presso la sede del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, al secondo piano in via S.Ambrogio, 4 a Roma.

Le inchieste pericolose

Dinamo Press
12 03 2014

L’assunto base, anzi il leitmotiv sempre presente è che sex sells, ovunque: pubblicità (in tv e nei cartelloni stradali), tv, internet ecc, ecc… e un po’ dappertutto, senza starsi a dilungare troppo. Anche nelle “inchieste giornalistiche”, ogni tanto va di moda spendere qualche riga su un tema che poi rimbalza nell’infosfera e diventa oggetto di estenuanti discussioni su twitter, social, e che si traduce quasi automaticamente, spesso e volentieri, in argomento topic di dibattiti televisivi: sesso e adolescenti, un binomio sempre pronto a destare attenzione, oggetto di studi sociologici, antropologici, filosofici, materia per libri di vario genere, serie televisive, film, e chi più ne ha più ne metta.

Gli adolescenti, dunque, queste figure che si aggirano per le case di adulti che cercano di scrutarli, stentando spesso a carpirne gli “oscuri segreti”; giovani in attesa di potersene andare a vivere per conto proprio benché qualcuno tenti ogni tanto di declamare il contrario (leggi: “giovani che stanno bene a casa” secondo il rampollo Elkann, tra l’altro cognato della Borromeo, autrice della “scottante” inchiesta Sex and Teens,), che frequentano e occupano scuole, università, che lavorano per pochi spiccioli nei call center, nei bar e ristoranti, che fanno tirocini gratuiti (leggi: sfigati), che si diplomano e si laureano sapendo già che non potranno arrivare ad avere il lavoro dei propri sogni (leggi:choosy). Personaggi strani, questi adolescenti: spesso, quelli che rifuggono dalla monotonia (leggi: giovani che non vogliono fare lavori umili) amano occupare luoghi e abitazioni perché non possono permettersi un affitto, oppure invadere le strade in corteo per manifestare e conquistarsi il diritto a decidere della propria vita. In Italia vengono spesso bistrattati e insultati anche da ministri e politici vari, perché vogliono troppo o perché non vogliono niente, perché sono pigri (leggi: “bamboccioni”) oppure perché appartengono alla “Generazione sazia” secondo un’altra giornalista che ne sa sempre una più del diavolo,Concita De Gregorio, atterrata sul pianeta Terra da una navicella spaziale proveniente da un pianeta ignoto.

Fiumi d’inchiostro, di parole, di immagini sfocate, ognuna delle quali tenta di categorizzare, catalogare, classificare ed esemplificare attitudini, comportamenti, esperienze sessuali, con uno sguardo paternalista, ideologico e moralista (quando non fascista!), in cui il sesso diventa dispositivo di valutazione e di controllo per stabilire il livello di maturità, la saggezza, l’equilibrio, oppure il disagio dell’adolescente, in base all’età in cui lo si fa la prima volta, alla sua frequenza, con chi lo si fa, come, quando, perché e così via all'infinito...

Aggettivi, sostantivi, verbi ridondanti, tutti sotto l’egida della grande parola che abbaglia o terrorizza i “benpensanti”: trasgressione. Un termine inventato, un parametro senza riferimenti, per descrivere atteggiamenti e abitudini umani. Una parola che nessuno pronuncia mai a voce, men che meno per descrivere se stess*.

Siamo tutti figli e figlie di quell’ immaginario e di quell’estetica delle tv commerciali che si è affermata a partire dagli anni’80, e si è reinventata, diramata, anche nella rete, con la conseguente potenziale fruizione, produzione e condivisione di materiale audio e video di ogni genere. Ma questo accesso sempre diretto, diffuso e alla portata di tutti, non implica e non stimola necessariamente la capacità di analisi e di ricerca dei soggetti interconnessi, anche se, potenzialmente, costituisce una possibilità reale di autoformazione in materia di sessualità.

E così, l’America che si “scandalizza” per l’esibizione diMiley Cyrus agli MTV Award nel 2013, con un video che è rimbalzato negli apparecchi telematici di tutto il mondo, le adolescenti “giovani e belle”che la vogliono imitare, che si vestono provocanti, truccate, sui mezzi pubblici e sulle auto per minorenni, in periferia come nei quartieri alti. Trasgressione?

Il corpo è la prima cosa che appare e va mostrato dove e come si può, perché solo se ti fai vedere e ti mostri diventi reale, al centro del mondo e degn* di attenzione. Parlare di sé, raccontarsi davanti allo schermo di un pc, esistono molti siti e social network per farlo, ma alcuni sono brutali, come Ask.fm, che offre la possibilità di scrivere domande e commenti spesso pesanti sul profilo degli altri membri in assoluto anonimato, seguendo gli “amici” senza che loro lo sappiano. Insulti, che hanno spinto a febbraio una giovane 14enne a buttarsi da un tetto di un hotel. E poi, ricatti di adolescenti che filmano altri adolescenti in momenti intimi, minacciandoli di caricarli su youtube e renderli pubblici. E poi vessazioni verso chi è debole, timido, fragile, introverso, oppure diverso perché non eterosessuale, quindi non “normale”.

Adolescenti spesso annoiati nelle loro case del centro, oppure rinchiusi nelle zone rosse delle periferie delle città, collegate solo da autobus malconci che passano, bene che va, ogni ora. Il centro commerciale è il castello che le sovrasta, e poi, sale giochi, baretti, muretti, location in cui alcune dinamiche di gruppo si autoalimentano, il branco, il cannibalismo verso l’elemento debole. Il cannibalismo di gruppo diventa emblema dell’individualismo dell’uno e dell’altro.

In quest’ottica anche il sesso è godimento solitario, consumo, prevaricazione, rapporto di subordinazione, l’altr* è ridotto a mero oggetto. Ma non si tratta di un problema solo di età a questo punto, perché la mercificazione delle relazioni affettive è trasversale, quando si percepisce la società tutta, come un grande supermercato pieno di prodotti stanziati sugli scaffali, costosi o a metà prezzo. Cose.

