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#Aportodas, da Madrid a Roma per dire "Io decido!"

  • Venerdì, 07 Marzo 2014 11:48 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
07 02 2014

Mobilitazioni di donne, lesbiche e transgender, migranti e precarie primo e dopo l'#8M.

Il primo marzo una nuova occupazione a Madrid inaugura la campagna "Primera Quincena deLucha Feminista": collettivi, reti e movimenti femministi e transfemministi spagnoli si sono uniti in unica assemblea generale che da dicembre ha programmato, proprio per questi giorni, workshops, conferenze, proiezioni e dibattiti, ma soprattuto azioni, in vista delle manifestazioni che si daranno in tutte le città della Spagna il prossimo 8 marzo.

Si parte dal giorno della donna come appuntamento centrale ma con un'ottica non di mera celebrazione bensì di ripensamento e di ricostruzione dell'8 marzo, soprattutto alla luce degli attacchi pesantissimi che proprio in Spagna hanno visto il diritto della donne ad abortire fortemente minato.

L'urgenza di questa ricomposizione nasce, infatti, dal progetto di legge, proposto dal ministro della giustizia spagnolo Alberto Ruiz-Gallardón e discusso nel Parlamento spagnolo, che rende l'aborto un reato penale e non più un diritto. Secondo questa proposta gli unici casi che escluderebbero il reato sono quello di violenza sessuale ovvero nei casi di grave malattia della madre.

Una legge questa che stravolgerebbe non solo anni di lotte e di conquiste dei diritti delle donne a decidere del proprio corpo, ma che avrebbe preoccupanti ricadute in tutto il panorama europeo. Basti pensare alle misere manifestazioni organizzate dalle associazioni cattoliche e conservatrici "per la vita" che in Italia, Francia, Spagna etc.. negli ultimi anni hanno cercato un consenso mai legittimato nelle insignificanti (in termini numerici) partecipazioni alle piazze da loro indette e che si autocelebravano come portatori morali del senso della vita.

Le femministe spagnole proprio sulla centralità della vita e hanno basato le proprie rivendicazioni e mobilitazioni, come si evince dall'appello dal comunicato pubblicato in seguito all'occupazione (qui di seguito all'articolo tradotto in lingua italiana).
Proponiamo due interviste A Juli e Marta sull'occupazione e sulla campagna in generale.

L'ultima intervista è rivolta ad Adriana del collettivo di Malaga AberturaVaginal e di cui consigliamo oltre all'intervista, anche la visione di un video-clip, performance realizzata a Malaga dal titolo MI CUERPO, MI SANGRE; MI TEMPLO.

L'intervista è stata realizzata a Madrid il 2 marzo, di fronte al palazzo di Giustizia durante un'azione simbolica in cui le manifestanti hanno invitato il ministro proponente la legge contro il diritto all'aborto a coltivare una pianta, che come il prezzemolo, è conosciuta dai tempi antichi per le sue proprietà curative ed abortive.

La minaccia spagnola della legge ha rinnovato nei movimenti femministi di tutta europa la necessità di far confluire nella data dell'#8M tutte le rivendicazioni di diritti minacciati e di quelli mai realmente ottenuti. Già il primo febbraio femministe e transfemministe in moltissime città europee hanno aderito alle mobilitazioni di solidarietà con la lotta spagnola, Tren de la libertad, promossa dalla campagna che ha portato alla condegna della lettera al ministro "Porque yo decido" e ha visto un grande adesione.

Domani vi aspettiamo tutte e tutti a Roma al corteo 8M #IoDecido, oppure a partecipare a tutte le manifestazioni che si daranno in tutta Italia, per riprendere parola sui nostri diritti continuamente sotto scacco e far sentire la nostra voce!

Traduzione dell'appello pubblicato all'indomani dell'occupazione di uno spazio nel quartiere di Malasagna a Madrid:

Oggi un gruppo di donne, lesbiche e transgender, stufe di essere considerate come coloro che non prendono a cuore la propria vita, hanno deciso di riprenderla in mano.

