Le cittadine si ribellano al Beppe maschilista

  • Lunedì, 25 Marzo 2013 08:24 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
Daniela Amenta, L'Unità
23 marzo 2013

Nel loro piccolo anche le cittadine non elette si inca**ano. Tutta colpa di un vecchio post di Beppe Grillo spuntato dal pozzo nero della Rete e datato agosto 2006. Tra il serio, il faceto e il talebano il leader Cinque Stelle commentava sul suo blog "Il nuovo femminismo" e la tragedia dello stupro come in un monologo ilare da portare a teatro. ...
Nel loro piccolo anche le cittadine non elette si inca**ano. Tutta colpa di un vecchio post di Beppe Grillo spuntato dal pozzo nero della Rete e datato agosto 2006. Tra il serio, il faceto e il talebano il leader Cinque Stelle commentava sul suo blog "Il nuovo femminismo" e la tragedia dello stupro come in un monologo ilare da portare a teatro. ...

La mala educación dei Cittadini parlamentari

  • Giovedì, 21 Marzo 2013 09:24 ,
  • Pubblicato in Flash news
Globalist
21 03 2013

Aspettando che gli eletti del M5S facciano una proposta per il Paese, ci facciamo maltrattare alle conferenze stampa. 
 
Se la rivoluzione in Parlamento la devono fare degli eletti: che non salutano i colleghi e se ne vantano su facebook - vedi il caso della grillina Gessica Rostellato, che poi si è scoperto che, nonostante non si sia fermate alle scuole elementari, non sa cosa sia la Bce (ora comprendo meglio perché Grillo ci vuole già fuori dall'Europa, così i suoi possono non imparare le basi del diritto dell'Unione europea)- che ancora convocano conferenze stampa, dove elencano tutte le cose che Non faranno in Parlamento senza rispondere alle domande, allora l'Italia della terza Repubblica è messa molto male.

Prima riflessione: in giro ci sono troppi laureati che non conoscono i fondamentali su cui si regge il nostro Stato: non sanno dove si trovano le nostre due camere legislative, non conoscono il numero dei parlamentari che vogliono dimezzare, non sanno cosa è la Banca centrale europea la stessa che vorrebbero mettere a ferro e fuoco. Le cose sono due: o si laurea troppa gente che studia a memoria ma che sotto sotto non ha nessuna reale preparazione e si culla nella beata convinzione che essere ignoranti in educazione civica sia un vanto. Oppure esistono troppe scienze delle merendine che permettono di sfoggiare un titolo anche a chi poi in cultura effettivamente si è fermato/a alle medie. Vedi le interviste delle Iene a tutti i parlamentari di centro, sinistra e destra. TERRIFICANTI.

Seconda riflessione: le cose che dicono, cioè quello che non faranno. Anche qui di rivoluzionario c'è ben poco, i parlamentari che abbiamo avuto fino a ora hanno una colpa inscusabile "tutte le cose che NON hanno fatto". Bene, ora chi ha votato M5S lo ha fatto finalmente per cambiare il Paese "facendo" non omettendo.

Terza riflessione:Non rispondono alle domande dei giornalisti, io stessa ho cercato di interloquire, ma purtroppo la risposta spesso è "siamo in silenzio stampa". La solita paura che scappi qualcosa di proibito, che i vertici non approvino. La democrazia e l'uno vale uno, significano che tu parlamentare non devi rendere conto al tuo capo, che non è stato eletto, ma ai cittadini, e siccome il tramite con i cittadini sono i giornalisti che sono cittadini anche essi, a loro devi rispondere. Se non lo fai è perché Non sai le cose. Punto. Non c'è nulla di rivoluzionario nell'ignorare le risposte, non c'è nessuna riflessione filosofica o sociologica da fare sul caso grillini, le cose stanno così: che loro hanno firmato un contratto, Non con noi, ma con Grillo e devono dire e fare quello che vuole lui. Lo stesso Grillo che si è infuriato perché i suoi non hanno permesso l'elezione di Schifani.

Quarta riflessione:Corriamo dietro a gente che non vuole parlare con noi, diamo voce a coloro che offendono il nostro lavoro. L'unica cosa intelligente da fare per la nostra dignità e quella di una professione già ben umiliata dal precariato e dai tagli all'editoria, sarebbe ignorarli. Se Grillo ha avuto il successo che ha avuto è perché alcuni programmi televisivi hanno mandato in onda i suoi "sfoghi di rabbia" senza contraddittorio per anni. Credo che sia arrivato il momento, visto che sono al potere, di smettere di accontentarli e di andare a conferenze stampa, dove non hanno intenzione di rispondere ai quesiti seri e concreti sul sistema Paese, per lasciarli, come loro desiderano, in mano alla rete.

Vorrei proprio vedere se tutti gli organi di informazione li ignorassero, con il solo blog di Grillo, quanti voti prenderebbero alle prossime elezioni. Tanti si accorgerebbero che non si può dare fiducia a un movimento che per codice di comportamento fa scena muta ogni volta che li si cerca di interrogare su questione che hanno il DOVERE di divulgare ai cittadini, perché sono i cittadini che li hanno votati e a loro devono rendere conto. In più, da ora in poi prenderanno uno stipendio (che non è dimezzato, leggetevi tutti gli articoli che spiegano cosa effettivamente si sono tolti) pagato da NOI. La politica non è chiamarsi cittadini invece che onorevoli, non è fotografare gli scontrini, ma prendersi delle responsibilità. E bene, che lo facciano anche "coloro a cui non si può fare domande". Appoggino il governo che vogliono, votino una legge elettorale dignitosa e riandiamo alle urne. Se avranno Fatto qualcosa verranno rieletti, se no torneranno a casa.