Si nota sempre un certo voyeurismo negli occhi e nelle penne di certi “adulti” che descrivono e stigmatizzano alcuni comportamenti degli adolescenti, questi sconosciuti, quando sviscerano luoghi comuni oppure quando “indagano” in maniera un po’ morbosa sui piccoli e grandi aspetti della loro vita, con l’incedere di chi ha il sentore di avvicinarsi ad un universo parallelo abitato da alieni.

Alcuni miti da sfatare: quello dell’aspettativa sulla prima volta come qualcosa di magico e di perfettamente sintonico o l’importanza della verginità, la verginità come valore che contraddistingue le “ragazze perbene”, oppure la verginità come un peso, qualcosa di cui liberarsi, per poter essere come le altre, “quelle sveglie” che l’hanno fatto, ed entrare a far parte del mondo degli adulti sessualmente attivi.

Le adolescenti sono già giovani donne, sono precoci, mentre spesso i loro coetanei sembrano molto più piccoli. E il sesso inizia alle medie, difficile che tutti abbiano acquisito piena consapevolezza sul tema della contraccezione, sui rischi delle malattie sessualmente trasmissibili (in costante aumento). Maggiori investimenti sull’educazione sessuale nelle scuole, invece di nenie moralistiche, attuazione di serie politiche di prevenzione, invece di un bigottismo ipocrita e insopportabile, sarebbero molto auspicabili!! Ma educare a una sessualità libera e consapevole non è concesso! Del resto siamo pur sempre nel paese in cui contraccezione d’emergenza o IVG sono diritti, conquistati ormai tempo fa dalle lotte delle donne e, però, rimessi ogni giorno discussione, quando non direttamente e brutalmente negati (lo abbiamo visto ieri con il caso della donna abbandonata ad abortire da sola nel bagno dell'ospedale Pertini, dove medici e portantini erano tutti obiettori di coscienza).

Si potrebbe perciò smettere di semplificare un mondo e un periodo complesso come l’adolescenza, banalizzando tutto e incolpando ora le ragazzine “disponibili” ora i ragazzini bulletti. Queste giovani ragazze che terrorizzano e brutalizzano i poveri maschietti che ignorano la pratica del cunnilingus e sono perennemente affetti dall’ansia di prestazione, che sognano la fanciulla rassicurante che legge gli sms che le inviano, e non riescono a contenere gli impeti delle loro coetanee assatanate, sembrano comparse di una serie televisiva scadente, tanto colorita quanto patinata e finta.

Inadeguatezza è la sensazione che coglie quegli individui che si sentono immobilizzati da costrutti sociali e culturali precostituiti che vogliono l’adolescente e la donna (a prescindere dalla sua età anagrafica) legata sempre a quell’immaginario mainstream che riproduce perennemente quella noiosa dicotomia tra la cinica, ammaliatrice, senza scrupoli, che usa il sesso e il corpo come merce per “arrivare” un po’ ovunque (altrimenti detta puttana) e la virtuosa, ingenua, dolce, vittima sacrificale (altrimenti detta santa).

Per riassumere, mi viene in mente il romanzo di William Makepeace Thackeray, Vanity Fair, un ritratto e un atto d’accusa (intriso di un invasivo moralismo tipicamente vittoriano), una celebrazione e un affresco grottesco e terribile dell’ipocrisia umana che si riflette nella società: apparentemente si esalta la condotta secondo moralità, ma in realtà di ogni cosa si reclama solo l'apparenza e il vittorioso è sempre il più furbo. L’esistenza umana come una fiera (delle vanità), un mercato in cui gli individui mettono sempre e comunque in mostra ciò che hanno e che possono vendere. E alla fine vince sempre il più forte e il più tenace. Becky l’arrivista mette in mostra tutta se stessa, in ogni modo, per la “scalata sociale”, Amelia l’ingenua, invece rifugge la vita e la realtà conducendo la sua esistenza verso una condotta votata solo alla rispettabilità sociale.

Ma immaginare, evocare, non basta. Occorre individuare nuovi luoghi in cui è possibile un accesso laico, libero e gratuito all'educazione e alla prevenzione, per poter costruire, ogni giorno, nuovi e altri immaginari sessuali ma non solo, aprire un nuovo ragionamento sulla sessualità, e quindi sul nodo sesso-potere, ripartendo dal corpo, anzi, dai corpi, perché è da lì che comincia tutto. Il corpo come soggetto indocile, ribelle, insubordinato, ostinato e in ogni caso protagonista. Protagonista anche più o meno consapevole di un certo tipo di accanimento trasversale che incrocia le questioni di genere, gli effetti dei tagli alla sanità pubblica, l’assenza di una seria politica di prevenzione, il razzismo. Corpi visibili, spesso strumento di ostentazione di potere, e corpi invisibili che smettono di essere tali quando decidono di emergere e di ribellarsi. Sono i corpi che vengono colpiti quotidianamente dai dispositivi di controllo e normazione propri di un potere diffuso, orizzontale e multiforme, un potere che si accanisce trasversalmente sugli stessi con le sue politiche di austerity.

In alcuni casi questi corpi diventano solo carne da sfruttare, reprimere, nascondere, espellere, imprigionare dentro e fuori lo spazio metropolitano.

Solitudine e marginalizzazione sociale è ciò che spetta di fatto a quei soggetti percepiti come appartenenti alle categorie socialmente ed economicamente "deboli": donne, minori, migranti, malati.

“Una cattiva, cioè inadeguata, percezione dei corpi, della società, dell’altro condurrà a una cattiva composizione sociale, esattamente come il veleno è una cattiva composizione per il corpo”.

Ridare dignità alla vita, al corpo e alla sessualità, ricomponendo, prima di tutto, piacere, desiderio e cura di sé. Autodeterminazione vuol dire anche prendere in carico su di sé la responsabilità della salute, della prevenzione, di una sessualità libera senza delegare alcunché alla presunta assolutezza del sapere medico, né, tantomeno, a questioni morali o religiose. Far saltare i recinti, le barriere, i confini, le definizioni, rovesciare l’ordine del discorso, riaprire il conflitto, perché niente è neutro e dato una volta per tutte, perché i nostri desideri, le nostre passioni sono quelli che portiamo e che raccontiamo nei luoghi che attraversiamo quotidianamente, nelle piazze, nelle scuole, nelle università, nei posti di lavoro, quelli che prendono corpo diventano carne, sangue, sudore, vita e su cui, nessun altro, se non noi, può mettere bocca!

