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Femminismo a Sud
27 08 2013

Il video
è a cura del Collettivo VengoPrima che è stato ed è protagonista di una r-esistenza che in Veneto ha visto tante donne tentare di opporsi all’ingresso dei volontari del Movimento per La Vita nelle corsie degli ospedali. Da quel che leggo a proposito della convenzione stipulata tra l’associazione e la Asl padovana sembrerebbe però che il MpV sia riuscito nel suo intento.

Quel che succede a Padova ha comunque radici più lontane.

Nel 2010 il neogovernatore Zaia legittimava a livello istituzionale le istanze no-choice e giusto a partire da Padova ricordiamo una assemblea di donne e una manifestazione a Venezia per difendere autodeterminazione e diritti acquisiti.

Nel 2012 il MpV presentava alla regione una proposta di legge di iniziativa popolare per fare entrare i suoi volontari in consultori e ospedali pubblici. La proposta venne ripassata, con alcune modifiche, e presa in considerazione anche grazie ai voti del Pd (11 per l’esattezza). A questo proposito potete leggere QUI il report del Collettivo VengoPrima.

QUI potete leggere una ricostruzione della faccenda a cura di #Save194Lazio. Infine le donne che si opponevano alla legge invitarono a scrivere a tutti i riferimenti regionali per tentare di impedire la redazione del regolamento di applicazione delle eventuali norme.

Non paghe di tutto ciò, le forze del bene a tutela dell’embrione, continuavano gli esercizi di preghiera fuori da ospedali vari non senza incontrare altre donne di parere totalmente opposto.

Infine la notizia più recente che parla della Convenzione padovana grazie alla quale, per l’appunto, le volontarie e i volontari del movimento per la vita potranno entrare nelle corsie d’ospedale (pubblico). Così saranno autorizzati ad aprire uno sportello d’ascolto “nel polo di Piove di Sacco ma anche a girare per i reparti, muniti di appositi distintivi di riconoscimento.”

La Convenzione sembrerebbe anticipare un vuoto legislativo tuttora esistente colmato “con l’emendamento preparato al volo dal presidente della commissione Sanità, che vede la Regione «promuovere la diffusione, la divulgazione e l’informazione sui diritti dei cittadini in ogni ambito, in particolare con riferimento alle questioni etiche e della vita».”

Sicché in quell’ospedale i volontari no-choice potranno parlare con le pazienti, dare “sostegno morale e psicologico” (con quale preparazione? a che titolo? non esistono sufficienti psicologi negli ospedali pubblici che accedono tramite concorso? e soprattutto è un “sostegno” richiesto oppure no?), fare “sensibilizzazione della comunità civile” (leggasi evangelizzazione e indottrinamento, ché se io chiedo di fare la stessa cosa da femminista immagino mi caccino fuori a calci, no?), “promozione di iniziative formative, educative e informative“. Ai volontari no-choice pare che l’Asl garantisca anche la copertura assicurativa giacché “si impegnano a: «segnalare eventuali disfunzioni nei servizi, partecipando a verifiche sulla qualità ed elaborando proposte per il loro miglioramento»” e perdonatemi se questo non mi rende per nulla serena.

Il punto è che gli ospedali pubblici vengono pagati con risorse pubbliche, dunque con le vostre tasse. Imporre in quel contesto una dottrina e un indirizzo che non ha nulla di laico è giusto? E’ giusto esporre le donne che scelgono di abortire alla propaganda di movimenti no-choice? E’ giusto esporre queste donne ad una costante pressione, patologizzazione, criminalizzazione e al ricatto psicologico?

Chiunque abbia voglia di realizzare delle opportunità per le donne ha il dovere di farlo senza sovradeterminarle e a partire dall’ascolto, dal rispetto per le loro scelte.
Ma quel che vorrei sapere adesso è: l’emendamento presentato in commissione sanità regionale per consentire tutto questo è stato votato a maggioranza? all’unanimità? da chi?
 