Dopo gli attacchi diretti alla nostra libertà, abbiamo deciso di darci un taglio e di dire basta!. Oggi, 1° Marzo 2014 , inizia la Primera Quincena de Lucha Feminista (prima quindicina di lotta femminista).

Vi presentiamo un nuovo spazio liberato nella città di Madrid in Calle Madera n° 9. Questo spazio, abbandonato alla speculazione e alla corruzione, chiuso per anni, viene recuperato oggi e le donne, le lesbiche ed i transgender hanno organizzato questa occupazione per riempirla di lotte, di vita e di sviluppo collettivo.

Questa azione è una risposta anti-capitalista alla speculazione e alla mercificazione, che mette le persone al di sopra del beneficio meramente economico e del profitto. Vogliamo recuperare spazi rubati agli abitanti, combattere la gentrificazione e rendere i nostri quartieri non più luoghi esclusivamente di consumo mondano.

Quindi abbiamo scelto uno spazio simbolico come questo, di proprietà della società immobiliare Geshilarion 2000, il cui direttore Jose Miralles Javier Arenas è legato alla famiglia Franco, più specificamente, di Francisco Franco Martínez Bordiu, che possiede diverse società, come anche la Proazca SA Urme.

Questa azione è anche una risposta contro il patriarcato e per soddisfare la necessità di spazi di affinità liberati. Per noi la vita non ha alcun valore, se slegata dalla libertà di decidere se e quando saremo madri, dalla libertà di fare dei nostri corpi ciò che vogliamo, dalla libertà di arrivare a fine giornata avendo deciso ciò che vogliamo essere.

Perché vogliamo crescere e combattere unit* e promuovere la crescita dal basso di autogestione femminista e transfemminista.
A quanto pare questo dà fastidio a chi tenta ogni giorno di stroncarci, di catturarci, lasciandoci con niente, dà fastidio a tutti coloro che perpetuano la logica che pone il profitto al di sopra delle persone, a coloro che preferiscono avere spazi vuoti e persone senza fissa dimora, a coloro che vogliono lasciarci senza salute, senza istruzione e senza risorse.

Ma noi, donne, migranti, precarie e transgender... facce diverse e diverse corporalità, quest'anno convergiamo unite per combattere l'etero-patriarcalismo capitalista. Abbiamo detto abbastanza, è ora di agire e lo facciamo mettendolo in pratica senza aspettare l'aiuto di nessuno.

Ci riprendiamo le strade e la città in questi giorni, per riempirle di movimento e di azioni e per riaprire uno spazio per tutti coloro che vogliono combattere con noi.

Calle Madera n°9 sarà un luogo di quindici giorni di organizzazione, di discussione, di azione. Sarà nostro e di tutti.

Perché noi non accettiamo,

Perché vogliamo tutto,

Perché siamo soggetti di pieno diritto,

Perché decidiamo noi,

Perché abbiamo messo la nostra vita al centro.

Perché siamo tante, più di quanto mai possiamo immaginare.

Maria Stella Scordo

 

Redattore Sociale
07 02 2014

La condizione delle donne nel nostro paese è ancora caratterizzata da profonde e numerose disuguaglianze. In molte sono costrette a rinunciare al lavoro per ragioni familiari. E la popolazione straniera aumenta grazie alle immigrate.

La condizione delle donne nel nostro paese è ancora caratterizzata da profonde e numerose disuguaglianze. Il lavoro, certo. Ma non solo. Abbiamo raccolto dati e analisi che descrivono la situazione femminile in Italia e in Europa. Eccoli.

Lavoro. Persiste il divario retributivo tra uomini e donne, tanto che queste ultime lavorano ben 59 giorni a salario zero. Non solo: secondo il rapporto “Noi Italia” dell’Istat, sono soprattutto delle donne le tipologie contrattuali a termine o part-time, così come va detto che l'inattività femminile rimane molto ampia (46,5 per cento) ed è “donna” la disoccupazione di lunga durata (54 per cento per la componente femminile).