Dinamo Press
12 03 2014

Qualche parola sul Piccolo atlante dei centri sociali italiani di Claudio Calia che tra pochi giorni sbarcherà a Roma, e alcune belle tavole tratte dal libro.

Mappare i centri sociali italiani è un’impresa ardua, raccontarli e disegnarli poi in un fumetto quasi folle. Si è fatto carico dell’ardimentoso compito Claudio Calia, attivista padovano e disegnatore, che a fumetti aveva già messo la lotta e le ragioni del movimento No Tav, così come una lunga intervista a Toni Negri e la storia di inquinamento e di lotta del Petrolchimico di Porto Marghera. Ora con il Piccolo atlante storico geografico dei centri sociali italiani (edito come gli altri lavori citati da Becco Giallo), Claudio Calia ci mostra da vicino il suo mondo, lo fa da un punto di vista personale e “interno”, ma per aprire le porte dei centri sociali a tutti.

Ma cosa sono i centri sociali? Una risposta univoca è impossibile, in più di trent’anni di storia esperienze diverse si sono stratificate e tante cose sono cambiate, e molto probabilmente inutile. Claudio ci racconta cosa sono per lui i centri sociali. Da quando giovanissimo studente sbarbato si affaccia al mondo della politica nella sua città natale, Treviso, e alla televisione vede e sente “Curre curre guagliò” dei 99 Posse. Ed è proprio la musica carica di messaggi politici e sociali, punk o rap che sia poco cambia, che lo porta ad avvicinarsi alle porte di un centro sociale, l’AGGRO in provincia di Treviso, breve esperienza degli anni ’90 cancellata da uno sgombero e poi dalle ruspe. Poi sarà nelle manifestazioni da studente medio che incontrerà il Pedro, e non lo lascerà mai più. E li scopre cosa vuol dire costruire una comunità, cos’è la solidarietà e un laboratorio di progetti, creatività, sovversione. Con i centri sociali Claudio viaggia per l’Europa di controvertice in controvertice lungo la stagione che ha portato al g8 genovese, e per l’Italia. E quasi ovunque trova un’altra casa, un’altra comunità ribelle che ci presenta e fa scoprire nel libro, da Napoli a Roma, da Rimini a Milano.

In questi anni alcuni hanno provato a dividere i centri sociali per categorie o periodizzazioni, ci sarebbero così quelli di prima, seconda e terza generazione. Qualcun altro ha provato a divedere quelli buoni da quelli cattivi. Addirittura quelli di destra da quelli di sinistra. La peggiore stampa nostrana ne ha fatto un’etichetta che richiama cassonetti bruciati e vetrine rotte, droga e giovani sballati. Sarebbe bello invece che le migliaia di persone che gli hanno attraversati e fatti vivere dicessero la loro, anche in poche parole, con un pizzino, che ci raccontassimo di più fuori dalla retorica o l’agiografia. Proprio come ha fatto Claudio nel suo Piccolo atlante.

Io dico la mia: i centri sociali sono una casa per andare in giro per il mondo e cambiarlo questo mondo, porti franchi di libertà in città che sono campi di battaglia tra noi e loro, tra indiani e cow-boy. Laboratori aperti di sperimentazione, in grado di aprire spazi di democrazia e libertà che coinvolgono migliaia di persone. Se non ci fossero stati questi posti nel nostro paese la maggior parte delle battaglie e delle lotte degli ultimi vent’anni non ci sarebbero probabilmente state, o non sarebbero state così durature, radicali e radicati. I centri sociali hanno cambiato pelle con il mondo attorno. Quando entro in un centro sociale mi riconosco in chi lo abita, nonostante le differenze e spesso gli scazzi. Un compagno “grande” con cui sono cresciuto mi ha sempre spiegato “se potemo divide su tutto, ma contro i fascisti e per difendere gli spazi, abbiamo imparato a stare tutti insieme”.

Tra le tavole che parlano di Roma una vignetta racconta di un centro sociale che non c'é più, senza nominarlo. Una scritta su un ingresso ancora purtroppo sbarrato: "La felicità non si paga si strappa". Ecco io da lì ho cominciato la mia avventura.


Venite a scoprire questa mappa della libertà disegnata da Claudio Calia a Roma:

il 20 marzo alle 21,00 al csoa Sans Papier all’interno dei festeggiamenti per i 9 anni di occupazione

il 21 marzo alle 20,00 al csa Astra 19 con la Guida alla Roma Ribelle

Obiettori fuori dagli ospedali, subito!

Dinamo Press
12 03 2014

Stamattina ci siamo svegliate con una notizia raccapricciante: il 28 ottobre del 2010 presso l’Ospedale Pertini di Roma una giovane donna ha abortito, da sola nel bagno dell’ospedale. I medici e gli infermieri di turno si sono rifiutati di assisterla perché tutti obiettori.

Valentina, dopo aver appreso al quinto mese della grave malattia del feto che portava in grembo, ha scelto di interrompere la gravidanza. Dopo lunghe e penose ricerche è finalmente riuscita a trovare un medico, l’unico non obiettore, che le garantisse il ricovero per l'aborto terapeutico. Dopo 15 ore di travaglio (il parto è indotto nell'aborto terapeutico), in seguito al cambio di turno del corpo medico, ha avuto inizio il suo incubo - e quello di molte altre donne - nel labirinto dell’obiezione di coscienza.

Se l’articolo 9 della legge 194/78 garantisce per il personale sanitario la possibilità dell'obiezione di coscienza, “non lo esonera dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento” così come impone a ospedali e cliniche autorizzate di “assicurare l'espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza”.

Si tratta evidentemente di abusi perpetrati ai danni delle donne utilizzando strumentalmente motivazioni moralistiche, ideologiche e religiose che non dovrebbero avere cittadinanza tra medici e paramedici di ospedali pubblici.