Inoltre, parlando di prevenzione per impedire l’aborto: non mi risulta che il MpV contempli la possibilità di accedere a corsi di educazione sessuale in cui si spieghi come prevenire gravidanze indesiderate. Anzi, mi pare abbiano dei problemi anche con la contraccezione, quella ordinaria e quella d’emergenza. La loro attività, da quel che so, sostanzialmente punta a farti accettare quel che avviene perché si intenderebbe che le donne che abortiscono poi vivrebbero traumi inenarrabili perché infelici, inadeguate, bambine, irresponsabili.

Parlare con le donne dei gruppi no-choice è quasi impossibile perché ti impongono una morale, non ti lasciano il diritto di autodeterminarti, essere informata ed assistita qualunque sia la tua precisa scelta. Inutile dire che una legge deve invece per forza di cose essere laica, ovvero deve garantire a loro di fare ciò che credono, perché nessuno impone l’uso della contraccezione, l’aborto, se non vogliono, ma deve allo stesso tempo garantire a me e a tutte le donne che ne hanno necessità di fruire di servizi che mi sono dovuti.

Dunque il dibattito resta sempre fermo sugli stessi punti e nel frattempo continua la crociata tesa a rendere impossibile l’applicazione della Legge 194. Oltre a tutto quello che ho già ricordato vale la pena aggiungere che da qualche anno, per esempio, in maniera sempre più insistente, gruppi no-choice chiedono l’approvazione di regolamenti comunali e regionali che istituiscono cimiteri per i feti e per gli embrioni con obbligo alle donne che abortiscono, per scelta o per motivi terapeutici, di optare per la sepoltura o la discarica, tanto per indurre altro senso di colpa, e i cimiteri sono il modo attraverso il quale si suggerisce che l’embrione è una persona e chi ne causa la prematura sepoltura sarebbe un’assassin@.

Ancora più importante è l’iniziativa “Uno di Noi“, con l’obiettivo di raccolta di un milione di firme in tutta l’Europa, da presentare alla Comunità Europea, per chiedere “l’esplicita affermazione che ogni essere umano, fin dal concepimento, è titolare di tutti i diritti umani, a cominciare quindi da quello alla vita.“. Rendere l’embrione titolare di diritti “umani” significa evidentemente anche stabilire che l’aborto sarà considerato un crimine contro l’umanità. Non vedete anche voi un bel futuro fatto di galere e catene per donne e medici che praticano l’aborto?

In tutto ciò i Movimenti no-choice dimenticano la quantità di donne morte per aborti clandestini, modalità che a fronte della enorme quantità di obiettori di coscienza nei nostri ospedali sembra essere tornata di moda tra quelle persone che non possono permettersi un intervento presso privati. Perché ad agire nella clandestinità la differenza tra la vita e la morte la fanno sempre i soldi. Le povere e le migranti ricorrono sempre più spesso ad un farmaco che non è meno dannoso e tragicamente pericoloso degli infusi di prezzemolo o del ferro da calza che finiva per massacrare l’utero.

Possibile, davvero, che nel 2013 le donne devono ancora fare le barricate per avere diritto a vivere una sessualità consapevole, consensuale, sicura e una maternità responsabile?

Denunciato Caldoro per non applicazione della legge 194

  • Lunedì, 29 Luglio 2013 14:05 ,
  • Pubblicato in Flash news
Noi Donne
29 07 2013

UDI di Napoli, Comitato legge 194, rete campana delle donne di SEL, Casa delle donne di Napoli denunciano il Presidente Caldoro per omissioni ed ostacoli nell'applicazione della legge 194.

Il 24 luglio l'avvocata Maria Giorgia Di Gennaro ha depositato presso la Procura della Repubblica di Napoli l'esposto-denuncia per le gravissime responsabilità dell'On. Stefano Caldoro, Presidente della Regione Campania, circa omissioni ed ostacoli nell'applicazione della legge 194, su mandato dell'UDI di Napoli, del Comitato legge 194, la rete campana delle donne di SEL, dell'associazione della casa delle donne di Napoli.

