Noi donne
17 02 2015

A stretto giro di boa il Parlamento europeo è chiamato ad esprimere il voto finale sulla Risoluzione Tarabella, avente ad oggetto la Relazione sulla Parità tra donne ed uomini nell’Unione europea per l’anno 2013.


Si avvicina la data del 9 marzo, nella quale è stata calendarizzata l’approvazione in Parlamento europeo della Risoluzione Tarabella, dal nome del suo estensore l’eurodeputato belga Marc Tarabella (Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti & dei Democratici), avente ad oggetto la Relazione sulla Parità tra donne ed uomini nell’Unione europea per l’anno 2013. Tale documento affronta molti temi, in particolare il congedo parentale, il gap salariale di genere, il divario pensionistico e l'implementazione di politiche proattive per l'occupazione femminile. C'è anche un esplicito riferimento al diritto delle donne di disporre del proprio corpo, allorchè il testo “insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l'accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili". Indubbiamente la Relazione è a carattere generale, non focalizzata esclusivamente sul tema dell'aborto, ma tant’è che pare sia iniziato un pressing sugli eurodeputati italiani da parte delle gerarchie ecclesiastiche e della Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche (FAFCE). Al grido No al diritto all’aborto in pochi giorni sono state raccolte 50.000 firme per dichiarare la loro opposizione alla c.d. disposizione Tarabella, poco prima che venisse approvata a larga maggioranza nella FEMM (Commissione parlamentare per i diritti della donna e per l’uguaglianza di genere). L’accordo politico, che è stato alla base della sua condivisione, reggerà anche in sede di definitiva conferma con il voto della plenaria di Strasburgo?

A suffragio della parte della Risoluzione Tarabella relativa alla libertà riproduttiva delle donne pochi giorni fa un gruppo di deputati appartenenti a partiti diversi ha lanciato un’iniziativa, denominata All of us, per difendere il diritto della donna di scegliere, quando si tratta di aborto. La dichiarazione condanna tutti i tentativi di introdurre politiche regressive che limitano l'accesso delle donne ad aborti sicuri e legali, sottolineando nel contempo anche la necessità di “un’educazione sessuale di qualità” e ricordando all'Unione europea di mantenere i propri impegni in materia di aiuti e tutela dei diritti riproduttivi. Ad un riscontro risalente a giovedì scorso due eurodeputate italiane dell’Alleanza Progressista dei Socialisti & dei Democratici, Elena Gentile ed Elly Schlein, avevano sottoscritto All of us e tale circostanza dovrebbe indurre il Partito democratico a determinare le condizioni idonee a che non si ripeta nella sua deputazione parlamentare di Strasburgo quanto successe l’anno scorso. In occasione della votazione della Risoluzione Estrela in tema di tutela della libertà di procreazione, difatti, sei rappresentanti italiani nell’assise comunitaria, Silvia Costa, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi, Patrizia Toia e David Sassoli si astennero, con viva riprovazione del gruppo europarlamentare di riferimento. Nel solco di un coinvolgimento diretto del segretario del Partito democratico sul prossimo voto del 9 marzo va, quindi, intesa la petizione promossa in questi giorni dalla Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della 194/78), in cui si ritiene “importante che tutte le associazioni, i cittadini e gli operatori che hanno a cuore i diritti delle donne si mobilitino facendo pressione sugli esponenti del Partito Democratico, affinché non si debba assistere ad un nuovo inganno”.

Dal versante del Pd nazionale sembra, però, che si continui a tenere sottaciuta la questione, probabilmente a riprova di un malcelato disinteresse sulla prossima approvazione della Risoluzione Tarabella. Eppure, allorchè l’Italia è stata presidente di turno della Unione europea, si è più volte rimarcato in maniera netta che tale comunità sovranazionale non possa esistere solo per imporre vincoli economico-finanziari ai singoli stati membri. Ma i diritti e la tutela della dignità delle donne, che si vedono opposto il rifiuto ad effettuare l’interruzione di gravidanza richiesta, perché l’intero reparto di ginecologia è composto da medici obiettori, come vengono salvaguardati dai rappresentanti istituzionali continentali? Non è Europa anche quella che “sostiene le misure e le azioni volte a migliorare l’accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili”, come recita la Risoluzione Tarabella? Ebbene che il tema non sia espunto dal dibattito interno del Pd, così da arrivare a ranghi aperti al voto di Strasburgo del vicino 9 marzo, correndo il rischio di un ulteriore biasimo da parte del suo gruppo politico al Parlamento europeo. Non è questione secondaria questa, non si può solo pensare alle emergenze di turno, quali ad esempio le riforme istituzionali, perché prima e al di sopra di esse vengono le persone ed i propri diritti. In primis quelli delle donne, da rivendicare a viva voce di modo che anche l’Italia diventi un Paese più a loro misura.