Il motivo ideologico dell'obiezione di coscienza muta forma e diventa volontà punitiva e persecutoria quando diventa pratica diffusa e organizzata, quando l'obbligo di soccorso e assistenza può tranquillamente essere omesso a fronte della propria scelta ideologica, vera o di comodo che sia.

Il sabotaggio sistematico della legge 194, l’ambiguità e incompletezza della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, denunciano un pericoloso e odioso atteggiamento violento e misogino legittimato dallo Stato sui corpi delle donne.

Dopo l'allarme lanciato dai medici non obiettori sull'impossibilità, in tendenza, di praticare l'IVG negli ospedali italiani, e dopo aver registrato l'aumento degli aborti clandestini, non abbiamo bisogno di altri casi come quello di Valentina per imporre un deciso cambio di passo. Vogliamo rispetto! Esigiamo rispetto!

Valentina è una donna coraggiosa, con la sua denuncia difende tutte noi. Tutte noi dobbiamo difendere lei facendo in modo che tutto questo non accada mai più, che la nostra vita sia sempre e solo nelle nostre mani.

Dopo essere tornate in piazza a rivendicare libertà di scelta e autoderminazione lo scorso 8 marzo e nelle azioni dei giorni precedenti, dichiariamo guerra all'obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici e torneremo da domani in piazza a gridare #IODECIDO !

 

#Aportodas, da Madrid a Roma per dire "Io decido!"

Dinamo Press
07 02 2014

Mobilitazioni di donne, lesbiche e transgender, migranti e precarie primo e dopo l'#8M.

Il primo marzo una nuova occupazione a Madrid inaugura la campagna "Primera Quincena deLucha Feminista": collettivi, reti e movimenti femministi e transfemministi spagnoli si sono uniti in unica assemblea generale che da dicembre ha programmato, proprio per questi giorni, workshops, conferenze, proiezioni e dibattiti, ma soprattuto azioni, in vista delle manifestazioni che si daranno in tutte le città della Spagna il prossimo 8 marzo.

Si parte dal giorno della donna come appuntamento centrale ma con un'ottica non di mera celebrazione bensì di ripensamento e di ricostruzione dell'8 marzo, soprattutto alla luce degli attacchi pesantissimi che proprio in Spagna hanno visto il diritto della donne ad abortire fortemente minato.

L'urgenza di questa ricomposizione nasce, infatti, dal progetto di legge, proposto dal ministro della giustizia spagnolo Alberto Ruiz-Gallardón e discusso nel Parlamento spagnolo, che rende l'aborto un reato penale e non più un diritto. Secondo questa proposta gli unici casi che escluderebbero il reato sono quello di violenza sessuale ovvero nei casi di grave malattia della madre.

Una legge questa che stravolgerebbe non solo anni di lotte e di conquiste dei diritti delle donne a decidere del proprio corpo, ma che avrebbe preoccupanti ricadute in tutto il panorama europeo. Basti pensare alle misere manifestazioni organizzate dalle associazioni cattoliche e conservatrici "per la vita" che in Italia, Francia, Spagna etc.. negli ultimi anni hanno cercato un consenso mai legittimato nelle insignificanti (in termini numerici) partecipazioni alle piazze da loro indette e che si autocelebravano come portatori morali del senso della vita.

Le femministe spagnole proprio sulla centralità della vita e hanno basato le proprie rivendicazioni e mobilitazioni, come si evince dall'appello dal comunicato pubblicato in seguito all'occupazione (qui di seguito all'articolo tradotto in lingua italiana).
Proponiamo due interviste A Juli e Marta sull'occupazione e sulla campagna in generale.

L'ultima intervista è rivolta ad Adriana del collettivo di Malaga AberturaVaginal e di cui consigliamo oltre all'intervista, anche la visione di un video-clip, performance realizzata a Malaga dal titolo MI CUERPO, MI SANGRE; MI TEMPLO.

L'intervista è stata realizzata a Madrid il 2 marzo, di fronte al palazzo di Giustizia durante un'azione simbolica in cui le manifestanti hanno invitato il ministro proponente la legge contro il diritto all'aborto a coltivare una pianta, che come il prezzemolo, è conosciuta dai tempi antichi per le sue proprietà curative ed abortive.

La minaccia spagnola della legge ha rinnovato nei movimenti femministi di tutta europa la necessità di far confluire nella data dell'#8M tutte le rivendicazioni di diritti minacciati e di quelli mai realmente ottenuti. Già il primo febbraio femministe e transfemministe in moltissime città europee hanno aderito alle mobilitazioni di solidarietà con la lotta spagnola, Tren de la libertad, promossa dalla campagna che ha portato alla condegna della lettera al ministro "Porque yo decido" e ha visto un grande adesione.

Domani vi aspettiamo tutte e tutti a Roma al corteo 8M #IoDecido, oppure a partecipare a tutte le manifestazioni che si daranno in tutta Italia, per riprendere parola sui nostri diritti continuamente sotto scacco e far sentire la nostra voce!

Traduzione dell'appello pubblicato all'indomani dell'occupazione di uno spazio nel quartiere di Malasagna a Madrid:

Oggi un gruppo di donne, lesbiche e transgender, stufe di essere considerate come coloro che non prendono a cuore la propria vita, hanno deciso di riprenderla in mano.

Dopo gli attacchi diretti alla nostra libertà, abbiamo deciso di darci un taglio e di dire basta!. Oggi, 1° Marzo 2014 , inizia la Primera Quincena de Lucha Feminista (prima quindicina di lotta femminista).

Vi presentiamo un nuovo spazio liberato nella città di Madrid in Calle Madera n° 9. Questo spazio, abbandonato alla speculazione e alla corruzione, chiuso per anni, viene recuperato oggi e le donne, le lesbiche ed i transgender hanno organizzato questa occupazione per riempirla di lotte, di vita e di sviluppo collettivo.

