Una giornata per il diritto alla salute delle donne

  • Mercoledì, 06 Marzo 2013 18:20 ,
  • Pubblicato in L'Incontro
Giovedì 7 marzo, dalle ore 16
Consultorio di via Manfredonia, 45 Quarticciolo
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Un Altro Genere Di Comunicazione
04 03 2013

Ieri i prolife hanno pregato 12 ore davanti ad alcuni dei principali ospedali italiani, in “riparazione di aborto ed eutanasia”. Nelle stesse città sono stati organizzati sit-in di “contropreghiera” per contrapporre in maniera visibile la presenza delle donne in difesa della legge 194.

A Padova la contromanifestazione è stata particolarmente numerosa e movimentata, ma sono state smentite le notizie, circolate su alcuni siti locali, di scontri. Di Caserta, Torino e Catania non abbiamo ancora notizie (ma le aspettiamo! Raccontateci!) a Milano invece alcune di noi erano presenti.

Eravamo una quindicina, i prolife qualcuno in più (Qui una loro foto di gruppo, ma non siete obbligat* a guardarla :P ), ma noi eravamo agguerrite e molto rumorose.

I preganti per la “vita” erano quasi tutti uomini, perché è più facile essere antiabortisti con l’utero degli altri, qualche donna, di cui una impellicciata e un’altra recante in mano un grande crocifisso e  al collo un cartellone con la foto di Eluana Englaro. Una meschina strumentalizzazione per portare avanti idee assolutamente non condivise, anzi combattute, dai famigliari della stessa Eluana.

Non mancava niente al loro macabro armamentario: immagini di embrioni, foto della madonna, crocifissi con bambolotti attaccati.

Erano fermi davanti all’ingresso della struttura ospedaliera a pregare con i rosari, noi giù a coprire le preghiere con i nostri cori. Nel mezzo la polizia, la quale non ci è parsa mal disposta verso di noi, anzi qualche risatina sotto i baffi se la son fatta anche loro. I “prolife” non reagivano ai nostri cori, tranne uno di loro particolarmente agguerrito, e stoicamente con lo sguardo rivolto al cielo continuavano imperterriti a pregare. Alcuni di loro ci hanno fotografate e poi hanno messo le foto sulla loro pagina facebook, definendoci con terribili appellativi del tipo: “gruppo di femministe”, “cori in difesa della libertà sessuale e della libera scelta delle donne” , “lobby sessualista e omosessualista”.

Riteniamo la presenza di questi integralisti e fanatici cattolici all’interno degli ospedali e dei consultori pubblici grave e oltraggiosa. Le donne che compiono delle scelte che riguardano solo la loro singola persona non possono e non devono avere rapporti con questi soggetti.

Uno dei loro cartelloni mi ha fatto particolarmente preoccupare, riportava questa scritta “Italia e Europa per la vita”. Il progetto di smantellamento della legge 194 a danno della salute delle donne ha una dimensione europea, è un disegno più ampio che pezzo a pezzo queste persone stanno cercando di realizzare. Prima pregano davanti ai nostri ospedali, poi raccolgono le firme per gli embrioni, poi obbligano a seppellire i feti senza il consenso dei genitori, poi si intascano i fondi pubblici ed entrano nei consultori a molestare le donne. Piano piano ci sottraggono la libertà di autodeterminarci per ciò che riguarda la nostra vita e pure per ciò che riguarda la nostra morte. Ci vogliono far nascere per forza e ci vogliono mantenere in vita per forza.

La nostra presenza al contro sit-in di ieri è stata importante per far capire che noi non staremo lì ferme a guardare, ma dobbiamo essere consapevoli che va fatto di più. Dobbiamo smascherare e denunciare ogni forma di attacco ideologico alla salute e alla libera scelta. Non solo legge 194, ma anche legge40 sulla fecondazione assistita, ma anche tutto ciò che riguarda la salute delle donne, perché come dicono qui Le Amazzoni furiose il “diritto delle donne alla salute è unico e inviolabile”.

Ringraziamo tutte le persone che erano con noi ieri a Milano a volantinare e urlare contro i fanatici difensori della vita (?). Se a Maggio torneranno, torneremo anche noi più numeros* e agguerrit* che mai.

Ringraziamo Il movimento Femminista proletario rivoluzionario di Milano per la fantasia nel creare cori perfetti per l’occasione (qui il loro report); Consultoria autogestita per il fortissimo volantino con cui invitava i prolife a curarsi con il femminismo perché la loro ossessione per i feti ha qualcosa di morboso e un grazie a Obiettiamo gli obiettori per il volantino in con cui ci dava un prezioso consiglio, quello di travestirci da feti. Sei rom, migrante, precari*, donna? Travestiti da feto solo così si interesseranno a te e ai tuoi diritti. Ma attenzione, travestiti da feto italiano!

E un grazia anche a Sabina per queste foto.

