Cie Ponte GaleriaAnnalisa Camilli, Internazionale
1 marzo 2017

Marisol è una baby-sitter di origine cubana, una donna sulla sessantina che parla l'italiano con un'inflessione dolce e si disegna le sopracciglia con una matita. Faceva le pulizie e si occupava dei bambini per una famiglia di Milano, senza contratto, per sei euro all'ora. È rinchiusa da due mesi nel Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Ponte Galeria, a Roma.

Dove l'8 marzo le donne non festeggiano

Donne doodleGli abusi quotidiani in Egitto e Turchia, gli stupri di gruppo in India, le discriminazioni di segno islamico in Iran e Arabia Saudita distillate con sommo sadismo nel Califfato, l'esodo di 4 milioni di siriane che sostengono da sole le famiglie devastate, gli aborti selettivi in Cina (e India) dove le autorità hanno appena arrestato le attiviste Li Tingting e Zheng Churan, note per le campagne contro le molestie sui bus di Pechino: le donne avanzano anche grazie a grandi uomini come i padri di quelle che avanzano. Ma il terreno è minato. Molto.
Francesca Paci, La Stampa ...

I costi della violenza sulle donne rimangono sottostimati

  • Mercoledì, 04 Marzo 2015 11:16 ,
  • Pubblicato in Dossier
Istituto Europeo per l'Uguaglianza di Genere
4 marzo 2015

Le stime riguardanti i costi personali e sociali della violenza sulle donne sono allarmanti (vedi la scheda). I costi diretti e indiretti della violenza sulle donne e la violenza domestica coinvolgono la vittima, il suo nucleo familiare, la sua comunità e il suo ambiente economico impedendone il normale funzionamento. Sono questi i tristi risultati di “Study on estimating the costs of gender-based violence in the EU”, un report a cura dell'Istituto Europeo per l'Uguaglianza di Genere.

#IoDecido, dopo l'8 marzo rincontriamoci

  • Martedì, 18 Marzo 2014 12:32 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
18 03 2014

Un'assemblea pubblica per continuare il percorso che dal il 1 febbraio sotto l'Ambasciata spagnola, ci ha visto in piazza in solidarietà delle lotte e delle rivendicazioni in Spagna, dove il Ministro Gallardòn ha proposto una modifica della legge sull'interruzione volontaria di gravidanza [..] , limitando fortemente la possibilità di abortire e restringendo sensibilmente l’autonomia e la libertà di scelta delle donne.

La campagna #yodecido ha visto nascere una mobilitazione spontanea e diffusa che ha coinvolto migliaia di persone con azioni e cortei nelle principali città della Spagna. A Madrid un gruppo di donne, lesbiche e transgender ha occupato uno spazio abbandonato alla speculazione e alla corruzione per portarlo a nuova vita.

A Roma abbiamo creato una rete cittadina aperta, allargata, che è riuscita a costruire un 8 marzo di lotta, con azioni e interventi nei giorni precedenti, occupando simbolicamente l'ordine dei medici, sotto lo slogan OBIETTA GLI OBIETTORI, dove abbiamo potuto assistere ancora una volta alle reazioni violente delle forze dell’ordine.

L’ 8 marzo abbiamo deciso di far parlare i nostri corpi e i nostri desideri, spingendoci oltre i soliti rituali che vedono quella data svuotata di senso, e lo abbiamo fatto scendendo in piazza in 2000 con un corteo-street parade autoconvocato, riprendendoci le strade di Roma, in connessione con le lotte in altre città italiane, spagnole, francesi, tedesche, polacche, turche.

Una mobilitazione in opposizione alle misure di austerity che si abbattono sui nostri corpi e sulle nostre vite, e che definisce potenzialmente uno spazio di lotta e rivendicazione comuni a livello europeo e globale sul tema della salute, quale diritto universale per tutt*.

Un tema, questo, che abbiamo deciso di declinare in termini ampi ed estensivi: rifinanziamento di ospedali e consultori pubblici, possibilità di un aborto libero sicuro e garantito, lotta all'obiezione di coscienza, reale libertà di scelta tra aborto chirurgico e farmacologico (RU486), accessibilità alla pillola del giorno dopo h24, tutela della maternità consapevole, depatologizzazione della condizione transgender.

Ora non vogliamo fermarci qui! Pensiamo ci sia la necessità di continuare questo percorso di lotta e rivendicazione.

Vogliamo che la 194 sia una legge che ci tuteli realmente in quanto donne al di là della nazionalità, vogliamo stanare tutti gli obiettori, vogliamo poter decidere sui nostri corpi e sulla nostra sessualità. Per questo invitiamo tutt* il 18 marzo alle ore 19.00, presso Communia in via dello scalo San Lorenzo n. 33 per continuare questo percorso.

Tre femminicidi da aggiungere alla lista nera di questi ultimi anni, nonostante le leggi e i decreti. E allora la giornata internazionale della donna che spesso viviamo con obbligo e stanchezza (nonostante le lotte e le conquiste femminili) diventa quello che era: una difesa della civiltà, un modo per attirare lo sguardo sulle reali condizioni di vita delle donne in Italia. ...

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