Questa azione è una risposta anti-capitalista alla speculazione e alla mercificazione, che mette le persone al di sopra del beneficio meramente economico e del profitto. Vogliamo recuperare spazi rubati agli abitanti, combattere la gentrificazione e rendere i nostri quartieri non più luoghi esclusivamente di consumo mondano.

Quindi abbiamo scelto uno spazio simbolico come questo, di proprietà della società immobiliare Geshilarion 2000, il cui direttore Jose Miralles Javier Arenas è legato alla famiglia Franco, più specificamente, di Francisco Franco Martínez Bordiu, che possiede diverse società, come anche la Proazca SA Urme.

Questa azione è anche una risposta contro il patriarcato e per soddisfare la necessità di spazi di affinità liberati. Per noi la vita non ha alcun valore, se slegata dalla libertà di decidere se e quando saremo madri, dalla libertà di fare dei nostri corpi ciò che vogliamo, dalla libertà di arrivare a fine giornata avendo deciso ciò che vogliamo essere.

Perché vogliamo crescere e combattere unit* e promuovere la crescita dal basso di autogestione femminista e transfemminista.
A quanto pare questo dà fastidio a chi tenta ogni giorno di stroncarci, di catturarci, lasciandoci con niente, dà fastidio a tutti coloro che perpetuano la logica che pone il profitto al di sopra delle persone, a coloro che preferiscono avere spazi vuoti e persone senza fissa dimora, a coloro che vogliono lasciarci senza salute, senza istruzione e senza risorse.

Ma noi, donne, migranti, precarie e transgender... facce diverse e diverse corporalità, quest'anno convergiamo unite per combattere l'etero-patriarcalismo capitalista. Abbiamo detto abbastanza, è ora di agire e lo facciamo mettendolo in pratica senza aspettare l'aiuto di nessuno.

Ci riprendiamo le strade e la città in questi giorni, per riempirle di movimento e di azioni e per riaprire uno spazio per tutti coloro che vogliono combattere con noi.

Calle Madera n°9 sarà un luogo di quindici giorni di organizzazione, di discussione, di azione. Sarà nostro e di tutti.

Perché noi non accettiamo,

Perché vogliamo tutto,

Perché siamo soggetti di pieno diritto,

Perché decidiamo noi,

Perché abbiamo messo la nostra vita al centro.

Perché siamo tante, più di quanto mai possiamo immaginare.

Maria Stella Scordo

 

#IoDecido di chiedervi: da che parte state?

Dinamo Press
4 marzo 2014

Verso il corteo dell'8 marzo a Roma occupata la sede dell'Ordine dei medici, perché l'aborto deve essere libero, gratuito e garantito. Mentre gli uffici dell'ordine venivano chiusi alle richieste dei manifestant*, la polizia è arrivata sul luogo tentando di intimidire e identificare i presenti.

Auxilium, quando i Cie sono un business

DinamoPress
28 02 2014

In occasione delle mobilitazioni meticce del 1 marzo, questa mattina un gruppo di attivisti delle Reti Antirazziste di Roma ha compiuto un blitz nella sede della cooperativa Auxilium, che in questo momento gestisce il Cie di Ponte Galeria. "I Cie non si possono riformare ne umanizzare, chi garantisce il funzionamento di queste strutture è complice e specula sulla pelle dei migranti reclusi".

1 marzo 2010 - 1 marzo 2014. Quattro anni di business al CIE di Ponte Galeria. “Facciamo la festa” alla cooperativa Auxilium.

Oggi le reti anti razziste metropolitane hanno protestato sotto la sede della cooperativa Auxilium, in via Sicilia 50 al centro di Roma, che dal primo marzo 2010 gestisce il CIE di Ponte Galeria e consegnato una lettera nei sui uffici Dopo la manifestazione dello scorso 15 febbraio che ha attraversato le strade di ponte Galeria, siamo tornati in piazza per reclamare a gran voce la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione. Due settimane fa abbiamo sradicato 50 metri di reti del CIE per dimostrare come le vite di persone innocenti non possono essere rinchiuse dietro spesse mura e recinzioni invalicabili. Oggi siamo venuti sotto la sede della cooperativa Auxilium per gridare la nostra rabbia contro la società che grazie a questo sistema criminale si arricchisce.

La cooperativa Auxlium da quattro anni gestisce il centro di Identificazione ed Espulsione. Oggi esattamente a quattro anni dal loro insediamento siamo venuti a “fargli la festa”. Purtroppo questa è una triste ricorrenza, in questi quattro anni la cooperativa ha incassato 41 euro giornaliere di rimborso per ogni persona detenuta in questo lager. Questa grande quantità di denaro è stata incassata sulla pelle dei migranti rinchiusi ingiustamente. I soldi versati dallo Stato sarebbero dovuti servire per coprire le spese quotidiane e per gestire la struttura. Le continue rivolte per le pessime condizioni di vita e per ultimo il malfunzionamento dell'unico fax del Cie, ci mostrano palesemente come gran parte del denaro è diventato profitto nelle casse della cooperativa.

Auxilium è complice della continua violazione dei diritti fondamentali che avviene nel lager di Ponte Galeria. Non ci stupisce che questa azienda sia vicina a Comunione e Liberazione e faccia parte di quel mondo marcio che con la gestione dei centri di accoglienza e detenzione ha fatto dei migranti un business. Nemmeno ci stupisce come nel 2008 la stessa cooperativa sia stata al centro di un'indagine per l'affidamento di un centro di accoglienza per richiedenti asilo in Basilicata.

Negli atti di questa inchiesta sono finiti anche il cardinale Tarcisio Bertone, l'ex sottosegretario Gianni Letta e l'ex ministro Clemente Mastella, una rete politica/ecclesiastica di altissima caratura. Un'ulteriore dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, come sia stata applicata una sistematica connivenza tra governi e cooperative sociali per accaparrarsi gli appalti sui centri. Tutto questo sulle pelle di migliaia di migranti.

Per questo oggi alla vigilia della giornata di mobilitazione dei migranti del “Primo marzo” ribadiamo la chiusura di tutti i CIE, non è possibile nessuna umanizzazione né riforma.