Gli elettori del M5S si meritavano di più, molto di più.

Claudia Sarritzu

L'assemblea era nata nell'aprile 2010 con l'idea di far partecipare i cittadini stranieri alla vita politica parmigiana, ma da giugno 2012 a marzo 2013 dopo diverse richieste d'incontro con l'amministrazione, e il silenzio come risposta, l'istituzione è stata sciolta. Il sindaco: "C'è un tempo e un modo per tutto, il problema andava affrontato"
 
Chiuso per mancanza di dialogo. Dopo tre anni di lavoro e progetti, il Tavolo immigrazione e cittadinanza di Parma cessa di esistere. A scioglierlo sono stati i suoi rappresentanti, membri delle comunità di stranieri in città, che da quasi un anno cercano di contattare il sindaco Federico Pizzarotti e la sua giunta senza mai avere avuto un effettivo riscontro. Così, dopo i tentativi andati a vuoto, la scelta dell’ex coordinatore Cleophas Adrien Dioma insieme a Leonor Grossi, Asta Vinci, Farid Mansour, Gentian Alimadhi e Ambrose Laudani è stata quella di riconsegnare al primo cittadino le chiavi della sede di via Melloni, che era stata concessa al gruppo di lavoro dalla passata amministrazione di Pietro Vignali.

“Abbiamo chiesto di avere un incontro con il sindaco subito dopo la sua elezione, ma dalla segreteria ci avevano risposto di aspettare la nomina dell’assessore al Welfare – racconta Adrien Dioma – Poi abbiamo fatto altri tentativi con l’assessore, ma non abbiamo mai ricevuto risposta”. Da maggio a dicembre 2012 il silenzio, quindi la decisione di porre fine all’esperienza e l’invio alla giunta e al sindaco di una nota ufficiale in cui i rappresentanti del Tavolo comunicavano la volontà di scioglierlo. L’unica a farsi viva a quel punto è stata la vicesindaco Nicoletta Paci, che ha incontrato i rappresentati il 12 febbraio 2013: “Ha detto che sperava che la nostra decisione non fosse definitiva, ma in realtà si capiva che non aveva idea di cosa fosse e come funzionasse il Tavolo di immigrazione. È stato un incontro amichevole, ma abbiamo capito che non c’era interesse per un percorso che somigliasse alla nostra politica”.

L’idea di una Consulta per gli immigrati era nata ai tempi della giunta di Elvio Ubaldi con l’allora assessore Maria Teresa Guarnieri (oggi consigliere comunale di minoranza), ma il progetto era diventato concreto nell’era di Vignali (e del suo assessore al Welfare Lorenzo Lasagna), con la formalizzazione del Tavolo il 22 aprile 2010, fino all’inaugurazione della sede nella primavera del 2011. Il Tavolo era composto da sei rappresentanti scelti dalle comunità di stranieri residenti a Parma provenienti da Asia, Africa, America ed Europa, e con una certa esperienza con le istituzioni. In questi anni i consulenti hanno lavorato gratuitamente con l’amministrazione con l’obiettivo di far partecipare le persone straniere alla vita politica, sociale e culturale della città, di parlare di integrazione e immigrazione anche attraverso l’organizzazione di convegni, eventi e momenti di confronto aperti alla cittadinanza.

Oggi però quell’esperienza, forse nata sotto la cattiva stella delle passate amministrazioni di centrodestra, si spegne nell’era di Pizzarotti e del Movimento Cinque stelle. “Riteniamo sia giusto – si legge nella lettera inviata alla giunta – lasciare alla nuova amministrazione la libertà di scegliere il modo migliore e la struttura che consideri più adeguata per affrontare la problematica dell’immigrazione nella città di Parma”.

Dalla sede di via Melloni è stata perfino asportata la targa del gruppo che erano stati i rappresentanti del Tavolo a pagare di tasca propria, anche se non è chiaro chi sia stato e perché. “Abbiamo visto che l’hanno tolta, nessuno ci aveva avvisato” continua l’ex coordinatore, riconsegnando simbolicamente le chiavi della sede nelle mani di Pizzarotti. Il sindaco si è mostrato dispiaciuto e stupito del gesto, anche se ha accettato di ricevere le chiavi: “Rispetto le scelte, ma penso che ci sia un tempo e un modo per tutto. Non ho seguito direttamente io la vicenda, ma questo mi sembra l’ultimo passo rispetto a un problema che poteva essere affrontato”.

Dal Comune assicurano che l’assessore al Welfare Laura Rossi abbia tentato di mettersi in contatto con i rappresentanti del Tavolo, che però negano. A gettare benzina sul fuoco è stato poi il consigliere comunale Udc Giuseppe Pellacini, che da ex assessore delle precedenti giunte aveva visto il progetto nascere: “La fine del Tavolo rappresenta un’opportunità persa, perché era una realtà a servizio del territorio, dove gli immigrati rappresentano il 12 per cento della popolazione. La cosa più grave è che nessuno della giunta abbia comunicato la decisione della chiusura in consiglio comunale, che è l’organo principe della città per affrontare queste questioni”.

Silvia Bia

Padri e padroni

  • Venerdì, 15 Marzo 2013 08:24 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
Monica Pepe, MicroMega
14 marzo 2013

Nella Sardegna degli anni quaranta Gavino Ledda, a 6 anni abbandona la scuola dopo due mesi di banco per aiutare il padre a governare il gregge nei pascoli di Baddhevrùstana. Cresce nell'isolamento dalla civiltà e dai contatti umani. Solo il militare a 21 anni gli permetterà di fuggire dal rapporto di schiavitù che lo legava al padre. ...

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