Appello contro la Marcia per la vita

  • Martedì, 07 Maggio 2013 14:15 ,
  • Pubblicato in L'Appello
Per la libertà di scelta
Per la memoria di Giorgiana Masi

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Giovedì 9 maggio, ore 18
Assemblea pubblica @ Piazza Mastai ...

Siete il marcio della vita! Avete sbajato giorno e epoca

  • Martedì, 07 Maggio 2013 12:31 ,
  • Pubblicato in Flash news
Le Ribellule
07 05 2013

Per due anni la marcia per la vita, indetta dall’oltranzismo cattolico, è stata contestata con azioni dimostrative che rivendicavano l’autodeterminazione di donne e soggettività l.g.b.t.q.i.

Questa volta hanno scelto il giorno sbagliato!

Il 12 maggio Roma ricorda Giorgiana Masi, assassinata nel 1977 a 19 anni, dalle squadre speciali dell’allora ministro dell’Interno Francesco Kossiga durante il corteo che, sfidando il divieto a manifestare, celebrava il terzo anno dalla vittoria referendaria sul divorzio.

Non accettiamo la provocazione di chi usa i bambini e la retorica della famiglia per legittimare politiche, azioni e discorsi che attaccano le nostre libertà e le nostre vite.

Si tratta di bigotti che, nascondendosi dietro i “sani” valori della famiglia appoggiano di fatto la violenza contro chi differisce dal loro modello.

E’ ora che il familismo smetta di essere un modello per le politiche sociali. E’ ora di riconoscere e rivendicare il diritto ad essere persone libere, persone che scelgono con chi avere relazioni, se e quando avere figli/e.

Lo scopo delle nostre vite non è formare l’ipocrita famiglia cattolica: una struttura utile solo a costruire ruoli, egemonie e a far sentire in colpa le donne che vogliono sottrarsi a situazioni di violenza, fino alle estreme conseguenze.

Non autorizzeremo a parlare di vita chi marcia scortato da fascisti, portatori della cultura mortifera della sopraffazione ed esecutori materiali di aggressioni e violente campagne discriminatorie. Rifiutiamo l’iconografia antiabortista imposta del fanatismo cattolico come rifiutiamo i dogmi di qualsiasi fondamentalismo religioso, non siamo asservit* alla loro guerra santa.

La Roma antifascista e antisessista il 12 maggio non permetterà che la memoria di Giorgiana Masi venga calpestata.

La storia non si riscrive. Non torniamo indietro sui diritti conquistati, anzi incalziamo!

Vi invitiamo a partecipare all’assemblea pubblica che si svolgerà giovedì 9 maggio alle 18 in Piazza Sonnino, a Trastevere.

Giorgiana è viva, un’idea non muore mai.

Dopo 5 anni di vani tentativi, riesce finalmente a rimanere incinta e ne è felice. Quando Luce riceve la notizia che il bambino che porta dentro ha una malformazione scheletrica, è già alla ventinovesima settimana di gravidanza. ...
Emanuele Salvato, Il Fatto Quotidiano
4 maggio 2013

Un gruppo di ostetriche mantovane ha deciso di non aspettare che il lavoro piova dal cielo, ma si sono messe insieme per offrire un servizio di assistenza e consulenza privata ostetrico-ginecologica a domicilio 24 ore su 24.

Nessuno sa di noi

  • Venerdì, 19 Aprile 2013 13:27 ,
  • Pubblicato in Flash news
D Repubblica
19 04 2013

Entro quattro anni scompariranno, in Italia, i medici capaci di praticare l’aborto terapeutico. L’allarme lanciato dalla Laiga (associazione ginecologi favorevoli all'applicazione della legge 194/78) non è stato raccolto dall’industria culturale. Nel mezzo del vuoto mediatico si è imposto Nessuno sa di noi che racconta la storia di Luce e Lorenzo, un bambino mai nato.
 
“Nei forum dove si ragiona di aborto c’è un silenziatore di fondo. In Nessuno sa di noi, sottolinea Simona Sparaco, li paragono a un acquario con delle pareti molto spesse, infrangibili ma trasparenti. Fuori dai forum certi argomenti si affrontano solo a bassa voce. La paura impedisce di esporsi fino in fondo”.

I timori che Sparaco racconta attraverso Luce, la protagonista del romanzo candidato al Premio Strega, sono gli stessi che affrontano le italiane a cui è impedito l’aborto terapeutico in patria. Il 40% delle pazienti che frequentano lo Spital Oberengadin, una struttura medica svizzera, è italiano. Secondo Ricardo Silva, responsabile del reparto ginecologico della clinica, le italiane abortiscono fuori dal paese natale per evitare il senso di colpa latente che potrebbe colpirle. “In Italia, precisa Silva all’Huffington Post, le donne devono fare i conti con le posizioni antiabortiste di molti medici”.

Solo nel Lazio, infatti, l’80% dei dottori fa obiezione di coscienza. Secondo l’associazione Luca Coscioni i dati ufficiali non corrispondono alla realtà. Solo un medico su dieci, in Lazio, non rifiuta l’interruzione di gravidanza. Solo il 12% delle strutture laziali, oggi, avrebbe potuto assistere la protagonista di Nessuno sa di noi, la cui vita è segnata da un aborto terapeutico. Un’interruzione di gravidanza decisa, nel caso specifico, dopo aver scoperto che il feto, Lorenzo, presentava dei disordini cromosimici.

L’allarme lanciato dall’associazione Luca Coscioni collima nella preoccupazione della Laiga, l’associazione di medici che vigila sull’applicazione della 194, la legge approvata nel 1978 e che garantisce a tutte le donne, sulla carta, l’interruzione di gravidanza nel pieno rispetto delle leggi vigente. Secondo Agatone, presidente della Laiga, entro il 2016 non sarà più possibile fare l’aborto terapeutico in Italia. “Le università, precisa il medico, non stanno preparando le nuove generazioni di professionisti”.

Il vuoto clinico assomiglia a quello culturale colmato, in parte, da Nessuno sa di noi. “Il libro, evidenzia Sparaco, non è stato progettato con un editore. Ho iniziato a scrivere senza pensare alla pubblicazione. Solo dopo averlo finito ho iniziato a proporlo in giro”. Sky Cinema è l’unico canale tv che programma una fiction tangente alla fine, prematura, di una gravidanza. Una delle pazienti di Giovanni Mari (Sergio Castellitto), protagonista dall’adattamento italiano di In Treatment, è Lea (Barbora Boboluva). La donna entra in terapia per abortire il figlio che non desidera più da Pietro (Adriano Giannini).

L’interruzione della gravidanza è un dolore che distrugge anche i maschi. “Molti uomini, racconta Sparaco, mi hanno detto di aver percepito il vuoto graffiante che sente Luce nel ventre”. I mariti, i fidanzati, i compagni, gli amanti sono da considerarsi un’eccezione. Da quando Nessuno sa di noi è in libreria l’autrice del libro riceve, ogni giorno, un paio di lettere di lettrici che si sono riconosciute nel romanzo. “Qualcuna mi racconta la sua storia. Altre mi riportano il vissuto di amiche o donne vicine a loro che si sono dovute confrontare con l’aborto terapeutico. Le loro storie, spesso, esistono solo con uno pseudonimo. Senza un nome falso, usato nei forum, non possono condividere il loro vissuto. Da questo ingiustificato senso di colpa sono partita per scrivere Nessuno sa di noi. Volevo indagare un senso di colpa che io stessa ho sentito addosso”. Il dolore è un dialogo. Per essere superato è necessario passare dalla prima persona al plurale.

Giovanni Molaschi

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