Reti Antirazziste

DI SEGUITO LA LETTERA CONSEGNATA NEGLI UFFICI DI AUXILIUM DAGLI ATTIVISTI

Al Presidente della cooperativa Auxilium Angelo Chiorazzo

Siamo una parte di quelle persone che sabato 15 febbraio sono scese in strada, in diverse migliaia, per chiedere la chiusura del C.I.E. di Ponte Galeria e per portare la loro solidarietà ai migranti reclusi.

Sui loro corpi la cooperativa Auxilium continua ad accumulare profitti, dal momento che lo Stato italiano paga oltre 40 € al giorno per ogni persona. Voi li chiamate “ospiti”, ma loro sono detenuti, privati senza motivo del bene più prezioso: la libertà. Sul vostro sito internet pubblicate una presunta lettera scritta da un recluso per ringraziarvi del vostro lavoro, ma le cronache raccontano un’altra storia: dentro il C.I.E. le persone si cuciono la bocca, tentano in tutti i modi di fuggire e provano perfino a uccidersi, come è successo per l’ennesima volta il 23 febbraio. Vi vantate di aver costruito un campetto di calcio e di offrire condizioni di vita migliori di quelle degli altri centri di detenzione, ma una partita di calcetto o una rinfrescata di vernice non possono rispondere all’ingiustizia di vivere dietro le sbarre soltanto per non essere riusciti ad ottenere o rinnovare un permesso.

Sulle condizioni di vita dentro il lager di Ponte Galeria avremmo molte cose da dire, ma preferiamo riportare le parole di chi lo ha visitato in diverse occasioni sotto la vostra gestione. Lo facciamo perché è necessario rispondere alle menzogne che Auxilium diffonde, tentando di accreditarsi come una cooperativa sociale che promuove il “benessere di chi versa in stato di disagio […] nel rispetto della dignità e della centralità della persona” (da “Chi Siamo”, http://www.coopauxilium.it/).

Il rapporto “Arcipelago Cie”, redatto dall’associazione Medici per i Diritti Umani, afferma testualmente che “le aree di trattenimento del centro appaiono strutturalmente del tutto inadeguate a garantire un soggiorno dignitoso dei migranti reclusi”, denunciando le “condizioni fatiscenti” degli alloggi e dei servizi igienici e facendo presente come la permanenza sia “particolarmente afflittiva” a causa delle disposizioni di sicurezza, come il “divieto di utilizzare alcuni oggetti di uso quotidiano quali pettini, penne, libri e giornali”. Divieto esteso, durante la nostra manifestazione e nei giorni seguenti, anche all’utilizzo della televisione, in modo da impedire ai reclusi di sapere che fuori da quelle mura e da quelle sbarre ci sono migliaia di persone che stanno dalla loro parte e che hanno intenzione di lottare fino alla chiusura del lager. Divieto che ha interessato negli ultimi giorni perfino la possibilità di servirsi del fax, strumento necessario ai reclusi per comunicare in forma privata e protetta con i propri legali.

Ancora, il 26 febbraio il Consiglio Comunale di Roma ha votato una mozione per esprimere ufficialmente la richiesta al Governo di chiudere il C.I.E. di Ponte Galeria, definito in questo modo: “un luogo strutturalmente disumano di privazione e sospensione della dignità e dei diritti fondamentali”.

Oggi veniamo nella sede di Auxilium per consegnare questa lettera e per affermare senza mezzi termini che questa cooperativa è complice delle politiche di reclusione dei migranti ed è direttamente responsabile della violazione dei diritti fondamentali di queste persone nel lager di Ponte Galeria. Auxilium specula sulle vite dei reclusi, accaparrandosi i soldi pubblici che lo Stato italiano paga per delegare la carcerazione dei cittadini migranti.

Auxilium deve interrompere la sua attività di gestione del CIE! Ponte Galeria deve chiudere!

Reti antirazziste

Ponte Galeria, ennesimo tentativo di suicidio

Dinamo Press
26 02 2014

La scorsa notte un giovane detenuto di origine libica ha tentato il suicidio. L'ennesimo gesto estremo dovuto ad una struttura inumana, che reclude cittadini per la loro condizione di migranti e clandestini.

Non è la prima volta che un detenuto o detenuta tenta il suicidio nel Cie di Ponte Galeria, ci era riuscita nel 2012 Mabruka Mimuni. Togliersi la vita era l'unico modo, ha lasciato scritto, per evitare il rimpatrio. Yassin, giovane libico di vent'anni da tre mesi nella struttura romana, ci ha provato questa notte. Si trovava in un limbo, le autorità trovavano difficoltà a rimpatriarlo ma non avevano nessuna intenzione di concedergli nessuno status per rimanere nel nostro paese, dopo quattro anni che vive nel nostro paese, entrato illegalmente nel nostro paese da minorenne.

A denunciare l'episodio l'associazione per il rispetto dei diritti umani "A buon diritto" e la campagna "LasciateCIE entrare". In serata le due associazioni si sono recate all'ospedale San Camillo dove Yassin si trova ricoverato. "Fisicamente è debole ed è stato sedato - spiega Gabriella Guido di LasciateCIE entrare - ci abbiamo parlato e ci ha espresso la sua determinazione di non voler tornare a Ponte Galeria ad ogni costo. E' rassegnato e non ha più voglia di lottare ci ha detto". Nonostante le proteste e l'attenzione mediatica, tolta qualche promessa di circostanza, nulla è cambiato dentro i Cie e nel dibattito politico.

Oggi il consiglio comunale di Roma ha approvato una mozione per la chiusura di Ponte Galeria, come accaduto nei giorni scorsi a Torino con la plateale l'opposizione dei consiglieri del M5S. Nei prossimi giorni una mozione similare sarà presentata alla Regione Lazio. Simili iniziative rischiano, in mancanza di qualsiasi tipo d'iniziativa legislativa, di rimanere lettera morta. Per questo è necessario continuare con più forza, dopo il grande corteo del 15 febbraio scorso, l'iniziativa di movimento e la pressione dal basso per consegnare ad un ricordo del passato i Cie e per forzare i lucchetti della Fortezza Europa, a iniziare dal 1 marzo quando si terranno cortei, azioni e iniziative in tutta Italia.