In Texas c'erano 41 cliniche per l'aborto nel 2012, e adesso ce ne sono 19; le misure respinte ieri rischiano di ridurne il numero ancora, perché solo sei o al massimo otto centri sono veri ambulatori chirurgici. Si trovano tutti in grandi città, difficili da raggiungere per le donne più povere delle zone rurali. Ma la battaglia è tutt'altro che finita. ...
Monica Pepe, Zeroviolenzadonne
7 marzo 2014

In Italia diminuiscono gli aborti e aumentano i medici obiettori, non cala invece il tasso di aborto tra le minorenni e le donne immigrate. Cosa vogliono dire questi dati?
Dopo i primi anni dalla legalizzazione, analizzando le caratteristiche del fenomeno e riflettendo sui risultati di indagini scientificamente rigorose
La legge 194 che disciplina l'intenuzione volontaria di gravidanza torna a far parlare di sé con la campagna #maipiùclandestine (maipiuclandestine.noblogs.org) oggi a piazza del Popolo a Roma dalle 15. ...

1 febbraio 2014 Con le Donne Spagnole

  • Mercoledì, 29 Gennaio 2014 08:49 ,
  • Pubblicato in Flash news

Reset Italia
29 01 2014

Il 28 gennaio del 1935 (avete letto bene) l’ Islanda divenne la prima nazione ad autorizzare l’ aborto legale , oggi nel 2014 stanno” lavorando” per una nuova legge sull’aborto per le donne spagnole, che prevedA pesanti restri­zioni come limi­tare l’aborto a soli tre casi: mal­for­ma­zione del feto, stu­pro e rischio per la vita della madre. Il 1 febbraio le donne spagnole saranno a Madrid per consegnare al Parlamento il documento “Porque yo decido” in cui chiedono con fermezza il ritiro della proposta di legge Gallardón.L’appello è tradotto in sette lingue, visibile sui social network in Europa e fuori Europa. Cancellate decine di anni di lotta ed emancipazione in quattro e quattr’otto…e pensare che era solo il 2010 quando la nor­ma­tiva sull’interruzione di gra­vi­danza venne intro­dotta dai socia­li­sti in sosti­tu­zione della legge dell’85. Con­sentiva l’aborto entro la quat­tor­di­ce­sima set­ti­mana di gra­vi­danza senza l’obbligo di addurre moti­va­zioni: ora la donna non avrà più alcun potere decisionale. La Chiesa cattolica avrà da compiacersi nel vedere riconosciuto e tutelato il “diritto alla vita”. Tanto per non cambiare si ritornerà agli aborti illegali, agli obiettori che non hanno nulla da obiettare quando c’è da riscuotere. Questo può in qualunque momento essere lo scenario che si prospetta anche a noi, come la disoccupazione la crisi: siamo abilissimi in questi casi a copiare. in Italia. Sembra surreale ritrovarci tra donne per difendere un diritto per il quale abbiamo lottato ed è stato sancito da una legge. Per questo e tanti altri motivi ancora, vi invito alla partecipazione attiva e con tutti i vostri mezzi, alla giornata del 1 febbraio, solidali e unite: unitevi alle Donne Spagnole.Seguono tutte le indicazioni e gli appuntamenti per il 1 febbraio che ho reperito in Rete. Nessuna può avere il coraggio di dire, se è ricorsa all’ aborto, che sia stato un piacere , una passeggiata ma dobbiamo difendere questa estrema possibilità, portando avanti sempre l’ educazione sessuale, la conoscenza dell’ altro,l’autodeterminazione e la lotta alla violenza. A presto, al 1 febbraio.

