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Associazione 21 luglio Onlus
10 12 2013

COMUNICATO STAMPA

«Con la politica dei “campi”, l’Italia reitera violazioni dei diritti dei minori rom»
Giornata dei diritti umani: presentato in Senato il rapporto “Figli dei campi”


Roma, 10 dicembre 2013 - Nonostante i proclami delle istituzioni, che hanno sottolineato la necessità improcrastinabile di passare da una logica emergenziale ad una logica d’inclusione, l’Italia continua ad attuare nei confronti di rom e sinti una politica discriminatoria che ghettizza tali comunità nei cosiddetti “campi nomadi”. Questa politica ha ripercussioni devastanti soprattutto sui minori i cui diritti umani, dall’alloggio adeguato all’istruzione, dalla salute al gioco sino al diritto alla famiglia, risultano violati in maniera sistematica.

In concomitanza con la Giornata mondiale dei Diritti umani indetta dalle Nazioni Unite, l’Associazione 21 luglio ha presentato davanti alla Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato “Figli dei campi”, libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa in Italia.

Il rapporto analizza le condizioni di vita dei minori rom e delle loro famiglie negli insediamenti formali, informali e nei centri di accoglienza riservati a soli rom in 9 città italiane: Roma, Milano, Napoli, Torino, Pisa, Lecce, Cosenza, Palermo, Latina e San Nicolò d’Arcidano, in provincia di Oristano. In questi centri risiedono 18 mila rom e sinti dei circa 40 mila totali che vivono nei “campi” nel nostro Paese.

«I campi sono spazi isolati e sovraffollati che non offrono nessuna seria prospettiva di inclusione sociale, dove le persone, inclusi i minori, vivono in condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza allarmanti, in una situazione di segregazione etnica di fatto», si legge nel rapporto dell’Associazione 21 luglio.

In Italia la politica dei “campi nomadi” ha preso avvio a partire dagli anni Ottanta con l’attuazione di apposite Leggi regionali basate sul presupposto che rom e sinti siano “nomadi” e non stanziali.

Da allora, nonostante questo presupposto sia da considerarsi ormai infondato e superato, come peraltro sottolineato nella Strategia Nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti adottata dal governo italiano nel 2012, le amministrazioni locali insistono nell’individuare nel “campo nomadi” il solo luogo possibile dove relegare le comunità rom e sinte, alimentando stereotipi e pregiudizi negativi nei loro confronti.

La violazione del diritto ad un alloggio adeguato, perpetrata anche attraverso ripetuti sgomberi forzati che non rispettano gli standard internazionali, ha un effetto devastante anche sugli altri diritti dei minori.

Negli insediamenti formali, informali e nei centri di accoglienza per soli rom i bambini rom e sinti cadono vittime delle cosiddette patologie da ghetto (malattie infettive, ansie, fobie e disturbi del sonno) con una frequenza ben maggiore di quanto non avvenga nella società maggioritaria. In questo modo il loro diritto alla salute risulta fortemente compromesso.

Vivere nei “campi” rappresenta un ostacolo importante anche per il pieno godimento del diritto all’istruzione. I minori sono infatti penalizzati dall’ubicazione degli insediamenti formali al di fuori del tessuto urbano, lontano dagli istituti scolastici, e dalla mancanza di spazi adeguati per lo studio all’interno delle abitazioni.

Le politiche predisposte dalle istituzioni per le comunità rom e sinte in emergenza abitativa non contemplano poi né il diritto al gioco dei bambini né tantomeno le attività ricreative, artistiche e culturali, elementi fondamentali per un sano sviluppo intellettivo, affettivo, cognitivo e relazionale dei minori.

Infine, sottolinea il rapporto, i minori rom e sinti che vivono nei “campi” hanno ben 40 probabilità in più di essere dichiarati adottabili rispetto a coetanei non rom, un dato che rivela la violazione del loro diritto alla famiglia.