8 marzo, parlano i nostri corpi #IoDecido

Dinamo Press
25 02 2014

Immaginiamo un 8 marzo di lotta e di festa, insieme ai movimenti antirazzisti, antisessisti e antifascisti, con i migranti e le migranti che si mobilitano dentro e fuori i Cie, con chi lotta per i beni comuni, il lavoro, il reddito, la sanità e contro le grandi opere.

Appuntamento ore 15.00 a Piazza de Condottieri 34, consultorio del Pigneto.

NO ALLA VIOLENZA perchè #IO DECIDO

NO ALL'OBIEZIONE perchè #IO DECIDO

SI ALLA PILLOLA perchè #IO DECIDO

Abbiamo deciso di partire di nuovo da noi, dai nostri corpi, dai nostri desideri e dalla nostra autonomia dopo aver appreso cosa sta accadendo in Spagna. Il Ministro Gallardòn ha proposto una modifica della legge sull'aborto, limitando la possibilità di abortire a due soli casi: la violenza sessuale e il comprovato rischio per la salute psichica e fisica della donna. Al di fuori di questi casi scegliere di abortire sarà un reato. Anche in Grecia tra i durissimi tagli alla sanità e il controllo sempre più feroce sui corpi (su parto, aborto, malattie sessualmente trasmissibili) l'autonomia delle donne viene soffocata.

In tutta l'Europa dei PIGS, nei paesi che più visibilmente stanno subendo gli effetti delle politiche di austerity i tagli alla sanità fanno il paio con il controllo sempre più feroce sui corpi delle donne. In alcuni casi (soprattutto Italia e Spagna) è evidente l'influenza della cultura cattolica e misogina sulle scelte politiche dei governi.

In Italia esiste una legge -frutto delle lotte- che garantisce la possibilità per le donne di abortire liberamente e gratuitamente: la legge 194, che viene però quotidianamente resa inefficace dalla presenza enorme di medici obiettori (il 90% solo nel Lazio). L'obiezione di coscienza sull'aborto garantisce la carriera di molti medici, diventa la pratica più diffusa in tutti gli ospedali e di fatto impedisce a migliaia di donne di poter scegliere per sé. Di fronte agli ostacoli e alle umiliazioni che ogni donna deve subire, non è un caso che in Italia stia crescendo il numero degli aborti clandestini e “fai-da-te”, fatti in casa con mezzi impropri, che portano a seri rischi per la vita delle donne.

Se legislativamente la possibilità dell'aborto farmacologico (RU486) è già garantita da anni di fatto essa non viene contemplata negli ospedali italiani, così come è impossibile nelle città nostrane trovare in tempi rapidi la pillola contraccettiva di emergenza.

Vogliamo ripartire dalla libertà di scelta, dalla capacità di decidere sui nostri corpi, dall'autodeterminazione, per opporci a questa situazione in cui ci vogliono spingere all'angolo.

Vogliamo ripartire dalle parole d'ordine della Spagna: #iodecido, per dare vita a una campagna che rivendichi la possibilità concreta di un aborto libero, gratuito e garantito; una campagna che garantisca la possibilità dell'aborto farmacologico, la completa accessibilità alla pillola del giorno dopo e la sicurezza che ci siano luoghi come i consultori che realmente ne assicurino la prescrizione.

Vogliamo sostenere la laicità dello Stato e respingere le politiche europee sui nostri corpi.

Vogliamo che consultori e ospedali vengano rifinanziati e che sia garantito il supporto e l'assistenza a tutte le donne migranti.

Vogliamo autodeterminarci, come donne, lesbiche, trans e queer!

Estendiamo questo appello a tutte e tutti, per dare corpo alla campagna #iodecido, per immaginare insieme un 8 marzo fuori dai soliti riti, invadendo con manifestazioni, cortei e azioni tutte le città.

Immaginiamo un 8 marzo di lotta e di festa, insieme ai movimenti antirazzisti, antisessisti e antifascisti, con i migranti e le migranti che si mobilitano dentro e fuori i Cie, con chi lotta per i beni comuni, il lavoro, il reddito, il lavoro, la sanità e contro le grandi opere.

Rete cittadina #iodecido

"Il mio sogno è chiudere il lager dove vivo"

Dinamo Press
21 02 2014

Dopo il grande corteo del 15 febbraio sotto il Cie di Ponte Galeria abbiamo intervistato uno dei detenuti, per capire esattamente la situazione dentro, farci raccontare le nuove proteste e sapere come hanno vissuto dall'interno la manifestazione.

Ieri una nuova protesta è scoppiata nel Cie di Ponte Galeria, i pochi migranti detenuti nel centro si sono rifiutati di uscire dalla mensa. Chiedono che venga riparato il fax, ormai fuori uso da oltre venti giorni. Per comunicare i propri dati personali agli avvocati sono costretti ad utilizzare il telefono dell'ufficio immigrazione del Cie. Noi esprimiamo la massima solidarietà ai ragazzi reclusi e chiediamo alla cooperativa che gestisce il centro di intervenire al più presto accettando le rivendicazioni dei migranti.

Tutto questo avviene a pochi giorni dal grande corteo del 15 febbraio, che è arrivato fin sotto il Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria sradicando oltre 50 metri di reti e chiedendo la definitiva chiusura di queste “galere etniche”. Per capire cosa sta succedendo nel centro abbiamo intervistato telefonicamente Assam, usiamo un nome di fantasia, attualmente recluso. Dal suo racconto emerge la forza che il corteo è riuscito a trasmettere ai detenuti. Rimane la difficoltà di una vita quotidiana passata dietro le sbarre, senza comprendere per quali colpe sia stata inflitta questa punizione.

Le notizie che giungono da Ponte Galeria sono molto confuse, puoi dirci esattamente cosa sta succedendo all'interno del Cie?