Il Presidente della Regione Campania è commissario straordinario per la Sanità in Campania ed è titolare delle competenze di cui si lamenta il mancato esercizio, per cui l'esposto di cui si pubblicano le parti salienti, quali:

• L'omissione dell'invio al Parlamento e al governo del rapporto annuale sulla 194 in Campania

• I continui ed impuniti comportamenti omissivi che avvengono all’interno degli Ospedali pubblici allorquando addirittura semplici dipendenti, quali portantini, infermieri ed in genere personale paramedico, sollevano obiezione di coscienza nel prestare assistenza dovuta alle pazienti che si sottopongono ad interruzione volontaria di gravidanza entro la 12esima settimana e perfino alle pazienti sottoposte ad aborto terapeutico

• Il verificarsi frequente di dinieghi alle pazienti anche per la somministrazione e la prescrizione della così detta “pillola del giorno dopo”

• La mancanza di interventi volti a favorire l’applicazione della legge ha nel tempo prodotto un regime di non governo e di arbitrio da parte dei singoli operatori e delle direzioni sanitarie che con vari pretesti e pretese “razionalizzazioni” hanno cancellato interi reparti mortificando le utenti e disinformandole tanto da indurle al ricorso all’aborto clandestino, chiara ed evidente violazione del diritto alla salute nonché dell’articolo 19 della suddetta legge 194/78

• I comportamenti omissivi delle strutture ospedaliere e delle ASL, di diretta competenza del Presidente, determinano un perenne stato di emergenza e fibrillazione del servizio di IVG, favorendo la crescita di pratiche abortive illegali soprattutto tra le cittadine migranti che risultano essere le principali vittime di queste disfunzioni

• La mancata attivazione di una linea di prenotazioni, a causa della presunta impossibilità di impiegare personale interno, che all’occorrenza solleva troppo spesso comunque obiezione, ed a causa della mancata attivazione delle necessarie linee informatiche ai consultori (sistematicamente depotenziati e mortificati), produce l’esito di costringere le utenti a vagare di struttura in struttura, col rischio dello scadere dei tempi necessari per sottoporsi all’intervento (La legge su questo punto è chiara e prescrive che le prenotazioni tengano conto del numero di settimane di gravidanza per stabilire le priorità di intervento)

Udi di Napoli, Il comitato per la 194, La rete Campana delle donne di SEL, La Casa delle donne di Napoli
Napoli, 24 Luglio 2013
rif. 3334843616 (Cantatore - UDI)
3331454839 (Ricciardelli - Comitato 194)
3334965217 (Capobianco - SEL)
3287676958 (Valenti - Casa delle donne)
 
Eleonora Cirant e Pietro Puzzi, Consultori Privati Laici
29 luglio 2013

Le pillole contraccettive di terza e quarta generazione sono sotto indagine dell'Agenzia Europea del Farmaco (EMA) per rischio di trombosi venosa e arteriosa.
Eppure, in Italia, un silenzio di pece è calato sull'argomento da quando, a febbraio, l'EMA ha avviato l'indagine in seguito al caso di Marion Larat.
A 17 anni voleva nascondere la gravidanza alla madre ed alla nonna. Così, con l'aiuto del fidanzato, si è rivolta ad una "mammana", esperta di aborti tra le prostitute, che le ha fatto perdere la coppia di gemellini e le ha messo a rischio la vita. ...

Intervista a Elettra Deiana

  • Martedì, 09 Luglio 2013 05:42 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Monica Pepe, Zeroviolenzadonne
9 luglio 2013

I dati sull'obiezione di coscienza in Italia sono preoccupanti, circa l'80% a livello nazionale. Cosa c'è dietro e come siamo arrivati a questo punto sul piano culturale e politico?

Bisognava avere maggiore cura della 194, occuparsene politicamente, culturalmente, socialmente, scavando nelle contraddizioni che apriva, arricchendo il discorso pubblico intorno ai grandi temi della libertà, dell'autodeterminazione, dei rapporti tra i sessi, dei diritti della persona.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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