«La vera emergenza non è quella inventata dal Governo italiano nel 2008, peraltro dichiarata illegittima dalla Cassazione lo scorso aprile, ma l’emergenza rappresentata dalla discriminazione cumulativa che subiscono i minori rom e le loro famiglie», afferma Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio.

«Questa emergenza – continua Stasolla - va affrontata non l’anno prossimo o il prossimo mese, ma oggi, perché ogni giorno che passa è un giorno in più che molti minori rom passano a giocare in mezzo ai rifiuti, in luoghi dove è difficile fare i compiti, dove non si possono invitare amici non rom per la vergogna e dove semplicemente non si può costruire un futuro fatto di diritti».

L’Associazione 21 luglio ha lanciato un appello nazionale con raccolta firme per chiedere a otto Presidenti di Regione di abrogare le Leggi regionali che istituiscono i “campi nomadi” in Italia.

Il rapporto “Figli dei campi” sarà presentato al pubblico mercoledì 11 dicembre a Milano, presso l'Auditorium San Fedele, all’interno dell’evento “Container 158”.

SCARICA IL RAPPORTO "FIGLI DEI CAMPI"

Appello: inclusione per le comunità Rom e Sinti in Italia!

  • Mercoledì, 20 Novembre 2013 12:57 ,
  • Pubblicato in Flash news

21 Luglio
20 11 2013

A partire dal 1984 alcune Regioni italiane hanno adottato le Leggi regionali per la «tutela delle popolazioni nomadi» ispirate all’idea di tutelare il diritto al nomadismo delle comunità rom e sinte.

Tali norme, seppur nate sulla spinta di lodevoli principi, sono sorte sul presupposto che rom e sinti siano per l’appunto “nomadi”. Per venire quindi incontro a tale presunta connotazione culturale, le Regioni italiane hanno istituzionalizzato nei loro territori i cosiddetti “campi nomadi”, nella convinzione che fossero la soluzione abitativa più idonea a garantire l’identità delle comunità rom e sinte e tutelarne la cultura.

Negli anni tali Leggi regionali, assieme allo stereotipo mai superato nell’immaginario collettivo di “rom=nomade”, hanno di fatto legittimato e sostenuto politiche incentrate sulla costruzione di insediamenti riservati ai soli rom, in spazi isolati, recintati, distanti dalla città e lontani dai diritti, favorendo così la ghettizzazione, la stigmatizzazione e la segregazione delle comunità rom e sinte nel nostro Paese.

Si è in tal modo istituzionalizzata una sospensione dei diritti umani di rom e sinti attraverso norme progettate specificamente solo per loro.

Sulla base di queste premesse, con il presente appello lanciato dall’Associazione 21 luglio, si richiede ai Presidenti delle Regioni Lazio, Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, l’immediata abrogazione delle rispettive Leggi regionali che, in nome della presunta «tutela delle popolazioni nomadi», hanno istituzionalizzato la costruzione e la gestione dei “campi nomadi” riservati esclusivamente a persone rom e sinte.

Associazione 21 Luglio
22 10 2013

«È peggio di quanto immaginavo. I rom sono buttati lì in un limbo giuridico, lasciati a se stessi, senza alcuna attenzione delle istituzioni: una situazione disperante».

Sono le parole pronunciate ieri da Francesco Palermo, senatore della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, al termine di una visita a sorpresa in due “campi rom” della città di Roma, alla quale ha partecipato assieme a un’altra senatrice della Commissione, Daniela Donno.

Nel corso della visita, alla quale hanno preso parte anche alcuni giornalisti, i due parlamentari sono stati accompagnati da una delegazione dell’Associazione 21 luglio e hanno potuto appurare in prima persona le condizioni di vita di uomini, donne e bambini rom all’interno del centro di raccolta rom di via Salaria 971 e del “villaggio attrezzato” della Cesarina, in zona Nomentana.

