Lavoratrici Coop scrivono a Luciana Littizzetto

  • Lunedì, 26 Novembre 2012 09:27 ,
  • Pubblicato in Flash news
25 11 2012

Un gruppo di delegate ed iscritte USB Lavoro Privato scrive una lettera aperta a Luciana Littizzetto, testimonial della Coop, nella quale vengono rappresentate le condizioni vissute dalle donne che ci lavorano.

La lettera intende far emergere la condizione di disagio vissuta dalle donne del commercio e la determinazione ad uscire dall’invisibilità con la prospettiva di migliorare la condizione femminile all’interno di queste nuove fabbriche metropolitane attraverso l’organizzazione e la lotta.

Lettera aperta di un gruppo di lavoratrici Coop a Luciana Littizzetto testimonial del marchio Coop

Cara Luciana, lo sai cosa si nasconde dietro il sorriso di una cassiera che ti chiede di quante buste hai bisogno?  Una busta paga che non arriva a 700 euro mensili dopo aver lavorato sei giorni su sette comprese tutte le domeniche del mese. Le nostre famiglie fanno una grande fatica a tirare avanti e in questi tempi di crisi noi ci siamo abituate ad accontentarci anche di questi pochi soldi che portiamo a casa. Abbiamo un’alternativa secondo te?

Nei tuoi spot spiritosi descrivi la Coop come un mondo accattivante e un ambiente simpatico dove noi, quelle che la mandano avanti, non ci siamo mai. Sembra tutto così attrattivo e sereno che parlarti della nostra sofferenza quotidiana rischia di sporcare quella bella fotografia che tu racconti tutti i giorni. Ma in questa storia noi ci siamo, eccome se ci siamo, e non siamo contente.

Si guadagna poco e si lavora tanto. Ma non finisce qui. Noi donne  siamo la grande maggioranza di chi lavora in Coop, siamo circa l’80%. Prova a chiedere quante sono le dirigenti donna dell’azienda e capirai qual è la nostra condizione. A comandare sono tutti uomini e non vige certo lo spirito cooperativo. Ti facciamo un esempio: per andare in bagno bisogna chiedere il permesso e siccome il personale è sempre poco possiamo anche aspettare ore prima di poter andare.

Il lavoro precario è una condizione molto diffusa alla Coop e può capitare di essere mandate a casa anche dopo 10 anni di attività più o meno ininterrotta. Viviamo in condizioni di quotidiana ricattabilità, sempre con la paura di perdere il posto e perciò sempre in condizioni di dover accettare tutte le decisioni che continuamente vengono prese sulla nostra pelle. Prendi il caso dei turni: te li possono cambiare anche all’ultimo momento con una semplice telefonata e tu devi inghiottire. E chi se ne frega se la famiglia va a rotoli, gli affetti passano all’ultimo posto e i figli non riesci più a gestirli.

Denunciare, protestare o anche solo discutere decisioni che ti riguardano non è affatto facile nel nostro ambiente. Ci è capitato di essere costrette a subire in silenzio finanche le molestie da parte dei capi dell’altro sesso per salvare il posto o non veder peggiorare la nostra situazione.

Tutte queste cose tu probabilmente non le sai, come non le sanno le migliaia di clienti dei negozi Coop in tutta Italia. Non te le hanno fatte vedere né te le hanno raccontate. Ed anche a noi ci impediscono di parlarne con il ricatto che se colpiamo l’immagine della Coop rompiamo il rapporto di fiducia che ci lega per contratto e possiamo essere licenziate. Ma noi non vogliamo colpire il marchio e l’immagine della Coop, vogliamo solo uscire dall’invisibilità e ricordare a te e a tutti che ci siamo anche noi.

Noi siamo la Coop, e questo non è uno spot. Siamo donne lavoratrici e madri che facciamo la Coop tutti i giorni. Siamo sorridenti alla cassa ma anche terribilmente incazzate. Abbiamo paura ma sappiamo che mettendoci insieme possiamo essere più forti e per questo ci siamo organizzate. La Coop è il nostro posto di lavoro, non può essere la nostra prigione. Crediamo nella libertà e nella dignità delle persone.