Doriana Goracci 


“Perchè io decido”.

A Madrid, il 1° febbraio, partiremo alle ore 12.00 dalla stazione di Atocha verso il Congresso dei Deputati, dove consegneremo ufficialmente il seguente testo al Presidente del Governo, al Presidente del Congresso, al ministro Ana Mato, ed al ministro Alberto Ruiz Gallardón e ai vari gruppi del Congresso:

Poiché io decido in base alla mia autonomia morale, che è la base della dignità di una persona, non accetto nessuna imposizione o proibizione riguardo i miei diritti sessuali e riproduttivi che riguardano la mia piena realizzazione come persona. Come essere umano autonomo mi rifiuto ad essere sottommesso a trattamenti denigranti, che influenzino la mia decisione di essere o non essere madre.Poiché sono libera invoco la libertà di coscienza come il bene supremo sul quale possa basare le mie scelte. Considero cinici quelli che si appellano alla libertà per restringerla e malevoli quelli che, non importandogli affatto la sofferenza causata, vogliono imporre a tutti i loro principi di vita basati su ispirazioni divine. Come essere umano libero rifiuto di accettare una maternità forzata e un regime di tutela che condanna le donne alla considerazione di minorenni nei confronti delle loro decisioni in materia sessuale e riproduttiva.Poiché vivo in una democrazia e sono democratica non accetto le regole del gioco che delineano diritti di peccato e leggi di religione. Nessuna maggioranza politica nata dalle urne, neanche se con maggioranza assoluta, è leggittimata a convertire diritti in reati e obbligarci a seguire principi religiosi mediante sanzioni penali. Come cittadina esigo da quelli che ci governano che non trasformino il potere democratico, salvaguardia della pluralità, in dispotismo.Poiché io decido, sono libera e vivo in una democrazia, esigo da qualsiasi governo che promulghi leggi che favoriscano l’autonomia morale, preservi la libertà di coscienza e garantisca la pluralità e diversità di interessi. Poiché io decido, sono libera e vivo in una democrazia, esigo che si mantenga l’attuale “Legge per la salute sessuale e riproduttiva e per l’interruzione volontaria della gravidanza”, per favorire l’autonomia morale, preservare la libertà di coscienza e garantire la pluralità degli interessi di tutte le donne.

 

Carissime amiche,le donne spagnole si sono mobilitate per il 1° FEBBRAIO:
“Partirá desde Asturias para llegar a Madrid el 1 de febrero con el fin de exigir que se mantenga vigente la actual Ley de salud sexual y reproductiva y de interrupción voluntaria del embarazo.”
Partiranno da più città verso la stazione Athoca di Madrid per poi recarsi davanti il Parlamento ed esigere che venga mantenuta la legge attuale su salute sessuale e riproduttiva e sull’interruzione volontaria di gravidanza
Appelli e comunicati che stanno circolando parlano di una mobilitazione il 1 febbraio davanti ad ambasciate e consolati spagnoli in concomitanza la marcia: ci sono già iniziative a Parigi, Bruxelles, Milano, Roma e Firenze.

PARTECIPIAMO TUTTE E DIFFONDIAMO!!!Inviateci informazioni di tutte le iniziative: le pubblicheremo su blog e FB e ne daremo diffusione via via che si organizzano. Alleghiamo intanto il documento che ci è arrivato da Roma e un’informazione da Milano.

Per esprimere la loro vicinanza alle donne spagnole, si stanno organizzando presidi un po’ dappertutto, anche dove non ci sono consolati e ambasciate.