L’iniziativa dell’Associazione 21 luglio rientra nella Campagna “Stop all’apartheid dei Rom!”, tra i cui obiettivi vi è quello di informare i rappresentanti politici e istituzionali sulle conseguenze negative che le attuali politiche rivolte in Italia nei confronti di rom e sinti hanno sulla vita quotidiana di queste comunità.

Il centro di raccolta rom

Nel centro di raccolta di via Salaria, dove in un primo momento ai senatori è stata negata l’autorizzazione ad entrare, vivono circa 380 rom, di cui 200 minori.

Nonostante sia stata inaugurata, nel 2009, come struttura transitoria per far fronte a situazioni di emergenza, a quattro anni dalla sua conversione i servizi offerti all’interno di questa ex cartiera sono scarsi e inadeguati a bisogni di lunga accoglienza, di assistenza e di supporto nei diversi percorsi che una struttura di assistenza deve garantire. Inoltre, accogliendo al suo interno quasi esclusivamente persone rom con cittadinanza rumena, si connota come un luogo di discriminazione istituzionalizzata su base etnica, caratterizzata da esclusione sociale, segregazione spaziale e precarietà abitativa dove mancano percorsi finalizzati all’integrazione e al reinserimento sociale delle famiglie accolte.

Il “villaggio attrezzato” della Cesarina

In questo “villaggio attrezzato”, il più piccolo degli otto presenti a Roma, vivono circa 180 rom, di cui la metà sono minori. Tra le principali criticità di questo “campo” vi è il precario stato generale delle condizioni strutturali dell’insediamento e una serie di minacce alla sicurezza rappresentate dall’assenza di sistemi antincendio, dal frequente uso domestico di bombole gpl a causa del basso voltaggio disponibile che non permette di usare stufe elettriche e la presenza di alti alberi con molti rami spezzati che potrebbero cadere da un momento all’altro.

Gli abitanti, inoltre, denunciano di vivere in un clima di costante paura e ricatto a causa della gestione del tutto arbitraria e poco trasparente del gestore del campo: «Il gestore ci obbliga a dargli 50 euro al mese, anche se questo versamento non è previsto nel regolamento del Comune di Roma – hanno raccontato le persone ai senatori -. Per punirci ci stacca di frequente la corrente e in più per avere l’acqua per lavarci o per lavare i vestiti dobbiamo andare all’autobotte fuori dal campo. Qui non ci trattano come essere umani ma come animali. E le conseguenze peggiori sono per i bambini, che non riescono a studiare, a giocare e a vivere una vita degna di tale nome».

La reazione dei senatori

« È chiaro che chiunque viva in queste condizioni poi possa cadere nella disperazione – ha affermato la senatrice Daniela Donno al termine della visita nei “campi” -. Gli accordi internazionali prevedono una normativa che dà la possibilità a queste persone di vivere in modo dignitoso. Il Comune di Roma invece spende tanti soldi ogni giorno per non dare tutti i servizi che occorrono a queste persone, come nell’ultimo campo visitato, (La Cesarina ndr) dove gli stessi ospiti devono pagare a un privato per avere alcuni servizi».

Per il senatore Francesco Palermo serve un intervento del Parlamento: «I Comuni, invece di gestire tutto questo in silenzio, dovrebbero fare rete e fare pressione sul Parlamento affinché ci sia quella base giuridica minima per fare azioni che abbiano un senso. Io ho visto tanti campi rom in giro per l’Europa – dice ancora il senatore – ma nessuno a questo livello. Neanche in Serbia o Romania».

Secondo l’Associazione 21 luglio, «la politica dei campi, che a Roma ha un costo annuo di 20 milioni di euro, si è dimostrata fallimentare e totalmente inefficace ai fini dell’inclusione sociale dei rom. Essa è stata attuata indistintamente da amministrazioni di centrodestra e di centrosinistra e sta continuando inesorabilmente anche oggi con il preoccupante immobilismo dimostrato finora dalla giunta Marino».