Cara Luciana ci auguriamo che queste parole ti raggiungano e ti facciano pensare. Ci piacerebbe incontrarti e proporti un altro spot in difesa delle donne e per la dignità del lavoro.

Con simpatia, un gruppo di lavoratrici Coop
Diciamo la verità. Il (giusto) risalto dato dai giornali, dalle televisioni e dal web alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, che si è celebrata ieri con manifestazioni ovunque, non è riuscito a dissipare un vago senso di ipocrisia.
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Ergastolo per femminicidio: una proposta indecente

  • Domenica, 25 Novembre 2012 11:40 ,
  • Pubblicato in Flash news
Micromega
25 11 12

Davvero un balzo felino quello delle deputate Bongiorno-Carfagna, invocare una Legge che punisca con l’ergastolo gli uomini che uccidono le donne per “femminicidio aggravato”. D’altro canto perché non approfittare del 25 novembre per ingrossare la confusione e l’inutilità di una legislatura ormai sul viale del tramonto?

In particolare la ex Ministra per le Pari Opportunità Carfagna, colta da amnesia galoppante, dovrebbe rispondere piuttosto della mancata verifica delle misure già previste dalla Legge sullo Stalking che porta il suo nome, visto che non ha impedito dal 2009 ad oggi a 7 donne su 10 che avevano denunciato maltrattamenti di essere uccise.

Questa proposta è inaccettabile, perché non ci si approfitta delle vita e della morte delle donne, come degli uomini per cui si invoca l’ergastolo. E come hanno intenzione di procedere le due deputate con gli uomini (molti) che dopo aver ucciso le loro mogli o ex si tolgono la vita, con un ergastolo in contumacia?

Molti uomini politici di centro destra e di centro sinistra sono stati pubblicamente e più volte denunciati negli ultimi anni per aver strumentalizzato la violenza sulle donne a loro esclusivi fini elettorali, aizzando il popolo contro gli “extracomunitari”. Pare quindi che l’unica parità ottenuta al momento sia quella che anche delle donne delle istituzioni si siano liberate dal complesso di poter imbracciare quello stesso maschilismo che intendono combattere.. che progresso!

Ormai anche i busti di Montecitorio sanno che il femminicidio è una questione che nasce dalla complessità delle dinamiche familiari, dalle relazioni intime tra uomini e donne. Certamente aggravata -116 donne, molte giovanissime, uccise dall’inizio del 2012- da una crisi profonda dello Stato e del mondo adulto, con un welfare che mortifica e destabilizza le persone in maniera sempre più crudele. E non sarà certo il giustizialismo forcaiolo di un parlamento scadente ad aiutare le donne ad avere la forza di denunciare senza indugi la violenza e di trovare le risposte* che lo Stato ha l’obbligo di dare a tutti: diritti, prevenzione, lavoro, servizi.

Ci vuole Educazione affettiva e sessuale nelle scuole, Formazione permanente delle Forze dell’Ordine e del personale Medico, un Centro antiviolenza in ogni Comune, lavoro per tutti, giovani, donne e uomini, che dia loro il senso della dignità dell’esistenza e la possibilità del cambiamento, anticipando la spirale della violenza. Perchè nessuna e nessuno deve morire d’ “amore”, così come non si deve morire di discriminazione sessuale, a qualsiasi età.

* Letture consigliate alle due Onorevoli dal piglio tatcheriano: l’intervista “Violenza e Maternità. Quali conseguenze” a Antonio Di Ciaccia, psicoanalista lacaniano e presidente dell’Istituto freudiano su Zeroviolenzadonne.it e ovviamente la Convenzione NO MORE! delle maggiori Associazioni nazionali che da anni si occupano di violenza sulle donne.

Flash Mob del Centro Donna Lisa

Largo Corrado Ricci ore 11.00
Vi aspettiamo numerose
 
Il 25 novembre non è solo il giorno delle primarie in cui il centro sinistra sceglie il suo candidato premier: è anche, da 13 anni, la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, indetta dalle Nazioni Unite. Una coincidenza, oppure una svista...
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