Ma non basta. Carichi familiari troppo gravosi, mancato riconoscimento delle competenze, poche possibilità di fare carriera: per le donne quello lavorativo è ancora un percorso tutto in salita. Sempre secondo l’Istat, quasi la metà delle donne (44 per cento) si è trovata a dover rinunciare a un’opportunità o ad adottare comportamenti autolimitanti per ragioni familiari. Mentre gli uomini che hanno dovuto scegliere questa via sono solo il 19,9 per cento.

Ma anche con l’età pensionabile le cose non vanno meglio. Le donne vanno in pensione leggermente più tardi degli uomini a causa di una carriera lavorativa mediamente irregolare, mentre la lunghezza media delle carriere è più alta.

Infine, gli infortuni. Uno specifico studio dell’Anmil attesta che circa 250 mila lavoratrici sono colpite ogni anno da infortunio o malattia professionale: 2 mila i casi che conducono a una condizione di disabilità. Con pesanti conseguenze familiari e sociali.

Società. Cambia la società e cambia anche la presenza femminile, nelle sue diverse forme. Aumentano le immigrate. Il XXIII° Rapporto Caritas-Migrantes evidenzia che all’inizio del 2013 gli immigrati erano 4.387.721 (7,4 per cento sul totale della popolazione italiana) con un incremento di oltre 334 mila unità (+8,2 per cento) rispetto all’anno precedente. Ad aumentare sono soprattutto le donne, che oggi costituiscono il 53 per cento degli oltre 4 milioni e 300 mila stranieri residenti in Italia anche grazie alle varie regolarizzazioni che hanno certamente favorito l’emersione di una rilevante quota di lavoratrici impiegate nel settore domestico. Diminuiscono invece le rifugiate: sono gli uomini più delle donne a mettersi in viaggio verso l’Italia. I dati Sprar evidenziano proprio una diminuzione della componente femminile rispetto agli anni precedenti al 2012.

In carcere la presenza femminile è minoritaria. Secondo il rapporto Antigone, a fronte delle oltre 64 mila persone stipate nelle carceri italiane, le donne sono “solo” 2789. E nei 16 asili nido penitenziari sono presenti 51 madri con 52 bambini.

Le donne, tuttavia, sono sempre vittime di violenza. I dati della prima relazione dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) sulla violenza fisica, sessuale e psicologica subita dalle donne in ambito domestico, lavorativo, pubblico e su internet rivelano numeri da brivido. Non c’è nessun paese dell’Ue che può dirsi esente dal problema. Dallo studio emerge infatti che il 33% delle intervistate sopra i quindici anni ha subito violenza fisica e/o sessuale, in pratica una donna su tre. Se proiettato sullo scenario europeo, il dato è sconvolgente: sarebbero 62 milioni le donne ad aver sperimentato una tal forma di violenza.

Ma su un aspetto le donne sono avvantaggiate rispetto agli uomini: l’aspettativa di vita. Nel 2011 era mediamente di 84,5 anni, contro i 79,4 anni per gli uomini. Si mantiene il vantaggio femminile in termini di sopravvivenza, anche se il divario tra generi continua a ridursi.

Tuttavia i livelli di consumo di farmaci risultano più elevati per la popolazione femminile (42,92% contro 34,31%), registrandosi tuttavia una modesta contrazione rispetto al 2009 (44,62%).

Su RS Agenzia giornalistica l'analisi della situazione lavorativa delle donne e uno spaccato sulla società al femminile.