Frontiere news
08 10 2013

L’Associazione 21 Luglio ha presentato – presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana a Roma – “Antiziganismo 2.0“, il rapporto sull’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale; per antiziganismo si intende – in base alla definizione della Comissione europea contro razzismo e l’intolleranza – un tipo di discriminazione molto forte e persistente, che si esprime attraverso discorsi di odio, sfruttamento e stigmatizzazione.

Proprio la creazione di stereotipi è tra i principali avversari di questo rapporto, in quanto si evidenzia in esso come i mass-media e l’ambiente politico contribuiscano fortemente a deviare la coscienza e la conoscenza della popolazione, creando quindi situazioni di intolleranza.

Entrando nei dettagli infatti, leggiamo nel rapporto che ogni giorno, in Italia, si registrano 1,43 casi di incitamento all’odio e discriminazione nei confronti di rom e sinti, per lo più attraverso dichiarazioni di esponenti politici diffuse da giornali, siti web e social network.

Dei 370 casi evidenziati, addirittura il 75% è riconducibile ad esponenti politici, nella fattispecie emerge che il 59% delle segnalazioni si riferisce ad iscritti ad un partito di destra e di centro destra. In 90 casi, l’autore di una dichiarazione discriminatoria e incitante all’odio è stato un esponente della Lega Nord; seguono il Popolo della Libertà con 74 casi, La Destra con 30 e Forza Nuova con 11. In 9 casi l’autore è stato invece un esponente del Partito Democratico.

Questi episodi sono d’altra parte alimentati da 1,86 episodi di informazione scorretta al giorno. Durante l’indagine dell’Associazione, che ai fini del rapporto ha considerato il periodo dal 1 settembre 2012 al 15 maggio 2013, son stati ben 482 i casi di informazione scorretta in grado di creare antiziganismo e rafforzare stereotipi negativi nei confronti dei Rom e Sinti.

Il Corriere della Sera raggiunge il numero più elevato di segnalazioni (12,9%), mentre il Tirreno si attesta su una percentuale dell’11%. Seguono Il Messaggero con il 7,5%, il Tempo (6%), La Repubblica, soprattutto nelle edizioni milanesi e romane (6%) e il Giornale d’Italia (4%). Il territorio lombardo, sommando tra loro le percentuali di Libero, Il Giornale e Il Giorno, raggiunge una rappresentatività sul campione di quasi il 20%.

Questi giornali, utilizzando parole come “zingari” o “giostrai” in senso indubbiamente negativo, non hanno fatto altro che rafforzare l’idea del rom come persona straniera di cui avere paura, capace di qualunque atto criminale, sporca e da ghettizzare. Ma la verità è ben diversa: anzitutto molti rom non sono stranieri, ma abitano il nostro territorio da generazioni, e inoltre la criminalità che tanto gli si attribuisce è statisticamente molto inferiore a quella che ci si aspetterebbe, e va anche guardata alla luce del fatto che quasi nessun rom in Italia ha la possibilità di lavorare o di avere quei diritti che a noi sembrano inviolabili.

Alla luce di questi dati, l’Associazione 21 Luglio ha intrapreso 135 azioni correttive, ottenendo la chiusura di due blog che diffondevano contenuti lesivi della dignità delle comunità rom e la rettifica dei contenuti di un paragrafo della guida National Geographic su Roma che criminalizzava indistintamente i rom.

 

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di Santo Iannò, Nuovo PaeseSera
17 maggio 2012

I dati vengono fuori dal report “Lavoro sporco” di Angela Tullio Cataldo, presentato ieri pomeriggio dall’associazione 21luglio nella sede della Fp-Cgil. Molti degli interventi messi in campo si traducono solo in un’occupazione saltuaria. Poi, finito il progetto, più nulla. Mentre l’obiettivo era quello di far integrare una parte di quel 72 per cento di persone che vive nei campi e per questo è esclusa dal mercato occupazionale.

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