Legge 194, ancora sotto attacco

  • Mercoledì, 13 Febbraio 2013 08:53 ,
  • Pubblicato in L'Intervento
Anna Pompili, Micromega
12 febbraio 2013

Un paio di settimane fa i presidi delle cinque facoltà di Ostetricia e Ginecologia delle università romane hanno approvato un documento che di fatto costituisce l'ennesimo attacco alla legge sull'interruzione volontaria della gravidanza. Ecco perché.
I ginecologi che non praticano aborti in Italia sono circa il 90%, con regioni critiche come il Lazio. La legge sull'aborto deve essere applicata bene e non svuotata di significato. ...
Corriere del Mezzogiorno
21 01 2013

Il direttore di Ostetricia alla Federico II: «Sull'aborto basta integralismi, occorre il dialogo»

NAPOLI — In parlamento sarà paladino delle battaglie a difesa della vita, «ma senza integralismi — corregge lui — con la consapevolezza che occorre testimoniare a livello politico quelle che sono le grandi istanze etiche e creare collegamenti trasversali per proporre iniziative credibili, valide e fattive».

Lucio Romano, 58 anni, di Aversa, dirigente ginecologo nel dipartimento di scienze ostetrico-ginecologiche, urologiche e medicina della riproduzione dell'Università di Napoli “Federico II”, docente di ostetricia e di bioetica, nonché vicepresidente nazionale del Movimento per la Vita dal 2003 al 2012 e ora presidente nazionale dell'associazione Scienza e Vita, è uno degli uomini di punta della lista montiana in Campania, candidato al numero due al Senato, alle prossime elezioni politiche.

Insomma, il suo impegno politico sarà in qualche modo in continuità con quanto ha espresso sia sul versante professionale che bioetico. C'è bisogno di costruire un argine a quanto dal suo mondo viene definita la deriva laicista dello Stato?
«Io cerco di coniugare la dimensione professionale con quella etica, richiamandomi ai principi fondamentali della vita umana: il diritto costituzionalmente riconosciuto alla vita e alla presa in carico di ogni persona nella condizione di massima fragilità dal principio alla fine. La vita non può essere bene privato, non può essere interpretata come bene pubblico, ma come bene comune. Il mio impegno politico è collegato al riconoscimento di valori fondamentali, naturalmente dati, come vita, famiglia, libertà. Dove la libertà si coniuga con la responsabilità».

Andiamo sul concreto. La legge 194, la somministrazione della pillola Ru 486, saranno tutti temi oggetto della sua campagna elettorale? E in che modo?
«Senza dubbio saranno oggetto del mio impegno politico. Non si può farne a meno. Tuttavia, si tratta di argomenti che non possono essere trattati in termini di integralismo e di interpretazione ideologizzata. Il dialogo e la costruzione della presa in carico di situazioni di maggiore fragilità rappresentano un importante e imprescindibile valore».

Scusi, cos'è che non va bene della legge 194?
«È una legge dello Stato e in quanto tale deve essere applicata nella sua totalità. A me sembra che la parte preventiva, per esempio, non venga perfettamente applicata: dobbiamo mettere le donne in condizioni di trovarsi in una situazione psicologica e economica idonea, in modo da evitare la drammatica scelta dell'aborto. Su questo dobbiamo lavorare moltissimo».

Dal suo punto di vista è così. Ma c'è pure chi lamenta che presso le strutture pubbliche per l'interruzione volontaria della gravidanza vi siano, spesso, troppi medici obiettori. Non le sembra, questo, un elemento di deprivazione strutturale che danneggia la scelta libera delle donne?
«Tutte le donne vengono regolarmente assistite e non c'è nessun disservizio, né campano né nazionale, sul fronte dell'assistenza all'interruzione volontaria di gravidanza. Nel contempo, bisogna pure dire che l'obiezione di coscienza è un diritto costituzionalmente riconosciuto. E dunque non si può, evidentemente, obbligare il medico a praticare l'interruzione volontaria contro la propria coscienza, perché significherebbe far venire meno uno dei fondamenti che reggono l'esercizio della libertà».

Anche quello della donna è un esercizio di libertà da tutelare.
«Ma il fatto che vi siano numerosi obiettori di coscienza non significa che mancano i servizi sanitari relativi».

Insomma, da parlamentare darà battaglia su questi temi sensibili?
«Capisco che la terminologia mediatica, sopratutto in campagna elettorale, debba far ricorso a espressioni così forti. Ma io non sento di dover ingaggiare battaglie. Cercherò condivisione per proporre iniziative politiche credibili e affidabili».

Perché ha deciso di candidarsi con le liste di Monti?
«La mia è un'assunzione di responsabilità sociale. In alcuni momenti della vita occorre mettere da parte le proprie comodità declinate in prima persona singolare. La politica, intesa come servizio, è declinazione della prima persona plurale per costruire una dimensione non litigiosa, non urlata, bensì sobria e di condivisione».

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