8 marzo: i diritti delle donne, sin da ragazzi

  • Mercoledì, 05 Marzo 2014 14:09 ,
  • Pubblicato in Flash news

Settenove
05 03 2014


L'impegno di Settenove per la prevenzione della violenza di genere a partire dai più piccoli.
Il riconoscimento da parte della politica in un invito al Quirinale nella giornata dell'8 marzo

In tutta Italia si moltiplicano iniziative e manifestazioni per celebrare la Giornata internazionale della donna dell’8 marzo. Lo scorso anno in questo giorno abbiamo inviato il primo comunicato stampa che annunciava la nascita, a settembre 2013, di Settenove, casa editrice dedicata alla prevenzione della violenza di genere attraverso l’abbattimento degli stereotipi nei libri per ragazzi e giovani adulti.
Da settembre sono stati pubblicati sei libri, il primo di questi, C’è qualcosa di più noioso che essere una principessa rosa? di Raquel Dìaz Reguera, è già alla prima ristampa.
Gli altri titoli pubblicati sono: June e Lea di Sandrine Bonini e Sandra Desmazières, Papà aspetta un bimbo di Frédérique Loew e Barroux, Meat Market dell’editorialista dell’Independent Laurie Penny, Di pari passo. Percorso educativo contro la violenza di genere di Nadia Muscialini e, ultimo nato, Ettore, l’uomo straordinariamente forte di Magali Le Huche.
Fin dalle prime uscite la stampa ha accolto il progetto con molto interesse e alcuni libri hanno contribuito al dibattito – tutto italiano – sull'introduzione dell’educazione al genere nelle scuole prevista dall'ultimo decreto scuola: da una parte i contrari alle “nuove frontiere del femminismo letterario” (Il Secolo d’Italia), dall’altra i sostenitori della proposta di modelli nuovi e alternativi di mascolinità e femminilità (“Settenove è una casa editrice che fa quel che si dovrebbe fare: racconta altre storie, infrange stereotipi, sogna altri mondi”, ha scritto la giornalista Loredana Lipperini).
Tutti, in vario modo, hanno contribuito a destare l’attenzione sulle questioni legate all’identità di genere, al ruolo di genere e alle discriminazioni che questo comporta. Si tratta di aspetti essenziali per lo sviluppo umano e personale di ciascuno di noi, uomo o donna, riconosciuti dalla Convenzione di Istanbul del 2011 e dalla Convenzione Onu per l'eliminazione delle discriminazioni contro le donne (CEDAW) (adottata nel 1979, anno dal quale la casa editrice Settenove mutua il nome), ma pressoché ignorati dalla politica.
La nascita di Settenove ha riscosso interesse e attenzione da parte di varie istituzioni locali e nazionali, riconoscendo l'importanza cruciale dello sviluppo di una cultura dei diritti e del rispetto di genere tra i più giovani. Alla luce di questo, la fondatrice di Settenove, Monica Martinelli, è stata invitata a partecipare all’annuale cerimonia dell’8 marzo al Quirinale. Con lei sarà presente anche Nadia Muscialini, direttrice del centro antiviolenza Soccorso Rosa di Milano e autrice del libro Di pari passo, percorso educativo contro la violenza di genere, edito da Settenove.
In questi mesi l’attività di Settenove si è arricchita di nuovi incontri e molte intense collaborazioni: Nino Ferrara, Fulvia degli Innocenti, il gruppo Le scosse, Glòria Vives e tanto altro ancora.
Le prossime uscite saranno “Mi piace Spiderman… E allora?”, di Giorgia Vezzoli, esperta di comunicazione di genere e blogger; e “Parole Tossiche, cronache di ordinario sessismo”, di Graziella Priulla, docente di Sociologia dei processi culturali all'Università di Catania, esperta di identità di genere e linguaggi.

«Procuratevi i libri, diffondeteli, chiedeteli al vostro libraio, fate pubblicità:
perché questa è la strada da percorrere, comunque la pensiate, a qualunque genere apparteniate.
Buona fortuna, Settenove, e grazie.» Loredana Lipperini


Contatti: Maria Chiara Rioli, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., tel. 333 3301720
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8 marzo, parlano i nostri corpi #IoDecido

  • Martedì, 25 Febbraio 2014 08:57 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
25 02 2014

Immaginiamo un 8 marzo di lotta e di festa, insieme ai movimenti antirazzisti, antisessisti e antifascisti, con i migranti e le migranti che si mobilitano dentro e fuori i Cie, con chi lotta per i beni comuni, il lavoro, il reddito, la sanità e contro le grandi opere.