Ieri hanno portato via un egiziano. Domenica un paio di persone hanno tentato di scappare, ma visto che qua c'è un sistema di allarme più efficace della Banca d'Italia. Un sistema di allarme allucinante. Appena sono arrivati su hanno trovato la polizia in tenuta anti-sommossa. Qua è come Guantanamo, sai cos'è Guantanamo? Servizi di sicurezza come qui dentro non li ho visti da nessuna parte del mondo: militari, finanza, carabinieri, polizia, telecamere a 360 gradi, grate, sbarre dappertutto.

I ragazzi che hanno tentato la fuga adesso dove sono?

I ragazzi sono stati ripresi e lasciati qui dentro. Ma quando lo bombardano questo posto? Non sono più cie sono lager. Questo schifo lo abbiamo vissuto negli anni '40. “Il diario di Anna Frank”, qui ci sono best seller, non diari di storie come quello dalla povera Anna Frank.

Sappiamo che oggi avete fatto una protesta perché non funziona il fax, che lo strumento con il quale comunicate con l'ufficio immigrazione...

Sai da quanto tempo non funziona il fax? Da venti giorni e oltre. Ma ti rendi conto? In venti giorni l'essere umano è riuscito ad arrivare sulla luna. In 20 giorni qua non riescono ad aggiustare un fax. L'unico fax che funziona è quello dell'ufficio immigrazione perciò se voglio mandare qualcosa che serve alla mia causa devo per forza farlo passare tramite l'ufficio immigrazione. Proprio loro che hanno il compito di espatriarci. Dov'è la legge sulla privacy? Il fax è utilizzato per cose private, se io ho da ricevere un foglio e non voglio farlo vedere all'ufficio immigrazione, non posso farlo, perché l'unico fax che funziona è il loro. Allora spiegami perché quello del cie è da 20 giorni che sta fermo.

Venerdì scorso due ragazzi della protesta delle “bocche cucite”sono stati rimpatriati, gli altri dove sono?

I ragazzi che si sono cuciti la bocca qualcuno è stato rimpatriato gli altri sono tutti qua.

Quante persone vivono adesso dentro il Cie?

Siamo rimasti in poche decine. Ti dico sembra che qua stanno tenendo Riina e Provenzano. Stanno tenendo qua i boss dei boss. Stanno tenendo i peggiori terroristi del mondo e siamo dieci gatti, dieci poveracci. Qua paga l'Europa, per questo non lo chiudono sto posto di merda perché ci mangiano su. Non gliene frega niente se sei padre di famiglia, se hai vissuto 20 o 30 anni qua.

Parli molto bene la lingua italiana, conosci a fondo la storia e gli avvenimenti italiani degli ultimi venti anni. Ti posso chiedere allora come si finisce in un Cie?

Le persone che si trovano nei Cie sono tutti extracomunitari che non hanno documenti e permesso di soggiorno o se li hanno sono scaduti. Da allora sei considerato clandestino e questo il posto dove mandano tutti i clandestini. Qui portano sia persone che escono dal carcere, cioè con precedenti penali, sia persone che camminano per strada con le buste della spesa. È una specie di vaso di pandora. Metti tutti quanti qua e poi aspetti la tua sorte, questa è la realtà dei fatti. Mesi e mesi della tua vita portati via, e poi chi te li ridà indietro? Nessuno, nessuno perché ti mangiano su. Il foglio di via serve sette giorni, se ti scade un documento in sette giorni ce la fai a metterli a posto? Non ti danno l'opportunità di metterti in regola, già solo per fare un documento è passata una settimana. Dopo questi giorni ti ritrovi di nuovo in strada, senza aver fatto i documenti e ti considerano un clandestino. Quando cammini per la strada ti devi girare a destra e a sinistra, perché il primo controllo ti riportano di nuovo qua.

Com'è la vita quotidiana in un Centro di Identificazione e Espulsione?

Vedi il gioco della roulette russa, metti una pallottola la fai girare e spari. Così noi viviamo perché non sappiamo durante il giorno cosa può succedere. Se ci svegliamo e aprendo gli occhi troviamo sulle nostre teste quelli dell'ufficio immigrazione, significa espatrio per tutta un'intera famiglia. Non si tratta soltanto di un essere, ma di un'intera famiglia. Tutti qua hanno una responsabilità sul collo. Se una persona rimane qua può mandare un pezzo di pane alla sua famiglia. Rimandandolo a casa è condannato alla povertà assoluta. Qui le nostre vita sono più annoiate di quelle del bestiame, tranne che per mangiare e andare a dormire non facciamo un cazzo, niente. La notte ci mettiamo a contare le stelle, per dormire dobbiamo prendere psicofarmaci. Qui ci uccidono il cervello a mano a mano, stanno giocando sulle nostre speranze, sui nostri sentimenti. La vita è uno schifo, lo spettro degli anni '40 degli anni del terrore, dello stato di pulizia delle SS. Siamo la. Siamo tutti traumatizzati, tutti. Io sono stufo anche della mia vita, siamo tutti stufi della nostra vita, ci manca la dignità, vaffanculo, senza la dignità non siamo niente. Non siamo nessuno, nel 21 secolo nella capitale del cristianesimo.

Ieri a Torino è stata approvata una mozione per l'abolizione dei Cie, che ne pensi?

Cerchiamo di cambiare le regole, perché le leggi le fanno gli uomini, non sono le leggi che fanno gli uomini. Sappiamo bene la Bossi e Fini che fine hanno fatto. Hanno fatto della legalità il loro motto. Ad uno hanno scoperta una casa a Montecarlo, l'altro ha fatto diventare la “trota” assessore. Guardano a noi stranieri come persone pericolose, che portiamo malattie e delinquenza, ma chi sono i delinquenti?

Un'ultima domanda, ma la più importate per noi. Avete sentito il corteo dello scorso sabato?

Se qui dentro le persone avessero le ali, in quel momento, le avreste trovate accanto a voi. Eravamo fuori dalla nostra pelle per la felicità. Delle persone fuori stavano combattendo per noi, siamo qua isolati dal mondo nel vero senso della parola, dietro le sbarre e i muri dire diritti non ha molto senso.

Io sono ottimista, penso che sia la volta buona. Possiamo chiudere i Cie.

È il sogno della mia vita.

Antonio Sanguinetti

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