ROMA: p.za Mignanelli (zona p.za di di Spagna), ore 15.30, sotto all’Ambasciata spagnola
MILANO: via Fatebenefratelli 26, dalle ore 14.00, sotto al Consolato spagnolo
FIRENZE: via de’ Servi 13, orario da definire, sotto al Consolato spagnolo
SIENA E PISTOIA faranno “vagoni della libertà” verso Firenze
REGGIO CALABRIA: corso Garibaldi, di fronte al teatro “Cilea” dalle ore 16.30
COSENZA: assemblea pubblica per parlare dell’abolizione della legge sull’aborto in Spagna
VERCELLI, Via Cavour, primo febbraio ore 16:00 – 17:00
BOLOGNA: p.za del Nettuno, ore 15.00
CATANIA: davanti alla Prefettura ore 11.00

Ecco il link all’iniziativa spagnola: http://www.eltrendelalibertad.com/
e alla traduzione italiana: http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article12533

http://www.womenareurope.wordpress.com/
Un caro saluto
WOMENAREUROPE


Preceduta dalla conferenza stampa alla Casa internazionale delle donne il 30 gennaio alle 11.30, si svolgerà a Roma una manifestazione in appoggio alle donne spagnole il 1 febbraio alle 15.00 a piazza Mignanelli (dove ha sede l’ambasciata spagnola) con il seguente documento. Noi con le donne spagnole: No alla proposta Gallardòn Le donne italiane dicono NO al tentativo di limitare la libertà delle donne spagnole, il loro diritto all’autodeterminazione e la scelta di una maternità consapevole.L’ “antiproyecto de ley” del ministro della giustizia spagnolo Gallardón, presentato il 20 dicembre 2013 intende cancellare il diritto di scelta all’interruzione volontaria di gravidanza riconosciuto alle donne spagnole dalla legge del 2010 introdotta dal governo Zapatero.Attualmente in Spagna, in linea con la legislazione prevalente in materia nei paesi dell’Unione Europea, la legge stabilisce un tempo – le prime 14 settimane – entro cui è riconosciuto alla donna l’esercizio pieno del diritto di scelta; al contrario, la proposta Gallardón affida ogni decisione ai medici, al giudice, ai genitori . L’aborto inoltre è previsto solo nel caso di violenza sessuale (fino alla 12ma settimana) e di grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna, con rischio permanente o duraturo nel tempo, accertato da due esperti (fino alla 22ma settimana). La proposta ignora i risultati positivi del sistema in vigore (p.e. la riduzione di ben 6 mila casi di aborto nel 2012 rispetto all’anno precedente) e, proponendo di punire i medici trasgressori, finisce per incentivare l’aborto clandestino, i viaggi oltre confine, i guadagni ’occulti’ di chi è’ abituato a ’monetizzare’ le paure altrui.La proposta Gallardón è un chiaro tentativo di oppressione delle donne, di restaurazione del patriarcato; un attacco alla libertà delle donne e al loro diritto di cittadinanza, la cui primaria manifestazione è l’autodeterminazione nel diritto alla salute e nelle scelte riproduttive.Consapevoli della gravità dell’attacco, le donne e gli uomini europei che fanno riferimento alla Carta Europea dei diritti fondamentali, chiedono che la proposta Gallardón venga immediatamente ritirata, in quanto violazione dei diritti di tutte le donne in Spagna e in Europa, un vero e proprio “golpe” autoritario e ideologico.Le donne italiane, da sempre impegnate ad affermare la loro soggettività, e il diritto alla gestione del proprio corpo, a scegliere liberamente la maternità e a contrastare i ripetuti attacchi all’applicazione della legge 194/78, annunciano la loro mobilitazione insieme alle donne spagnole, e a tutte/ tutti coloro che si impegneranno affinché la proposta Gallardón venga bloccata prima di essere portata alla discussione delle Cortes, e affinché qualsiasi proposta simile sia condannata quale grave violazione della libertà e dell’autodeterminazione delle donne. Chiediamo inoltre agli eletti e alle elette al Parlamento Europeo una forte ed incisiva presa di posizione che garantisca alle donne il diritto di decidere sul proprio corpo.

Un’Europa senza diritti delle donne, semplicemente non è.
Casa Internazionale delle Donne, Unione Donne in Italia, Snoq Factory, Snoq Roma, Wilpf-Italia, Coordinamento Donne Cgil Roma e Lazio, Sciopero delle donne, Associazione Punto D, Assolei onlus, Associazione Differenza Donna, Coordinamento Pari Opportunità Uil Roma e Lazio, Laiga

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