Appuntamento ore 15.00 a Piazza de Condottieri 34, consultorio del Pigneto.

NO ALLA VIOLENZA perchè #IO DECIDO

NO ALL'OBIEZIONE perchè #IO DECIDO

SI ALLA PILLOLA perchè #IO DECIDO

Abbiamo deciso di partire di nuovo da noi, dai nostri corpi, dai nostri desideri e dalla nostra autonomia dopo aver appreso cosa sta accadendo in Spagna. Il Ministro Gallardòn ha proposto una modifica della legge sull'aborto, limitando la possibilità di abortire a due soli casi: la violenza sessuale e il comprovato rischio per la salute psichica e fisica della donna. Al di fuori di questi casi scegliere di abortire sarà un reato. Anche in Grecia tra i durissimi tagli alla sanità e il controllo sempre più feroce sui corpi (su parto, aborto, malattie sessualmente trasmissibili) l'autonomia delle donne viene soffocata.

In tutta l'Europa dei PIGS, nei paesi che più visibilmente stanno subendo gli effetti delle politiche di austerity i tagli alla sanità fanno il paio con il controllo sempre più feroce sui corpi delle donne. In alcuni casi (soprattutto Italia e Spagna) è evidente l'influenza della cultura cattolica e misogina sulle scelte politiche dei governi.

In Italia esiste una legge -frutto delle lotte- che garantisce la possibilità per le donne di abortire liberamente e gratuitamente: la legge 194, che viene però quotidianamente resa inefficace dalla presenza enorme di medici obiettori (il 90% solo nel Lazio). L'obiezione di coscienza sull'aborto garantisce la carriera di molti medici, diventa la pratica più diffusa in tutti gli ospedali e di fatto impedisce a migliaia di donne di poter scegliere per sé. Di fronte agli ostacoli e alle umiliazioni che ogni donna deve subire, non è un caso che in Italia stia crescendo il numero degli aborti clandestini e “fai-da-te”, fatti in casa con mezzi impropri, che portano a seri rischi per la vita delle donne.

Se legislativamente la possibilità dell'aborto farmacologico (RU486) è già garantita da anni di fatto essa non viene contemplata negli ospedali italiani, così come è impossibile nelle città nostrane trovare in tempi rapidi la pillola contraccettiva di emergenza.

Vogliamo ripartire dalla libertà di scelta, dalla capacità di decidere sui nostri corpi, dall'autodeterminazione, per opporci a questa situazione in cui ci vogliono spingere all'angolo.

Vogliamo ripartire dalle parole d'ordine della Spagna: #iodecido, per dare vita a una campagna che rivendichi la possibilità concreta di un aborto libero, gratuito e garantito; una campagna che garantisca la possibilità dell'aborto farmacologico, la completa accessibilità alla pillola del giorno dopo e la sicurezza che ci siano luoghi come i consultori che realmente ne assicurino la prescrizione.

Vogliamo sostenere la laicità dello Stato e respingere le politiche europee sui nostri corpi.

Vogliamo che consultori e ospedali vengano rifinanziati e che sia garantito il supporto e l'assistenza a tutte le donne migranti.

Vogliamo autodeterminarci, come donne, lesbiche, trans e queer!

Estendiamo questo appello a tutte e tutti, per dare corpo alla campagna #iodecido, per immaginare insieme un 8 marzo fuori dai soliti riti, invadendo con manifestazioni, cortei e azioni tutte le città.

Immaginiamo un 8 marzo di lotta e di festa, insieme ai movimenti antirazzisti, antisessisti e antifascisti, con i migranti e le migranti che si mobilitano dentro e fuori i Cie, con chi lotta per i beni comuni, il lavoro, il reddito, il lavoro, la sanità e contro le grandi opere.

Rete cittadina #iodecido

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